Gli Yōkai – Bake ichō no sei 化 け 銀杏 の 精 ば け い ち ょ う の せ い

蕪村妖怪絵巻』妖怪一覧と俳句の代表作|与謝蕪村 | ORIGAMI - 日本の伝統・伝承・和の心
Bake ichō no sei 化 け 銀杏 の 精

Gli Yōkai chiamati Bake ichō no sei (o Ichō no bakemono),  sono gli spiriti degli alberi di ginkgo,  sono molto alti e hanno il corpo giallo brillante che richiama il colore delle foglie di ginkgo in autunno. Indossano un vecchio kimono nero logoro e si portano appresso dei piccoli gong.

Questi Yōkai  appaiono di solito vicino ad alberi di ginkgo molto vecchi e colpiscono con le mazze dei gong. Non ci è dato conoscere se ci sia uno scopo in questo comportamento oltre a far sentire strani o scioccare coloro che li ascoltano.

Il Bake ichō no sei è stato rappresentato per la prima volta in un rotolo sugli yōkai del XVIII secolo di Yosa Buson. Sebbene abbia descritto come il fantasma di un vecchio albero di ginkgo di Kamakura, non ha incluso una descrizione dettagliata di esso. Più tardi, Mizuki Shigeru fece una descrizione su questo spirito e lo collegò alle vecchie superstizioni sugli alberi di ginkgo.

Mentre gli alberi di ginkgo sono amati per la loro bellezza, resistenza al fuoco e capacità di resistere  al vento, le credenze popolari  considerano anche che non porti fortuna possederli in un giardino di casa per una serie di motivi. Sono alberi di grande preziosità  ed inoltre sono  sacri, quindi dovrebbero essere piantati  solamente ai giardini di templi, santuari e luoghi pubblici; non giardini privati. Piantare un ginkgo nel  proprio giardino era considerato sacrilego, mentre all’atto pratico, crescono molto rapidamente e possono far diventare buia una casa, il che può interrompere o alterare il flusso di energia in’yō (yin e yang). Se le radici crescono sotto casa, potrebbero diffondere malattie e disgrazie a una famiglia per molte generazioni. I residenti nelle case con alberi di ginkgo si ammalerebbero e morirebbero molto prima di coloro che non ne possiedono . Ogni sorta di cose strane potevano accadere dentro e intorno alle case che avevano alberi di ginkgo nei loro giardini.

I commenti sono chiusi.