Il concetto di “Shingyōsō” nell’Hōjō Jutsu

È interessante notare come le pratiche su come legare l’avversario con la corda presentano uno degli esempi più chiari di Shingyōsō *(livelli di formalità; 真行草) disponibili nelle arti marziali.

Sebbene applicabili alla maggior parte delle forme di arresto e imprigionamento con la corda durante il periodo Edo, ci sono alcune Ryūha che in particolare facevano uso dello Shingyōsō in modo abbastanza esplicito, come la Ichiden-ryū (一傳流), la Taishō-ryū (大正流), la Kentoku-ryū (劍徳流), la Sasai-ryū (笹井流) e la Hōen-ryū (方圓流), dove molti dei nodi ed incroci hanno variazioni che sono aumentate in complessità poiché erano considerate più formali.

Hoen-ryu-hojojutsu-shingyoso
Keisotsu kusa sō Sumi (軽卒草総角), Shikō agemaki (士行総角), and shōma agemaki (将真総角) of Hōen-ryū (方圓流)
ichiden-ryu-hojojutsu-shingyoso
”Shingyōsō no Honnawa Funyū-ban” (真行草之本縄不入番) of Ichiden-ryū (一傳流).
Taisho-ryu-kentoku-ryu-hojojutsu-shingyoso
Koshō nawa (小姓縄) of Taishō-ryū (大正流) and Kentoku-ryū (劍徳流).
sasai-ryu-example
Ōyū baku Yō no Shingyōsō no koto (大用縛陽之其行草之事) of Sasai-ryū (笹井流).

Come si può vedere sopra, ciascuno degli esempi delle precedenti cinque Ryūha riesce a esprimere la progressione dall’informale al formale attraverso il posizionamento e la complessità delle Nawagata (forme di corda; 繩型) sul prigioniero.

In alternativa, per alcune Ryūha, gli intrecci delle corde erano suddivise in base alla durata della prigionia, dove Sō era per le annodature  temporanee da usare con l’Hayanawa, mentre Shin era la categoria per le annodature  più durevoli eseguite usando l’Honnawa, e ovviamente le annodature Gyō erano per le occasioni che si trovavano nel mezzo.

  • * Shin 真 rappresenta il più formale o strutturato simmetricamente. Per l’urbanistica si intendono le città che hanno perimetri rettangolari e assi ortogonali e sono considerate città formali. Nella cerimonia del tè, quando si offre il tè a un nobile, o in un santuario o in un tempio, viene utilizzata una serie abbinata di utensili in bronzo provenienti dalla Cina con uno specifico portautensili. Questi sono davvero utensili (formali). Nel caso della calligrafia, questo sarebbe riconosciuto per essere piuttosto nitido e simile a un font, spesso con “serif” nitido   mentre altre volte senza tali svolazzi. Questo sarebbe usato per situazioni più clericali come la documentazione amministrativa del tempio.
  • Gyō 行 rappresenta una presentazione semi-formale dell’arte in questione. per gli insediamenti urbani tradizionali in Giappone,  gyō  sarebbe la città castello. Queste città di solito hanno una combinazione degli altri due stili e possono essere chiamate città ‘ Gyō ‘. L’area centrale nelle città castello segue solitamente la curva del fossato del castello, mentre il perimetro può essere più rigido o rilassato. [1] Per la cerimonia del tè, questo rappresenterebbe utensili tra la ceramica giapponese e il bambù e quello dell’acciaio cinese, e come tale è semi-formale. infine, per la calligrafia, sarebbe l’equivalente della calligrafia generale che si trova in inglese, comunemente usata per la comunicazione quotidiana, per prendere appunti e illustra un po’ il carattere dell’autore.
  • Sō 草 è completamente informale e, sebbene possa non essere il benvenuto in molti luoghi di alta etichetta, è comunque apprezzato per le sue   qualità e il suo carattere Wabi-sabi . Le città situate più nell’entroterra si sono sviluppate lungo le vie d’acqua e rispondono alle curve che si trovano nei fiumi e nei corsi d’acqua. Queste città sono dunque Il carattere di “mu” (nulla; ) scritto nei tre livelli di formalità.
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Ongyōjutsu (隠形術) – Tecniche di scomparsa (隠形術)

SHINOBI KENJUTSU FUMA RYU

Ongyojutsu (隠形術) è l’arte di scomparire e nascondersi (o ciò che altri dicono tecniche di “invisibilità”). Quando si parla di questa forma di nascondersi, di solito le tecniche come (1) Kitsune-gakure (2) Uzura-gakure (3) Kannon-gakure (4) Tanuki-gakure e (5) Ukigusa-gakure sono solo alcuni dei nascondigli tecniche che vengono in mente quando si parla di queste forme di Ongyōjutsu (隠形術) all’interno del ninjutsu classico.

Ci sono molti nomi associati all’arte così come altre raccolte di addestramento per l’infiltrazione, l’evasione, il nascondimento e l’estrazione. Per citare alcuni di questi nomi e raccolte:

Onshin no Hō (隠身の法)
metodi per raggiungere l’invisibilità

Onshin no Jutsu (隠身の術)
tecniche per raggiungere l’invisibilità

Onshin Tongyō no Jutsu (隠身遁形の術)
tecniche per nascondere il corpo in modo che sembri essere sparito, o uscire dalla linea di vista; tecniche per l’occultamento e la fuga)

Inton no Jutsu (隠遁の術)
tecniche di fuga e sparizione

Tenchijin Santon no Hō (天地人三遁の法)
Tre metodi di fuga usando il Cielo, la Terra e l’Uomo

Tonjutsu (遁術)
Tecniche di fuga; scappare e nascondersi

Tonkō no Jutsu (遁行の術)
tecniche di fuga

Tongyō no Jutsu (遁形の術)
tecniche di fuga; tecniche di scomparsa

Tonpō (遁法)
Metodi di fuga; scappare e nascondersi

Omote Gotonpō (表五遁法)
Cinque metodi di fuga

Ura Gotonpō (裏五遁法)
Invertire cinque metodi di fuga

Metsubushi no Tonpō (目潰しの遁法)
Metodi di accecamento e fuga

Goton no Jutsu (五遁之術)
***** Mokuton-no-jutsu (木遁之術)
***** Doton-no-jutsu (土遁之術)
***** Kinton-no- jutsu (金遁之術)
***** Suiton-no-jutsu (水遁之術)
***** Katon-no-jutsu (火遁之術)

Ogni Ninja Ryūha aveva una classificazione diversa, le classificazioni che verranno introdotte sono Tenchijin Santon no
Hō, Omote Goton pō e Ura Goton pō. Tenchijin Santon no Hō è composto da Tenton jūppō (Cielo), Chiton jūppō
(Terra) e Jinton jūppō (Uomo).

Ognuno ha 10 metodi di fuga, il che lo fa arrivare a 30 metodi.


Tenton Jūppō (10 metodi celesti per fuggire)

  1. nitton
  2. getton (luna)
  3. seiton
  4. unton (nuvole)
  5. muton (nebbia di Kiriyo)
  6. raiton tuono
  7. denton (fulmine elettrico)
  8. fūton
  9. uto (pioggia)
  10. setton

Chiton Jūppō (10 metodi terrestri di fuga)

mokuton (legno) ——————— Omote Goton pō

soton (erba)

katon ————————— ——-Omote Goton pō

enton (fumo)

doton (terra/suolo) —————— -Omote Goton pō

okuton (tetto/casa)

kinton (medaglia Kinyo) —————Omote Goton pō

setton (pietre di pietra/rocce)

Suiton acqua ———————– —Omote Goton pō

Yuton (acqua calda)


Jinton Jūppō (10 metodi di fuga elemento uomo)

danton maschio ———————– Ura Goton pō [persone jinton]

joton (femmina femmina) ————-Ura Goton pō [jinton (femmina umana)]

rōton (anziano anziano) —————Ura Goton pō [jinton (esseri umani)]

yōton (giovane) ———————– Ura Goton pō [jinton (persone)]

aristocrazia kiton —————— —-Ura Goton pō [popolo jinton]

senton (povero) ————————Ura Goton pō [jinton (persone)]

kinton ———————— ———-Ura Goton pō

jūton (animali selvatici) —————-Ura Goton pō

chūton (Mushiya o Insetti rettili / insetti) Ura Goton pō

gyoton (pesce) ———————— Ura Goton pō

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Yamato-damashii – 大和魂, “Spirito Giapponese”

Japanese Spirit "Yamato Damashii" Calligraphy" Sticker by Takeda-art |  Redbubble

Yamato-damashii (大和魂, “spirito giapponese”) o Yamato-gokoro (大和心, “cuore/mente giapponese”) è un termine in lingua giapponese per i valori culturali e le caratteristiche del popolo giapponese . La frase è stata coniata nel periodo Heian per descrivere lo “spirito” giapponese indigeno o valori culturali in contrapposizione ai valori culturali di nazioni straniere come quelli identificati attraverso il contatto con la dinastia Tang in Cina . Più tardi, dal termine è stato ricavato un contrasto qualitativo tra lo spirito giapponese e quello cinese. Scrittori e samurai del periodo Edo lo usarono per aumentare e sostenere ilconcetto Bushido di onore e valore. Le traduzioni inglesi di Yamato-damashii includono “spirito giapponese”, “anima giapponese”, “spirito Yamato” e “L’anima del vecchio Giappone”. Lafcadio Hearn cita quest’ultimo in relazione allo Shintoismo . Per questo tipo nazionale di carattere morale fu inventato il nome Yamato-damashi (o Yamato-gokoro ), — l’Anima di Yamato (o Cuore di Yamato), — l’appellativo dell’antica provincia di Yamato, sede dei primi imperatori, essendo figurativamente utilizzato per l’intero paese. Potremmo interpretare correttamente, anche se meno letteralmente, l’espressione Yamato-damashi come “L’anima del vecchio Giappone”.

Remarks on the influence of Japanese martial arts in the West

Originariamente Yamato-damashi non portava il peso bellicoso o il timbro ideologico che in seguito assunse nel Giappone moderno prebellico. Si verifica per la prima volta nella sezione Otome (乙女) di The Tale of Genji (Capitolo 21), come una virtù nativa che fiorisce meglio, non in contrasto con la civiltà straniera ma, piuttosto precisamente, quando è fondata su solide basi in cinese apprendimento. Così leggiamo: No, la cosa sicura è dargli un buon e solido fondo di conoscenze. È quando c’è un fondo di apprendimento cinese ( zae才) che lo spirito giapponese ( yamato-damashii大和魂) è rispettato nel mondo. ( Murasaki Shikibu , Il racconto di Genji tr. Edward Seidensticker , 1976, 1:362) Ogni uomo, secondo Motoori Norinaga (che ha scritto un Commentario al racconto di Genji ), ha alla sua nascita un “cuore vero” un ” magokoro ” (il termine magokokoro è esso stesso quasi un’onomatopea poiché kokoro, il cuore, esprime questi ” battiti del cuore”) di cui l’antica letteratura giapponese è l’espressione più fedele. Questo sentimento esprime lo Yamato gokoro (大和心, “cuore giapponese”) in contrapposizione al Kara gokoro (“livello superficiale di coscienza ingombro di cose maschili, intellettualmente astuto ma pieno di pretese”).

Alla fine dobbiamo concludere che nessuna lingua europea comunemente usata, incluso l’inglese, rende davvero giustizia al tama giapponese . Lo spirito, l’anima, il Geist o l’ élan a cui il termine giapponese fa riferimento, che si tratti del tama di Yamato-damashii o del tama di kotodama , è un’entità vitale e attiva che non ha alcun ruolo in nessuna delle solite immagini della lingua occidentale o espressione.

Fukui Yoshihiko interpreta Yamato damashii come lo “spirito giapponese”. In alternativa, anima giapponese o anima Yamato. Questo termine è spesso in contrasto con “apprendimento cinese” ( karasae ), cioè conoscenza e cultura importate in Giappone dalla Cina. Yamato damashii si riferisce a una facoltà intrinseca del buon senso, dell’intraprendenza e del giudizio prudente che è caratteristica e unica del popolo giapponese.

Si riferisce anche a un’abilità e intelligenza pratica, “reale” che è in contrasto con l’erudizione e la conoscenza acquisita attraverso educazione formale È un termine usato per esprimere idee come la purezza essenziale e lo spirito risoluto del popolo giapponese, il desiderio per la pace e la sicurezza della nazione e il possesso di uno spirito forte ed emozione che affronterà qualsiasi sfida, A spese anche della propria vita Yamato Damashii è sinonimo di Yamato Gokoro ( lett . “Cuore giapponese”).

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Tanabata (七夕 “settima notte”) La Festa delle stelle innamorate 

Tanabata (七夕 “settima notte”), conosciuta anche come Festa delle stelle o Festa delle stelle innamorate (星祭り Hoshi matsuri) è una festa tradizionale giapponese derivata dall’equivalente festival cinese di Qīxī.

Celebra il ricongiungimento delle divinità Orihime e Hikoboshi, rappresentanti le stelle Vega e Altair. Secondo la leggenda i due amanti vennero separati dalla Via Lattea potendosi incontrare solo una volta all’anno, il settimo giorno del settimo mese lunare del calendario lunisolare. La festa viene celebrata il settimo giorno del settimo mese lunare (in inglese è conosciuta come “Festa del Doppio Sette”), quindi non ha una data precisa, ma variabile.

La leggenda narra che anticamente, sulle sponde del Fiume Celeste (Via Lattea) viveva il sovrano di tutti gli dei e imperatore del Cielo, Tentei, la cui figlia Orihime (per noi Vega) passava le giornate a tessere e cucire stoffe e vestiti regali per le divinità.
Lavorava di giorno e di notte e senza avere mai un attimo di sosta maneggiava con rapidità e destrezza il suo fuso e realizzava abiti sempre più belli e splendidi per poter vestire tutte le divinità.
Lavorava talmente tanto che non aveva neppure il tempo di pensare a sè stessa e ai propri interessi. Giunta all’età adulta però, il padre mosso da pietà, giacchè alla figlia non era mai stato concesso altro che lavorare il fuso, le scelse un marito: era un giovane mandriano, di nome Hikoboshi (per noi Altair) la cui attività consisteva nel far pascolare buoi e fare attraversare loro le sponde del Fiume Celeste. Era un grande lavoratore e anche lui non pensava ad altro che a svolgere il suo lavoro.

Tanabata-sai 七夕祭 La festa dell'Estate in Giappone


Essendo matrimonio combinato, i due finirono per conoscersi solo il giorno delle nozze; poco male però perchè non appena i due si conobbero finirono per innamorarsi follemente l’uno dell’altro. Furono talmente presi dal profondo sentimento che provavano l’un per l’altro che dimenticarono completamente i loro doveri, il loro lavoro e gli altri Dei. La loro unica ragione di vita sembrava essere diventata l’amore e la passione.
Così la mandria di buoi finì per essere abbandonata a sè stessa e agli dei cominciarono a mancare gli abiti fino ad ora confezionati da Orihime. A questo punto il sovrano degli dei non potè trattenere la rabbia e punì i due severamente: i due sposini che fino a quel momento erano diventati inseparabili, avrebbero dovuto vivere le loro vite separatamente. Per evitare che i due avrebbero potuto incontrarsi, rischiando così di abbandonare nuovamente i loro doveri, l’Imperatore del Cielo creò due sponde separate dal fiume Ama no Gawa (Via Lattea) e rendendolo anche impetuoso e privo di ponti fece si che i due non potessero mai più incontrarsi.
Il risultato non fu però quello sperato: il pastore sognando e pensando sempre alla sua innamorata non accudiva ugualmente le bestie e neppure la dolce fanciulla, pensando continuamente al suo amore non cuciva più i vestiti agli dei. Il sovrano allora, disperato e mosso da pietà e commozione, con il consenso anche degli altri dei altrettanto commossi, emise tale sentenza: “Se deciderete di ritornare ad occuparvi delle vostre attività come un tempo rispettando i vostri doveri, rimarrete divisi dalle sponde del Fiume Celeste per un anno intero però, vi sarà consentito di potervi incontrare una volta soltanto nella notte del settimo giorno del settimo mese dell’anno.”
A queste parole, i due giovani innamorati, pensando all’idea di potersi incontrare di nuovo ripresero di buona lena a lavorare sodo con la speranza di potersi presto riabbracciare. Da quel momento in poi infatti, dopo un anno di lavoro e fatica i due ogni 7 luglio attraversano il Fiume Celeste e nel cielo stellato si incontrano.
Per chi volesse partecipare ai festeggiamenti di questa ricorrenza può recarsi a Firenze a Villa Vogel promossa dall’Associazione culturale giapponese Lailac!* Buon Tanabata!!!

*Il gruppo facebook dell’Associazione LAILAC si trova cliccando su questo link: https://www.facebook.com/groups/140030279410824

Fūma Ryū Sensō Gakkō Lineage – Kuro Kumo Ryū Ninjutsu&Bujutsu

E’ con grande onore che comunico l’avvenuto inserimento della Kuro Kumo Ryū Ninjutsu nel lignaggio della Grande Famiglia della Fūma  Ryū, attraverso la storica Shinobi Dokurotai Dojo® di Sensei Federico Tsukahara Fava.

Gli Yōkai – Bake ichō no sei 化 け 銀杏 の 精 ば け い ち ょ う の せ い

蕪村妖怪絵巻』妖怪一覧と俳句の代表作|与謝蕪村 | ORIGAMI - 日本の伝統・伝承・和の心
Bake ichō no sei 化 け 銀杏 の 精

Gli Yōkai chiamati Bake ichō no sei (o Ichō no bakemono),  sono gli spiriti degli alberi di ginkgo,  sono molto alti e hanno il corpo giallo brillante che richiama il colore delle foglie di ginkgo in autunno. Indossano un vecchio kimono nero logoro e si portano appresso dei piccoli gong.

Questi Yōkai  appaiono di solito vicino ad alberi di ginkgo molto vecchi e colpiscono con le mazze dei gong. Non ci è dato conoscere se ci sia uno scopo in questo comportamento oltre a far sentire strani o scioccare coloro che li ascoltano.

Il Bake ichō no sei è stato rappresentato per la prima volta in un rotolo sugli yōkai del XVIII secolo di Yosa Buson. Sebbene abbia descritto come il fantasma di un vecchio albero di ginkgo di Kamakura, non ha incluso una descrizione dettagliata di esso. Più tardi, Mizuki Shigeru fece una descrizione su questo spirito e lo collegò alle vecchie superstizioni sugli alberi di ginkgo.

Mentre gli alberi di ginkgo sono amati per la loro bellezza, resistenza al fuoco e capacità di resistere  al vento, le credenze popolari  considerano anche che non porti fortuna possederli in un giardino di casa per una serie di motivi. Sono alberi di grande preziosità  ed inoltre sono  sacri, quindi dovrebbero essere piantati  solamente ai giardini di templi, santuari e luoghi pubblici; non giardini privati. Piantare un ginkgo nel  proprio giardino era considerato sacrilego, mentre all’atto pratico, crescono molto rapidamente e possono far diventare buia una casa, il che può interrompere o alterare il flusso di energia in’yō (yin e yang). Se le radici crescono sotto casa, potrebbero diffondere malattie e disgrazie a una famiglia per molte generazioni. I residenti nelle case con alberi di ginkgo si ammalerebbero e morirebbero molto prima di coloro che non ne possiedono . Ogni sorta di cose strane potevano accadere dentro e intorno alle case che avevano alberi di ginkgo nei loro giardini.

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Il Periodo Sengoku – La battaglia di Sekigahara (関ヶ原の戦い Sekigahara no tatakai)

Fu combattuta il 21 ottobre del 1600, fu una battaglia decisiva nella storia del Giappone. Fu il culmine dell’aspro confronto che teneva impegnati i due schieramenti dal luglio precedente. Grazie alla vittoria conseguita, il Daimyō Tokugawa Ieyasu si garantì il controllo del paese sconfiggendo il rivale Ishida Mitsunari, che guidava i samurai fedeli al clan Toyotomi.

Negli anni successivi Ieyasu avrebbe consolidato il proprio potere arrivando a fondare nel 1603 lo shogunato Tokugawa, l’ultima dittatura militare del Giappone, che avrebbe dominato il paese fino al 1868. La battaglia contribuì in modo determinante alla fine dell’Epoca Sengoku, il lungo periodo di guerre civili che insanguinavano il Giappone dal 1478. Con l’istituzione dello Shogunato, Ieyasu avrebbe dato il via ad un periodo di pace e di grande stabilità politica.

Posizioni iniziali

La battaglia di Sekigahara, che durò un solo giorno, non fu un isolato conflitto bensì la parte finale di una campagna. Uesugi Kagekatsu iniziò la costruzione di un nuovo castello ad Aizu e Ieyasu, avvertito da Hori Hideharu, spedì un messaggero in maggio dello stesso anno per chiedere spiegazioni. Kagekatsu non rispose e venne richiamato a Osaka da Ieyasu il quale, dopo non aver nuovamente ricevuto risposta, ordinò una campagna contro i territori Uesugi.

Tuttavia Ieyasu aveva già intuito le mosse di Mitsunari e aveva dato ordine ai propri generali di radunare gli uomini e stare allerta in tutto il paese. Date Masamune e Mogami Yoshiaki vennero incaricati da Ieyasu di trattenere gli Uesugi fino a quando l’armata guidata da suo figlio Tokugawa Hidetada non avesse raggiunto l’est del paese.

Primi movimenti

Ieyasu il 25 luglio s’intrattené al castello di Fushimi con Torii Mototada, incontro tra i più famosi della storia del Giappone, nel quale Mototada capì che il suo sacrificio sarebbe stato impossibile da evitare pur di rallentare le armate occidentali.

Nel frattempo Mitsunari ebbe un consiglio di guerra poiché le armate Tokugawa si stavano organizzando a est di Osaka. Il 17 agosto avvenne un incontro al castello di Sawayama tra tutti i maggiori capi dell’armata occidentale, tra i quali Ukita Hideie, Shimazu Yoshihiro, Kobayakawa Hideaki, Chōsokabe Morichika e Ōtani Yoshitsugu. Quest’ultimo era in effetti in procinto di unirsi a Ieyasu nella sua campagna contro Uesugi Kagekatsu, ma Mitsunari lo aveva intercettato e convinto a unirsi con i lealisti.

La battaglia tra le 11:00 e le 11:30

Il 27 agosto iniziò l’assedio di Fushimi che, dopo dieci giorni, costò la vita di Mototada. Questo diede tempo ai Tokugawa di organizzarsi. Con la caduta di Fushimi gli alleati occidentali potevano incontrarsi con Mitsunari nel castello di Ōgaki per pianificare di attaccare Ieyasu nella sua provincia di Mikawa.

Il 10 settembre Ieyasu era tornato a Edo, preparando le sue forze per il confronto finale. Il 15 settembre Mitsunari s’incontrò a Ōgaki con il resto delle truppe occidentali non avendo idea che Ieyasu stesse già programmando un ritorno a Osaka con il suo esercito. Durante un consiglio di guerra avvenuto pochi giorni prima della battaglia ci fu un’accesa discussione tra Shima Sakon e Shimazu Yoshihiro poiché quest’ultimo proponeva un attacco notturno alle forze Tokugawa, azione al quale Sakon si sarebbe opposto.

Kobayakawa Hideaki decide di entrare in battaglia supportando la parte avversaria. Alcuni si uniscono a lui mentre l’Armata dell’Ovest è demoralizzata e i suoi membri iniziano a fuggire allo sbando.

Ieyasu attaccò e conquistò il castello di Gifu, presieduto da Oda Hidenobu, nipote di Oda Nobunaga, con 31 000 uomini il 28 settembre e il 7 ottobre partì verso ovest alla testa del suo esercito. Il giorno dopo la battaglia di Kuisegawa, dove l’esercito Tokugawa venne notevolmente sconfitto da Shima Sakon e costretto ad indietreggiare, il grosso delle due coalizioni si incontrò nei pressi del villaggio di Sekigahara il 21 ottobre.

La battaglia

Il 20 ottobre Mitsunari venne a sapere che il grosso dell’esercito orientale si era concentrato ad Akasaka e la sorpresa fu traumatica poiché aveva basato la sua campagna sulla certezza che Uesugi Kagekatsu avesse tenuto occupato l’esercito orientale per intero. A quel punto Mitsunari decise di lasciare il castello di Ogaki e di ripiegare verso Sawayama attendendo l’armata Tokugawa posizionati nella vallata di Sekigahara.

Alle 19:00, sotto una pioggia battente, l’Armata dell’Ovest si ritirò verso Sekigahara. I soldati procedevano al buio, a guidarli erano i lontani fuochi degli accampamenti di Chōsokabe, Kobayakawa e altri alleati affiliati al clan Mōri, che si erano fermati a Sekigahara per unirsi a Mitsunari.

Alle 01:00, la divisione di Mitsunari raggiunse Sekigahara. Nel frattempo Ieyasu, venuto a conoscenza delle mosse di Mitsunari si mise in marcia, in piena notte, verso Sekigahara. Ishida aveva insediato il campo al fianco del monte Sasao, mentre i suoi alleati Kobayakawa e Mōri si erano schierati rispettivamente lungo il monte Matsuo ed il monte Nangu. 

Ieyasu aveva disposto i suoi uomini lungo la via di Nakasendō, fronteggiando Mitsunari solo con l’avanguardia: sperava nell’arrivo del numeroso esercito guidato dal figlio Hidetada che tuttavia giunse solo a battaglia finita. Ieyasu aveva lasciato scoperto il fianco della sua armata in corrispondenza del monte Matsuo, da cui sarebbe stato facile attaccarlo e sbaragliarlo.

Alla mattina del 21 ottobre le forze occidentali erano attestate sui pendici dei monti che sovrastavano la valle ma vi erano dubbi circa la fedeltà di alcuni generali dei Mōri.

Alle 04.00 la notte lasciava posto a una nebbia fittissima e ci fu una piccola scaramuccia tra le forze di testa di Fukushima Masanori e Ukita Hideie. Le truppe dell’est ripiegarono.

Masanori Fukushima.JPG
Fukushima Masanori (福島 正則, 1561 – August 26, 1624)

Alle 08:00 improvvisamente la nebbia si alzò ed entrambe le armate si stupirono di essere così vicine le une dalle altre giacché la distanza tra le truppe più avanzate dell’Est e quelle lealiste era, a tratti, di non più di qualche centinaio di metri.

I primi samurai ad attaccare furono 30 uomini di Ii Naomasa che, contrariamente agli ordini ricevuti di scortare Matsudaira Tadayoshi, caricarono le linee Ukita. A seguire l’intera divisione di Naomasa caricò e così ebbe inizio la battaglia di Sekigahara.

Anche i 6 000 di Fuskushima Masanori si unirono alle linee Ukita che indietreggiarono fino a esporre le linee di Shimazu Yoshihiro. Le linee Ukita, che contavano 17 000 uomini, si riorganizzarono e caricarono a loro volta cacciando indietro i reparti orientali.

Immediatamente le forze orientali di Kyōgoku Takatomo, Tōdō Takatora e Terazawa Hirotaka, circa 7 000 uomini, caricarono il fianco destro dell’armata occidentale, presidiato da Ōtani Yoshitsugu e Toda Shigemasa. Contemporaneamente Ieyasu diede ordina ai reparti di Kuroda Nagamasa, Hosokawa Tadaoki, Katō Yoshiaki e Tsutsui Sadatsugu (circa 19 000 uomini), di attaccare il fianco sinistro di Mitsunari. Le prime linee ad assorbire l’impeto di queste forze furono quelle di Shima Sakon e Gamō Bitchū (circa 2 000 uomini) le quali, nonostante il numero soverchiante degli avversari, riuscirono a tenere le loro posizioni.

Ma il fuoco degli archibugi Tokugawa fu micidiale e Shima Sakon venne verito e portato nelle retrovie. Incoraggiati, i samurai Tokugawa aumentarono l’impeto dei loro assalti per giungere al posto di comando di Mitsunari.

Fu a questo punto che Mitsunari mosse in avanti cinque cannoni. Era la prima volta che venivano usati in una battaglia campale. L’effetto psicologico del boato delle cannonate fu sconvolgente e le truppe Tokugawa indietreggiarono. Col passare del tempo nuove forze Tokugawa raggiungevano il centro del campo di battaglia e la ferocia degli scontri aumentò dove però nessuna fazione riuscì a prevalere sull’altra.

Ishida Mitsunari - Wikipedia
Ishida Mitsunari 石田 三成 settembre 1559 – 6 novembre 1600)

Alle ore 10.00, dopo due ore d’intensa battaglia, la coalizione occidentale stava lentamente prendendo il sopravvento. Ieyasu divenne nervoso, poiché il nemico aveva circa 80 000 uomini in campo, ma fino a quel momento, solo circa 35 000, guidati da Mitsunari, Ukita Hideie, Konishi Yukinaga e Ōtani Yoshitsugu si erano uniti alla lotta. Ma cos’era successo al resto dell’alleanza di Mitsunari? Fu infatti da quel momento che l’armata occidentale iniziò a scricchiolare, quando iniziò a circolare la parola tradimento.

Nel settore orientale del campo di battaglia, a circa 5km dal centro della lotta, Asano Yukinaga guidò i suoi 6 500 uomini contro i 1 500 di Natsuka Masaie, e quest’ultimo, sicuro dell’appoggio di Kikkawa Hiroie, affrontò gli uomini Asano. Tuttavia Hiroie non si mosse, precludendo l’entrata in campo del resto dell’armata Mōri e Chōsokabe. Fu questo il primo tradimento della giornata, che fece massacrare gli uomini di Masaie.

Nel settore centrale Mitsunari ordinò a Shimazu Yoshihiro di muoversi verso il centro ma quest’ultimo non si mosse, ancora adirato per l’insulto avuto da Shima Sakon nei giorni precedenti.

A mezzogiorno Ishida diede simultaneamente l’ordine di attaccare sia a Kobayakawa Hideaki che alle truppe dei Mōri che entrando in campo avrebbero probabilmente consegnato la vittoria all’armata occidentale. Ma anche dopo numerosi richiami a prender parte alla battaglia, Hideaki non si mosse, poiché si era segretamente accordato con Ieyasu.

Kobayakawa Hideaki - Wikipedia

Kobayakawa Hideaki (小早川 秀秋) (1577 – December 1, 1602) 

Ma poiché Hideaki dopo diverso tempo continuò a non muovere i suoi uomini, anche Ieyasu iniziò ad avere dubbi sulla sua lealtà. Rimase indeciso sul da farsi fino a che Ieyasu stesso ordinò di far fuoco sulle sue truppe per obbligarlo a scegliere. Di fronte a questo attacco, Hideaki si schierò contro l’alleato Ishida ed i suoi uomini scesero il monte per riversarsi sui soldati di Ōtani Yoshitsugu. Yoshitsugu era uomo intelligente ed aveva previsto il tradimento di Hideaki facendo fortificare il suo lato destro e resistette agli assalti.

Ma poco dopo anche gli uomini di Ogawa Suketada, Akaza Naoyasu, Kutsuki Mototsuna e Wakizaka Yasuharu passarono dalla parte Tokugawa, gli Ōtani dovettero sopportare la carica di ben 20 000 uomini e le loro linee crollarono. Yoshitsugu, quasi cieco e malato di lebbra, che comandava da una portantina, sapeva che la fuga per lui era impossibile e commise seppuku ordinando ad un suo samurai di portar via la testa.

Dopo il crollo dell’ala destra dello schieramento occidentale, la pressione sulle truppe Ukita fu troppo alta e anche queste crollarono. Con lo sgretolamento degli Ukita, l’ostinato Yoshihiro ora aveva il fianco destro esposto ai traditori: a questo punto ritenne che fosse giunto il momento di portare in azione i suoi uomini e ordinò un attacco diretto al posto di comando di Ieyasu, ora sguarnito. Ma le soverchianti forze avversarie erano troppe e gli Shimazu vennero decimati, permettendo a malapena a Yoshihiro di fuggire. Dopo una strenua resistenza e al seguito di migliaia di perdite, le forze di Mitsunari furono costrette alla fuga.

Secondo alcuni storici i Mōri avevano invece previsto la vittoria di Ieyasu, temevano le ritorsioni del dopo battaglia e si astennero dal combattimento. L’inattività dei Mōri impedì ai rinforzi di Chōsokabe di giungere in tempo sul campo di battaglia. Questa decisione fu decisiva per l’esito della battaglia e sconvolse Ishida Mitsunari.

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Articolo sulle analogie tra Ninjutsu e Private Security

Un ringraziamento speciale allo specialista Andrea Silvestri, Antropologo della sicurezza per l’intervista che mi ha fatto! Credo possa essere molto interessante spiegare le analogie operative ed emotive che riguardano il mondo del Ninjutsu e della Private Security 🙏 buona lettura.

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Gli Yōkai – Azuki babā 小豆 婆 あ ず き ば ば あ

S A B N O C K on Twitter: "https://t.co/JB44VjOGfZ #inktober day 6 - HUSKY  / Azuki Baba ( 小豆婆 )~✨ #小豆婆 #赤 #azukibaba #horror #azukiarai #inktober2019  #hag #ghost #drawing #yokai #妖怪 #

Il suo nome significa all’incirca “ La strega dei fagioli”

Ma si può trovare anche come “ Azukitogi babā” (strega che macina fagioli), vive nelle foreste e a volte nei villaggi nel nord-est del Giappone e si dice che si nutra di umani, e probabilmente anche fagioli azuki.

La gente della prefettura di Miyagi racconta di un parente molto più sgradevole della famiglia azuki degli Yōkai. Piuttosto che il benigno e carino Azuki Arai (Vedi https://kojinnomichi.wordpress.com/2020/06/06/gli-yokai-azuki-arai-%e5%b0%8f%e8%b1%86-%e6%b4%97-%e3%81%84-%e3%81%82-%e3%81%9a-%e3%81%8d-%e3%81%82-%e3%82%89-%e3%81%84/ )conosciuto in tutto il paese, questa variazione nord-orientale assume la forma di una spaventosa vecchia strega vestita di bianco, che canta con una voce rauca e brutta.

 Le Azuki babā compaiono solo al crepuscolo ed in particolare nelle notti autunnali piovose o nebbiose. La loro canzone è simile a quella degli Azuki arai, tranne per il fatto che le Azuki babā sembra abbiano la brutta abitudine di catturare e mangiare gli umani.

I testimoni delle apparizioni degli Azuki babā descrivono un inquietante bagliore bianco visibile attraverso una fitta nebbia lattiginosa. Dalla nebbia, sentono la voce rauca di una vecchia strega che canta la sua canzone agghiacciante e conta i fagioli mentre li lava nel fiume con un colino, lo sventurato passante che non scappa a gambe levate non torna più indietro.

Le Azuki babā sono più rare delle loro controparti innocue e lavatrici di fagioli e si trovano principalmente nelle storie usate per spaventare i bambini affinché si comportino educatamente. Di tutte le varianti dello Yōkai legato all’Azuki, la più probabile è che possa trattarsi di un Itachi, un tanuki o un kitsune malvagio che ha mutato la sua forma imitando l’innocuo Azuki arai per attirare un bambino curioso così da poterlo catturare e divorare.

Nuovo membro di eccellenza nella Famiglia Ko Shin Kai Honbū Dōjō!!! M° Humberto Trevellin

E’ con grande piacere ed onore che informo che dal giorno 08/06/2021 il M° Humberto Trevellin è Membro onorario, Collaboratore e Referente per il Brasile!

Kanchō e Chief Instructor nella Nihon Bugei Senmon Gakko – Shihan per la Hosokawa Soken Ryu Heiho – Menkyō Chūden per la Matsuda Den Daito-ryu Renshinkan- M° Nishiden Ninpo Kyokai

Neko No Myojutsu “Le straordinarie abilità del vecchio gatto”

C’era una volta uno spadaccino di nome Shoken. La sua casa era infestata da un enorme ratto che se ne andava a zonzo liberamente, anche durante il giorno. Il gatto domestico di Shoken non era all’altezza di cacciarlo e fuggiva terrorizzato dopo essere stato morso in modo grave. Shokan prese allora numerose puzzole locali perché lo combattessero in gruppo. Le puzzole liberate nell’abitazione cominciarono a cercare il ratto, che se ne stava rannicchiato in un angolo in attesa del loro arrivo. Esso le attaccò ferocemente una ad una allontanandole tutte.

Furioso per lo spregevole fallimento delle puzzole, il maestro decise di affrontare il ratto con la spada. Nonostante la sua grande abilità di spadaccino, non fu in grado di colpire il ratto che continuava a saltare da una parte all’altra della stanza volando in aria, schizzando come un fulmine e balzandogli spavaldamente in testa. Esasperato Shoken abbandonò ogni tentativo e decise di chiedere aiuto allo stupefacente vecchio gatto del villaggio vicino.

Quando il proprietario porto il Vecchio Gatto a casa di Shoken, egli fu sorpreso dall’aspetto ordinario ed invecchiato del gatto. Decise di dargli comunque una possibilità e lo liberò nella stanza. Non appena lo vide avvicinarsi, il ratto s’irrigidì. Il gatto si fece avanti con noncuranza, lo prese per il collo e, portatolo fuori della stanza, lo presentò a Shoken.

Quella notte gli altri gatti si riunirono e offrirono al Vecchio Gatto il seggio d’onore. Gli dissero: “Siamo rinomati per la nostra abilità nel catturare ratti, possiamo anche fermare donnole e lontre, le nostre unghie sono come rasoi. Tuttavia nulla abbiamo potuto contro quel ratto. Come hai fatto a catturare quel ratto gigantesco? Svela per favore anche a noi i segreti della Tua arte”.

Il Vecchio Gatto rise e disse “Beh, siete ancora giovani e, pur avendo esperienza di combattimento con i ratti, avete ancora molto da imparare. Prima che io inizi, ditemi del vostro allenamento”.

Un gatto nero si fece avanti e disse: “Sono stato allevato in una famiglia specializzata nell’addestramento dei gatti. Mi è stato insegnato a saltare una transenna di due metri, a infilarmi in buchi strettissimi e a compiere ogni sorta di trucco acrobatico. Sono esperto nel fingermi addormentato e poi colpire non appena il ratto si avvicina. Nessun ratto poteva sfuggirmi. Riuscivo a catturarli anche quando saltavano sulle travi del soffitto. Non ero mai stato sconfitto prima di incontrare quel vecchio ratto”.

Il vecchio Gatto disse: ” Il vostro addestramento si è basato esclusivamente sulla tecnica. Pensate solamente a prendere il ratto. I maestri antichi hanno insegnato schemi e movimenti per farci sviluppare una buona tecnica. Anche la più semplice delle tecniche contiene profondi principi. Vi state concentrando troppo sulla tecnica esterna. Questo vi porta a dubitare della tradizioni dei maestri e a inventare nuovi trucchi. Tuttavia se vi basate troppo sulla tecnica, alla fine arriverete a un punto morto perché la tecnica fisica ha dei limiti. Pensateci bene”. Si fece avanti a quel punto il gatto tigre, che disse: “Io credo che lo sviluppo del ki sia molto importante. Ho coltivato il mio ki per molti anni e il mio spirito è molto forte, colma il cielo e la terra. Ero in grado di affrontare i miei avversari con un ki schiacciante, sconfiggendoli all’istante. Ero in grado di rispondere

immediatamente a qualsiasi stimolo, a qualsiasi movimento. Non dovevo pensare, le tecniche si manifestavano naturalmente. Ero in grado di raggelare un ratto che saltava sulla trave e farlo cadere a terra, ma quel vecchio ratto pare non avere forma e non lasciare traccia. Sono sconcertato”.

Il Vecchio Gatto replicò: ” il potere del ki da te usato è ancora una funzione della mente e quindi è troppo concentrato sull’ego. Si basa interamente sul livello di fiducia in te stesso. Finchè continui ad essere consapevole del tuo ki e usarlo mentalmente per sconfiggere un avversari, non fai altro che creare resistenza. E stai pure certo che incontrerai un avversario con un ki ancora più forte del tuo. Puoi pensare che il potere del tuo ki colmi l’universo proprio come il kozen no ki (l’energia universale) utilizzato dal saggio cinese Mencius, ma non è così. Nel caso di Mencius, il ki è brillante e vigoroso. Il suo modo di utilizzare il ki è quello di un grande fiume; il tuo modo è quello di un’alluvione passeggera. Conosciamo tutti il proverbio Il gatto che morde, è morso dal ratto . Quando un ratto è intrappolato nell’angolo dimentica la vita, dimentica i desideri, dimentica di vincere o di perdere, dimentica corpo e mente. Questa forza è come l’acciaio e non può essere vinta soltanto con il potere del ki”.

A quel punto il gatto grigio più anziano avanzò quietamente e disse: ” come hai affermato, quel particolare potere del ki può essere molto forte ma continua a mantenere una forma, per quanto leggera, che può essere usata contro di te. Personalmente sono molti anni che coltivo il mio cuore. Non faccio affidamento solo sul potere del ki, non nutro mai pensieri di combattimento e cerco sempre di pormi in uno stato d’armonia, se vengo attaccato. Quando l’avversario è forte, mi piego e seguo i suoi movimenti. La mia tecnica è quella di una tenda che cattura e lascia cadere a terra la pietra che le è lanciata contro. Fino a questo momento, anche il più forte dei ratti non era riuscito ad attaccarmi. Questo, tuttavia è incredibile; il potere del ki e il potere dell’armonia non hanno alcun effetto su di lui”. Il Vecchio Gatto rispose: “il tuo potere dell’armonia non è il potere dell’armonia della natura. E’ una proiezione della tua mente, perciò è limitato. Qualsiasi traccia di pensiero cosciente distrugge l’equilibrio e un avversario arguto coglierà l’occasione per infilarsi in un varco. Il pensiero ostacola la natura e ostruisce la vera funzione. Non pensare, non agire; segui i movimenti della natura e il sé scomparirà. In assenza di sé non avrai avversari né in cielo né in terra. “Non è mia intenzione suggerire che il vostro difficile addestramento sia inutile. La Via ha molti modi, le tecniche contengono principi universali. Il potere del ki fa funzionare il corpo e vivifica il cosmo. Il potere dell’armonia consente di omogeneizzarsi naturalmente con ogni sorta di forza attaccante, anche le rocce, senza essere spezzati.

Tuttavia, non appena si manifesta anche un minimo pensiero cosciente, volontà e progetto ti separano dalla Via naturale. Vedi te stesso e gli altri come entità separate, come avversari. Mi chiedete quale sia la mia tecnica: la risposta è Mushin (non- mente). Mushin è agire in accordo con la natura, nient’altro. La Via non ha limiti, non prendete queste mie parole come la rivelazione ultima. Molto tempo fa, nel mio quartiere c’era un gatto che pareva non fare altro che sonnecchiare tutto il giorno. Il gatto pareva privo di spirito, quasi come un gatto di legno. Nessuno l’aveva mai visto cacciare un ratto, eppure ovunque andasse o si trovasse non c’era ratto che si azzardasse a comparire. Andai a trovare il gatto e gli chiesi di spiegarmene la ragione. Posi la domanda quattro volte, ma il gatto rimase in silenzio. Non che non volesse rispondere: piuttosto non sapeva come rispondere. Il proverbio dice: quelli che sanno non parlano; quelli che parlano non sanno. Il gatto aveva dimenticato se stesso e gli oggetti per dimorare in uno stato di assenza di scopo. Quel gatto rese concreta la divina arte marziale del non-uccidere. Ancora non sono all’altezza di quel gatto”.

Shoken, che aveva origliato la conversazione, non poté più contenersi ed irruppe nella stanza. ” Mi sono addestrato nell’arte di maneggiare la spada per molti anni, ma ancora devo penetrare l’essenza. Questa sera ho ascoltato insegnamenti su metodi diversi di addestramento e ho imparato molto sulla mia stessa Via della spada. Ti prego, insegnami i tuoi più profondi e preziosi segreti”. Il Vecchio Gatto rispose: “Non posso farlo. Sono solo un animale che caccia i ratti per mangiarli. Cosa posso sapere delle vicende umane? Eppure ho una cosa da dirti. L’arte di maneggiare la spada non è una mera questione di vincere un avversario. In un certo momento critico diventa l’arte di illuminare la vita e la morte. I samurai devono coltivare questa attitudine mentale e disciplinarsi in questo spirito. Penetra il principio di vita e di morte, innanzitutto, e mantieni quello spirito. Non vi saranno dubbi, né pensieri erranti, né calcoli, né decisioni. Il tuo spirito rimarrà calmo e pacifico, privo di ostacoli, libero di rispondere ad ogni evenienza. Al contrario, se vi è anche il più vago oggetto nella tua mente, vi sarà un ego, vi sarà un nemico, vi sarà un conflitto, vi sarà perdita di libertà. Entrerai nel buio della morte e perderai luminosità spirituale. Come puoi aspettarti di affrontare un avversario in tale stato ? Anche se dovessi vincere, sarebbe una vittoria superficiale e non vera arte della spada. L’assenza di scopo non è una mancanza; è senza forma, non persegue obbiettivi. Se si alimentano pensieri, il potere del ki si accumula attorno. Il ki è dunque soffocato e i movimenti diventano stagnanti, squilibrati, incontrollati.

Quello che io chiamo assenza di scopo non persegue nulla, non fa affidamento su nulla, non ha nemici, non ha sé; risponde ad ogni cosa in modo naturale e non lascia traccia.

“L’I Ching afferma: senza pensiero, senza fare, naturalmente stabilita, la Via attiva se stessa nell’universo. Gli spadaccini che comprendono questo principio sono prossimi alla via”.

Shoken domandò: “che cosa si intende per Non vi è nemico, non vi è sé?”. Il Vecchio Gatto rispose: “Poiché vi è un sé, vi è un nemico. Se non vi è un sé non vi è un nemico. Nemico è quanto si trova in opposizione, lo stesso tipo di opposizione presente all’esterno in yin-yang, fuoco e acqua. Ogni oggetto dotato di forma ha un opposto. Quando la mente non ha forma, non vi è nulla che vi si possa opporre. Quando non vi è opposizione, non vi è nulla contro cui combattere. Questo è chiamato nessun nemico, nessun sé. Quando il sé e gli oggetti sono entrambi dimenticati, si manifesta un naturale stato di non attività, di assenza di problemi, di unità. La forma del nemico è scomparsa e tu non sai nulla. Non è come essere inconsapevoli; significa assenza di pensiero calcolatore e immediata risposta naturale. Questa mente è libera e consente al mondo di diventare il tuo dominio. Astrazioni quali questo, quello, bello e brutto scompaiono. Piacere e dolore, guadagno e perdita sono altre creazioni della mente. Il cielo e la terra non sono da ricercare all’esterno della propria mente. Un’antica celebrità una volta disse: Una singola pagliuzza nell’occhio può far apparire i tre mondi molto stretti; libera la tua mente e la tua vita sarà priva di impedimenti!”. Quando una pagliuzza entra nell’occhio, quasi non si riesce a tenere l’occhio aperto ed è difficile vedere le cose. Quando un corpo luminoso per natura viene contaminato da un oggetto estraneo, perde trasparenza. Lo stesso vale per la mente. Un altro antico disse “circondato da migliaia di nemici, il tuo corpo può essere fatto a pezzi, ma la tua mente è tua e non può mai essere vinta” Confucio disse : persino il più meschino degli uomini non può essere privato della sua volontà. QUANDO SEI ILLUSO, LA TUA STESSA MENTE DIVENTA IL TUO NEMICO. “Vorrei ora cessare di parlare. Ora sta a voi. Un maestro può trasmettere tecniche e illuminare i principi che le animano, ma non può fare di più. La verità deve essere realizzata individualmente. Questo è il conseguimento del Sé. Si chiama trasmissione mente a mente e trasmissione individuale al di fuori dei testi. L’insegnamento non dipende dalla tradizione bensì utilizza la tradizione e comunque un maestro non può insegnare ogni cosa. Questo principio non è limitato allo Zen. Dai metodi d’insegnamento spirituale degli antichi saggi ai capolavori creati dagli artisti, tutto è basato sul conseguimento del Sé e sull’istantanea trasmissione mente a mente, un insegnamento al di fuori dei testi. I testi insegnano quanto si ha dentro e assistono al compito di raggiungerlo da sé e per sé. In realtà un maestro non dà nulla. E’ facile parlare ed è facile ascoltare, ma è difficile comprendere questi insegnamenti e farli veramente propri. Questo di chiama Kensho (vedere nella propria natura) e satori (illuminazione). Satori significa “risveglio dal sogno dell’illusione”. E’ consapevolezza affinata”.

Wakan Sansai Zue (和漢三才図会)-Enciclopedia illustrata sino-giapponese

Molti studiosi sono rimasti sorpresi dal fatto che l’individuo che salta oltre il muro nell’illustrazione indossa una sorta di costume da animale.

Si era ipotizzato che ciò deducesse una connessione con Katō Danzō (加藤 段蔵, c. 1503 – 1569), uno Shinobi che nel mito popolare si diceva fosse in grado di trasformarsi in un topo.

Una fonte (attualmente non disponibile per riferimento) affermava che come lavoro faceva l’allevatore di ratti.

Osservando bene il disegno raffigurato sembrerebbe trattarsi di una qualche forma di costume che rappresenterebbe un cane, ciò nonostante, osservando orecchie,  forma della testa e coda, è abbastanza certo che possa trattarsi di un topo, in particolare un ratto maculato, che era considerato raro e portatore di fortuna nel XVII secolo.

Esistenza di ratti maculati C’era qualche controversia sulla presenza di ratti maculati in Giappone a quell’epoca, poiché un alcuni sostenevano che il tipo di ratto maculato potesse provenire da una pratica di allevamento popolare in Europa nel 19° secolo. Tuttavia, sembrano emergere due manoscritti che proverebbero il contrario. Il primo manoscritto, Yoso-tama no kakehashi (養鼠玉のかけはし ovvero Yoso-tama-no-kakehashi; la prima guida giapponese sull’allevamento dei topi), era del 1775, e il secondo, Chingan Sōdate Gusa (珍玩鼠育草), era del 1787. Entrambi i documenti erano corredati da illustrazioni di ratti maculati. A questo punto tutti e tre i documenti relativi a questa indagine erano del XVIII secolo.

Il Wakan Sansai Zue ha anche una sezione incentrata sui topi, in cui possiamo vedere anche un topo maculato nel primo volume. è stato ipotizzato che i due testi precedenti abbiano tratto ispirazione da questo testo.

Nomenclatura di “Shinobi”

Una nota interessante riguardo al termine usato per riferirsi allo shinobi qui ha il kanji 游偵 (Yūtei), mentre accanto è presente l’hiragana che dice しのびのもの (shinobi no mono).

Questo nome appare nel Bansenshukai come uno dei sostantivi con cui i cinesi si riferivano alle spie. Nel Bansenshūkai, tuttavia, è scritto come 遊偵 (che si trova nella sezione Q/A della prefazione, ancora letto come “Yūtei”), ma poi scritto come 游貞 nel primo volume di Seishin.

In altre fonti Yūtei ha dimostrato di avere diverse varianti del primo kanji, come 斿, 游, 浮, 遊. Tutto ciò esprime un senso di fluttuare, andare alla deriva o vagare. E Tei (偵) significa indagare, spiare o acquisire informazioni protette. Si evince quindi che Yūtei possa significare “viaggiare” o “girovagare” per raccogliere informazioni.

Nota: ukitei (浮偵) suggerisce anche un principio di movimento chiamato ukimi (浮身) che si trova nelle Arti Marziali Tradizionali classiche, che può essere visto anche nei movimenti di Judō del defunto Kyuzo Mifune (三船久蔵 Mifune Kyūzō; Iwate, 21 aprile 1883 – Tokyo, 27 gennaio 1965 Allievo diretto del fondatore del Judo Jigorō Kanō).

Sempre nel Wakan Sansai Zue sotto l’appellativo per Shinobi, sono elencati alcuni altri termini:

課 者 · · 細作 邏 候 · 探 伺 · 間諜

Kasha (課者) Il primo di questi termini è Kasha (課者), che è stato interessante da approfondire. I dizionari definiscono generalmente questo primo carattere come “capitolo; lezione; sezione; Dipartimento; divisione; contatore per capitoli (di un libro).” Ma quando lo scomponiamo, abbiamo “[per

ottenere] risultati (果) con parole (言) [per ottenere risultati]”; indagine. e con il secondo carattere (者), diventa “coloro che indagano”.

Saisaku (細作)

Il primo ideogramma può essere letto come Hosoi (細) che significa “lavorare meticolosamente, fine, delicato, preciso”, Il secondo ideogramma, (作), significa: “fabbricare, fabbricare, costruire, lavorare o raccogliere”. Si può tradurre Saisaku come “Uno che fabbrica [crea] con meticolosità [un piano]” o “Uno che raccoglie ciò che è buono, delicato [percepisce tranquillamente le informazioni essenziali]”.

Rako (邏候)

Il primo carattere può essere scomposto, ma sarebbe meglio dividerlo solo in “camminare o muoversi” e 羅 “circondare come una rete. Questo può riferirsi a “pattugliamento”, sebbene un dizionario suggerisca anche una definizione presa in prestito di “occultamento”. Il secondo carattere, (候), significa: “aspettativa, fare un tentativo, segno, stagione o tempo”. Scomporlo, tuttavia, inizia a suggerire qualcosa di rilevante simile a un indizio. in medicina è stato usato per riferirsi a “sintomi”. Quindi si può dedurre che questo significhi qualcosa come “uno che aspetta e osserva gli indizi per afferrare la verità unendo i fili come una rete”.

Tanshi (探伺)

Il primo ideogramma (探) significa: “afferrare, brancolare; profondo, intenso, da approfondire.” il secondo kanji è costituito da “persona (人) che scruta attraverso un foro (司)”. Anche se al giorno d’oggi è definito come una sorta di amministratore del governo, ma possiamo capire che è qualcuno che supervisiona le cose. Quindi Tanshi significa “colui che percepisce profondamente”.

Kancho (間諜)

Uno dei primi nomi per una spia, il primo carattere significa uno spazio tra le cose e il secondo carattere significa qualcosa di “piatto” (葉) come una foglia e parole (言); spia è diventata una definizione presa in prestito che è sopravvissuta fino ad oggi. Pertanto, Kanchō può essere inteso come “colui che acquisisce parole andando tra le persone”. sebbene dia anche l’immagine di poter scivolare attraverso spazi piccoli o impenetrabili.

Connessione Togakure-ryū

Va anche notato che il “San” (del Santō Tonkō Gata (鼠逃遁甲型) di Togakure-ryū può essere letto come “nezumi” e significa topo.

Non è raro sentir parlare di Ninja mostrati come ratti,  poi ricordiamo che la storia preferita di Takamatsu Toshitsugu era quella chiamata “Neko no Myōjutsu” (猫之妙術 di Issai Chozan pseudonimo di Niwa Jurozaemon Tadaaki (1659 – 1741), la storia di un topo che ha sconfitto tutti i gatti tranne un vecchio gatto che riuscì a sconfiggerlo.

Neko No Myojutsu "Le meravigliose tecniche del vecchio gatto" - Aikido 2000  dojo di Roma stile Tissier zona EUR Torrino - Mostacciano

Il Santō Tonkō gata consiste in dodici tecniche in risposta all’essere afferrati per le braccia, dietro il collo e quando sei messo alle strette o circondato da un nemico (immagina un topo messo alle strette da un gatto, e lo stesso è raffigurato in Neko no Myōjutsu). Ognuna di queste tecniche termina con l’affermazione dell’uso di uno dei goton (五遁) della fuga usando fuoco, terra, acqua, legno o metallo, oltre a quella della polvere accecante, del lancio di lame e così via.

Fedeli agli insegnamenti della tradizione, si sforzano di evitare di uccidere, mirando solo a distrarre, fuggire e nascondersi. In quanto tale, nessuna di queste tecniche descrive tecniche letali, sebbene possano certamente essere fatte per esserlo.

Ancora un altro collegamento interessante è la raffigurazione di un falconiere appena prima (a destra) dell’ingresso per shinobi. È stato stabilito piuttosto accuratamente da Sean Askew che la famiglia Toda, che era stata a capo della tradizione Togakure-ryū del ninjutsu per generazioni, era anche ben nota per la sua falconeria. Quindi all’interno di questo testo possiamo vedere tre correlazioni con la stessa tradizione del ninjutsu:

1) Falconeria – il mestiere della famiglia Toda

2) Collegamento di ratti e ninjutsu

3) Riferimento al Goton utilizzato da questa tradizione (vedi sezione successiva).

Collegamento cinese

La voce Yūtei, descrive un altro testo chiamato Wǔ zá zǔ (五雜組), scritto tra il 1567-1624 da Xie Zhaozhe, con un’ulteriore prefazione aggiunta nel 1616, che parla di Tonkei-jutsu (遁形术), metodi per nascondere la propria forma, proprio come vediamo in libri come Ninjutsu no Gokui di Ito Gingetsu. Entrambi questi scritti descrivono Tonkei/Tonko (遁形/遁甲) che usa le cinque fasi di legno, acqua, metallo, terra e fuoco (Ch: Wu Xing, Ja: Gogyo; 五行).

Fonti citate (cronologiche)

• Wǔ zá zǔ 五雜組 (1616~), di Xie Zhaozhe

• Bansenshūkai 萬川集海 (1676), di Fujibayashi Sabuji

• Wakan Sansai Zue 和漢三才図会 (1712), di Terajima Ryōan

• Neko no Myōjutsu 猫之妙術 (1727), di Niwa Jurozaemon Tadaaki

• Yosotama no kakehasi 養鼠玉のかけはし (1775), autore sconosciuto

• Chingan Sōdate Gusa 珍玩鼠育草 (1787), presumibilmente da “Tei-en-shi”

• Ninjutsu no Gokui 忍術の極意 (inizio 1900~), di Ito Gingetsu

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Il Periodo Sengoku – Il terzo assedio di Odawara (小田原征伐 Odawara seibatsu)

Questo conflitto avvenne nella primavera-estate del 1590 e fu la principale battaglia di Toyotomi Hideyoshi durante la campagna per assoggettare il Clan Hōjō, l’unico potente clan del Periodo Sengoku che ancora non si era sottomesso al tentativo di riunificare il Giappone sotto il suo comando.

Dopo aver assoggettato il Clan Shimazu nel 1587, l’unico clan che ancora godeva di una certa indipendenza e potenza era il Clan Hōjō della provincia di Sagami. A quel tempo di il Daimyō degli Hōjō era Hōjō Ujinao, anche se le decisioni importanti venivano ancora prese dal padre Hōjō Ujimasa. La rottura con Hideyoshi avvenne circa nel 1588 quando questi aveva inviato un messaggero a Odawara con la richiesta di sottomissione. 

Castello di Odawara | castlesintheworld
Il Castello di Odawara

Tokugawa Ieyasu, alleato degli Hōjō fece pressioni sul suo vecchio amico Hōjō Ujinori affinché accettassero. Ma gli Hōjō rifiutarono, ed anche dopo la visita di Ujinori a Kyoto per incontrare Hideyoshi le posizioni non cambiarono, nonostante quest’ultimo decidesse a favore degli Hōjō una disputa con il Clan Sanada sul Castello di Numata. Tuttavia in novembre sembra che le forze Hōjō guidate dal servitore Inomata Kuninori, partirono dal castello di Numata, assediarono e conquistarono il Castello di Nagurumi, sotto il controllo del clan Sanada, ed uccisero il comandante.

Toyotomi Hideyoshi aveva imposto da tempo una regola che proibiva ai Daimyō di impegnarsi in battaglia per questioni private. Hideyoshi, dichiarando che le azioni del Hōjō erano imperdonabili, dichiarò guerra, e l’anno successivo invase il Kantō con un enorme esercito, guidato da Tokugawa Ieyasu. Importante sottolineare che Hideyoshi era pronto da tempo. Aveva già ordinato alle famiglie dei suoi vassalli di riunirsi a Kyoto come ostaggi per prevenire tradimenti.

Gli Hōjō, sapendo che non avrebbero potuto scontrarsi in campo aperto, si ritirarno con le loro truppe nella loro roccaforte di Odawara nella speranza di ripetere le vittorie avvenute negli assedi precedenti del 1561 (ad opera del Clan Uesugi) e del 1569 (Clan Takeda).

L’assedio

In realtà, Odawara non fu mai attaccata frontalmente, poiché Hideyoshi si rese conto che, per giungere al successo che nemmeno il grande Takeda Shingen aveva ottenuto, il mezzo era uno solo: doveva porre la capitale Hōjō sotto un assedio ininterrotto. D’altronde, contrariamente agli assedi precedenti, per la prima volta un assediante disponeva di tutto il tempo che desiderava non avendo alcun rivale che potesse prenderlo alle spalle.

L’imponente armata circondò il castello in quello che è stato definito ‘le linee d’assedio meno convenzionali della storia del Samurai. L’accampamento degli assedianti si trasformò in un vero e proprio villaggio. I Samurai venivano intrattenuti in qualsiasi modo tramite concubine, prostitute, musicisti, acrobati, mangiatori di fuoco, giocolieri ed altri. Hideyoshi sapeva che uno scontro frontale sarebbe divenuta una carneficina per entrambi gli eserciti; pertanto, invece di attaccare, cercò di piegare il castello per scarsità di approvvigionamenti.

Dopo tre mesi d’assedio, e la fiducia del clan Hōjō iniziò a vacillare. La situazione di stallo era insuperabile e cominciarono i primi complotti di tradimento. Il castello si arrese dopo una lunga trattativa. Fu Hōjō Ujinao che andò a trattare la resa del castello.

Gli Hōjō offrirono il seppuku di Ujinao e del padre e la consegna del castello. Dopo la consultazione con Hideyoshi l’accordo richiese il suicidio solo di Ujimasa e di due consiglieri più anziani, mentre Ujinao sarebbe stato perdonato. Il giorno successivo fu raccomandato a Ujimasa e a suo fratello Hōjō Ujiteru di commettere il seppuku secondo i patti. I due si lavarono, si vestirono per la cerimonia e composero i loro versi d’addio. Poi, come tradizione, si trafissero ed estrassero dai loro corpi il pugnale. Ujinori, come assistente, dovette mozzare le loro teste con un colpo. Stava per volgere la spada contro se stesso, quando Ii Naomasa gli bloccò la mano e lo impedì.

Tomba di Hōjō Ujiteru vicino al Castello di Hachiōji

Oltre a conquistare il castello di Odawara, Hideyoshi sconfisse gli Hōjō nei loro avamposti a Hachiōji, Yorii, e Shizuoka all’interno e nei pressi della parte sud-occidentale della regione del Kantō. Il Clan Chiba, alleati della Hōjō a Shimōsa, persero il Castello di Sakura contro Honda Tadakatsu e Sakai Ietsugu dell’esercito Tokugawa durante la campagna. Chiba Shigetane, Daimyō dei Chiba, si arrese con il castello alle forze assedianti a condizione che il suo Clan non sarebbe stato eliminato. I Chiba di conseguenza vennero spogliati di tutti i loro possedimenti, mentre molti dei loro membri anziani furono presi sotto servizio da Ii Naomasa, grazie agli aiuti che aveva ricevuto molti anni prima dal Clan durante l’occupazione del castello Tsutsujigasaki di Takeda Katsuyori.

L’unico castello che non capitolò e che si arrese dopo aver saputo della consegna di Odawara fu quello di Oshi che resistette all’assedio di Ishida Mitsunari.

Conseguenze

La caduta del clan Hōjō fu totale. A Tokugawa Ieyasu furono assegnati tutti i territori del Clan e la maggior parte dei vecchi clan e samurai fedeli agli Hōjō divennero servitori dei Tokugawa.

Il padre e lo zio commisero seppuku mentre Ujinao fu risparmiato probabilmente per il legame con i Tokugawa. Fu comunque esiliato assieme alla moglie sul Monte Kōya. Ujinao poi fu spostato a Kawachi assieme allo zio Hōjō Ujinori, dove si crede morì poco dopo di vaiolo.

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Il Periodo Sengoku – Le Battaglie principali (1586-1587)

Assedio di Toshimitsu

Gli Shimazu conquistano i castelli di Toshimitsu e Funai dagli Ōtomo, nonostante i loro tentativi di ritardarne la conquista per consentire agli alleati di Hideyoshi di arrivare.

Battaglia di Hetsugigawa

Quella di Hetsugigawa fu l’ultima battaglia prima dell’arrivo dell’esercito principale di Hideyoshi a Kyūshū.

Nel 1586 a Hetsugigawa, nella provincia di Bungo, le armate d’avanguardia Toyotomi guidate da Chōsokabe Motochika e Sengoku Hidehisa (20.000 uomini) sbarcarono con l’ordine di agire in modo difensivo fino a quando ulteriori truppe si fossero unite a loro. Ma i generali decisero di disobbedire agli ordini di Hideyoshi e di aiutare gli assediati del castello di Toshimitsu. L’esercito assediante Shimazu, composto da circa 12.000 uomini, notò il loro arrivo e aumentò gli sforzi per prendere il castello.

Chosokabe Motochika
Chōsokabe Motochika (長宗我部 元親; 1538 – 11 luglio 1599)

Dopo la conquista del castello da parte degli Shimazu, Motochika propose un ritiro, ma i suoi generali insistettero per la battaglia, così gli Shimazu misero in atto la loro trappola. La forza d’esca guidata da Ijuin Hisanori attaccò attraverso il fiume e poi si ritirò, il che persuase l’ala avversaria a seguirli. Furono raggiunti da una pioggia di frecce e proiettili, e il principale corpo degli Shimazu si avventò su di loro. Dopo molte ore di combattimenti feroci le forze d’invasione si ritirarono attraverso il fiume. Chōsokabe Motochika fu costretto a segnalare un ritiro completo, durante il quale suo figlio ed erede Nobuchika fu ucciso.

1587

Battaglia di Takajō

Hidenaga sbarcò un’avanguardia di 60.000 uomini vicino a Takajō (Bungo) a cui si unirono altri 30.000 uomini dei clan Kobayakawa e Kikkawa. Negli anni precedenti il clan Shimazu si era impossessato del castello di Funai, capitale degli Ōtomo e Hidenaga si diresse verso il castello per metterlo sotto assedio sperando di incontrare l’armata degli Shimazu. Ma queste ultime ripiegarono verso Sadowara. Le forze di Hidenaga inseguirono gli Shimazu oltre Funai e iniziarono ad assediare la castello di Takashiro. Shimazu Iehisa tornò indietro con circa 30.000 uomini scontrandosi con un distaccamento di 15.000 guerrieri Toyotomi. Dopo una sanguinosa battaglia in cui entrambi gli eserciti persero molti uomini, le forze di Iehisa si ritirarono verso Sadowara.

Shimazu Iehisa presented military weaponry to Ryukyuan leader | Ryukyu  Bugei 琉球武芸
Shimazu Iehisa (島津家久; 1547 – 10 luglio 1587)

Assedio di Ganjaku

Hideyoshi sbarcò a Kyūshū nei pressi di Shimonoseki, nella provincia di Chikuzen, con circa 130.000 uomini verso la fine febbraio ed i suoi generali in comando furono Katō Kiyomasa, Gamō Ujisato, Fukushima Masanori e Mayeda Yasutoshi.

Akizuki Tanezane, alleato del clan Shimazu, rifiutò di sottomettersi a Hideyoshi e mise 3.000 uomini in difesa del castello di Ganjaku che venne messo sotto assedio il 1 aprile. Il castello si trovava in una formidabile posizione sopra una montagna ma cadde in un solo giorno. Tanezane, che aveva ripiegato sul castello di Masutomi, seppe della notizia e si diresse verso la roccaforte del clan Akizuki, il castello di Koshosan.

Assedio di Akizuki

Dopo aver conquistato il castello di Ganjaku, Hideyoshi si diresse verso il castello di Koshosan (o castello di Oguma) roccaforte principale del clan Akizuki. Si racconta che Hideyoshi distrusse il castello di Masutomi e lo fece ricostruire in un giorno per mostrare al nemico la propria potenza. Tanezane si arrese senza combattere e si sottomise a Hideyoshi.

Battaglia di Sendaigawa

Il fiume Sendai (Sendaigawa) fu tra gli ultimi ostacoli nella marcia di Hideyoshi verso Kagoshima, centro dei domini del clan Shimazu. Toyotomi Hideyoshi e il suo fratellastro Hidenaga incontrarono una forza di clan Shimazu, guidata da Niiro Tadamoto, vicino al fiume. Nonostante fosse in netta inferiorità numerica, 5.000 contro circa 170.000, Niiro guidò i suoi uomini contro la forza dei Toyotomi, e addirittura ingaggiò di persona il famoso guerriero Katō Kiyomasa in combattimento personale prima di ritirarsi al riparo della notte. Le truppe Shimazu rimaste ripiegarono verso Kagoshima.

Assedio di Kagoshima

Dopo la sconfitta di Sendaigawa, gli Shimazu si ritirarono nel loro castello di Tsurumaru, roccaforte principale del clan al centro della città di Kagoshima. Il castello si trovava sul fianco di una baia nel mezzo della quale sorgeva il vulcano di Sakurajima le cui eruzioni periodiche avevano fornito difese naturali sull’area circostante sotto forma di profonde gole serpeggianti di depositi vulcanici. Ma i monaci buddhisti locali offrirono il loro aiuto a Hideyoshi che attaccò con 60.000 uomini dalla baia sotto il vulcano. Le forze di Hidenaga, che ora si erano unite all’assedio, attaccarono dalla strada principale mentre Kiyomasa, Masanori e Yoshitaka avrebbero attaccato dai canali. Anche se Hidenaga fu fermato lungo la strada dagli Shimazu, quest’ultimi caddero nel panico quando videro le forze che attaccavano dai canaloni della baia e le forze Shimazu si ritirarono nel castello di Tsurumaru. Di fronte a una forza di attacco così numerosa gli Shimazu avviarono una trattativa entro la fine di aprile.

Conseguenze

Dopo la conquista dell’isola Hideyoshi fu misericordioso, come lo fu dopo la conquista di Shikoku; Satsuma era troppo lontana da Kyoto per essere governata, così agli Shimazu, dopo la resa, fu lasciato il governo della provincia anche se dovettero rimanere sotto il controllo del Clan Toyotomi. Le altre province dell’isola furono spartite tra i generali di Hideyoshi.

A questo punto l’intero ovest del Giappone era sotto il controllo di Hideyoshi che poté così concentrarsi sugli ultimi due Daimyō che ancora non si erano sottomessi: Hōjō Ujimasa e Date Masamune.

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Gli Yōkai – Atuikakura ア ト ゥ イ カ ク ラあ ト ぅ い か く ら

Another Yokai I've made: "Atuikakura". You can check out other yokais in my  IG. : yokai

La lettura giapponese del nome Ainu di questo Yōkai è Atuy kakura ma a volte può capitare che se ne faccia cenno anche come Atsuuikakura.

Vive nella baia di Uchiura a Hokkaido e si nutre di tutto quello che gli capita a tiro, e se ha fame e non trova nient’altro può succedere che mangi le navi di passaggio. Dall’aspetto sembra un enorme cetriolo di mare

L’Atuikakura viene avvistato raramente a causa del fatto che vive nelle profondità marine e li trascorre la maggior parte del tempo, emergendo occasionalmente per attaccarsi a pezzi di legno galleggiante spostandosi così  in altre parti della baia.

Nonostante venga visto raramente, questo Yōkai può essere molto pericoloso per le navi nella baia. Quando Atuikakura viene spaventato, si dimena selvaggiamente, distruggendo o capovolgendo le navi che capitano a tiro. A volte succede che si sbagli e scambia una barca di legno per un pezzo di legno galleggiante, vi attacca la bocca e la trascina sotto le onde.

Atuy è la parola Ainu per il mare e Kakura significa cetriolo di mare. Secondo la leggenda locale, Atuikakura si  formò quando un mouru – il tradizionale indumento intimo delle donne Ainu – si perse lungo il tragitto del fiume o nella baia. Il mouru prese dimora  sul fondo della baia di Uchiura trasformandosi  in un gigantesco cetriolo di mare.

Questo tipo di Yōkai ricorda uno Tsukumogami una categoria di “spettri” o apparizioni che traggono origine da oggetti di uso comune che si dice prendano vita dopo cento anni; il più conosciuto viene considerato un mostro non spaventoso, e si chiama Karakasa, solitamente rappresentato come un parasole con un occhio solo e un piede calzato in un geta (sandalo tipico giapponese) al posto del manico. Altri esempi sono i Bakezōri (sandali di paglia), i Kameosa (otri di sakè), i Morinji-no-kama (teiere), e i Chabukuro (sacchetto del thè).

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Risultati per le votazioni validi per la classifica del 1° Torneo Europeo Virtuale Ko Shin Kai Honbū dōjō

Ohayo Gozaimasu! Ecco i risultati delle votazioni per il 1° Torneo Europeo Virtuale Ko Shin Kai Honbū dōjō!!!

1° Classificato il M° Lucio Piccioli – Ko Shin Kai Combat Jujitsu 278 Like

2° Classificato M° Alberto Bergamini – Kuro Kumo Ryu Ninjutsu/ Ko Shin Kai 226 Like

2° Classificato M° Gian Piero Costabile Responsabile Ko Shin Kai Honbū Dōjō Calabria 160 Like

3° Classificato M° Yaroslav Yurievich Lyashenko 150

3° Classificato M° Sandro Savoldelli – Ko Shin kai Ogawa Ryu 104 Like

Complimenti a tutti!!!