Il Periodo Sengoku – Il terzo assedio di Odawara (小田原征伐 Odawara seibatsu)

Questo conflitto avvenne nella primavera-estate del 1590 e fu la principale battaglia di Toyotomi Hideyoshi durante la campagna per assoggettare il Clan Hōjō, l’unico potente clan del Periodo Sengoku che ancora non si era sottomesso al tentativo di riunificare il Giappone sotto il suo comando.

Dopo aver assoggettato il Clan Shimazu nel 1587, l’unico clan che ancora godeva di una certa indipendenza e potenza era il Clan Hōjō della provincia di Sagami. A quel tempo di il Daimyō degli Hōjō era Hōjō Ujinao, anche se le decisioni importanti venivano ancora prese dal padre Hōjō Ujimasa. La rottura con Hideyoshi avvenne circa nel 1588 quando questi aveva inviato un messaggero a Odawara con la richiesta di sottomissione. 

Castello di Odawara | castlesintheworld
Il Castello di Odawara

Tokugawa Ieyasu, alleato degli Hōjō fece pressioni sul suo vecchio amico Hōjō Ujinori affinché accettassero. Ma gli Hōjō rifiutarono, ed anche dopo la visita di Ujinori a Kyoto per incontrare Hideyoshi le posizioni non cambiarono, nonostante quest’ultimo decidesse a favore degli Hōjō una disputa con il Clan Sanada sul Castello di Numata. Tuttavia in novembre sembra che le forze Hōjō guidate dal servitore Inomata Kuninori, partirono dal castello di Numata, assediarono e conquistarono il Castello di Nagurumi, sotto il controllo del clan Sanada, ed uccisero il comandante.

Toyotomi Hideyoshi aveva imposto da tempo una regola che proibiva ai Daimyō di impegnarsi in battaglia per questioni private. Hideyoshi, dichiarando che le azioni del Hōjō erano imperdonabili, dichiarò guerra, e l’anno successivo invase il Kantō con un enorme esercito, guidato da Tokugawa Ieyasu. Importante sottolineare che Hideyoshi era pronto da tempo. Aveva già ordinato alle famiglie dei suoi vassalli di riunirsi a Kyoto come ostaggi per prevenire tradimenti.

Gli Hōjō, sapendo che non avrebbero potuto scontrarsi in campo aperto, si ritirarno con le loro truppe nella loro roccaforte di Odawara nella speranza di ripetere le vittorie avvenute negli assedi precedenti del 1561 (ad opera del Clan Uesugi) e del 1569 (Clan Takeda).

L’assedio

In realtà, Odawara non fu mai attaccata frontalmente, poiché Hideyoshi si rese conto che, per giungere al successo che nemmeno il grande Takeda Shingen aveva ottenuto, il mezzo era uno solo: doveva porre la capitale Hōjō sotto un assedio ininterrotto. D’altronde, contrariamente agli assedi precedenti, per la prima volta un assediante disponeva di tutto il tempo che desiderava non avendo alcun rivale che potesse prenderlo alle spalle.

L’imponente armata circondò il castello in quello che è stato definito ‘le linee d’assedio meno convenzionali della storia del Samurai. L’accampamento degli assedianti si trasformò in un vero e proprio villaggio. I Samurai venivano intrattenuti in qualsiasi modo tramite concubine, prostitute, musicisti, acrobati, mangiatori di fuoco, giocolieri ed altri. Hideyoshi sapeva che uno scontro frontale sarebbe divenuta una carneficina per entrambi gli eserciti; pertanto, invece di attaccare, cercò di piegare il castello per scarsità di approvvigionamenti.

Dopo tre mesi d’assedio, e la fiducia del clan Hōjō iniziò a vacillare. La situazione di stallo era insuperabile e cominciarono i primi complotti di tradimento. Il castello si arrese dopo una lunga trattativa. Fu Hōjō Ujinao che andò a trattare la resa del castello.

Gli Hōjō offrirono il seppuku di Ujinao e del padre e la consegna del castello. Dopo la consultazione con Hideyoshi l’accordo richiese il suicidio solo di Ujimasa e di due consiglieri più anziani, mentre Ujinao sarebbe stato perdonato. Il giorno successivo fu raccomandato a Ujimasa e a suo fratello Hōjō Ujiteru di commettere il seppuku secondo i patti. I due si lavarono, si vestirono per la cerimonia e composero i loro versi d’addio. Poi, come tradizione, si trafissero ed estrassero dai loro corpi il pugnale. Ujinori, come assistente, dovette mozzare le loro teste con un colpo. Stava per volgere la spada contro se stesso, quando Ii Naomasa gli bloccò la mano e lo impedì.

Tomba di Hōjō Ujiteru vicino al Castello di Hachiōji

Oltre a conquistare il castello di Odawara, Hideyoshi sconfisse gli Hōjō nei loro avamposti a Hachiōji, Yorii, e Shizuoka all’interno e nei pressi della parte sud-occidentale della regione del Kantō. Il Clan Chiba, alleati della Hōjō a Shimōsa, persero il Castello di Sakura contro Honda Tadakatsu e Sakai Ietsugu dell’esercito Tokugawa durante la campagna. Chiba Shigetane, Daimyō dei Chiba, si arrese con il castello alle forze assedianti a condizione che il suo Clan non sarebbe stato eliminato. I Chiba di conseguenza vennero spogliati di tutti i loro possedimenti, mentre molti dei loro membri anziani furono presi sotto servizio da Ii Naomasa, grazie agli aiuti che aveva ricevuto molti anni prima dal Clan durante l’occupazione del castello Tsutsujigasaki di Takeda Katsuyori.

L’unico castello che non capitolò e che si arrese dopo aver saputo della consegna di Odawara fu quello di Oshi che resistette all’assedio di Ishida Mitsunari.

Conseguenze

La caduta del clan Hōjō fu totale. A Tokugawa Ieyasu furono assegnati tutti i territori del Clan e la maggior parte dei vecchi clan e samurai fedeli agli Hōjō divennero servitori dei Tokugawa.

Il padre e lo zio commisero seppuku mentre Ujinao fu risparmiato probabilmente per il legame con i Tokugawa. Fu comunque esiliato assieme alla moglie sul Monte Kōya. Ujinao poi fu spostato a Kawachi assieme allo zio Hōjō Ujinori, dove si crede morì poco dopo di vaiolo.

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Il Periodo Sengoku – Le Battaglie principali (1586-1587)

Assedio di Toshimitsu

Gli Shimazu conquistano i castelli di Toshimitsu e Funai dagli Ōtomo, nonostante i loro tentativi di ritardarne la conquista per consentire agli alleati di Hideyoshi di arrivare.

Battaglia di Hetsugigawa

Quella di Hetsugigawa fu l’ultima battaglia prima dell’arrivo dell’esercito principale di Hideyoshi a Kyūshū.

Nel 1586 a Hetsugigawa, nella provincia di Bungo, le armate d’avanguardia Toyotomi guidate da Chōsokabe Motochika e Sengoku Hidehisa (20.000 uomini) sbarcarono con l’ordine di agire in modo difensivo fino a quando ulteriori truppe si fossero unite a loro. Ma i generali decisero di disobbedire agli ordini di Hideyoshi e di aiutare gli assediati del castello di Toshimitsu. L’esercito assediante Shimazu, composto da circa 12.000 uomini, notò il loro arrivo e aumentò gli sforzi per prendere il castello.

Chosokabe Motochika
Chōsokabe Motochika (長宗我部 元親; 1538 – 11 luglio 1599)

Dopo la conquista del castello da parte degli Shimazu, Motochika propose un ritiro, ma i suoi generali insistettero per la battaglia, così gli Shimazu misero in atto la loro trappola. La forza d’esca guidata da Ijuin Hisanori attaccò attraverso il fiume e poi si ritirò, il che persuase l’ala avversaria a seguirli. Furono raggiunti da una pioggia di frecce e proiettili, e il principale corpo degli Shimazu si avventò su di loro. Dopo molte ore di combattimenti feroci le forze d’invasione si ritirarono attraverso il fiume. Chōsokabe Motochika fu costretto a segnalare un ritiro completo, durante il quale suo figlio ed erede Nobuchika fu ucciso.

1587

Battaglia di Takajō

Hidenaga sbarcò un’avanguardia di 60.000 uomini vicino a Takajō (Bungo) a cui si unirono altri 30.000 uomini dei clan Kobayakawa e Kikkawa. Negli anni precedenti il clan Shimazu si era impossessato del castello di Funai, capitale degli Ōtomo e Hidenaga si diresse verso il castello per metterlo sotto assedio sperando di incontrare l’armata degli Shimazu. Ma queste ultime ripiegarono verso Sadowara. Le forze di Hidenaga inseguirono gli Shimazu oltre Funai e iniziarono ad assediare la castello di Takashiro. Shimazu Iehisa tornò indietro con circa 30.000 uomini scontrandosi con un distaccamento di 15.000 guerrieri Toyotomi. Dopo una sanguinosa battaglia in cui entrambi gli eserciti persero molti uomini, le forze di Iehisa si ritirarono verso Sadowara.

Shimazu Iehisa presented military weaponry to Ryukyuan leader | Ryukyu  Bugei 琉球武芸
Shimazu Iehisa (島津家久; 1547 – 10 luglio 1587)

Assedio di Ganjaku

Hideyoshi sbarcò a Kyūshū nei pressi di Shimonoseki, nella provincia di Chikuzen, con circa 130.000 uomini verso la fine febbraio ed i suoi generali in comando furono Katō Kiyomasa, Gamō Ujisato, Fukushima Masanori e Mayeda Yasutoshi.

Akizuki Tanezane, alleato del clan Shimazu, rifiutò di sottomettersi a Hideyoshi e mise 3.000 uomini in difesa del castello di Ganjaku che venne messo sotto assedio il 1 aprile. Il castello si trovava in una formidabile posizione sopra una montagna ma cadde in un solo giorno. Tanezane, che aveva ripiegato sul castello di Masutomi, seppe della notizia e si diresse verso la roccaforte del clan Akizuki, il castello di Koshosan.

Assedio di Akizuki

Dopo aver conquistato il castello di Ganjaku, Hideyoshi si diresse verso il castello di Koshosan (o castello di Oguma) roccaforte principale del clan Akizuki. Si racconta che Hideyoshi distrusse il castello di Masutomi e lo fece ricostruire in un giorno per mostrare al nemico la propria potenza. Tanezane si arrese senza combattere e si sottomise a Hideyoshi.

Battaglia di Sendaigawa

Il fiume Sendai (Sendaigawa) fu tra gli ultimi ostacoli nella marcia di Hideyoshi verso Kagoshima, centro dei domini del clan Shimazu. Toyotomi Hideyoshi e il suo fratellastro Hidenaga incontrarono una forza di clan Shimazu, guidata da Niiro Tadamoto, vicino al fiume. Nonostante fosse in netta inferiorità numerica, 5.000 contro circa 170.000, Niiro guidò i suoi uomini contro la forza dei Toyotomi, e addirittura ingaggiò di persona il famoso guerriero Katō Kiyomasa in combattimento personale prima di ritirarsi al riparo della notte. Le truppe Shimazu rimaste ripiegarono verso Kagoshima.

Assedio di Kagoshima

Dopo la sconfitta di Sendaigawa, gli Shimazu si ritirarono nel loro castello di Tsurumaru, roccaforte principale del clan al centro della città di Kagoshima. Il castello si trovava sul fianco di una baia nel mezzo della quale sorgeva il vulcano di Sakurajima le cui eruzioni periodiche avevano fornito difese naturali sull’area circostante sotto forma di profonde gole serpeggianti di depositi vulcanici. Ma i monaci buddhisti locali offrirono il loro aiuto a Hideyoshi che attaccò con 60.000 uomini dalla baia sotto il vulcano. Le forze di Hidenaga, che ora si erano unite all’assedio, attaccarono dalla strada principale mentre Kiyomasa, Masanori e Yoshitaka avrebbero attaccato dai canali. Anche se Hidenaga fu fermato lungo la strada dagli Shimazu, quest’ultimi caddero nel panico quando videro le forze che attaccavano dai canaloni della baia e le forze Shimazu si ritirarono nel castello di Tsurumaru. Di fronte a una forza di attacco così numerosa gli Shimazu avviarono una trattativa entro la fine di aprile.

Conseguenze

Dopo la conquista dell’isola Hideyoshi fu misericordioso, come lo fu dopo la conquista di Shikoku; Satsuma era troppo lontana da Kyoto per essere governata, così agli Shimazu, dopo la resa, fu lasciato il governo della provincia anche se dovettero rimanere sotto il controllo del Clan Toyotomi. Le altre province dell’isola furono spartite tra i generali di Hideyoshi.

A questo punto l’intero ovest del Giappone era sotto il controllo di Hideyoshi che poté così concentrarsi sugli ultimi due Daimyō che ancora non si erano sottomessi: Hōjō Ujimasa e Date Masamune.

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Gli Yōkai – Atuikakura ア ト ゥ イ カ ク ラあ ト ぅ い か く ら

Another Yokai I've made: "Atuikakura". You can check out other yokais in my  IG. : yokai

La lettura giapponese del nome Ainu di questo Yōkai è Atuy kakura ma a volte può capitare che se ne faccia cenno anche come Atsuuikakura.

Vive nella baia di Uchiura a Hokkaido e si nutre di tutto quello che gli capita a tiro, e se ha fame e non trova nient’altro può succedere che mangi le navi di passaggio. Dall’aspetto sembra un enorme cetriolo di mare

L’Atuikakura viene avvistato raramente a causa del fatto che vive nelle profondità marine e li trascorre la maggior parte del tempo, emergendo occasionalmente per attaccarsi a pezzi di legno galleggiante spostandosi così  in altre parti della baia.

Nonostante venga visto raramente, questo Yōkai può essere molto pericoloso per le navi nella baia. Quando Atuikakura viene spaventato, si dimena selvaggiamente, distruggendo o capovolgendo le navi che capitano a tiro. A volte succede che si sbagli e scambia una barca di legno per un pezzo di legno galleggiante, vi attacca la bocca e la trascina sotto le onde.

Atuy è la parola Ainu per il mare e Kakura significa cetriolo di mare. Secondo la leggenda locale, Atuikakura si  formò quando un mouru – il tradizionale indumento intimo delle donne Ainu – si perse lungo il tragitto del fiume o nella baia. Il mouru prese dimora  sul fondo della baia di Uchiura trasformandosi  in un gigantesco cetriolo di mare.

Questo tipo di Yōkai ricorda uno Tsukumogami una categoria di “spettri” o apparizioni che traggono origine da oggetti di uso comune che si dice prendano vita dopo cento anni; il più conosciuto viene considerato un mostro non spaventoso, e si chiama Karakasa, solitamente rappresentato come un parasole con un occhio solo e un piede calzato in un geta (sandalo tipico giapponese) al posto del manico. Altri esempi sono i Bakezōri (sandali di paglia), i Kameosa (otri di sakè), i Morinji-no-kama (teiere), e i Chabukuro (sacchetto del thè).

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Risultati per le votazioni validi per la classifica del 1° Torneo Europeo Virtuale Ko Shin Kai Honbū dōjō

Ohayo Gozaimasu! Ecco i risultati delle votazioni per il 1° Torneo Europeo Virtuale Ko Shin Kai Honbū dōjō!!!

1° Classificato il M° Lucio Piccioli – Ko Shin Kai Combat Jujitsu 278 Like

2° Classificato M° Alberto Bergamini – Kuro Kumo Ryu Ninjutsu/ Ko Shin Kai 226 Like

2° Classificato M° Gian Piero Costabile Responsabile Ko Shin Kai Honbū Dōjō Calabria 160 Like

3° Classificato M° Yaroslav Yurievich Lyashenko 150

3° Classificato M° Sandro Savoldelli – Ko Shin kai Ogawa Ryu 104 Like

Complimenti a tutti!!!

Ombra nel buio

In questa categoria inserirò tutti i numeri della nostra rivista mensile “Ombra nel Buio” in formato PDF che potrete trovare nella categoria che prende lo stesso nome.

Buona Lettura!!!

Le Kunoichi くノ

Nel Giappone antico esistettero delle donne guerriero chiamate KUNOICHI  ( letteralmente – La prima dei nove) . Le kunoichi erono divise in 5 ranghi: Donna Figlia (Chia-Nu); era quella che si stava addestrando nei  vari compiti per sostenere in seguito delle vere e proprie missioni; Madre (Chia-Mu) era una sorte di persona che reclutava tra le altre giovani ninja; Donne Guanciale (Chen-T’ou Nu’), queste erano incaricate di sottrarre informazioni al nemico con metodi che presupponevano grande esperienza nelle arti amatorie; Donne Strumento (Kung-Chu), che non e’ altro che la versione femminile dei Genin, infine vi erono le Ingannatrici (Yu-Jen), erano incaricate di propagandare false notizie al nemico. Le kunoichi erano, uno strumento di morte, l’ ultimo anello nell’ uso della strategia dell’ assassinio. Esecutrici spietate erano esperte nell’ ordire tranelli ed inganni.

Potevano essere usate come infiltrate nei castelli di signori  feudali sotto false spoglie di concubine, serve, così che,  passando inosservate,  potevano commettere atti di spionaggio senza  che venisse sospettata la loro vera identità. Queste donne ninja basavano il loro addestramento sulle tattiche di sorpresa e sulle armi nascoste. Addestrate soprattutto ad avere la capacità di manipolare la personalità del nemico. Una KUNOICHI non sprecava mai il tempo e l’ energia nelle situazioni combattive. La loro abilità nella lotta ed armamento era di colpire molto rapidamente i punti vitali del nemico.

L’ addestramento nei metodi di combattimento era estremamente versatile. Partendo dall’ autodifesa a mani nude ( vedi la GYOKKO KOSHI JUTSU, una delle nove scuole di TAIJUTSU ), era anche esperta nell’ uso di tutte le armi del NINPO ma, con l’aggiunta di tutti gli accessori femminili trasformabili in armi.

Erano estremamente abili nella pratica del JOSEIGO SHINJUTSU ( tecniche di combattimento femminile ) .

Nel repertorio delle armi della KUNOICHI troviamo il SENSSU, ventaglio dall’ apparenza innocua che nascondeva un bordo di acciaio affiliato utilizzato come arma da taglio straordinariamente efficace; l’ OBI, la fascia utilizzata come cintura lunga ferma abito, utile negli strangolamenti e nei bloccaggi degli arti; dal loro arsenale nascosto potevano estrarre il KAKITE, un anello fornito di due o più punte che serviva per rendere più efficaci gli attacchi diretti; il KAIKEN, una lama appuntita ed affilata da entrambe le parti, ed infine i NEKOTE, unghie finte affilate in metallo.

Ma l’arma principale della donna ninja, consisteva nella capacità di manipolazione della psiche del nemico.

Quindi possiamo notare come anche una donna, nonostante l’apparenza fragile,  possa essere strumento di strategia….    

Gli Yōkai – Ashireiko阿紫 霊 狐あ し れ い こ

Si traduce all’incirca come “Azi”, ovvero spirito volpe ma si conosce anche come Ashi o Ashirei e vive nelle foreste e natura selvaggia e si nutrono di carne.

Lo Yōkai Ashireiko è la classe inferiore alle Kitsune e per la maggior parte non si distingono dalle volpi normali e si ritiene che vivano fino a cento anni.

Kitsune Social Hierarchy by Flamereaper0001 on DeviantArt

La specie Ashireiko comprende sia le  volpi ordinarie che le “cugine” magiche Kitsune. Per questo motivo, la grande maggioranza delle volpi Kitsune appartiene a questa categoria.

Intorno ai cinquant’anni, tutte le Kitsune iniziano il loro addestramento mistico per sviluppare la loro magia. Cominciano a studiare antiche pratiche occulte che hanno come oggetto la venerazione  del sole, della luna e delle stelle. In particolare, sviluppano capacità di cambiare la loroforma.

Possono ottenere ciò mettendosi di fronte all’Orsa Maggiore e posizionandosi un teschio umano sulla testa. Altri oggetti possono essere introdotti in questo incantesimo per accrescere il potere del  travestimento.

Ad esempio, una Kitsune che desidera travestirsi da cuoco potrebbe anche posizionare pentole sul suo corpo. Per trasformarsi in uno dei loro travestimenti preferiti – una bellissima giovane donna – una Kitsune metterà sulla sua testa una lenticchia d’acqua, una ninfea o altre foglie, trasformandole in capelli lunghi ed aggraziati.

Quando un Ashireiko ha raggiunto i cento anni, ha affinato le sue abilità magiche abbastanza da essere promosso al grado successivo ovvero “Chiko”.

Poiché Ashireiko è la specie più numerosa, la maggior parte delle Kitsune che gli umani incontrano appartengono a questa categoria e prima che giungano ad ottenere i loro poteri magici, gli Ashireiko possono  facilmente rimanere imprigionati in trappole, feriti o addirittura uccisi da cacciatori o cani.

Solo dopo aver ottenuto i loro poteri prodigiosi iniziano a rappresentare una minaccia per gli umani. Una volta che un Ashireiko inizia a usare la magia, diventa più pericoloso, spesso in cerca di vendetta contro gli umani che gli hanno fatto torto a loro o ai suoi amici.

Kitsune - Wikipedia

La tradizione delle Kitsune è radicata in antiche superstizioni sviluppatesi nel corso di molti secoli in Cina prima di arrivare in Giappone. Il termine Ashireiko deriva da Azi, uno spirito volpe malvagio che deriva da una leggenda cinese del 3 ° secolo.

Una leggenda narra che un giorno, un soldato di nome Wang Lingxaio venne  ripetutamente attirato lontano dal suo posto da una bella donna di nome Azi. Un giorno, abbandonò completamente il suo posto. All’ufficiale in comando di Wang, Chen Hao, venne il  sospetto che la donna fosse una specie di demone. Chen raccolse i suoi uomini e cani e seguì Wang in una grotta e li lo trovarono sdraiato sul pavimento, mezzo trasformato in una volpe mentre inerme chiamava il nome di Azi.

Dopo essere stato salvato, Wang ha confessato che il piacere di stare con lei era incomparabile a qualsiasi cosa avesse mai provato.

Il nome di Azi, che si pronuncia Ashi in giapponese, è diventato sinonimo di una tentatrice bella e dalla bocca di miele con un cuore malvagio e una brama crudele di torturare gli uomini. La sua leggenda divenne la trama per le future storie sulle volpi magiche Kitsune.

Hattori Hanzo: Il Ninja Inesistente

Condivido volentieri dal sito del M° Giorgio Barbagallo, come me Deshi di Soke Federico Tsukahara Fava Famiglia Fuma Ryu – Shinobi Dokurotai Dojo, per portare chiarezza storica su un di un famoso personaggio storico erroneamente considerato come Shinobi.

Una delle famiglie più famose di Iga fu senza alcun dubbio, la famiglia Hattori. Discendono da Otomo Hosoto, un alto membro di una delle più importanti famiglie giapponesi e cinesi. La famiglia Otomo era al servizio della famiglia reale, principalmente per le sue conoscenze in materia di guerra. Ai membri della famiglia Hattori che servivano sotto la famiglia Otomo gli si permise, dopo, di formare la propia linea di discendenza famigliare.

Si dice che fu Heinaizaemon Ienaga Iga (il fondatore della Kumogakure-Ryu) il quale diede al figlio maggiore Hattori Heitaro Koreyuki il diritto di usare il nome di Kami Hattori. Il figlio mediano Hattori Heijiro Yasuyori , creò il nome della famiglia Naka Hattori e il figlio minore Hattori Heijiro Yasunori creó il nome della famiglia Shimo Hattori.

Ogni famiglia aveva il suo confalone (Mon), essendo quello di Kami Hattori Yahazu Nihon (due punte di freccia),quello di Naka Hattori Ichimotoe (un arco) e quello di Shimo Hattori Yaguruma (otto punte di freccia in un cerchio). Che ogni famiglia possedeva il suo propio (Mon) si deve al fatto che avevano tutti lo stesso rango come Samurai.

Hattori Hanzo era un samurai di Iga. Quando Oda Nobunaga invase Iga, solo 80 persone delle 3 famiglie Hattori sopravvissero.

Essi scapparono in distinte parti del Giappone. La famiglia Kami Hattori scappó presso la villa Nagaoka in Echigo. La famiglia Shimo Hattori ricevette protezione presso la famiglia Tokugawa in Mikawa e dalla famiglia Ochi nella villa Takatori, nella provincia di Yamato.

I Naka Hattori scapparono e si rifuggiarono nelle montagne di Nakano.

Hattori Hanzo fu figlio di Hattori Nazo Yasunaga, che per eredità fu un vasallo della famiglia Tokugawa, fu in questo periodo che Tokugawa si conosceva come Matsudaira. Essi appartenevano alla linea famigliare di Kami Hattori.

Hattori Hanzo fu iniziato alle arti marziali come la sua principale occupazione nella vita. Nel 1557, quando Hattori Hanzo era adolescente e aveva 16 anni, fu mandato in battaglia per la prima volta. Fu in una notte quando Tokugawa Ieyasu attacò Uzichijo in Migawa (il castello di Udo). Ottenne la sua prima ricompensa a causa delle sue notevoli abilità di lotta nel campo di battaglia. Si guadagnó il soprannome di Iwami No Kami (il fantasma), e persino Tokugawa riconobbe le sue abilità. Sol dopo fu incluso nella battaglia di Mikata Gahara nel 1542.

Il 2 Giugno, nel decimo anno di Tensho (1582 DC), Ieyasu Tokugawa (solo dopo divenne Shogun) era di ritorno a Kyoto dopo una visione che ebbe viaggiando in frontiera. Egli non aveva sufficienti guarde nel suo gruppoo, avendo la possibiltà di essere attaccato dalle forze Akechi, che potevano bloccargli l’avanzata e indurli in una imboscata.

A causa di questo tra gli alti ufficiali di Tokugawa sorsero opinioni contrastanti su come proteggere il loro Signore. L’opinione generale fu che quando Ieyasu rientrava nel sua città natale (Migawa), le sue truppe dovevano essere radunate e dovevano prendere l’iniziativa attaccando le truppe di Akechi.

Nel momento di rientrare a Migawa, Tokugawa fu costretto ad attravesare la regione di Iga, un luogo altamente pericoloso ed “infetto” da due gruppi criminali, gli Sansoku (banditi di montagna) e i Nobushi (guerrieri vagabondi). Due ufficiali di alto rango, Tadakatsu Honda e Chuji Sakai, studiarono il problema. Durante la questione Tadakatsu si rese conto che Hattori Hanzo era nato nella regione di Iga. Cosí che lo chiamó e gli chiese se aveva qualche piano strategico o tattico per proteggere il suo Signore Tokugawa.

Hanzo annuì e disse che aveva un buon piano in mente. Hattori Hanzō offrì al futuro Shogun Tokugawa Ieyasu una via di fuga passando attraverso la regione di Koga e Iga per poter rientrare nella Provincia di Mikawa con vari ninja sotto i suoi ordini (a radice di questo, Ieyasu, quando sei convirtì in Shogun, impiegó i ninja addestrati da Hanzō come guardie del Castello di Edo, il quartier Generale dello Shogunato Tokugawa).

A parte i ninja di Iga, c’erano altri gruppi di ninja, quelli di Koga ai quali potevano chiedere aiuto. Hanzo aveva un amico nella Koga-Ryu il quale accorse in aiuto di Hanzo con i suoi compagni ninja nel momento nel quale ne avevano bisogno, il suo amico si chiamava Taro-Shiro. Essi potevano avvicinarsi rapidamente e facilmente con con un segno speciale.

In questo modo potevano, portare Ieyasu in salvo usando le tecniche speciali del Ninjutsu. Più tardi i numerosi metodi di Hattori Hanzo furono ben ricompensati e fu aumentato di grado, al fronte dei guerrieri Hassenishi.

Hattori mise 200 uomini della Iga-ryū nelle vicinanze di Yotsuya vicino Edo (attuale Tokyo). Gli uomini di Iga furono i guardiani delle chiavi delle porte del castello e per ciò furono usati come agenti di Inteligence per i Shogun. La porta ad Est del Castello di Edo è chiamata “La porta di Hanzo” perchè la residenza del clan Hattori si trovava li vicino.

La Porta di Hanzo

Il figlio di Hattori Hanzo, Hattori Masanari fu comandante delle guardie di Iga nel castello di Edo però risultó meno efficiente di suo padre, quando nel 1606, gli uomini di Iga hanno inoltre evidenziato abusi nei loro confronti, i ninja di Iga continuarono essendo impiegati dagli Shogun del Clan Tokugawa fino a Tokugawa Yoshimune (che governó tra il 1716 e il 1745) che licenziò tutti i ninja dal lavoro di intelligence e li rimpiazzò con persone della località della Provincia di Kii.

Hattori Hanzo morì durante la bataglia del 4 Diciembre del 1596 all’età di 55 anni, quando era al comando di una truppa che terrorizzava ai ninja della Fuma-Ryu nella regione di Kanagawa.

Hanzo e le sue truppe seguirono i ninja della Fuma-Ryu fin dentro il mare in delle barche, però i Ninja di Fuma usarono tecniche acquatiche (Suiton-no-jutsu), per sabotare i timoni delle barche delle truppe di Iga. Quando Hanzo e i suoi uomini entrarono nelle acque per nuotare verso la riva, i Ninja di Fuma che nel frattempo avevano versato olio infiammabile nell’acqua, gli diedero fuoco; tutti morirono tra le fiamme. Ad Hattori Hanzo gli successe Hattori Masashige.

La popolazione del Giappone tuttavia cantano lode su Hanzo intorno ai Kama Uchi; lui fu conocsciuto anche come “Il grande lancere“, un guerriero molto forte, anche nei manoscritti antichi non vi è ninete che lo relazioni al Ninjutsu, se non come un Bushi (Samurai) di Iga. Sotto il governo di Tokugawa Iemitsu, a molti ninja non gli piacque il modo in cui furono trattati e disonorarono, cosi che decidettero pianificare una rivolta contro gli avi di Hattori Hanzo, che stavano tuttavia al servizio dello Shogun.

La rivolta fu conosciuta come “L’incidente del Tempio di Sasa“, che fu respinta dalla truppe dello Shogun e i leader avversari furono catturati e uccisi. Questa rivolta fu l’epilogo della grande era della famiglia Hattori, dall’essere sopraffatti dalla loro mancanza di controllo sulla situazione, persero il loro status sociale, giungendo al termine come ryu.

I resti di Hanzo Hattori giaciono nel tempio di Sainen-ji a Shinjuku, Tokyo.
La Hanzo-no Yari (La lancia di Hattori Hanzo)
copertina del libro di Yukio Sama

Fonte: “Historia del Japon” – “Storia del Giappone” di Kaibara Yukio.Questo è un libro Ufficiale della storia giapponese, che oggigiorno si usa ancora negli istituti di questo paese. Non è un libro scritto da amatori o studiosi occidentali di parte, è integralmente scritto da uno storico giapponese di grande fama.

Traduzione in Spagnolo: Soke Federico Fava Colucci Traduzione in Italiano: Sensei Giorgio Barbagallo

Periodo Sengoku – La sottomissione di Shikoku – 四国平定 Shikoku heitei

La sottomissione di Shikoku (四国平定 Shikoku heitei) avvenne nel 1585 quando Toyotomi Hideyoshi decise di sottomettere la più piccola isola del Giappone, Shikoku, che era governata da Chōsokabe Motochika.

La sottomissione dell’isola fu inizialmente psicologica. Hideyoshi fece circolare la voce sull’isola dalle sue spie che un’invasione era imminente così l’allarmato Motochika inviò a Osaka dei messaggeri per capire la verità. Questi messaggeri tornarono con una proposta. Motochika doveva arrendersi e sottomettersi ai Toyotomi, che in cambio gli avrebbe lasciato governare la provincia di Tosa. Motochika, che aveva impiegato circa 25 anni per sottomettere l’intera isola, rifiutò sdegnato. Quindi le armate iniziarono a muoversi.

Durante l’invasione le forze di Hideyoshi fu divisa in tre armate. La prima, guidata da Hashiba Hidenaga e Hashiba Hidetsugu, consisteva i 60.000 uomini e assaltò le province di Awa e Tosa avvicinandosi attraverso l’isola di Akashi. La seconda armata guidata da Ukita Hideie era composta di 23.000 uomini e si diresse contro la provincia di Sanuki. L’altra armata di 30.000 uomini guidati da Mōri Terumoto, Kobayakawa Takakage e Kikkawa Motonaga sbarcarono sulla provincia di Iyo. In totale ci vollero 600 grandi navi e 103 più piccole per trasportare l’esercito di Hideyoshi a Shikoku.

Mōri Terumoto - Wikipedia
Mōri Terumoto 毛利 輝元; (Aki, 4 febbraio 1553 – 2 giugno 1625)

Nonostante le enormi dimensioni dell’esercito di Hideyoshi e i suggerimenti dei suoi consiglieri, Motochika scelse di combattere per difendere i suoi territori. Le battaglie culminarono nell’assedio del castello di Ichinomiya, che durò per 26 giorni. Motochika fece un timido tentativo di liberare il suo castello dall’assedio, ma alla fine mediò con Hideyoshi la sua resa. Le condizioni restarono generose per Motochika a cui fu permesso di mantenere la provincia di Tosa, mentre il resto di Shikoku venne diviso tra i generali di Hideyoshi.

La sottomissione di Kyūshū (九州平定 Kyūshū heitei) avvenne tra dal 1586 al 1587 in Giappone durante il periodo Sengoku. 

Toyotomi Hodeyoshi, che controllava a quel tempo gran parte del Giappone, decise di sottomettere l’isola di Kyūshū che era governata quasi interamente dal Clan Shimazu e dai suoi vassalli.

Invasione dell’isola

Nel 1586 il Clan Shimazu* aveva portato a termine la conquista di gran parte dell’isola di Kyūshū. Venuti a conoscenza dei piani di Hideyoshi di invadere l’isola, si ritirarono dall’assedio del castello di Tachibana, ripiegando gran parte delle loro forze nella provincia di Higo, mentre le restanti armate rimasero nella provincia di Bungo. Li conquistarono il castello di Funai dal Clan Ōtomo** e si prepararono per l’invasione.

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 Mon del clan Shimazu

Gli Ōtomo erano supportati dagli eserciti di Sengoku Hidehisa e Chōsokabe Motochika, un importante signore di Shikoku che era stato sconfitto da Hideyoshi l’anno precedente, e del quale si era messo al servizio. Anche se la provincia di Bungo alla fine cadde interamente sotto il controllo degli Shimazu, i generali avversari indebolirono le truppe di Satsuma, in preparazione dell’arrivo degli eserciti di Hideyoshi e di quelli del Clan Mōri, un altro alleato dei Toyotomi. Shimazu Iehisa subì ingenti perdite per mano dei Chōsokabe nella battaglia di Hetsugigawa in quell’anno. In seguito Iehisa inseguì gli Ōtomo al castello di Usuki, ma una volta che Hideyoshi e suo fratello Hidenaga misero piede sull’isola gli Shimazu furono costretti a ritirarsi.

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 Mon del clan Ōtomo

Hidenaga sbarcò a sud di Bungo, attaccando gli Shimazu a Takajō, sulla costa orientale di Kyūshū, nel 1587. Nel frattempo Hideyoshi portò le proprie forze lungo una rotta più occidentale, attaccando il castello di Ganjaku nella provincia di Chikuzen, che era controllato dal Clan Akizuki***. Con la sconfitta dei vassalli Shimazu nel nord dell’isola tutte le armate Toyotomi si diressero verso la provincia di Satsuma.

Mon Akizuki.jpg
 Mon del clan Akizuki

Alla fine le due forze Toyotomi si incontrarono con l’intenzione di assaltare il castello roccaforte degli Shimazu a Kagoshima se quest’ultimi non si fossero ancora arresi. Tuttavia Shimazu Yoshihisa si sottomise all’autorità di Hideyoshi e risparmiò l’assedio. Dopo essersi assicurato il dominio sull’isola Hideyoshi era ora libero di spostare la sua attenzione sul Clan Hōjō**** del Kantō, l’ultimo grande clan che ancora si opponeva al suo dominio.

北条早雲が育てた小田原の城下町 | 楽しくわかりやすい!?歴史ブログ
Mon del Clan Hōjō

Hideyoshi fece dell’isola di Kyūshū il porto principale per l’invasione della Corea.

*Shimazu (島津氏) era il nome della famiglia cui appartenevano i Daimyō dello han di Satsuma, che si estendeva sulle province di Satsuma, Ōsumi e Hyūga, in Giappone.

**Il Clan Ōtomo (大友氏 Ōtomo-shi) fu un potente Clan di Samurai del Giappone medievale durante l’epoca Sengoku e dominò principalmente nell’isola di Kyūshū.

*** Il Clan Akizuki (秋月氏 Akizuki-shi) fu un Clan del periodo feudale in Giappone che dichiarava la propria discendenza da Achi no Omi.

**** Il Clan Hōjō (北条氏 Hōjō-uji) fu una influente famiglia di reggenti (shikken) dello shogunato di Kamakura. Loro capostipite fu Tokiie, discendente del Clan Taira, la cui famiglia prese poi il nome dal villaggio di Hōjō nella provincia di Izu, che verso la fine del Periodo Heian era il feudo della famiglia.

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Filmati validi per il 1° Torneo Europeo Virtuale Ko Shin Kai Honbū Dōjō

Qui di seguito sono state inserite le esibizioni virtuali dei vari Maestri che partecipano al 1° Torneo Europeo Virtuale Ko Shin Kai Honbū Dōjō.

M° Alberto Bergamini “Kuro Kumo Ryu Ninjutsu/Bujutsu” Ferrara – Emilia Romagna (Italia) Performance – Ninja Buki Atsukai

M° Lucio Piccioli “Budokan Arezzo” Arezzo – Toscana (Italia) Performance Kata Combat Jujitsu

M° Sandro Savoldelli “Clan Bushido Brescia” Brescia – Lombardia Italia Katana Atsukai

M° Alberto Bergamini “Kuro Kumo Ryu Ninjutsu/Bujutsu” Ferrara – Emilia Romagna (Italia) Performance – Ninja Buki – Kama – Jutsu ichi

M° Alberto Bergamini “Kuro Kumo Ryu Ninjutsu/Bujutsu” Ferrara – Emilia Romagna (Italia) Performance – Ninja Buki – Kama – Jutsu ni

M° Gian Piero Costabile ASD Senshin Dōjō – Responsabile Ko Shin Kai Honbū Dōjō Cosenza – Calabria (Italia) Performance “Kata Haffa detto “Della Gru Bianca”

Abramov Andrey Gennadievich Deshi M° Yaroslav Lyashenko Rappresentante Russia Ko Shin Kai Honbū Dōjō

Abramov Andrey Gennadievich Deshi M° Yaroslav Lyashenko Rappresentante Russia Ko Shin Kai Honbū Dōjō

Abramov Nikolay Andreevich Deshi M° Yaroslav Lyashenko Rappresentante Russia Ko Shin Kai Honbū Dōjō

Abramov Nikolay Andreevich Deshi M° Yaroslav Lyashenko Rappresentante Russia Ko Shin Kai Honbū Dōjō

Basic Self defense Kata with partner, Tori Yaroslav Yurievich Lyashenko, Uke Alexander Novomlinc

Kaseev Artem Olegovich Deshi M° Yaroslav Lyashenko Rappresentante Russia Ko Shin Kai Honbū Dōjō

Kaseev Artem Olegovich 2 Deshi M° Yaroslav Lyashenko Rappresentante Russia Ko Shin Kai Honbū Dōjō

Klepfish Mikhail Borisovich Deshi M° Yaroslav Lyashenko Rappresentante Russia Ko Shin Kai Honbū Dōjō

Klepfish Mikhail Borisovich2 Deshi M° Yaroslav Lyashenko Rappr.te Russia Ko Shin Kai Honbū Dōjō

Naumkin Platon Sergeevich, 5 Kyu Deshi M° Yaroslav Lyashenko Rappr.te Russia Ko Shin Kai Honbū Dōjō

Basic Self defense Kata with two Uke Yaroslav Y Lyashenko, Ko Shin Kai Russia, Modern Jujutsu Syntesys

Naumkin Platon Sergeevich 2 Deshi M° Yaroslav Lyashenko Rappr.te Russia Ko Shin Kai Honbū Dōjō

Novomlinchenko Alexandder Anatolyevich Deshi M° Yaroslav Lyashenko Rappr.te Russia Ko Shin Kai Honbū Dōjō

Novomlinchenko Alexandder Anatolyevich 2 Kyu Deshi M° Yaroslav Lyashenko Rappr.te Russia Ko Shin Kai Honbū Dōjō

Zaremsky Alexey Sergeevich Deshi M° Yaroslav Lyashenko Rappr.te Russia Ko Shin Kai Honbū Dōjō

Zaremsky Alexey Sergeevich 2 Deshi M° Yaroslav Lyashenko Rappr.te Russia Ko Shin Kai Honbū Dōjō

KOSHINKAI JU JITSU DOJO CAPOSCUOLA ASD BUDOKAN AREZZO MAESTRO 5° DAN RENSHI LUCIO PICCIOLI

Istr. Francesco Gardumi Krav Maga Ko Shin Kai Honbū Dōjō Ferrara (Emilia Romagna)

Istr. Francesco Gardumi Krav Maga Ko Shin Kai Honbū Dōjō Ferrara (Emilia Romagna)

Canale Youtube Kuro Kumo Ryu Ninjutsu – Ko Shin Kai Honbū Dōjō 1° Trofeo Europeo Ko Shin Kai Honbū Dōjō

Ohayo gozaimasu! Questo è il canale in cui verranno postati i video riguardanti il 1° Torneo Ko Shin Kai Honbū Dōjō ISCRIVETEVI!!!Ohayo gozaimasu! This is the channel where the videos regarding the 1st Ko Shin Kai Honbū Dōjō Tournament will be posted SIGN UP!!!¡Ohayo gozaimasu! Este es el canal donde se publicarán los videos sobre el 1er Torneo Ko Shin Kai Honbū Dōjō. INSCRIBIRSE!!! Ohayōgozaimasu! Dai 1-kai hikari shingai honbu dōjō taikai no dōga o keisai suru chan’nerudesu. Sain’appu!!!おはようございます! 第1回光新会本部道場大会の動画を掲載するチャンネルです。サインアップ!!!

https://www.youtube.com/channel/UCR92B1oQDnVpVL46S-CTiUQ

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Periodo Sengoku – La battaglia di Tedorigawa 手取川の戦い Tedorigawa no Tatakai

La Battaglia di Tedorigawa si svolse nel 1577 vicino al fiume Tedori nella provincia di Kaga in Giappone. Il luogo della battaglia si trova oggi nella prefettura di Ishikawa.

Dopo la vittoria di Oda Nobunaga nella battaglia di Nagashino, Uesugi Kenshin ruppe le sua alleanza con Oda Nobunaga e Tokugawa Ieyasu, e ne iniziò un’altra nel 1575 con un monaco guerriero dell’Ishiyama Hongan-ji degli Ikkō-ikki e Takeda Katsuyori del clan Takeda, con i quali in precedenza era sempre stato in guerra.

Takeda Katsuyori - Wikipedia
Takeda Katsuyori 武田 勝頼 (1546 – 3 aprile 1582)

La campagna di Tedorigawa precipitò con l’intervento degli Uesugi nei domini del clan Hatakeyama nella provincia di Noto, un territorio sotto il controllo degli Oda. L’evento che provocò l’intervento Uesugi fu il colpo di stato del generale, simpatizzante Oda, Chō Shigetsura, che uccise Hatakeyama Yoshinori, signore di Noto e lo sostituì con il fantoccio Hatakeyama Yoshitaka. Ne seguì che Kenshin, capo degli Uesugi, mobilitò un’armata e la guidò contro Shigetsura. Di conseguenza Nobunaga mandò un’armata guidata dai suoi migliori generali Shibata Katsuie, Hashiba Hideyoshi e Maeda Toshiie ad aiutare i suoi alleati.

Kenshin prese l’iniziativa e circondò le forze di Shigetsura per non permettergli di congiungersi con quelle Oda, ed intrappolò Chō Shigetsura(Tsunatsura) nel castello di Nanao (principale roccaforte Hatakeyama nella provincia). Riuscì a uccidere Shigetsura, e gli Hatakeyama di Noto cambiarono alleanza con gli Uesugi.

Le forze Oda sotto il comando di Shibata Katsuie, Hashiba Hideyoshi e Maeda Toshiie attraversarono il fiume Tedori (Minatogawa o Tedorigawa) e si prepararono ad entrare nella provincia di Noto, poiché ancora non sapevano che il castello di Nanao era caduto. L’armata Oda fermò la sua marcia e riattraversò indietro il fiume quando venne a conoscenza della caduta dei castelli di Nanao e Suemori. Uesugi Kenshin, rafforzato dalle truppe Hatakeyama, avanzò verso le posizioni Oda. L’armata Oda voleva usare i cannoni contro gli Uesugi bombardandoli dall’altra parte del fiume. Tuttavia una finta mossa notturna di Kenshin (per far credere di aver diviso le forze) portò Nobunaga ad ordinare a Shibata Katsuie di caricare le linee Uesugi sulle rive del fiume. Kenshin ordinò a quel punto che fossero aperte le cateratte del fiume. La forte corrente del fiume ed anche la pioggia impedì agli Oda di usare in maniera efficace gli archibugi ed i cannoni. La stessa carica Oda fu respinta per la corrente ed anche per la scarsa abilità degli ashigaru di cui era costituita la loro armata; le truppe Oda furono spinti nel fiume. Dopo aver perso migliaia di uomini in combattimento e molti altri cercando di fuggire attraversando il fiume, Nobunaga ordinò il ritiro nella provincia di Ōmi.

Shibata Katsuie – Samurai World
Shibata Katsuie 柴田 勝家 (1522- June 14, 1583)

Kenshin portò la sua armata indietro nella provincia di Noto ed ordinò la riparazione del castello di Nanao, mentre lui tornò a Echigo. Gli Uesugi ebbero una vittoria significativa a Tedorigawa. Come risultato la distribuzione del potere a nord si spostava verso Kenshin e gli Uesugi furono in grado temporaneamente di estendere la loro influenza nella provincia di Kaga. Ci sono numerosi dibattiti di studiosi sulle successive mosse che aveva in mente Kenshin; comunque, da lettere scritte da Kenshin sembra che gli Oda non venissero visti come una reale minaccia in quel momento, anche se Kenshin probabilmente volesse tenere segrete le sue vere intenzioni. In queste lettere ai samurai del Kantō sembra che Kenshin volesse muoversi contro gli Hōjō e non verso Kyōto. Secondo un racconto dell’epoca Nobunaga avrebbe confessato a un suo ufficiale che se Kenshin fosse arrivato a Kyōto con il suo esercito egli non avrebbe avuto altra scelta che arrendersi e sperare di essere risparmiato. Comunque Kenshin morì prima di iniziare le sue mosse. Conseguentemente alla sua morte per il clan Uesugi iniziò una lotta di successione sche sfociò in una guerra civile e approfittando della situazione nel 1582 le forza Oda li ricacciarono indietro nella provincia di Echigo.

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1° Torneo Ko Shin Kai

Ohayō gozaimasu!! Grazie al consiglio del M° Yaroslav Lyashenko Responsabile Ko Shin Kai della Russia, stiamo raccogliendo video dei Kata o performance Marziali di tutti i Maestri Ko shin Kai per serviranno per un Torneo virtuale (in attesa di organizzare dal vivo) il cui vincitore verrà proclamato il giorno 1° Maggio!!! Tutti i Maestri che vorranno partecipare dovranno mandarmi un video della loro Scuola o individuale! Vi aspetto tutti!Ohayō gozaimasu! Thanks to the advice of M ° Yaroslav Lyashenko Head Ko Shin Kai of Russia, we are collecting videos of the Kata or Martial performances of all the Ko shin Kai Masters to be used for a virtual Tournament (waiting to be organized live) whose winner will be proclaimed the day 1st May !!! All Masters who want to participate must send me a video of their School or individual! I’m waiting for you all!¡Ohayō gozaimasu!! Gracias al consejo de M ° Yaroslav Lyashenko Head Ko Shin Kai de Rusia, estamos recopilando videos de las actuaciones de Kata o Marcial de todos los Maestros de Ko shin Kai para ser utilizados en un Torneo virtual (a la espera de ser organizado en vivo) cuyo ganador será sea ​​proclamado el día 1 de mayo !!! ¡Todos los Maestros que quieran participar deben enviarme un video de su Escuela o individuo! ¡Los estoy esperando a todos!おはようございます! ロシアのM°YaroslavLyashenkoヘッドKoShin Kaiのアドバイスのおかげで、勝者が5月1日を宣言する!!! 参加したいすべてのマスターは私に彼らの学校または個人のビデオを送らなければなりません! 皆様をお待ちしております! Ohayōgozaimasu! Roshia no M ° YaroslavLyashenko heddo KoShin Kai no adobaisu no okage de, shōsha ga 5 tsuki 1-nichi o sengen suru! ! ! Sanka shitai subete no masutā wa watashi ni karera no gakkō matawa kojin no bideo o okuranakereba narimasen! Minasama o omachi shite orimasu!

Periodo Sengoku – La battaglia di Nagashino 長篠の戦い – Nagashino no Tatakai

è un conflitto avvenuto nel 1575 vicino all’omonimo castello nella pianura di Shidaragahara (設楽原, attualmente Shinshiro), nella provincia di Mikawa in Giappone. Il castello era posto sotto assedio da parte delle forze di Takeda Katsuyori (武田勝頼) sin dal 17 giugno dello stesso anno; Okudaira Nobumasa (奥平貞昌), un vassallo di Tokugawa, era al comando delle forze difensive. Le truppe del clan Takeda attaccarono poiché il castello rappresentava una minaccia per le linee di rifornimento.

Battaglia di Nagashino: fanteria contro cavalieri

Sia Tokugawa Ieyasu (徳川家康) che Oda Nobunaga (織田信長) mandarono truppe per rompere l’assedio, e le loro forze combinate riuscirono a sconfiggere Takeda Katsuyori. L’abilità nell’utilizzo di armi da fuoco da parte di Nobunaga per avere la meglio sulle tattiche di cavalleria di Takeda è spesso citata come un punto di svolta nella tecnica militare giapponese: molti la citano come la prima battaglia giapponese “moderna”. La carica di cavalleria era stata introdotta solo una generazione prima dal padre di Katsuyori, Takeda Shingen (武田信玄); per altro, le armi da fuoco erano già state usate in battaglie precedenti. L’innovazione di Oda Nobunaga furono gli steccati di legno e le scariche di fuoco a rotazione che portarono ad una decisiva vittoria a Nagashino.

Schieramento

Basandosi su quanto scritto nello Shinchō kōki 信 長 公 記 *, Oda Nobunaga e Tokugawa Ieyasu schierarono un contingente totale di 38 000 uomini per spezzare l’assedio posto al castello da parte di Takeda Katsuyori. Degli originali 15 000 assedianti di Takeda solo 12 000 affrontarono l’esercito di Oda e Tokugawa in questa battaglia. Oda e Tokugawa posizionarono i loro uomini lungo la pianura presso il castello, dietro il Rengogawa (連吾川), un piccolo corso d’acqua i cui ripidi argini avrebbero rallentato le cariche di cavalleria per le quali era famoso il clan Takeda. Cercando di proteggere i propri archibugieri, per i quali successivamente diverrà famoso, Nobunaga costruì diverse palizzate di legno, preparando i suoi fucilieri ad attaccare la cavalleria dei Takeda con scariche di proiettili. Gli steccati servirono ad attutire l’impeto della cavalleria in carica, oltre che a fornire protezione dai colpi di spada e di lancia, ed una più limitata protezione dalle frecce. Furono posizionate porte o cancelli in fitte ed alte palizzate per incanalare le cariche di cavalleria in corsie dove sarebbero state in svantaggio, esposte maggiormente a spari, frecce e colpi di spada e lancia da parte dei difensori degli steccati. Il rapporto era approssimativamente di tre fucilieri ogni quattro Samurai a cavallo dei Takeda; delle forze di Oda Nobunaga, circa 1 000 – 1 500 soldati erano archibugieri samurai (diverse fonti anglofone riportano 3 000 come numero di archibugieri, sebbene la maggior parte degli storici giapponesi attualmente sia concorde sul fatto che il documento usato come fonte fu alterato da uno storico della famiglia Tokugawa durante il Periodo Edo) che furono posti sotto il comando dei suoi horo-shu (母衣衆), o guardie del corpo di élite. Oda mandò piccoli contingenti contro Takeda per simulare attacchi frontali, cosa che spinse quest’ultimo a muovere le proprie truppe.

Scontro

Gli uomini di Takeda uscirono dalla foresta e si trovarono a 200 – 400 metri dalle palizzate della coalizione Oda-Tokugawa. La breve distanza, la grande potenza di carica della cavalleria dei Takeda, in aggiunta alla pesante pioggia, che Katsuyori pensava avrebbe reso inutili gli inneschi delle armi da fuoco, lo incoraggiarono a ordinare la carica. La cavalleria dei Takeda era temuta sia dalle truppe di Oda che di Tokugawa, sconfitte da questa in passato nella Battaglia di Mikatagahara (三方原の戦い). I cavalli rallentarono per attraversare il torrente, e venne sparato loro contro non appena questi uscirono dal corso d’acqua, alla distanza approssimativa di 50 metri; questa era considerata la distanza perfetta per trapassare l’armatura della cavalleria. Nella strategia militare, il successo di qualsiasi carica di cavalleria dipende dalla rottura dei ranghi della fanteria, così che la cavalleria stessa possa travolgere le truppe. Se la fanteria non rompe i ranghi tuttavia, le cariche di cavalleria spesso sono destinate a fallire, dato che anche i cavalli da guerra addestrati non hanno la possibilità o si rifiutano di avanzare fra i solidi ranghi dei nemici.

Epilogo

Grazie alle incessanti raffiche di proiettili ed al rigido controllo delle linee da parte degli horo-shu, gli archibugieri rimasero al proprio posto e furono in grado di respingere tutte le cariche della cavalleria nemica. I lancieri ashigaru colpirono attraverso o sopra le palizzate ogni cavallo sopravvissuto alle scariche iniziali, ed i Samurai, con spade e lance più corte, affrontarono in duello ogni guerriero Takeda che avesse superato le barricate di legno. Resistenti difese alla fine degli steccati impedirono alle forze dei Takeda di attaccare le palizzate dai fianchi. Intorno a metà pomeriggio le truppe di Takeda ruppero i ranghi, fuggirono e vennero incalzate ed uccise. Secondo lo Shinchō kōki le perdite di Takeda ammontarono a 10 000 uomini, due terzi della originale forza d’assedio; tuttavia questo numero sembrerebbe eccessivamente alto, ed è molto probabile che si tratti di un’esagerazione. Altre fonti contemporanee parlano di 1 000 uomini morti in battaglia ed altri 2 000 durante la ritirata, e questo numero sembra molto più probabile. Otto dei famosi ventiquattro generali furono uccisi in questa battaglia, compresi Baba Nobuharu (馬場信春), Yamagata Masakage (山県昌景), e Naitō Masatoyo (内藤昌豊).

Conseguenze

La Battaglia di Nagashino può essere considerata un punto di svolta nella storia del Giappone. Nonostante avessero già preso parte a diverse battaglie, i primi archibugieri erano considerati di scarsa importanza a causa dell’inaffidabilità delle armi da fuoco dell’epoca: gli archibugi avevano bisogno di molto tempo per essere ricaricati (se non si usava la strategia del “fuoco continuo” in cui una fila sparava, e ricaricava mentre la seconda fila sparava); quando bagnati, i fucili erano quasi inutili e comunque nel corso dello scontro tendevano a surriscaldarsi o rompersi a causa di polvere da sparo incastrata, provocando esplosioni di metallo e legno in faccia agli stessi fucilieri. Dopo la Battaglia di Nagashino gli archibugi divennero una dotazione militare standard nel contesto bellico giapponese; nonostante ancora abbastanza inaffidabili, gli archibugi si erano dimostrati molto utili. La sconfitta della famosa cavalleria dei Takeda significò anche una evoluzione nelle modalità di gestione delle battaglie, che si allontanò dai più “cavallereschi” combattimenti all’arma bianca di cavalleria e fanteria, spingendosi verso un modo di combattere meno personale e più industrializzato, dipendente da un equipaggiamento avanzato e da nuove tattiche tanto quanto dal valore personale.

*Lo Shinchō kōki ( 信 長 公 記 ) , è la cronaca di Oda Nobunaga compilata nel periodo Edo sulla base dei racconti di Ōta Gyūichi ( 太 田 牛 一 ) , un guerriero che seguì lo stesso Nobunaga.

Lo Shinchō kōki copre dal 1568, quando Nobunaga entrò a Kyoto fino alla sua morte nel 1582. La cronaca compilata è composta da 16 volumi ed è considerata “per lo più fattuale” e “affidabile”. Esistono numerosi manoscritti con titoli diversi, come Azuchiki ( 安 土 記 ) e Shinchōki ( 信 長 記 ) . In esso non si trovano solo argomenti legati allo stesso Oda Nobunaga, ma anche su altri argomenti, come l’arte del tè .

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Lo spionaggio in Giappone – l’Istituto delle Ombre

IL GIAPPONE, A SIMILITUDINE DELLE ALTRE due potenze dell’Asse sconfitte nella seconda guerra mondiale, ha visto il suo sistema di sicurezza e di intelligence ricostruito dagli Stati Uniti in funzione della guerra fredda contro la minaccia sovietica e cinese. È stato infatti il generale Douglas Mac Arthur, il proconsole americano a Tōkyō, a riorganizzare il primo nucleo di controspionaggio nel 1948. Proprio il generale che aveva imposto una netta svolta pacifista iscritta nella costituzione, di fronte alla minaccia comunista decise una prima ristrutturazione delle forze di sicurezza interna, premessa dell’espansione di quelle che diverranno le Forze di autodifesa. Gli occupanti statunitensi imposero al Giappone sconfitto nella seconda guerra mondiale il completo disarmo, che prevedeva persino la chiusura dei club di arti marziali, discipline praticate dai servizi speciali giapponesi durante il periodo bellico e insegnate nell’Istituto delle Ombre o Scuola di Nakano, dove venivano preparati gli agenti speciali giapponesi. La minaccia comunista spinse ben presto il generale Mac Arthur a riconsiderare la creazione di un sistema di sicurezza nipponico. L’uomo scelto dal proconsole americano fu il generale Charles A. Willoughby, capo del J2, l’intelligence dello Stato maggiore di Mac Arthur dal 1941 al 1951. Ferocemente anticomunista, al punto che Mac Arthur, lo aveva soprannominato «my pet fascist», Willoughby si servì dell’ex capo dell’intelligence dell’esercito imperiale, il generale Seizō Arisue, per individuare gli ufficiali che potevano creare delle organizzazioni semiprivate da impiegare nel contrasto al comunismo. Tra questi vi erano il generale Tanaka Ryûkichi  e il colonnello Hattori Takushiro, che formarono una propria agenzia di spionaggio privata, la Hattori Kikan, che contava fino a 350 uomini provenienti dai vecchi servizi del Sole Levante. La Hattori Kikan e le altre formazioni si unirono in un’organizzazione segreta, la Katō, che ricordava le reti Gladio che contemporaneamente iniziavano a essere create in Europa su iniziativa dei servizi anglo-americani. Come Gladio, Katō, che riceveva supporto logistico e finanziario americano, aveva il compito di organizzare la resistenza a un’ipotetica invasione dell’arcipelago da forze sovietiche e/o cinesi, ma è stata sospettata di aver commesso attentati sotto «falsa bandiera» (false flag) da attribuire ai comunisti. Uno dei collaboratori dell’Hattori Kikan, Watanabe Testuzō, creò insieme a persone legate ai servizi della Corea del Sud e di Taiwan la Lega anticomunista dei popoli dell’Asia, la quale a sua volta era parte della Lega anticomunista mondiale, un’organizzazione internazionale sponsorizzata dalla Cia e da alcuni servizi a essa legati, per inquadrare formazioni dell’estrema destra a livello mondiale in azioni di propaganda e di influenza (e non solo) al fine di contrastare quelle di sinistra. In questo clima di fervore anticomunista non stupisce che anche uomini della Yakuza venissero reclutati per condurre operazioni di bassa manovalanza, come i pestaggi dei portuali in sciopero, mentre invece i loro capi, alcuni dei quali avevano fatto fortuna in Manciuria insieme ai responsabili locali dell’intelligence nipponica, si videro affidati compiti di corruzione del sistema politico giapponese per conto dello Zio Sam. Tra i criminali di guerra salvati dai processi postbellici va ricordato Shirō Ishii, fondatore dell’Unità 731 che ha condotto esperimenti di guerra biologica sui prigionieri di guerra cinesi, coreani e anglo-americani in Manciuria.

Shirō Ishii

In cambio dei dati dei suoi esperimenti Shirō scampò il processo di Tōkyō. Dal 1950 il J2 militare viene progressivamente sostituito dalla Cia nelle operazioni in Giappone e in Corea del Sud, a seguito del brutale allontanamento di Mac Arthur deciso dal presidente Truman. Installata nella base area di Atsugi la Cia in Giappone creò una vasta rete di collaboratori e di spie con lo scopo di infiltrare e finanziare il Partito liberal-democratico (Pld) che governerà il Giappone durante la guerra fredda, di infiltrare e indebolire le formazioni avversarie, in particolare il Partito socialista, i sindacati e alcune formazioni giovanili. Tra gli agenti della Cia attivi tra gli anni Cinquanta e Settanta va annoverato Kodama Yoshio, celebre per essere stato al centro dello scandalo Lockheed in Giappone. Proprio in Giappone inoltre l’Agenzia ha reclutato Ngô Ðình Diêm, ex agente indocinese della Kampeitai (la Gestapo giapponese), durante la seconda guerra mondiale, che diventerà l’uomo scelto dagli americani per guidare il Vietnam del Sud dopo la partenza dei francesi.

Kempeitai - Wikipedia
Ufficiali della Kampeitai

2. La prima vera agenzia di intelligence ufficiale del Giappone postbellico, l’Ufficio di ricerca del primo ministro, conosciuto con l’acronimo giapponese di Naisho e con quello inglese di Cabinet Intelligence and Research Office (Ciro), venne fondata il 9 aprile 1952. Al Naisho verrà in seguito attribuito il compito di coordinare gli apparati di intelligence delle altre amministrazioni dello Stato. Il suo personale proviene dai ministeri degli Esteri, della Difesa, del Commercio estero e delle Finanze, ma il suo direttore generale è un alto ufficiale di polizia che è stato formato all’analisi geopolitica, sottolineando il predominio degli ufficiali di polizia nelle strutture di intelligence del dopoguerra. Il controspionaggio venne organizzato attorno al Kōan Chōsa Chō, l’Fbi giapponese, fondato nel 1952. A seguito del trattato di pace di San Francisco del 1951, il Giappone poté gradualmente dotarsi di Forze armate, pudicamente definite di autodifesa. Queste ultime sono divise in componenti di terra, di mare e di aria, ognuna delle quali dotata di un proprio reparto di intelligence, sui quali gli americani continuano a esercitare un forte controllo se è vero, come emerso a distanza di decenni, che nell’ambito della componente terrestre era stato creato nel 1956 un piccolo reparto Humint sotto l’egida dell’Us Army, senza che le alte autorità nipponiche ne fossero a conoscenza. Il reparto, denominato Musashi, disponeva di uffici di copertura nel Sud-Est asiatico e ha inviato spie persino in Corea del Nord, nell’allora Unione Sovietica e in Polonia. Nel 1958 nell’ambito del ministero della Difesa venne fondato il più importante organo di intelligence nipponico, il Chōbetsu, che aveva il compito di intercettare e decriptare le comunicazioni, in particolare dell’Unione Sovietica e della Repubblica Popolare Cinese, per poi estendere la propria area di attività a Taiwan, al Sud-Est asiatico e al Mar Cinese Meridionale. Il Chōbetsu ha sviluppato un forte legale con l’Nsa americana e il Giappone è diventato Terza Parte dell’accordo Uk-Usa. Durante la guerra fredda l’Nsa è giunta a disporre nell’arcipelago fino a cento diversi posti d’ascolto, il più alto numero per singolo paese nel mondo. A sua volta il Chōbetsu ha disseminato il territorio nazionale di basi di intercettazione elettronica che completano il dispositivo americano in Giappone e nella Corea del Sud. Tra i successi dell’organizzazione giapponese vi sono la scoperta della defezione del vicepresidente cinese Lin Piao e il successivo abbattimento del suo aereo nel 1971 e soprattutto l’intercettazione degli ordini impartiti ai piloti sovietici di abbattere il volo sudcoreano Kal 007 nel settembre 1983. Anche gli americani riuscirono a intercettare parte delle comunicazioni relative all’incidente. L’allora ambasciatore all’Onu Jeane Kirkpatrick fece ascoltare al Consiglio di Sicurezza le registrazioni delle intercettazioni effettuate dai giapponesi, migliori di quelle degli americani, facendo infuriare Tōkyō, che le aveva cedute nell’ambito degli scambi informativi con gli Stati Uniti, ma che non voleva rivelare a Mosca le proprie capacità. Di conseguenza i sovietici cambiarono i codici e le procedure di comunicazione procurando un danno alle capacità spionistiche giapponesi. Tōkyō decise allora di limitare lo scambio informativo con Washington che riprese pienamente solo con la fine della guerra fredda. Un passo importante di assertività da parte giapponese che però non ha segnato affatto un affievolimento del legame strategico con gli Stati Uniti dopo il crollo dell’Urss. Nel periodo successivo alla fine dell’impero sovietico l’Nsa ha invece consolidato la sua presenza in Giappone, grazie anche a massicci finanziamenti concessi dal governo di Tōkyō. A Misawa l’Nsa intercetta le comunicazioni di 16 satelliti (dati riferiti al 2009) e gestisce i programmi Apparition e Ghosthunter, che individuano le località di accesso a Internet di individui in Medio Oriente, in Nordafrica e nel Sud-Est asiatico, lavorando insieme alla base inglese di Menwith Hill per facilitare la cattura o l’uccisione di terroristi in Pakistan, Afghanistan e Indonesia. Presso la base dell’Usaf di Yokota, l’Nsa ha creato nel 2004, grazie a un finanziamento di 6 milioni di dollari concesso da Tōkyō, un enorme laboratorio per la costruzione e la riparazione di antenne per sistemi spionistici utilizzati nei Balcani, in Afghanistan, Corea, Thailandia, Iraq, America centrale e meridionale e a Cipro. A Okinawa, dove la forte presenza militare americana è da decenni mal sopportata dalla popolazione locale, le autorità nipponiche hanno speso 500 milioni di dollari per ricollocare il sito dell’Nsa per le intercettazioni dei segnali ad alta frequenza di Hanza presso la base dei marines di Camp Hansen. Nel 1997 è stato costituito un unico organismo nipponico di intelligence militare, il Dih (Defense Intelligence Headquarters), che ha assorbito pure il Chōbetsu, e dispone ora di 19 siti Sigint. Il nuovo organismo riflette la preoccupazione giapponese per i programmi missilistici e nucleari della Corea del Nord e per il dinamismo di Pechino che a partire dalla fine degli anni Novanta ha avviato un processo di potenziamento e rinnovamento del proprio apparato militare. In parallelo, Tōkyō ha iniziato a muovere i primi passi per accrescere la propria indipendenza strategica da Washington, sia pure nell’ambito dell’alleanza che la lega agli Usa. Tra gli strumenti ora a disposizione dell’intelligence nipponica vi sono i satelliti spia, che permettono a Tōkyō di avere una visione autonoma degli sviluppi nella penisola coreana, in Cina e in altre aree sensibili. Nonostante il suo potenziamento, la comunità di intelligence giapponese è penalizzata ancora da diversi limiti anche nel suo punto di forza, lo spionaggio elettronico. Secondo documenti pubblicati da Edward Snowden, nei primi anni Duemila la dirigenza di Tōkyō aveva preso in considerazione la possibilità di installare postazioni di intercettazione elettronica nelle ambasciate giapponesi, una pratica alla quale fanno ampio ricorso le agenzie anglo-americane. Il progetto è stato però cancellato sia per le resistenze del ministero degli Esteri, restio a trasformare le sedi diplomatiche in centrali spionistiche, sia per i limiti dello stesso Dih, che non dispone di personale sufficiente e delle risorse tecniche per effettuare operazioni del genere. Esisterebbero inoltre dei buchi nelle capacità di tradurre e analizzare tutto il materiale raccolto, per cui gli analisti militari di Tōkyō concentrano la propria attenzione sulla Corea del Nord e la Cina.

Occorre però esaminare le rilevanti risorse dedicate all’intelligence economica per avere un quadro completo delle capacità spionistiche di Tōkyō.La raccolta informativa in campo economico è uno strumento indispensabile per la stessa analisi strategica, e in questo senso il Giappone è una potenza di prim’ordine. Sconfitti militarmente i dirigenti di quello che fu l’impero del Sol Levante intrapresero la via della rinascita economica, riprendendo la tradizione dello spionaggio economico che già a partire dalla fine dell’Ottocento aveva permesso al Giappone dei Meiji di emergere tra le potenze economiche mondiali. Se quindi i servizi d’intelligence militari erano posti di fatto sotto il patrocinio americano, l’intelligence economica fu da subito uno strumento indipendente, fondata da funzionari del ministero delle Munizioni dell’epoca bellica che, insieme a quadri provenienti dai servizi segreti dello Stato fantoccio del Manciukuò, nel 1949 crearono il Miti (ministero per il Commercio estero e l’industria) e nel 1958 la Jetro (Japan External Trade Organization), che sono diventati le architravi dell’intelligence economica nipponica. Il Miti coordina la politica industriale e la raccolta informativa gestita dalla Jetro, dagli uffici ricerche di altri ministeri e dalle organizzazioni di intelligence dei colossi nipponici oltre che di appositi istituti privati. I giapponesi sono maestri nelle tecniche Osint (open source intelligence) economiche, attraverso un lavoro meticoloso di raccolta, indicizzazione e analisi di miriadi di dati provenienti da molteplici fonti. Dalle foto scattate durante le esposizioni commerciali alle brochure pubblicitarie, dai dati economici forniti liberamente da enti stranieri alle pubblicazioni tecniche e scientifiche, fino al reverse engineering dei prodotti della concorrenza e allo sfruttamento di questionari apparentemente innocui da sottoporre ad aziende straniere allettandole con la possibilità di ordini importanti che non si concretizzeranno mai. Di fronte all’aggressività commerciale nipponica, sul finire degli anni Ottanta Washington è partita al contrattacco con un’apposita politica monetaria e tariffaria e con il controspionaggio economico. Il rapporto «Japan 2000» del 1991 ha svelato nella sua interezza il sistema di intelligence economica del Sol Levante mettendo sull’avviso i responsabili aziendali statunitensi della minaccia nipponica. La stagnazione economica degli anni Novanta ha varie cause, ma un certo peso viene attribuito pure alla controffensiva americana sul piano spionistico. Il Giappone per tenere il passo con le nuove tecnologie ha creato il Consiglio per la Scienza e la politica tecnologica (Cstp), incaricato di coordinare la ricerca tecnologica nazionale gestita dal Meti (ministero dell’Economia, del Commercio e dell’industria, nuovo nome del Miti) per la parte industriale, e dal ministero della Scienza e tecnologia (Mext) per quella pubblica. La minaccia nucleare nordcoreana e l’assertività cinese hanno rafforzato la collaborazione strategica tra Giappone e Stati Uniti. Questi due paesi dispongono di reti di spie nell’arcipelago nipponico. P’yongyang si appoggia sui cittadini giapponesi di origine coreana riuniti in un’associazione la Chosen Soren, legata ai servizi segreti nordcoreani. La Cina invece ha fatto ricorso a seducenti Mata Hari per intrappolare ufficiali e tecnici delle Forze di autodifesa onde rubare segreti militari come quelli relativi al sistema Aegis venduto dagli Usa alla Marina nipponica. Nel 2004 un diplomatico del consolato giapponese di Shanghai si è suicidato, sembra dopo aver fornito i codici diplomatici nipponici, a causa del ricatto sessuale dei servizi di Pechino. A sua volta la Cina ha fermato alcuni cittadini giapponesi accusandoli di spionaggio e ha intensificato i voli di ricognizione e le incursioni di navi spia nei pressi dell’arcipelago. Tōkyō è dietro a Pechino nelle strategiche ricerche sull’intelligenza artificiale e le tecnologie quantistiche e questo potrebbe spingerla a colmare le distanze facendo ricorso allo spionaggio scientifico e industriale. Il Giappone comunque si è dotato di nuovi strumenti per accrescere la sua autonomia in campo di intelligence. Il programma spaziale presentato nel 2015 ha una forte componente militare. Nei prossimi dieci anni Tōkyō progetta di dotarsi di una rete regionale di satelliti di posizionamento per completare/sostituire il Gps americano, di una serie di satelliti d’osservazione ottici e radar e di una costellazione di satelliti per la sorveglianza marittima. È allo studio inoltre la messa in orbita di almeno due satelliti di primo allarme missilistico per indirizzare sui missili nemici i radar delle batterie antimissile, e di almeno due satelliti spia innovativi tra cui uno in grado di scendere di quota per prendere immagini ad alta risoluzione e poi risalire all’orbita ordinaria. Il nuovo vettore orbitale Epsilon a propellente solido potrebbe facilmente diventare la base per un missile intercontinentale a testata nucleare. Le grandi quantità di plutonio di cui dispone il Giappone sono considerate una sorta di Bomba virtuale che potrebbe diventare rapidamente reale. Inoltre il caso della setta Aum Shinrikyo, responsabile dell’attacco con il sarin nella metropolitana di Tōkyō nel 1995, potrebbe aver nascosto il tentativo di certi circoli militari e politici nipponici di dotarsi di uomini e mezzi per produrre armi di distruzione di massa sotto la copertura di un’organizzazione criminale. La setta, organizzata come uno Stato, con tanto di ministero dell’Intelligence, aveva forti entrature nelle Forze di autodifesa, aveva reclutato studenti in scienze che conducevano ricerche su armi chimiche, biologiche, nucleari ed elettromagnetiche e soprattutto aveva una robusta presenza nella ex Unione Sovietica degli anni Novanta, dove al tempo non era difficile procurarsi mezzi e conoscenze tecnologiche anche nel campo delle armi di distruzione di massa. Il caso dell’Aum Shinrikyo ricorda gli intrecci tra società segrete, circoli militari e servizi d’intelligence nel Giappone prebellico. Su impulso dell’attuale premier Abe, sono stati creati nel 2007 il Consiglio per la Sicurezza nazionale e la figura del consigliere per l’Intelligence. Abe inoltre da anni vuole creare una Cia giapponese, un servizio di intelligence estero che operi con agenti sotto copertura non ufficiale e in grado di condurre anche azioni clandestine. La necessità di rafforzare le capacità Humint è emersa d’altronde nelle vicende di rapimenti di cittadini giapponesi in Iraq. Tōkyō ha dovuto fare affidamento sui servizi di alcuni Stati arabi, come la Giordania, per avere informazioni sui rapitori e su come contattarli. È stata costituita nell’ambito del ministero degli Esteri l’International Terrorism Intelligence-Gathering Unit, incaricata di coordinare lo scambio informativo con i servizi amici. La necessità di rafforzare l’intelligence antiterrorismo deriva anche dalla preparazione delle Olimpiadi del 2020. Ma vi sono carenze nel reclutamento di analisti preparati che conoscano lingue come l’arabo. Il nodo della creazione di un vero servizio estero Humint infine non è ancora stato risolto. Tōkyō comunque è alla ricerca di nuovi partner strategici al di fuori degli Stati Uniti. Ha allacciato rapporti con Londra per studiare le tecnologie di un caccia di sesta generazione, ha rafforzato i rapporti con Israele nel campo della difesa e della cybersecurity (aziende israeliane assicureranno la difesa informatica delle Olimpiadi del 2020) e ha avviato con la Nato una collaborazione proprio in questo dominio, entrando nel Nato Cyber Defense Center of Excellence di Tallinn in Estonia. Abe ha rafforzato la collaborazione strategica con l’India e nel 2016 ha frmato con l’allora presidente sudcoreano Park Geun-hye il General Security of Military Information Agreement (Gsomia) per la condivisione di dati sulla Corea del Nord, che però il nuovo presidente Moon Jae-in ha confinato solo all’ambito della minaccia missilistica e nucleare di P’yongyang. In conclusione, la comunità di intelligence giapponese ha risorse rilevanti ma è ancora carente nella capacità di integrare le informazioni raccolte dai diversi organismi per offrire al gabinetto del premier un quadro strategico complessivo.

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Sui Ninja Aruki

Si sostiene che per secoli, il metodo di camminare di un guerriero in Giappone, venisse insegnato sin dalla tenera età calpestando la carta di riso. Nel caso dello Shinobi, se uno era in grado di camminare senza strappare la carta di riso, si era certi che potesse camminare ovunque senza fare rumore.

Per tutti i guerrieri che praticano le arti del combattimento tuttavia, la velocità e il ritmo della camminata non doveva essere né lento né veloce.

Si richiedeva di camminare come nella vita quotidiana, senza interruzioni, era necessario essere sempre centrati, né troppo lenti, né troppo rapidi, né troppo vicini, né troppo lontani dall’avversario, mantenendo perciò il giusto Ma ai.

Un ritmo irregolare nel camminare si sarebbe potuto scambiare con un’andatura incerta dettata dalla paura o dall’incertezza. La lentezza nel procedere poteva mostrare che si aveva paura di affrontare il nemico, ad un guerriero si insegnava sempre che, qualunque fosse la situazione,  non avrebbe dovuto perdere mai la stabilità.

Si trattava quindi di una camminata che non avrebbe tradito il livello di conoscenza di un guerriero nelle tecniche di combattimento, scoprendo anticipatamente le carte di fronte all’avversario. Questo era di estrema importanza, perché saper passare inosservati e poter così osservare i movimenti di un potenziale nemico è sempre stato un aspetto essenziale della pratica delle tecniche di combattimento.

Nei testi del Banseshukai si citano 4 tipi principali di Aruki kata

Per infiltrazioni negli accampamenti nemici

Uki ashi – camminata volante
Kitsume ashi – camminata della volpe
Inu dori – camminata del cane

Per camminare su pavimenti in legno

Uagi ashi – camminata del coniglio

Tobi gata – tobi roppo ( sei salti )

Mae tobi – salto in avanti
koho tobi – saltare in dietro
Taka tobi – saltare in alto
Haba tobi – salto da una distanza predeterminata
Sokuho tobi – salto laterale
Naname tobi – salto in diagonale

Happo tenchi tobi – 8 tipi di salto

Tombo / Kiru – drago volante
Shoten no jutsu – l’arte di arrampicarsi
On shin ho-ho – camminata per superare ostacoli controllate da sentinelle e cani
per mezzo di corpo, respirazione e controllo mentale.

Aruki gata – modi di camminare
Hahiri gata – modi di correre
tobi gata – modi di saltare

Sokushin sosoku ho – spirito veloce
Soioku ho – muoversi rapidamente

Yoko aruki – camminata laterale
Kani aruki – camminata laterale, coprire con tre passi la distanza di 5 passi, camminata del granchio

Ukimi no jutsu – aruki gata – camminare sul ghiaccio con sandali di legno (Getta)

Lo Ashinami jukka jo sono i 10 aruki citati nello shoninki

Nuki aruki – camminata silenziosa di tallone
Suri aruki – camminata silenziosa simile al passo di danza dei ballerini Noh giapponesi
shime aruki – camminata di punta del piede
Tobi aruki – saltando a piccoli balzi sull’avampiede ( pigne che cadono e rimbalzano)
Kata aruki – saltare su una sola gamba
O aruki – camminata a passi lunghi
Kizami aruki – camminata a passi lunghi come un piede (shaku)
Wari aruki – camminata con le punte dei piedi opposte
Tsume no aruki – camminata normale
Ko aruki – camminata a passi brevi

I Maestri Ko Shin Kai Honbû Dôjô

I Maestri che aderiscono alle iniziative della Ko Shin Kai Honbû Dôjô hanno decenni di esperienza nell’insegnamento e nella trasmissione delle loro Discipline.L’umiltà, l’amicizia, il rispetto e la professionalità sono i valori sinergici che accomunano tutti noi, nel diffondere l’istruzione.Le Discipline trattate, a cui potrete assistere nelle varie forme (Seminari, Scambi tecnici, Manifestazioni) vanno dal Kendō al Bujutsu, dal Ninjutsu al Krav Maga, dal Daitō Ryu Aikijujutsu al Combat Ju Jutsu, dal ThaiJutsu al Jeet Kune Do, fino all’utilizzo del Karambit o del coltello militare.L’adesione ai seminari è aperta a tutti, sia ai neofiti che vogliono apprendere le basi, sia agli esperti che desiderano un confronto tecnico.Quì i Maestri e gli Istruttori Ko Shin Kai in fase di successivo completamento