I Samurai più famosi – Miyamoto Musashi 宮本武藏

Miyamoto Musashi (宮本 武蔵, 1584 -1645), also known as Shinmen ...

Miyamoto Musashi 宮本武藏 *non ha mai posseduto terre e non ha mai servito formalmente un Daimyō, nonostante ciò ben pochi Samurai possono essere paragonati a lui come duellante. Rimase imbattuto in almeno 60 duelli, e grazie alla sua esperienza fondò diverse scuole di scherma, più avanti negli anni condensò le sue conoscenze nel testo  “Il Libro dei cinque anelli” * *(Go Rin no Sho 五輪書), libro letto ancora oggi non solo per approfondire la sua tattica e filosofia, ma anche come testo di strategia generale.

Anche se c’è incertezza sul suo luogo di nascita, Musashi nel “Libro dei cinque anelli”  affermò di essere nato nella provincia di Harima, nella parte meridionale di quella che ora è la prefettura di Hyogo. Si crede che sia nato nello sperduto villaggio di Miyamoto, proprio a ovest, vicino al confine con la provincia di Mimasaka. Il padre di Musashi era un abile spadaccino al servizio del signore del castello di Takeyama che dominava il villaggio.

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I cinque Makimono che compongono il Libro dei Cinque Elementi

Musashi dal carattere arrogante e incosciente,  vinse il suo primo duello a 12 o 13 anni accettando la sfida di samurai di passaggio con la tecnica a sorpresa che comprendeva l’uso di un bokken e poi colpendoli a morte mentre erano a terra. Arrivato alla maggiore età, appena dopo la fine del periodo Sengoku,  si discute ancora in quali particolari battaglie abbia partecipato e per quale schieramento. Alcuni lo mettono dalla parte perdente della battaglia di Sekigahara (combattuta il 21 ottobre del 1600), battaglia che consolidò il dominio di Tokugawa, altri però lo collocano altrove. Non si è certi neppure da che parte stesse nell’assedio di Osaka (1614-1615), quando i Tokugawa eliminarono le ultime minacce al loro dominio.

Sicuramente i suoi duelli sono più noti delle sue battaglie. Spesso li ha vinti usando solo una spada di legno. All’inizio della sua carriera ha sconfitto diversi membri della famiglia Yoshioka, ponendo così fine alla supremazia della scuola di Kyoto. Dal 1605 al 1612 ha viaggiato in Giappone in un pellegrinaggio guerriero (o musha shugyō 武 者 修行) duellando con i maestri di diverse scuole e armi.

Nel 1612 combatté il suo duello più famoso contro Sasaki Kojiro sulla minuscola isola di Funajima, situata nello stretto di Kanmon tra l’isola principale del Giappone e il Kyūshū. Musashi irritò volutamente il suo avversario arrivando con quasi tre ore di ritardo e nel corso di un feroce ma breve duello lo colpì a morte usando un bokken che aveva intagliato da un remo durante la traversata.

Dopo l’assedio di Osaka, Musashi contribuì a costruire il castello di Akashi in quella che oggi è la prefettura di Hyogo e aiutò anche a creare la città di Himeji. Viaggiò nuovamente per qualche anno, offrendosi come istruttore nell’ Arte della spada o come vassallo per diversi personaggi importanti tra cui Tokugawa Ieyasu stesso (che lo respinse). Nel 1633 prese finalmente residenza nel castello di Kumamoto dove dedicò più tempo  all’apprendimento della pittura che ai duelli.

Nel 1643 si ritirò in una grotta nella zona occidentale di Kumamoto  nota come Reigando (霊 巌 洞)*** per scrivere il libro dei cinque anelli. Completò la stesura a febbraio del 1645 e morì in quella stessa grotta all’età di 62 anni intorno al 13 giugno.

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Reigando 霊 巌 洞

Musashi è stato protagonista di innumerevoli film e drammi d’epoca ed è particolarmente noto per il suo stile a due spade Hyōhō Niten Ichi-ryū  (兵法二天一流, Scuola della strategia dei due Cieli in uno – Musashi la chiamò Niten Ichi (二天一, “Due cieli in uno”) o Nitō Ichi (二刀一, “Due spade in una”) che perfezionò mentre era a Kumamoto.

Come lascito al discepolo Terao Magonojo stilò il Dokkodo (独行道), che potremmo rendere con Cammino della solitudine oppure Via da percorrere da solo.

Si tratta di un breve elenco di precetti, diciannove o ventuno secondo le versioni antica o più recente, (i precetti racchiusi dalla parentesi non compaiono nelle versioni più antiche) rilasciati da Musashi al momento di abbandonare ogni suo possedimento terreno, prima di ritirarsi nel Reigando per riflettere e scrivere, in attesa della morte.

Accetta ogni cosa cosi come è.

Non cercare il piacere per la tua propria soddisfazione.

Non dipendere, sotto alcuna circostanza, da impressioni parziali.

[Pensa con leggerezza di te stesso e con profondità del mondo] .

Sii distaccato dal desiderio durante tutta la tua vita.

Non rimpiangere quello che hai fatto.

Non essere mai geloso.

Non lasciarti mai rattristare da una separazione.

Risentimento e lamentele non si addicono né a te stesso né ad altri.

Non lasciarti guidare da sentimenti di lussuria o passione.

In tutte le cose, non avere preferenze.

Sii indifferente al luogo dove vivi.

Non ricercare il gusto del buon cibo.

Non attaccarti al possesso di quanto non ti serve più.

Non agire seguendo idee dettate dall’abitudine.

Non collezionare armi e non praticare con armi quando non sia utile.

Non temere la morte.

Non cercare il possesso di beni o feudi per la tua vecchiaia.

Rispetta Budda e gli dei ma non contare sul loro aiuto.

[Puoi abbandonare il tuo corpo, ma devi conservare il tuo onore.]

Non allontanarti mai dalla via.

 

*(Nato probabilmente con il nome di Takezo, il guerriero scelse di adottare all’inizio del suo difficile percorso una pronuncia alternativa degli ideogrammi: Musashi)

** Il libro è conosciuto anche come “Il libro degli elementi” o “Il libro dei cinque elementi”, dato che ognuno dei cinque capitoli del libro ha il nome di uno degli elementi che secondo l’autore costituivano il mondo. I cinque anelli sono: terra, acqua, fuoco, vento, vuoto.

Ogni elemento rappresenta un differente aspetto della strategia e si presume che il guerriero che sia in grado di padroneggiare perfettamente i cinque elementi sia un guerriero invincibile. Quando è stata presentata la prima traduzione in inglese il libro ha riscosso subito un notevole successo tra i manager che interpretavano gli insegnamenti del maestro nell’ottica della competizione economica. Per i membri della Hyōhō Niten Ichi-ryu invece è solamente un manuale della strategia e della filosofia del combattimento.

Nell’introduzione, Musashi dice «siamo nei primi dieci giorni del decimo mese nel ventesimo anno di Kanei», il che fa datare il libro al 1645. Un paragone quasi obbligato, è confrontare questo con lo Hagakure (葉隠 Hagakure kikigaki, lett. “Annotazioni su cose udite all’ombra delle foglie”), l’altro testo relativo all’etica dei samurai, posteriore di 70 anni (1716), scritto da Yamamoto Tsunetomo.

*** Reigando (霊巌洞, “grotta spirito”) è una grotta situata nei monti ad ovest della città di Kumamoto, nelli’sola di Kyūshū, Giappone, in cui ha risieduto per un certo periodo il leggendario samurai Miyamoto Musashi.

A partire dal 1643, Musashi passò molti dei suoi ultimi giorni nella grotta, meditando e lavorando alla scrittura del Libro dei Cinque Anelli (五輪書, Go rin no sho).

La grotta è facilmente accessibile via bus dalla città di Kumamoto e dalla vicina Tamana.

 

 

 

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Inari 稲荷

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Inari o anche Oinari è stata ritratta sia in forma femminile che maschile  . Secondo la studiosa Karen Ann Smyers, le rappresentazioni più popolari sono quella di un uomo anziano che porta del riso, di una giovane dea del cibo e di un bodhisattva androgino. Non esiste un punto di vista teologico ortodosso, il genere sessuale delle sue rappresentazioni varia secondo le credenze personali. A causa della sua stretta associazione con le kitsune, Inari viene a volte ritratto come volpe, comunque sebbene questa credenza sia diffusa sia i sacerdoti shintoisti, che quelli buddisti, la scoraggiano.

Inari può apparire anche in forma di serpente o drago e in un racconto della tradizione popolare appare a un uomo malvagio nella forma di un ragno mostruoso, per insegnargli una lezione.

Inari viene a volte identificato con altre figure mitologiche. Alcuni studiosi suggeriscono che Inari sia la figura conosciuta nella mitologia giapponese come Uganomitama o l’Ōgetsu-Hime del Kojiki. Altri suggeriscono che Inari coincida con Toyouke. Alcuni ritengono Inari identico a ogni Kami del grano.

L’aspetto femminile di Inari viene spesso identificato con Dakiniten, una divinità buddista, che deriva dalla trasformazione della divinità indiana Dākinī o con Benzaiten delle Sette Divinità della Fortuna.

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Daikiniten

Dakiniten viene rappresentato come un boddhisatva maschile o androgino che cavalca una volpe bianca volante.

Inari viene spesso venerato come un collettivo di tre Kami (Inari sanza); a volte nel periodo Kamakura questo numero veniva incrementato a cinque (Inari goza).

Comunque l’identificazione di questi kami è variata nel tempo, secondo le registrazioni di Fushimi Inari, il più antico e forse principale santuario dedicato a Inari questi kami hanno incluso Izanagi, Izanami, Ninigi e Wakumusubi, in aggiunta alle divinità del cibo precedentemente menzionate. Presso la Fushimi Inari i cinque Kami identificati oggigiorno sono Uganomitama, Sadahiko, Omiyanome, Tanaka e Shi. Comunque alla Takekoma Inari, il secondo più antico santuario di Inari, i tre kami sono Uganomitama, Ukemochi e Wakumusubi.

I principali simboli di Inari sono la volpe e il gioiello che esaudisce i desideri. Altri elementi associati a lui, e a volte alle sue Kitsune, includono la falce, un fascio di steli o sacco di riso e una spada.

L’origine dell’adorazione di Inari è poco chiara. La prima registrazioni dei kanji usati oggigiorno per indicare il suo nome (e che significano “portare riso”) compaiono nel Ruijū Kokushi nell’827. Altre serie di caratteri con la stessa lettura fonetica, la maggior parte delle quali contengono un riferimento al riso, erano in uso precedentemente e molti studiosi concordano che il nome “Inari” derivi da ine-nari (“coltivare riso”). L’adorazione di Inari è nota dal 711, data di fondazione del santuario della montagna Inari a Fushimi. Studiosi come Kazuo Higo ritengono che fosse stato adorato per secoli prima di questa data e suggeriscono che il clan Hata iniziò l’adorazione formale di Inari come Kami dell’agricoltura alla fine del V secolo. Il nome Inari non compare nella mitologia giapponese classica.

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Per il periodo Heian, l’adorazione di Inari iniziò a diffondersi. Nell’823 dopo che l’imperatore Saga offrì il tempio Tō-ji a Kūkai, fondatore della setta buddista Shingon, quest’ultimo scelse Inari come Kami protettore residente. Nell’827 la corte concesse a Inari il quinto rango inferiore, che accrebbe ulteriormente la popolarità della divinità nella capitale. Il rango di Inari venne successivamente elevato e nel 942 l’imperatore Suzaku conferì a Inari il grado massimo in ringraziamento per aver soffocato le ribellioni. A quest’epoca il tempio di Fushimi Inari era tra i ventidue templi scelti dalla corte per ricevere l’alto onore del patronato imperiale. Il secondo tempio di Inari, Takekoma Inari, venne stabilito alla fine del IX secolo.

La popolarità di Inari continuò a crescere. Il tempio di Fushimi, sede di pellegrinaggio, ottenne grande fama quando divenne un sito di pellegrinaggio imperiale nel 1072. Per il 1338 si dice che il festival del santuario rivaleggiasse con quello del Gion Matsuri in splendore.

Nel 1468, durante la guerra Ōnin, l’intero tempio Fushimi venne bruciato. La ricostruzione richiese trent’anni ed il nuovo edificio venne consacrato nel 1499. Mentre il vecchio complesso era sede di tre Kami in edifici separati, nel nuovo risiedevano cinque Kami in un singolo edificio. Il nuovo tempio includeva, anche, per la prima volta, un tempio buddista ed il clero ereditario venne espanso per includere.

Nel periodo Edo, l’adorazione di Inari si diffuse in tutto il Giappone, diventato specialmente di rilievo a Edo.

Smyers attribuisce questa diffusione al movimento dei Daimyō (“signori feudali”). Per il XVI secolo Inari era diventato il patrono dei fabbri ferrai e il protettore dei guerrieri, per questo motivo molti castelli in Giappone contengono templi a lui dedicati. I Daimyō portavano con sé le loro credenze quando si spostavano in un nuovo dominio. Il ruolo divino di Inari continuò a espandersi, sulla costa divenne il protettore dei pescatori, a Edo venne evocato per prevenire gli incendi. Dato che i suoi santuari si trovavano spesso vicino ai quartieri dei piaceri divenne il patrono di attori e prostitute. Iniziò a essere venerato come “Inari che soddisfa i desideri”, una divinità della fortuna e prosperità, un detto comune a Osaka era Byō Kōbō, yoku Inari (Per la malattia [prega] Kōbō, per i desideri [prega] Inari). Ironicamente iniziò a essere venerato anche per avere una buona salute, gli vengono accreditate la cura di malattie come la tosse, mal di denti, ossa rotte e sifilide. Le donne pregarono Inari perché concedesse loro dei figli.

Nel 1868 un decreto governativo obbligò a separare le fedi buddiste e shintoiste e molti templi di Inari dovettero subire modifiche. Per esempio al tempio di Inara le strutture evidentemente buddiste furono abbattute. Comunque, nella popolazione la forma mista di adorazione continuò.

Alcuni templi buddisti continuarono ad adorare Inari sostenendo di essere stati sempre devoti a una divinità buddista (spesso Dakiniten), che è stata percepita dalla gente comune come se fosse Inari.

Nel periodo Tokugawa, quando il denaro rimpiazzò il riso come misura della ricchezza in Giappone, il ruolo di Inari come Kami della prosperità terrena venne espanso per includere tutti gli aspetti della finanza, affari e industria. All’inizio del XVIII secolo i seguaci di Inari a Ginza coniavano monete, come offerta a Inari, su cui erano rappresentate due volpi ed i caratteri per “lunga vita” e “buona fortuna”.

Il tradizionale giorno festivo di Inari era il primo giorno del cavallo (il sesto giorno) del secondo mese (nigatsu no hatsuuma) del calendario lunisolare.

In alcuni luoghi del Kyūshū, il periodo di festa inizia cinque giorni prima della luna piena di novembre; occasionalmente viene esteso a una settimana completa. Questo viene accompagnato dal portare offerte di prodotti di riso a un tempio di Inari ogni giorno e dal ricevere o-mamori (amuleti protettivi). Il festival è particolarmente popolare nelle campagne nelle vicinanze di Nagasaki.

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O-Mamori

 

I Samurai più famosi – Takeda Shingen 武田 信玄

Takeda Shingen

Takeda Shingen 武田 信玄

Il clan Takeda discendeva dal clan Minamoto, che a sua volta derivava da un ramo dell’antica linea imperiale giapponese del IX secolo.

Takeda (Harunobu ) Shingen 武田 信玄(1521-1573) a volte era indicato come la Tigre di Kai (甲 斐 の 虎 · Kai no Tora), in modo particolare mentre si opponeva a Uesugi Kenshi, il Drago di Echigo. Nell’immaginario buddhista tigre e drago sono tradizionalmente nemici (giusto per fare un po’ di confusione, Uesugi Kenshin era a volte chiamato la Tigre di Echigo). La provincia di Kai era la regione che grossomodo ora corrisponde alla prefettura di Yamanashi.

Shingen era il primogenito di Takeda Nobutora, guida del clan Takeda e Daimyō della provincia di Kai. In gioventù fu un poeta. Assistette il padre, i parenti più anziani e i vassalli della famiglia Takeda divenendo una preziosa risorsa per il clan già in giovane età. Nel 1536, all’età di quindici anni, fu fondamentale il suo aiuto al padre nella battaglia di Un no Kuchi 海ノ口城の合戦.

Una volta raggiunta la maturità si ribellò al padre, succedendogli nel 1540 e acquisendo il controllo del clan. Il modo con cui riuscì a usurpare la guida del clan non è chiaro, anche se sembra che il padre avesse intenzione di nominare il suo secondogenito, Nobushige, come suo successore al posto di Shingen. Come risultato egli fu esiliato da Shingen e i suoi seguaci nella provincia di Suruga, a sud del Kai, dove venne tenuto in custodia dal clan Imagawa guidato al tempo da Imagawa Yoshimoto. Questo episodio portò alla nascita di un’alleanza tra i due clan.

Nel 1540, dopo aver spodestato suo padre ed aver preso il controllo del clan Takeda, Shingen mosse le truppe per conquistare la provincia di Shinano (ora prefettura di Nagano). Fortezza dopo fortezza caddero davanti a lui, finchè non raggiunse l’esercito di Uesugi Kenshin a nord nella provincia di Echigo (ora Niigata). I due si sono scontrati più volte senza grandi risultati dal 1553 al 1564. Shingen riuscì però a tenere le forze di Kenshin fuori da Shinano e questo gli permise di concentrarsi sulle sue compagne nel sud. All’inizio dell’ascesa di Oda Nobunaga, Shingen nel 1569 unì le sue forze a quelle di Tokugawa Ieyasu per reclamare la provincia di Suruga (ora parte centrale della prefettura di Shizuoka), ma quando si sentì sicuro della sua posizione tradì Nobunaga e Ieyasu attaccando i loro eserciti nel 1572.

Shingen era considerato l’unico Daimyō dotato delle abilità tattiche e marziali necessarie per contrastare la conquista del Giappone da parte di Nobunaga quando sconfisse Ieyasu nella battaglia di Mikatagahara (quella che ora è la prefettura occidentale di Shizuoka).  Tuttavia Shingen morì nei suoi accampamenti nel 1573 a seguito di una malattia o di una ferita di guerra.

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Statua di  Takeda Shingen Kofu, Prefettura di Yamanashi , Japan

Dopo la sua morte la maggior parte del clan Takeda fu distrutto da Nobunaga e Ieyasu durante la battaglia di Tenmokuzan nel 1582. Tuttavia l’ottimo sistema amministrativo, le leggi e le tasse tasse istituito da Shingen influenzò i leader successivi, incluso Ieyasu.

Tutt’oggi Takeda Shingen viene celebrato nella città di Kofu (Yamanashi) con il festival Shingen-ko il 12 aprile. Una figura molto nota dell’immaginario popolare, il Daimyō del film Kagemusha di Akira Kurosawa è basato su Shingen.

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I Mon – Gli emblemi famigliari dei Samurai

I mon (紋), o monshō (紋章), mondokoro (紋所), e kamon (家紋), sono gli emblemi giapponesi usati per decorare e identificare un individuo o una famiglia (soprattutto i kamon e i mondokoro), simili agli stemmi dell’araldica europea.

Essi vengono utilizzati inizialmente dai clan di samurai per distinguersi e riconoscersi più facilmente sul campo di battaglia. Si tratta generalmente di disegni stilizzati inseriti all’interno di una forma geometrica. Il loro impiego risale al periodo Kamakura. Durante il Periodo Edo, solo i Daimyō avevano il diritto di possederne due. Dall’inizio del periodo Meiji, il loro utilizzo si diffonde anche tra il popolo.

I kamon giapponesi – emblemi/stemmi di famiglia – indicavano il lignaggio, la parentela o la posizione sociale di chi li esibiva. Si ritiene siano nati in periodo Nara (710-784) o Heian (794-1185) quando era abitudine applicare esternamente emblemi di famiglia sui carri che trasportavano i nobili. Questi elementi, che si ispiravano ad antichi simboli cinesi, erano altresì utilizzati all’epoca per decorare stoffe e tessuti preziosi delle classe aristocratica, ma non si può parlare ancora ufficialmente di veri e propri stemmi familiari.

Sarà invece a partire dal periodo seguente – periodo Kamakura (1185-1333) e Muromachi-Momoyama (1333-1603) – che armature, bandiere e stendardi militari verranno decorati con kamon sia con lo scopo funzionale di riconoscere alleati e nemici sui campi di battaglia durante gli scontri, ma anche come segno di servizio distintivo. Spesso paragonati ai blasoni della cavalleria europea, in realtà ne differivano molto, dal momento che non avevano il valore di stemmi gentilizi, anche perché nell’antico Giappone – salvo rare eccezioni – non esistevano propriamente i cognomi.

Fu poi a partire dal XVII secolo – periodo Edo (1603-1868) – che i kamon assunsero gradualmente una funzione più decorativa, a detrimento della loro funzione di simbolo autoritario. Non solo il Paese entrò in un lungo periodo di pace che ne vanificò, quindi, parzialmente, l’utilizzo sui campi di battaglia, ma anche perché mercanti e commercianti assunsero via via un proprio kamon, andando così a diffondere il loro impiego anche presso altre classi sociali. Dai duecento prototipi di motivi kamon, appartenenti alle classi nobili e samurai, si arrivò ad averne più di 7-8.000, declinati in varie forme e stili. Basti pensare, a titolo di esempio, che il fiore di pruno – molto caro alla tradizione nipponica – arrivò ad avere ben novanta varianti come kamon. L’utilizzo di alcuni emblemi, tuttavia, fu delimitato ai membri di determinate famiglie nobili o di samurai, come per esempio il fiore di malvone presente sui kamon della famiglia Tokugawa – gli Shōgun del periodo Edo.

Verso la metà del XVIII secolo, infatti, venne creato una sorta di registro ufficiale nazionale in cui, annualmente, erano riportati ed aggiornati, i disegni degli emblemi e i nomi familiari ad essi associati. Durante questo lungo e contraddittorio periodo storico e culturale – il periodo Edo – mercanti, attori del teatro kabuki e cortigiane del “mondo fluttuante” cittadino di Edo (l’antica Tōkyō), Ōsaka e Kyōto usarono altresì i kamon con funzioni di logo personali – una sorta di marchi commerciali – per sponsorizzare le proprie professioni. Ma la ricchezza numerica e funzionale dei kamon, si rifletterà altresì su svariate tipologie di emblemi con lo stesso motivo, ma usate in occasioni più o meno pubbliche, più o meno formali.

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I Samurai più famosi – Date Masamune 伊達 政宗

Date Masamune - Wikipedia

Date Masamune 伊達 政宗

Date Masamune 伊達 政宗* (1567-1636) (inizialmente portò il nome di Bontenmaru 梵天丸 , e poi di Tojiro 藤次郎), nacque nel castello Yonezawa in quella che oggi è la prefettura di Yamagata. Fece la sua prima campagna militare a 14 anni e a 17 succedette a suo padre Terumune, che scelse di ritirarsi dalla sua posizione di Daimyō, arrivando poi a conquistare gran parte di quella che oggi è la regione del Tohoku nel 1589. Nel 1590 si unì a Toyotomi Hideyoshi nell’assedio del Castello di Odawara 小田原城 Odawarajō e, dopo l’unificazione del Giappone fatta da Hideyoshi, si recò nelle campagne di Corea.

Dopo la morte di Hideyoshi nel 1598, Masamune si schierò con Tokygawa Ieyasu. Lo seguì nella battaglia di Sekigawara del 1600 e nell’assedio di Osaka del 1615. Ieyasu lo ricompensò con il dominio sul Sendai, regione ora divisa tra Miyagi, Iwate e Fukushima.

Nel 1604, Masamune fondò la città di Sendai e verso la fine del 1613 inviò la nave Maru (伊達 丸), chiamata anche San Juan Bautista, in Messico con l’intento di inviare un diplomatico a Roma dal Papa. Masamune affermò che “l’eccessiva rettitudine porta alla rigidità, l’eccessiva benevolenza porta alla debolezza” (Uno dei concetti base del Bushidō).

Avendo perso la vista dell’occhio destro da bambino a causa del vaiolo, Masamune era conosciuto come il Drago con un occhio solo o Dokuganryu (独眼 竜). In battaglia era facilmente identificabile per l’enorme falce di luna crescente sull’elmo. Circa le circostanze in cui perse l’occhio destro, vi sono diverse versioni: Masamune avrebbe perso la vista da tale occhio a causa del vaiolo contratto da bambino, e se lo sarebbe strappato da solo quando un membro anziano del suo clan gli avrebbe fatto notare che quell’occhio rimasto sporgente sarebbe potuto essere uno svantaggio in battaglia, perché un nemico avrebbe potuto afferrarlo. Un’altra versione sostiene invece che fu il suo consigliere più fidato, Katakura Kojūrō, a togliergli l’occhio su sua esplicita richiesta.

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Date Masamune era famoso anche per il suo carattere piuttosto ambizioso ed aggressivo: poco dopo essere divenuto Daimyō, perseguì duramente un suo vassallo, Ōuchi Sadatsuna, che aveva tradito il clan Date 伊達氏passando con il clan Ashina 蘆名氏. Masamune non si limitò soltanto a dichiarare guerra agli Ōuchi 大内氏 e agli Ashina, ma anche a conquistare tutti i territori degli alleati di Sadatsuna, a prescindere dai legami, anche famigliari, che esistevano con alcune di queste famiglie.

A seguito di queste circostanze, uno degli alleati di Sadatsuna, e membro di una famiglia tradizionalmente rivale dei Date, Hatakeyama Yoshitsugu, decise di arrendersi ai Date, intuendo che la situazione volgeva decisamente al peggio, tanto più che il giovane Masamune aveva un temperamento piuttosto crudele con i propri nemici, prova è che non aveva esitato a mettere a morte centinaia di persone del clan Ōuchi, per il tradimento di Sadatsuna. Dopo molti tentativi di resa rifiutati dal giovane Daimyō, questi infine accettò la resa, ma a condizioni così svantaggiose per Yoshitsugu che questi cambiò idea e rapì il padre di Masamune, minacciandolo e prendendolo come ostaggio mentre si trovava in visita presso il suo castello proprio per negoziare tale resa. Si dice che Masamune venne a sapere di questo fatto mentre si trovava a caccia con il suo falco, e che radunò subito le truppe per andare a salvare il padre e punire un tale atteggiamento increscioso. Tuttavia, durante la fuga delle truppe di Yoshitsugu, vi fu uno scontro presso il fiume Abukuma, durante il quale Terumune restò ucciso. Pare che durante questo scontro il padre abbia incitato Masamune ad aprire il fuoco senza pensare al rischio di colpire anche se stesso insieme alle truppe nemiche, ma che il giovane abbia esitato. Il padre sarebbe poi stato ucciso comunque durante la confusione dello scontro.

Tutto questo portò ad una guerra con gli Hatakeyama 畠山氏 e i loro alleati, che culminò con la battaglia di Hitotoribashi 人取橋の戦い, dove una situazione inizialmente negativa per i Date, viste le differenze numeriche di uomini, si rovesciò invece con una inaspettata vittoria dovuta alla ritirata delle truppe nemiche, che erano arrivate quasi alle porte del castello di Motomiya, dove Masamune si stava già per asserragliare pronto a sostenere un assedio senza speranza per i difensori. Dopo questa battaglia vi fu una pace temporanea con gli Hatakeyama e i Soma 相馬氏 , loro alleati. Altre battaglie seguirono, la più importante delle quali fu quella di Suriagehara (Suriagehara no tatakai 摺上原の戦い) nel 1589, contro il clan Ashina, durante la quale Masamune agì sempre con quella spietatezza nei confronti dei nemici che aveva cominciato davvero a far temere la vista dei colori nero e oro dei Date. I Date si assicurarono in tal modo il dominio anche su Aizu.

La corsa verso altre ulteriori conquiste venne in qualche modo frenata dall’ordine del potente Toyotomi Hideyoshi, che nel 1590 ordinò ai Date di partecipare all’assedio del castello del clan Hojo presso Odawara. Masamune, dapprima poco entusiasta, rispose alla chiamata, ma ritardò talmente il proprio arrivo da provocare la furia di Hideyoshi. Si dice che tale ritardo fosse voluto, probabilmente per inviare in avanscoperta delle spie a riferire come si stesse mettendo la battaglia. Masamune si scusò personalmente con Hideyoshi, presentandosi davanti a lui con le vesti migliori e senza apparire spaventato, nonostante si attendesse di essere messo a morte. Hideyoshi lo risparmiò, ma gli tolse il dominio su Aizu. In seguito Masamune si stabilì ad Iwadeyama.

Dopo la morte di Hideyoshi, Masamune supportò Tokugawa Ieyasu, forse consigliato dal suo fedele consigliere Kojūrō, ma anche perché Ieyasu stesso aveva precedentemente intercesso in suo favore durante una presunta accusa di coinvolgimento nel complotto di Toyotomi Hidetsugu ai danni di Hideyoshi, evitandogli una sorta di esilio nello Shikoku.  Dopo la battaglia di Sekigahara, (Sekigahara no tatakai 関ヶ原の戦い ) avvenuta nel 1600, ai Date venne affidato il dominio di Sendai, dove Masamune si stabilì nel 1604, dopo aver lasciato uno dei suoi figli a governare Iwadeyama.

Masamune cominciò una grande opera di riqualificazione di quello che era poco più di un villaggio di pescatori, che avrebbe reso Sendai una città grande e fiorente. Appoggiò le arti, incentivò il commercio e si dimostrò molto aperto anche nei confronti degli stranieri, tanto da intercedere presso i Tokugawa per il missionario Sotelo, che venne liberato dalla prigionia in cui era tenuto a causa degli editti anti-cristiani e si stabilì a Sendai, dove gli venne permesso di predicare. Fu proprio Masamune a promuovere la spedizione con la nave Date Maru o San Juan Bautista, costruita con tecniche straniere, inviando un’ambasceria guidata da un suo vassallo, il samurai Hasekura Tsunenaga, e dallo stesso Sotelo, che avrebbe raggiunto Roma dopo aver toccato le Filippine, il Messico e la Spagna. A Roma venne consegnata una lettera di Date al Papa. Lo scopo di Date era quello ovviamente di ottenere accordi economici e tecnologia straniera, ma dimostrò comunque apertura mentale e lungimiranza. Purtroppo, al ritorno del suo vassallo, le idee di apertura verso gli stranieri e la religione cristiana vennero meno, per via delle leggi molto più dure contro i cristiani imposte dallo shogunato Tokugawa, cui anche i Date dovettero attenersi. Si dice tuttavia che la figlia maggiore di Masamune, Irohahime, fosse cristiana.

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Statua equestre di Date Masamune sito nel Castello di Sendai

Date Masamune è sempre stato accompagnato da una fama di Daimyō aggressivo ed ambizioso, tanto che gli stessi Toyotomi e Tokugawa, che pure vennero da lui sempre serviti con la massima lealtà, non si fidavano del tutto del suo temperamento e delle sue possibili macchinazioni. Mentre Ieyasu era sul letto di morte, Masamune si recò a visitarlo, e si dice che gli abbia letto una poesia zen. Famosa è anche rimasta una massima di Masamune, che rivela il suo modo di pensare e il suo tipo di etica: “La rettitudine trasforma l’eccessiva durezza in freddezza; abbandonarsi alla benevolenza oltre misura tramuta il lasciarsi andare in debolezza”.

 

 

* La famiglia Date è stata fondata nel primo periodo Kamakura (Kamakurajidai 1185-1333 ) da Isa Tomomune, che originariamente proveniva dal distretto di Isa della provincia di Hitachi (ora prefettura di Ibaraki). La famiglia ha preso il nome dal quartiere Date (oggi prefettura di Fukushima) della Provincia di Mutsu, che era stata assegnata a Isa Tomomune da Minamoto no Yoritomo, il primo Shōgun di Kamakura, per la sua assistenza durante la guerra Genpei (1180-1185) ed in seguito contro il fratello di Minamoto no Yoritomo, Minamoto no Yoshitsune. L’esercito di Date Masamune è famoso per la sua armatura nera e copricapo d’oro.

 

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I Samurai più famosi – Toyotomi Hideyoshi 豐臣秀吉

Darumapedia - NEWS: PERSONS - Toyotomi Taiko Hideyoshi

I primi tre samurai di questo elenco sono i Tre Grandi Unificatori del Giappone, furono coloro che riuscirono a ridare un governo centralizzato dopo il Sengoku, il periodo degli Stati Combattenti (1467-1590) e a gettare le basi del Giappone attuale.

Toyotomi Hideyoshi (1537-1598) fu il secondo di questi unificatori. Figlio di un semplice soldato di fanteria della provincia di Owari (ora prefettura di Aichi occidentale), si unì al clan Oda a sua volta come fante nel 1558. Fu uno dei “portatori dei sandali” (una specie di attendente) di Oda Nobunaga durante la battaglia di Okehazama, la battaglia con cui Nobunaga sconfisse Imagawa Yoshimoto e divenne il signore di Owari.

Dopo questa battaglia Hideyoshi andò al castello di Sunomata nella provincia di Mino (ora prefettura di Gifu) per tenere l’assedio del castello di Inabayama. Per accelerare l’assedio Hideyoshi corruppe i samurai di Mino per farli disertare o cambiare fronte. Era soprannominato Kozaru, o “piccola scimmia”  a causa delle suo volto e del corpo magro, ma divenne velocemente uno dei più importanti generali di Nobunaga.

Hideyoshi fu investito Daimyō di una parte della provincia di Omi (ora prefettura di Shiga) dopo aver aiutato a prendere la regione dal clan Azai. Nel 1576 Nobunaga lo mandò al castello di Himeji per affrontare il clan Mori e conquistare quindi il Giappone occidentale.

Dopo che Nobunaga fu tradito e costretto al suicidio da Akechi Yamazaki nel 1582, Hideyoshi sterminò le truppe di Akechi nella battaglia di Yamazaki quindi si impegnò a sostenere Oda Hidenobu (di 2 anni) come successore di Nobunaga.

Il capo generale degli Oda, Shibata Kastuie, si oppose a questo piano, ma la sua sconfitta nella battaglia di Shizugatake nel 1583 rese l’umile “portatore dei sandali” il capo di tutte le forze degli Oda incluso, dopo un conflitto inconcludente, Tokugawa Ieyasu.

Prima di morire Oda Nobunaga aveva conquistato la metà meridionale del Giappone. Hideyoshi conquistò anche le grandi isole di Shikoku e Kyūshū 九州 (letteralmente “nove province”). Non gradendo le sfide al suo potere, nel 1587 Hideyoshi bandì i missionari cristiani e avevano cominciato a diffondersi nel Kyūshū. Mentre Nobunaga aveva accolto i missionari per contrastare l’influenza dei monaci guerrieri, Hideyoshi nel 1597 crocifisse 26 tra missionari e convertiti.

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Il Mon del Clan 北条氏 Hōjō-uji

Nel 1590 la caduta del clan Hōjō (北条氏 Hōjō-uji) con l’assedio di Odawara mise fine al periodo degli Stati Combattenti. Hideyoshi rivolse quindi il suo sguardo alla Cina dei Ming che sperava di conquistare partendo dalla Corea. Tuttavia due disastrose campagne militari in Corea nel 1592 e nel 1597 posero fine a tali ambizioni.

Hideyoshi stesso non sopravvisse per vedere la seconda campagna visto che morì nel settembre 1598 mentre le truppe erano ancora all’estero.

Oltre ad essere uno spietato signore della guerra e un astuto negoziatore, Hideyoshi era un grande appassionato della cerimonia del tè. Tuttavia ad un certo punto ordinò al suo maestro del tè di suicidarsi e si divertì ad esibirsi in spettacoli Noh, costringendo i suoi Daimyō a raggiungerlo sul palco come personaggi secondari.

Biografia di Toyotomi Hideyoshi, Century Unificatore 16 del Giappone

Statua di Toyotomi Hideyoshi 豐臣秀吉 nel Santuario Hokoku Jinja, Osaka Castle Park

Hideyoshi ha anche riformato il sistema delle classi vietando ai cittadini comuni (come lui) di prendere le armi e istituendo rigidi controlli interni sugli spostamenti. In tal modo gettò le basi della struttura sociale sui cui alla fine avrebbe governato Tokugawa Ieyasu.

 

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I Samurai più famosi – Tokugawa Ieyasu 徳川 家康

Tokugawa Ieyasu - Wikipedia

Anche se è conosciuto ai più per lo Shogunato a cui ha dato nome, Il primo Shogun Tokugawa è stato sia un grande ed algido stratega che grande guerriero. Tokugawa Ieyasu (1543-1616) era figlio del  Daimyō della provincia di Mikawa (ora è la parte orientale della prefettura di Aichi).

Fu rapito dal clan Oda a 5 anni e tenuto come ostaggi politico a Nagoya. Quando aveva 6 anni, suo padre venne assassinato dai suoi stessi vassalli pagati dagli Oda. A 9 anni, successivamente alla morte del patriarca degli Oda, Oda Nobunaga acconsentì al suo trasferimento a Sunpu, dove visse ostaggio del clan Imagawa sino ai 13 anni per poi unirsi agli Imagawa contro gli Oda.

Dopo l’uccisione del capoclan Imagawa Yoshimoto in un attacco a sorpresa di Nobunaga, Yeiasu decise si schierarsi con gli Oda. I suoi soldati erano parte dell’esercito con cui Nobunaga conquistò Kyoto nel 1568. Quindi si alleò con Takeda Shingen per catturare la provincia di Suruga ora nella zona centrale della prefettura di Shizuoka), e poi collaborò con Uesugi Kenshin per battere il suo ex alleato. Ieyasu si impegnava a vincere ad ogni costo: quando sua moglie e il suo primogenito furono accusati di cospirare per assassinare Nobunaga, Ieyasu permise alla moglie di essere giustiziata e costrinse il figlio a suicidarsi. Dovette quindi nominare come erede il suo terzogenito Hidetada, visto che il secondogenito era stato adottato da Toyotomi Hideyoshi.

Ieyasu non riuscì a vendicarsi per il tradimento di Nobunaga ad opera di Akechi Mistushide, perchè fu preceduto da Hideyoshi. Si oppose al piano di Hideyoshi di mettere come capo del clan Oda il neonato Hidenobu, ma rimase fuori dalla battaglia di Hideyoshi con Shibata Katsuie nel 1583 e non venne coinvolto nelle campagne di conquista di Shikoku e Kyushu fatte da Hideyoshi. Ciononostante si unì all’assedio di Odawara, conseguentemente a ciò ottenne le province del clan Hōjō (北条氏 Hōjō-uji)   , nella pianura del Kanto in cambio delle sue precedenti proprietà. Non fu coinvolto nelle fallimentari campagne coreane di Hideyoshi anche se gli era stato dato il comando delle truppe di riserva del Kyushu.

Alla morte di Hideyoshi nel 1598, Ieyasu fu uno del consiglio dei 5 anziani scelti per amministrare l’appena unificato Giappone in attesa che Hideyori, il figlio di 5 anni di Hideyoshi, raggiungesse la maggiore età.

Tuttavia Ieyasu si alleò con i daimyo insoddisfatti del governo di Toyotomi e nel 1600 le sue forze si scontrarono con quelle di Ishida Mitsunari (che aggregava i lealisti di Toyotomi) nella battaglia di Sekigahara in quella che ora è la prefettura di Gifu. La battaglia di Sekigahara fu combattuta da oltre 160.000 soldati e con la sua vittoria Ieyasu consolidò il suo dominio sulla nazione.

Tokugawa Ieyasu- Unifier of Japan | This statue of Ieyasu st… | Flickr

Nel 1603, a 60 anni, Ieyasu venne nominato shogun dall’Imperatore Go-Yozei. Costruì quindi la sua capitale a Edo (ora Tokyo), nelle terre che aveva vinto agli Hōjō e dette così inizio al periodo Edo della storia giapponese (1603-1868). Quando nel 1614 e nel 1615 Hideyori, figlio di Hideyoshi, sollevò il suo esercito per rovesciarlo, Ieyasu uscì dalla pensione e condusse personalmente le sue truppe nell’assedio di Osaka durato 2 inverni e 2 estati con l’impegno di 200/300.000 soldati per ogni schieramento. Alla fine la dinastia Toyotomi fu completamente sradicata.

Ieyasu morì nel 1616 all’età di 73 anni. Venne sepolto nel fastoso santuario di Nikko Toshogu nella prefettura di Tochigi. Lo shogunato Tokugawa durò 250 anni e terminò con la restaurazione Meiji nel 1868. Vale la pena ricordare che uno dei più famosi vassalli di Ieyasu fu il ninja Hattori Hanzo.

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