Youchi no Sho, la Pergamena degli attacchi notturni (Seconda parte)

  • Le torce non devono essere trasportate dai soldati.
  • Gli attacchi notturni dovrebbero essere effettuati nell’Ora del Cinghiale o nel Ratto [tra le dieci e le due di mattina] o anche quando le nuvole orizzontali appaiono sopra le montagne [all’alba] – tuttavia, non dovresti sempre attenerti a questi modi, specialmente se il nemico è negligente di notte.
  • Quando torni da un raid notturno, i segnali di identificazione [come descritto sopra] dovrebbero essere usati per identificare i tuoi uomini prima di lasciarli entrare nel campo base.
  • Quando le truppe stanno tornando da un raid notturno vittorioso, una truppa di riserva dovrebbe essere posizionata [attorno al tuo accampamento] poiché il nemico potrebbe provare a seguire gli uomini che ritornano – fai in modo che questa truppa di riserva affronti il ​​nemico e permetta a coloro che sono tornati di entrare nel campo a riposare.
  • Costruisci i fuochi di guardia su entrambi i lati di una porta del castello e metti in discussione tutti prima che entrino.
  • Quando le tue truppe tornano da un attacco notturno e attraversano il cancello, manda monomi in ricognizione e investiga prima che attraversino il cancello. Quando i soldati nemici dovessero seguire costantemente le tue truppe cercando di infiltrarsi nel tuo castello, dovresti assicurarti della sicurezza del cancello del castello e delle truppe addette alle imboscate piazzate lì per ucciderli.
  • Nel caso in cui il nemico è lontano e devi percorrere una lunga distanza per commettere l’attacco notturno e non è facile raggiungerli rapidamente, in questo caso dovresti inviare monomi (monomi ‘colui che vede’ ) ricognitori e / o Shinobi di giorno per osservarli da vicino.

Successivamente dividi l’intero numero di attacco in gruppi e quindi seguendo i segnali di questi sopralluoghi scout, invia questi gruppi uno alla volta.

  • Quando si attacca su montagne o pendii o in valli, è difficile attaccare subito con un esercito enorme. Pertanto, fino al sesto giorno, settimo o addirittura l’ottavo giorno del nuovo mese lunare, le tue forze dovrebbero iniziare ad effettuare attacchi notturni e dovrebbero farlo intorno al tempo del tramonto della luna. Durante il giorno prima di questi attacchi le tue truppe aspettano in luoghi appropriati, in posizione poi quando tramonta la luna, scendi e sconfiggi il nemico. È essenziale considerare se la distanza è lontana o meno e quando l’attacco deve ancora essere intrapreso. Non dovresti accendere le torce.

(Va notato che questo differisce dalle precedenti istruzioni per attaccare nelle ore del Cinghiale e del Ratto, tuttavia, questa situazione è diversa, essendo un attacco specifico su una pendenza. I primi giorni di una luna nuova sono i più bui e dal sesto giorno in poi durante l’ottavo giorno del ciclo lunare colpirà il mezzo stadio completo della sua orbita e dopo questo la luce lunare crescente aumenterà sempre di più, quindi è meglio fermarsi dopo questo giorno).

  • In una notte di buio pesto e quando devi avanzare attraverso montagne, valli, campi e corsi d’acqua devi assegnare delle guide ,prendere il punto e posizionarli davanti e dietro. Se hai paura di aver smarrito la strada, dovresti fermare le truppe e confermare la tua direzione. Inoltre dovresti avere degli uomini tra la parte anteriore e quella posteriore.
  • In una situazione in cui pensi che alcune truppe possano perdere la loro strada, allora dovresti attaccare la carta ad un albero o al bambù, questo funzionerà come un segnale per le truppe dietro di te. Questa tecnica di marcamento si chiama Go.
  • Quando ci sono cespugli su entrambi i lati del percorso e sei sospettoso su quell’area, considerandolo un buon punto di agguato, dovresti tirare le frecce tra i cespugli in modo casuale – quindi prendere un’unità della truppa e farli allineare [su entrambi i lati del percorso] in difesa e fai muovere il resto della truppa nell’area. Inoltre, se ci sono truppe imboscate di Fushikamari (Fushikamari 伏 陰 り (uno che si sdraia), i tuoi cavalli avvertiranno la loro presenza – altre informazioni sono da trasmettere con la tradizione orale.
  • Durante un attacco notturno le tue forze devono conoscere la direzione del loro campo base per un ritorno sicuro.

Osserva i cieli [per ottenere i tuoi vantaggi]. Inoltre, per quanto riguarda la terra, dovresti ricordare: il flusso dell’acqua, le forme delle montagne, i suoni del fiume e la direzione del vento.

  • Invia Shinobi vicino al campo nemico e fagli dare fuoco alle capanne del campo nemico nella direzione in cui stai per attaccare, e nello stesso momento in cui le fiamme raggiungono la vista verso l’alto, il tuo gruppo di attacco dovrebbe lanciare grida di guerra e dovresti osservare situazione all’interno del campo. Se sono confusi e sorpresi, spostati nel loro accampamento, proprio come un vento ululante. Non è saggio

procedere questo raid in modo lento. Se il nemico prova a seguirti fuori dopo aver fatto irruzione, organizza  un’imboscata per attaccarli dal fianco.

  • Se hai incendiato le fiamme nel loro accampamento, se hai lanciato le grida di guerra ma la loro difesa è calma e riservata, allora in questa situazione dovresti ritirarti. Se non seguirai questo consiglio e proverai ad attaccarli senza tali considerazioni, allora sarà pericoloso.
  • Dividi la tua forza d’attacco tra cinque e sette gruppi e distribuisci tra loro dieci buoni uomini addestrati sulla strada dello Shinobi. Questi Shinobi dovrebbero indossare vestiti comuni. Quando i gruppi attaccano e si muovono attraverso il nemico campo, gli Shinobi di ogni gruppo dovrebbero rimanere indietro nella confusione e fingere di essere lavoratori amici – per fare questo li farai urlare e reagire come se dovessero aiutarli gridando avvertimenti che c’è un attacco notturno, mentre in realtà rubano armi e cavalli. Successivamente, all’alba, una nuova serie di squadre di attacco dovrebbe avvicinarsi al campo nemico

e quando attaccano dalla parte anteriore, lo Shinobi all’interno dovrà attacare la parte posteriore dei difensori. Inoltre, il caposquadra dovrebbe segnalare al suo gruppo Shinobi per mezzo di strumenti e dovrebbero aggirare il campo combattendo. Inoltre dovrebbero dare fuoco alle capanne del nemico, questo per disturbare il loro movimento e a quel punto lo Shinobi dovrebbe anche liberare i cavalli e lasciarli allontanare dal campo. A volte lasciando entrare le truppe messe in agguato.

  • Manda truppe vicino al campo di battaglia nemico e falle nascondere su entrambi i lati della posizione nemica. Quindi, lancia le frecce di fuoco contro l’avanguardia nemica, a questo segnale altre truppe dovrebbero scendere e fare un raid sul nemico e questo è anche il momento per l’uso di moschetti. Se il nemico si ritira e reagisce, dovresti affrontarlo e poi ritirarti dopo un po ‘.

Questo è il punto quando inizi le tue truppe nascoste ad attaccarle dai lati. Nel frattempo, se puoi, trova una via sicura e spingi avanti nel edifici e combatti, cercando di trovare il gruppo di comando nemico. Prendi nota, a seconda della situazione, dovresti ritirarti il ​​più rapidamente possibile. Dovresti provocare scoraggiamento nel quartier generale nemico urlando (inserisci il nome) è il nostro alleato o che abbiamo ucciso il generale nemico. Quindi, secondo i movimenti del nemico, acquisisci forza nell’attacco e li  sconfiggerai. Non prendere teste a questo punto e attaccare usando gli scudi, se non hai scudi usa i fasci di bambù.

  • Per quanto riguarda gli attacchi successivi: dovresti attaccare o chiuderti in un campo nemico per due o tre notti consecutive di fila.

Dovresti fare grida di guerra per attirare il nemico, quando escono dovresti ritirarti velocemente, questo è fatto per esaurirli.

Per assicurarti di non stancare i tuoi uomini, dovresti inviare truppe alternate su questi falsi agguati. Se lo fai ripetutamente li porterai alla inoperosità dopo un paio di giorni e quando abbasseranno la guardia, ricordati di approfittare di questo per attaccarli in questi punti. Inoltre, dovresti cospirare in modo che gli Shinobi nemici ascoltino i piani del tuo esercito nella preparazione di un attacco notturno. Questo viene fatto in modo che qualsiasi Shinobi nemico [vicino al tuo accampamento] riporti una notizia falsa.  Questo indurrà il nemico a prepararsi  per questo falso attacco ogni notte e alla fine si stancheranno. Questa è una tattica virtuosa, in quanto utilizza lo Shinobi nemico per indebolire il proprio esercito senza sfruttare la forza dei tuoi alleati.

Questa pergamena è una scrittura segreta tramandata nella nostra scuola da generazioni. Fai attenzione nel trasmettere queste informazioni da persona a persona e non mostrarlo a nessuno al di fuori della nostra scuola.

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Youchi no Sho, la Pergamena degli attacchi notturni (Prima parte)

 

Si ritiene che Koike Jin-no-jo Sadanari abbia scritto questa pergamena trascritta poi  nel 1689, presumibilmente da Ito Jin-emon Yukiuji e viene considerata una parte della Ogasawara-ryu ed è un ottimo esempio di come i comandanti usavano gli Shinobi durante le incursioni notturne

Night Attack on the Sanjô Palace – Smarthistory

  • Se il nemico ha attraversato una steppa o un’area difficile o ha attraversato una lunga distanza, dovresti ottenere informazioni sulla loro situazione e le condizioni dei soldati ed eventualmente in segreto iniziare un attacco notturno.
  • Dopo un’intera giornata di battaglia o dopo che sei stato sconfitto, dovresti raccogliere i resti dei tuoi uomini e condurre un attacco notturno.

[Questo è un modus operandi classico nei manuali militari e gioca sulla negligenza del nemico dopo aver sentito di aver ottenuto una vittoria; perciò in altri manuali militari avvertono che dopo una vittoria dovrebbero agire con prudenza e fare attenzione alla difesa.]

  • Dovresti attaccare una posizione nemica quando sono stati accampati per un periodo prolungato di tempo e quindi sono diventati negligenti. Per conoscere la situazione del loro campo dovresti inviare un gruppo di Shinobi.
  • La notte in cui il nemico arriva per costruire campi di battaglia, dovresti commettere attacchi a sorpresa.
  • In una notte di forte vento e / o pioggia fai attacchi furtivi.
  • Quando il nemico si sta ritirando da una lunga distanza, dovresti attaccare e sfruttare la confusione che si crea durante l’incursione.
  • Una truppa di attacco notturno dovrebbe avere un numero di cinquanta Shinobi e dovresti assegnare un caposquadra per ogni manipolo di dieci uomini e tutte le persone nel raid notturno dovrebbero essere vestite di nero.
  • In un raid notturno dovresti legare le lingue dei cavalli e avvolgere il panno attorno alle sezioni metalliche dei pezzi che tintinnano.
  • Negli attacchi notturni non dovresti portare con te armi lunghe, tuttavia, detto ciò, le spade lunghe sono accettabili. Anche gli archi dovrebbero essere usati come arma principale nel primo attacco.
  • Le parole d’ordine devono essere concordate prima di partire per un raid notturno.
  • I segnali di identificazione devono essere organizzati prima di partire per un raid notturno.
  • Quando ti fai strada verso la posizione nemica, spesso accade che le tue truppe possano perdere la loro strada. Posizionare un’unità nel mezzo del percorso dietro le truppe in modo che possano assicurarsi della direzione in cui si stanno percorrendo chiamandosi l’un l’altro.
  • Lo Shinobi non deve essere inviato per osservare la formazione interna delle forze o le posizione nemiche.
  • Nel caso in cui attacchi un accampamento nemico circondandolo, prepara le torce per l’uso.
  • Le grida di guerra dovrebbero essere urlate in una direzione in cui il nemico non si aspetta che tu sia – questo è uno stratagemma.
  • Assicurarsi di possedere gli strumenti che devono essere utilizzati per inviare segnali.
  • Dovrebbero essere usate truppe d’imboscata.
  • Non inviare Shinobi per accendere fuochi nel campo nemico.
  • Esegui azioni per colpire e scappare, se effettuare o meno ulteriori attacchi ripetuti dipende dall’entità della negligenza del nemico.
  • Prima di infiltrarti nel campo nemico, non accendere torce, quindi sull’ordine di un caposquadra, lanciare torce all’unisono.
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Gli Yōkai – Abumiguchi 鐙口 あぶみぐち e Aka manto 赤マント あかまんと

 

Abumi-Guchi | Yokai Wiki | Fandom

Gli Abumiguchi 鐙口 あぶみぐち (tradotto all’incirca come “Bocca della staffa) erano una volta staffe da cavalcatura appartenenti a un guerriero caduto in battaglia. Le staffe rimasero sul campo di battaglia e dimenticate da tutti. Sconvolti di non avere più il loro scopo, gli strumenti di un soldato possono trasformarsi in Tsukumogami. Con la stessa  fedeltà dei cani, gli Abumiguchi aspettano nei campi i loro padroni, che purtroppo non torneranno più.

10 Best Aka Manto images | Urban legends, Japanese urban legends, Aka

 

L’Aka manto 赤マント あかまんと ( Conosciuto anche come “aoi manto, akai kami, akai hanten, akai chanchanko, akai te” e tradotto come “Mantello rosso o Giubbotto rosso)

è una leggenda metropolitana legata ai bagni pubblici, in particolare a quelli delle scuole elementari. Questo fenomeno è noto in tutto il Giappone, con innumerevoli variazioni sullo stesso tema. Di solito si svolge in un bagno specifico della scuola. Di solito è un bagno più vecchio o usato raramente. Si dice che l’evento si manifesta più di frequente nel quarto sgabuzzino, poiché il numero quattro è associato alla morte.

 

La maggior parte delle storie segue questo schema generale: mentre a scuola la sera tardi, uno studente improvvisamente si ritrova nell’impellente necessità di un bagno. Il bagno più vicino disponibile è quello normalmente evitato dagli studenti; è più vecchio e meno curato, separato dal resto della scuola e si dice che sia infestato. Ma nell’urgenza del momento, lo studente entra ugualmente. Una volta espletato il bisogno, mentre cerca la carta igienica scopre che è terminata. A quel punto ode una bizzarra voce che chiede: “Vuoi carta rossa? O carta blu? ” Lo studente risponde, “Carta rossa”,  il momento dopo viene pugnalato e squartato con violenza tale che il sangue spruzza ovunque, inzuppando il corpo e facendo sembrare come se indossasse un mantello rosso brillante. Se invece lo studente dice “Carta blu”, tutto il sangue dello studente viene risucchiato dal suo corpo, lasciandolo morti e con la faccia blu sul pavimento.

 

Esistono molte varianti di questa leggenda, ognuna con piccole differenze. La vera identità di Aka manto è sconosciuta. A volte si dice che sia una persona che si nasconde nella cabina adiacente, oppure un serial killer. Altre volte appare come un fantasma che si manifesta come un uomo alto con una faccia malata, bianco-bluastra. In alcuni episodi viene incolpato uno Yōkai peloso che prende il nome di Kainade che vive nei bagni e gli piace accarezzare le estremità posteriori delle persone. Nel caso del Kainade, il risultato finale è nettamente meno brutale: si manifesta infatti con un braccio peloso del colore scelto (rosso o blù) che si alza dal gabinetto per accarezzare lo studente.

In alcuni casi, invece di prosciugare il sangue, la scelta della “carta blu” fa si che lo Yōkai strangoli la vittima fino a quando il suo viso diventa blu. A volte rispondendo a “carta rossa” la pelle viene “scollata” dal corpo in modo che penda sulla schiena come un mantello rosso (un gioco di parole sul nome “aka manto”).

In altre versioni, invece di essere ucciso, il colore della pelle dello studente cambierà perennemente con qualsiasi colore abbia scelto. A volte quelli che sopravvivono e raccontano la storia ad altri si ammalano terribilmente e muoiono poco dopo. E a volte le conseguenze sono peggiori della morte, come essere trascinati nel mondo inferiore, per non essere mai più visti.

 

Le domande hanno anche molte varianti, tra cui “giubbotto rosso o giubbotto blu”, “mano rossa o mano blu”, o “lingua rossa o lingua blu”. A volte i colori sono rossi o bianchi, anziché blu. Quando le scelte sono “carta rossa”  o “carta bianca”, il rosso spesso si traduce in una lingua rossa che sale dal gabinetto per leccare la parte posteriore dello studente, mentre il bianco si traduce in una mano bianca che sale per accarezzare la parte posteriore dello studente. Le scelte meno comuni sono la carta rossa o la carta viola: la scelta della “carta viola” consente allo studente di fuggire incolume, mentre con la scelta della “carta rossa” lo studente viene trascinato giù dal gabinetto nell’impianto idraulico.

 

Come per molte leggende metropolitane, di solito non c’è scampo dall’ orribile destino, anche se ciò non impedisce alle persone di provarci. Gli studenti intelligenti che portano con sé carta igienica scoprono che svanisce prima di poterla usare, e si ritrovano comunque a dover rispondere alla domanda dell’Aka manto. Le persone che scelgono un colore diverso da quelli offerti nella speranza di confondere lo spirito si imbattono in una morte ugualmente orribile (una versione comune cita uno studente che dice “carta gialla” e il risultato è che viene spinto con il viso verso il basso, nella toilette sporca acqua e trattenuto lì fino ad affogare). In alcuni casi, gli studenti si sono salvati dicendo “Non ho bisogno di alcuna carta igienica!!!”, procurandosi il tempo sufficiente per scappare.

 

Rintracciare l’origine delle leggende urbane può essere difficile, anche se Aka manto ha un’origine piuttosto antica, nasce infatti  come una voce popolare nei cortili delle scuole già negli anni ’30, e la sua popolarità non è svanita anche quando sono nate nuove leggende sui servizi igienici (come Toire no Hanako-san*). Una spiegazione per l’origine dello Yōkai Aka manto e la continua notorietà è implicito nella sua sovrannaturalità. Può essere un riflesso dell’ansia insita nello studente, a conoscenza delle leggende su questo Yōkai.

L’aspetto di Aka manto è cambiato nel tempo insieme al lessico giapponese. Oggi, manto è la parola giapponese per un mantello o un mantello, e quindi aka manto è di solito raffigurato con un lungo mantello rosso con cappuccio. Tuttavia, negli anni ’30, quando nacque questa leggenda metropolitana, Manto si riferiva a una giacca kimono più corta e senza maniche, di conseguenza, le generazioni diverse lo vedono in base al progredire delle mode dell’abbigliamento.

 

* Hanako-san (花子さん) è un personaggio del folclore giapponese nonché di una leggenda metropolitana molto popolare tra i bambini e gli adolescenti. Quest’ultima narra di una bambina di nome Hanako il cui fantasma infesterebbe le toilette delle scuole giapponesi e, per questo motivo, è meglio nota come toire no Hanako-san (トイレのはなこさん? “Hanako-san della toilette”).

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Le Divinità dello Shintoismo – Ame-no-Uzume-no-Mikoto (天宇受売命, 天鈿女命) 

Ame-no-Uzume-no-Mikoto (天宇受売命, 天鈿女命) o Ama-no-Uzume, è una divinità femminile della religione shintoista, moglie dello spirito Sarutahiko Osami 猿田毘古大神, 猿田彦大神.

Uzume- A Joyful Goddess | The World According to ChinaCat

Nella mitologia nipponica, Ama-no-Uzume rappresenta il Kami dell’alba e a lei sono legate più versioni del mito dell’eclissi. Una di esse riporta che con l’aiuto di uno specchio fece uscire la dea del sole Amaterasu dalla grotta nella quale si era rifugiata per sfuggire all’ira del dio della tempesta Susanoo.

Secondo un’altra versione, in cui viene enfatizzato il ruolo della danza e del Bugaku*. La dea del sole Amaterasu si nascose in una grotta perché ferita dal portamento inaccettabile del fratello Susanoo.

Vicino all’ingresso della caverna la dea Ame-no-Uzume iniziò a danzare con un mastello in mano, preoccupando gli altri dei. Ame-no-Uzume già era mezza nuda e continuava a perdere i propri vestiti mentre ballava ed Amateratsu non poté non uscire dalla grotta quando sentì gli dèi ridere ed il mondo riottenne il sole.

La famiglia imperiale giapponese è considerata diretta discendente di Amaterasu e Ame-no-Uzume, secondo questa leggenda, è la protettrice della musica e della danza.

Una altra leggenda dice che, a causa di una lite tra di loro, il fratello di Amaterasu, Susano’o il Dio delle tempeste, aveva vandalizzato i suoi campi di riso, gettato un cavallo scorticato sul telaio, e brutalmente ucciso una delle sue ancelle.

A sua volta, Amaterasu si infuriò con lui e si ritirò nella Celeste Grotta, Amano-Iwato . Il mondo, senza luce solare, divenne buio e scuro e gli dei non riuscirono ad attirare Amaterasu fuori dal suo nascondiglio.

L’intelligente Uzume rovesciato una vasca vicino all’ingresso grotta  cominciò una danza su di esso, strappando i vestiti di fronte alle altre divinità. Consideravano questo modo comico che ridevano di cuore alla vista. Questa danza si dice che hanno fondato la danza rituale giapponese, Kagura** .

Amaterasu – C.S.A.M.

Uzume aveva appeso uno specchio di bronzo e un bellissimo gioiello di giada lucido. Amaterasu li sentì, e guardò fuori per scoprire la causa di tutto quel trambusto. Quando uscì dalla grotta, vide il gioiello e il suo riflesso in uno specchio gloriosa che Uzume aveva messo su un albero, e lentamente uscì dal suo nascondiglio.

In quel momento, il dio Ame-no-Tajikarawo-no-Mikoto si precipitò in avanti e chiuse la caverna dietro di lei, rifiutando di muoversi in modo che lei non poté più ritirarsi.

Un altro dio legò una shimenawa*** di fronte all’ingresso. Le divinità Ame-no-Koyane-no-Mikoto e Ame-no-Futodama-no-Mikoto chiesero poi ad Amaterasu di fare pace con suo fratello Susano’o, lei accettò, e la luce venne riportata sulla terra.

Ama-no-Uzume è ancora venerata oggi come un Kami shintoista , ed è anche conosciuta come Ama-no-Uzume.

 

* Il Bugaku è una danza tradizionale giapponese importata dalla Cina e da altri paesi del continente asiatico principalmente intorno al VI-VII sec.; è strettamente connessa alla musica di corte Gagaku.

** Il kagura (神楽, ‘musica degli/per gli dei’) è una danza sacra giapponese di forte componente sciamanica eseguita quando si fa un’offerta a un Kami (神, ‘dio’) con lo scopo di ottenerne il favore in vari campi (salute, raccolti abbondanti, longevità, fertilità, ecc.)

*** Le shimenawa (注連縄 lett. “corda delimitante”) sono corde di canapa e paglia di riso usate per i rituali di purificazione nello Shintoismo. Il diametro può variare da pochi centimetri a diversi metri, e sono di solito addobbate con uno shide, un pezzo di carta a forma di zigzag.

Le Divinità dello Shintoismo – Amatsu-Mikaboshi (天津甕星)

Amatsu-Mikaboshi (Aliases; Ama-no-kagaseo, Alexander Aaron, Chaos ...

Amatsu-Mikaboshi nella versione “Comics”

Amatsu-Mikaboshi è spesso descritto come il “Dio del male” giapponese, il che non  implica necessariamente l’essere accostato ad una figura diabolica dal punto di vista cattolico.

Nello Shintoismo non esistono figura come “Satana”  o “Lucifero”e Amatsu-Mikaboshi non è né un “Dio” né può essere definito con il termine “male”, è semplicemente una forza primordiale che esisteva prima della formazione di questo mondo.

Amatsu-Mikaboshi è una presenza indistinta e cercare di dargli una definizione tale da inquadrarlo è quasi impossibile.

Ad un certo punto, potrebbe essere stata l’unica forza al mondo: Amatsu-Mikaboshi potrebbe essere il grande vuoto primordiale. Ha governato l’universo quando  non esisteva nient’altro.

In qualche modo durante la creazione dell’universo conosciuto, il suo potere cessò ma non completamente e rimase la sua aura o residuo.

Un’altra versione mitologica suggerisce che Amatsu-Mikaboshi fu uno dei bambini imperfetti scartati da Izanami e Izanagi. Ad ogni modo, Amatsu-Mikaboshi è nel mondo ma non nel mondo manifesto. Non ha ruoli o funzioni chiare e ufficiali da svolgere. Non ha nemmeno una forma fisica con cui manifestarsi. È una presenza amara, freddamente arrabbiata. Non ha santuari e non ha molta rilevanza per la persona media (anche se il suo nome appare in molti fumetti e giochi di ruolo, dove di solito viene scelto come cattivo). È una presenza esoterica, astratta nell’universo piuttosto che uno spirito con il quale si può comunicare direttamente. Potrebbe essere lo spirito dei cieli più distanti: il vuoto celeste o l’abisso.

Lo shintoismo è un sistema spirituale che valorizza l’armonia. L’Amatsu-Mikaboshi è associato alle energie e alle emozioni persistenti, in particolare agli eccessi che distruggono l’armonia o creano uno squilibrio nel mondo (come, in sostanza, lo fa). Non necessariamente condivide o incita queste emozioni: invece le emozioni intense e incontrollate sono percepite come condivisione della sua essenza.

Queste emozioni sono attratte magneticamente da Amatsu-Mikaboshi, come lui lo è da loro, perché sono fatti delle stesse energie e potenzialmente hanno lo stesso effetto: disarmonia distruttiva.

Quindi l’eccessiva rabbia, l’invidia, persino l’amore squilibrato che potenzialmente porta a ossessioni malsane, viene percepito come appartenente all’Amatsu-Mikaboshi ed esprime la sua essenza.

Nella successiva prospettiva buddista, questa emozione in eccesso è stata percepita come “peccato”; quindi Amatsu-Mikaboshi si è guadagnato la reputazione di Maestro dei peccatori.

Potrebbe o meno essere associato a Yomi, (Yomi 黄泉 o Yomi no kuni 黄泉の国 ) un regno della morte shintoista.

The Land of Yomi': Green Willow and other Japanese fairy tales by ...

Yomi 黄泉 il Regno della morte 

Una teoria suggerisce che Amatsu-Mikaboshi, come singolo potere onnicomprensivo, venne spezzato e disperso dall’introduzione delle forze yin e yang nell’universo (in giapponese: In e Yo).

Gli Onmyoji (praticanti di una tradizione magica giapponese) come Maestri che comprendono le mutazioni di Yin-Yang e hanno cercato di sfruttare il potere di Amatsu-Mikaboshi, dandogli possibilmente una forma corporale.

In questa forma, potrebbe essere noto come Ama-no-Kagaseo, il maschio brillante.

Le divinità dello Shintoismo – Amaterasu Ō-mi-kami 天照大御神

Amaterasu significa “Paradiso splendente” oppure “colei che brilla nel Paradiso” inoltre viene chiamata anche con il nome di Tensho-Daijan. È considerata la mitica antenata diretta della Famiglia Imperiale Giapponese.

Amaterasu è comunemente indicata come di sesso femminile, nonostante il Kojiki, il più antico documento scritto della storia nipponica, dia pochi indizi riguardo al suo sesso: il linguaggio giapponese antico non usava pronomi specifici per i generi. Alcuni altri libri come lo Hotsuma Tsutae, descrivono la divinità come maschile.

Goddess Amaterasu - Shinto Goddess of the Sun and Mother of all ...

Amaterasu Ō-mi-kami 天照大御神

 

 

Amaterasu è una delle divinità più importanti dello shintoismo ed è la Dea del Sole e della Luce. Si dice che la stessa famiglia imperiale discenda dalla divinità.

I suoi genitori (Izanami e Izanagi) la fecero salire in cielo per la sua bellezza maestosa attraverso la scala celestiale per il Paradiso da dove avrebbe governato il mondo per l’eternità. Accadde un giorno però che Susano (fratello di Amaterasu e dio delle tempeste) scatenò i suoi poteri sulla Terra distruggendola in buona parte e la sorella non sopportando la vista di quelle rovine si rinchiuse in una grotta chiudendola con una pietra e precisamente dentro la porta di roccia del cielo. Una volta entrata e chiuso l’uscio il mondo si trovò nell’oscurità e questo diede un vantaggio enorme ai demoni che cominciarono a spargere terrore e distruzione mentre gli stessi dei erano quasi impotenti. L’unica soluzione era di far uscire la dea del sole dal suo nascondiglio ma questa non ne voleva sapere di uscire nonostante gli altri dei provarono a parlargli dal di fuori della roccia. Tutto sembrava perduto quando Uzume (altra divinità) ebbe una geniale quanto stramba idea. Fece organizzare una festa proprio accanto al nascondiglio di Amaterasu. Come se non bastasse la bella dea Uzume cominciò a danzare in modo si dice anche “erotico” tanto da attirare la curiosità e l’attenzione di Amaterasu che aprì leggermente la porta del suo nascondiglio per sbirciare la danza di Uzume e appena aprì un raggio di luce (l’alba) uscì, facendo accorgere gli altri dei (grazie ad uno specchio messo in un albero nelle vicinanze) che aveva aperto. Tajikara a questo punto prese la roccia ormai sbloccata e la spalancò velocemente così che il mondo potè riavere la luce.

Esiste un’altra versione del motivo per cui Amaterasu si nascose nella grotta ed era sempre per colpa di Susano che teneva un comportamento disdicevole nel prato Takamagahara, mentre il resto della storia è esattamente lo stesso.

Il Takamagahara è definito nella religione shintoista come il più alto livello dei cieli (paragonabile al nostro settimo cielo) e questo luogo è protagonista insieme ad alcuni dei alla nascita stessa del Giappone.

Amaterasu oltre ad essere la dea del Sole lo è anche dell’agricoltura (si dice infatti che abbia inventato i campi di riso, gli “inada”). Inoltre insegnò agli uomini come coltivare il grano e come utilizzare i bachi da seta. Proprio da allacciare a quest’ultima cosa è l’invenzione da parte della dea dell’arte del telaio, ossia tessitura tramite telaio. E’ possibile visitare il suo bel tempio nell’Honshu (isola principale del Giappone) e precisamente ad Ise nella prefettura di Mie. Il tempio in questione ha la particolarità di essere demolito e riedificato perfettamente uguale ogni due decadi. All’interno del tempio troviamo un santuario con la rappresentazione di Amaterasu tramite uno specchio.

Le divinità dello Shintoismo e Ajishikitakahikone-no-Kami  阿遅志貴高日子根神

Ajisuke Takahikone | Wiki | Mythology & Cultures Amino

Ajishikitakahikone-no-Kami (阿遅志貴高日子根神)

Un tempo c’era il Cosmo, energia pulsante che vagava nel buio infinito, da questa energia cosmica, nacquero Izanami ed Izanagi, corrispondenti alle due polarità, Yin e Yang, ed il primo gesto della Dea e del Dio fu quello di far sorgere le terre dall’oceano e mescolarle con una lancia chiamata “Ame-Nu- Hoko”. Con il fango che si ammassò colando dalla lancia ebbe origine la prima isola “Onogaro- Shima” che significa “Il Regno Terreno”. In seguito gli dei crearono altre otto grandi isole che divennero la terra di Yamato, il Giappone. Le due divinità abbandonarono il Regno del Cielo e stabilirono la loro nuova dimora sulla Terra. Dalla loro unione nacquero tutte le altre divinità che adesso vedremo.

 

Ovviamente di questi ne vedremo solo i principali, perché sono davvero troppi per elencarli.

Aji-Suki-Taka-Hiko-Ne – dio del tuono
Amaterasu – dea del sole
Amatsu Mikaboshi – dio del male
Ame-no-Uzume – dea della fertilità
Chimata-No-Kami – dio dei crocevia, dei passi montani e dei sentieri
Ho-Musubi – dio del fuoco
Inari – dio del riso
Izanagi – dio creatore
Izanami – dea creatrice
Kagu-tsuchi – dio del fuoco
Kannon – Dea della compassione e della pietà
Kura-Okami – dio della pioggia
Nai-No-Kami – dio dei terremoti
O-Kuni-Nushi – dio della stregoneria e della medicina
O-Wata-Tsu-Mi – dio del mare
Raijin – dio del tuono
Sengen-Sama – dea del Monte Fuji
Sette Dei della Fortuna
Benzai-ten o Benten – dea del denaro, della persuasione eloquente, e della conoscenza
Bishamon-ten – dio della serenità e della guerra
Daikoku-ten – dio del denaro, abbondanza
Fukurokujū – longevità
Hotei-ōshō – abbondanza e fortuna
Jūrōjin – longevità
Ebisu – nutrimento, abbondanza
Shina-Tsu-Hiko – dio del vento
Shina-To-Be – dea del vento
Sōjobō – re dei tengu di Kurama
Susanoo – dio della tempesta e dei tuoni, dei serpenti e del lavoro dei campi
Taka-Okami – dio della pioggia
Take-Mikazuchi – dio del tuono
Tengu – spiriti delle montagne
Tsukiyomi – dio della luna
Uke-Mochi – dea del cibo
Wakahiru-Me – dea dell’alba

 

Ajishikitakahikone-no-Kami (阿遅志貴高日子根神)

Nella mitologia giapponese,  (conosciuto anche come Aji-Suki-Taka-Hiko-Ne) è il dio del tuono ed é fratello di Takemikazuchi e di Kaminari (Raiden). Durante la sua infanzia, il suo pianto e le sue urla erano così forti che per farlo calmare veniva messo in una barca e lo si faceva galleggiare intorno alle isole del Giappone finché non si calmava. Quando divenne adulto, ebbe un figlio, Takitsuhiko, il dio della pioggia.

Conosciuto anche come Kamo no ōmikami; la progenie della divinità fondatrice della terra Ōkuninushino-Kami ( 大国主神 ( おおくにぬしのかみ ) e Tagiribime no mikoto (una delle tre dee di Munakata, figlie di Susanoo). Sia il Kojiki che il Nihongi riportano che l’aspetto di Ajisukitakahikone assomigliava molto a quello del genero defunto Ame-Waka-Hiko 天若日子 / 天稚彦 (marito di sua figlia Shitateruhime). Di conseguenza, quando visitò la capanna del defunto dopo la sua morte, venne scambiato per lui dalla sua famiglia. Infuriato per essere stato preso per un morto in decomposizione, Ajisukitakahikone calpestò con furore la capanna ove giaceva il vero defunto Ame-Waka-Hiko con i suoi piedi, portando alla creazione della montagna Moyama nella provincia di Mino.

Le prime cronache del tempo ( fudoki* ) delle province di Harima e Izumo tramandano leggende sull’origine dei nomi di luoghi relativi ad Ajisukitakahikone, alla sua consorte e ai suoi figli.

L’ Izumo no kuni no miyatsuko kan’yogoto riferisce anche che il Kami Ōnamuchi ordinò che l’Ajisukitakahikone fosse custodito in un kannabi (Dimora dei Kami legati ad un bosco sacro o montagna) , specificando che era considerato un kami ancestrale ( sojin ) legato alle aree di Izumo e Katsuragi. È anche consacrato allo Tsutsukowake Jinja a Fukushima, dandogli la caratteristica di una divinità pionieristica anche nel Giappone orientale.

 

*Fudoki ( 風土記 ) sono antichi rapporti sulla cultura, la geografia e tradizione orale presentato ai regnanti monarchi del Giappone , noti anche come locali dizionari geografici . Essi contengono memorie agricole, geografiche e storiche così come la mitologia e il folklore . I Fudoki  documentano anche miti locali, rituali e poesie che non sono menzionati nelle cronache del Kojiki e del Nihongi , che sono la letteratura più importante della mitologia e della storia nazionale. Nel corso di unificazione nazionale, la corte imperiale emanò una serie di codici penali e amministrativi chiamati Ritsuryō.

 

La ricompensa ottenuta in vita per la fede nel Bodhisattva Kannon

kannon bodhisattva - Pesquisa Google | Spirito, Bianca

Kannon Bodhisattwa

Al tempo della sovrana Suiko, che governò dalla reggia di Owarida, il monaco anziano Gyōzen della famiglia dei Tatebe fu inviato nel regno coreano di Goguryeo per studiare il buddhismo.

Quando quel regno fu distrutto, Gyōzen peregrinò in esilio di luogo in luogo. Giunse presso un fiume ma non poté attraversarlo, perché il ponte era crollato e intorno non c’erano barche.
Il monaco si sedette
vicino e prese a pregare Kannon con tutto il cuore. All’improvviso, un vecchio arrivò su una barca e lo traghettò sull’altra riva.

Gyōzen sbarcò sull’altra sponda e si voltò indietro, ma il vecchio e la barca erano svaniti. Gyōzen non ebbe alcun dubbio che il vecchio fosse un’incarnazione di Kannon, e fece voto di costruire una statua. Alla fine egli raggiunse il territorio dei Tang, costruì la statua e la venerò giorno e notte. Fu chiamato il Maestro del Fiume. Nessuno lo superava in forza d’animo ed era tenuto in grande considerazione perfino dal sovrano dei Tang. Tornò in patria nel secondo anno dell’Era Yoro insieme con i membri dell’ambasceria giapponese.
Abitò nel monastero Kofuku e finché visse non smise mai di celebrare riti davanti alla statua di Kannon. È evidente che
il potere di Kannon va oltre la nostra comprensione.
Il suo elogio dice: «Gyōzen si recò a studiare all’estero, ma si trovò in pericolo. Non aveva modo di tornare. Volendo attraversare un guado, pensò di pregare e seduto nelle vicinanze di un ponte in rovina si affidò al potere di Kannon.

Kannon venne a salvarlo prendendo le sembianze di un vecchio e scomparve subito dopo averlo traghettato. Il monaco fece una statua di Kannon e la venerò continuamente fino al suo ultimo giorno di vita».

Periodo Sengoku – Battaglia di Odaihara, la seconda Battaglia di Azukizaka e l’assedio del castello di Toishi 

La Battaglia di Odaihara del 1546 fu una delle tante battaglie di Takeda Shingen per prendere il controllo dello Shinano. Combatté con le forze di Uesugi Norimasa nella piana di Odaihara, e sconfisse l’esercito rivale destinando parte delle sue forze all’assedio al Castello di Shika che si svolgeva simultaneamente. Questa vittoria gli garantì centinaia di teste nemiche da usare come monito intimidatorio alla guarnigione del castello.

Takeda Shingen - Wikipedia

Takeda Shingen (武田 信玄; 1º dicembre 1521 – 13 maggio 1573)

La seconda Battaglia di Azukizaka (小豆坂の戦い Azukizaka no tatakai) avvenne nel 1548 tra i clan Oda e Imagawa.

Il clan Imagawa, guidato in quel periodo da Imagawa Yoshimoto, stava gradualmente estendendo la sua influenza verso est dalla provincia di Suruga. A seguito di una precedente guerra con la famiglia Shiba, la provincia di Tōtōmi saldamente nelle mani degli Imagawa, diventando così la confinante provincia di Mikawa un luogo di grande contesa. Ad est di Mikawa c’era provincia di Owari e il dominio del clan Oda. Oda Nobuhide era uno strenuo oppositore di Imagawa e altrettanto interessato ad aumentare la propria influenza a Mikawa. La provincia di Mikawa era la casa della famiglia Matsudaira che si trovò stretta tra due potenti clan. Nel 1548 i Matsudaira erano vassalli degli Imagawa e stavano per unire le forze a ovest della provincia.

Battaglia di Azukizaka (1564) - Wikipedia

Battaglia di Azukizaka (小豆坂の戦い Azukizaka no tatakai)

In quel momento un samurai chiamato Toda Yasumitsu tradì i Matsudaira e dichiarò il suo sostegno per al clan Oda. Mentre la ribellione di Yasumitsu fu sedata, Nobuhide guidò comunque un esercito di circa 4.000 uomini a Mikawa e il suo obiettivo era Okazaki, la capitale dei Matsudaira. Il giovane signore di Matsudaira, Hirotada, chiese aiuto agli Imagawa per ricevere assistenza acconsentendo a fornire il suo unico figlio come ostaggio in cambio dell’aiuto.

Il bambino (il futuro Tokugawa Ieyasu) fu spedito verso est, ma fu intercettato e portato via da Toda Yasumitsu. Il figlio di Hirotada finì in ostaggio degli Oda, ma anche se Nobuhide sperava che questo avrebbe convinto Hirotada a cambiare la sua alleanza, rimase presto deluso.

Hirotada non cedette al ricatto degli Oda e rimase fermamente alleato degli Imagawa. Nel frattempo Yoshimoto inviò il suo talentuoso zio, il monaco generale Sessai Chōrō, con un esercito per affrontare gli Oda a Mikawa.

Nobuhide in persona guidò un esercito da Anjō (un castello di Mikawa conquistato ai Matsudaira) e corse direttamente incontro all’esercito di Sessai. Sessai scelse bene il terreno e riuscì a colpire di sorpresa Nobuhide.

I combattimenti furono feroci ma alla fine Nobuhide fu sconfitto e quel che restava del suo esercito tornò a Owari. Sessai vendicò quindi la sconfitta avvenuta sei anni prima nella prima battaglia di Azukizaka (1542).

Questa battaglia si rivelò essere l’ultima di Nobuhide poiché morì l’anno seguente.

L’assedio del castello di Toishi (砥石崩れ) avvenne durante la campagna di Takeda Shingen per conquistare lo Shinano. Il suo esercito, guidato da Sanada Yukitaka iniziò l’assedio al castello nel 1550. Il signore che lo difendeva, Murakami Yoshikiyo, riuscì a resistere fino all’anno successivo, ma dopo aver perso più di 1.000 uomini abbandonò il castello lasciandolo in mano ai Takeda.

Sanada Yukitaka - Wikipedia

Sanada Yukitaka (真田 幸隆; 1512 ? – 8 giugno 1574)

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Il Taoismo

“IL TAO PRODUCE TUTTO
LA SUA VIRTU’ NUTRE TUTTO
SVILUPPA, ALIMENTA
COMPLETA, MOTIVA
CONSERVA, SOSTIENE
GUIDA SENZA POSSEDERE
AGISCE SENZA LEGARE A SE
CONDUCE SENZA DOMINARE
TALE E’ LA SUA MISTERIOSA VIRTU’”
da “ Tao Te Ching”

Il Tao: L'unit? in tutte le cose | AnMa Arte Shiatsu

Il vuoto – La Via e il Tao

La teoria di Yin e Yang compare circa alla metà del 1° millennio a.C.. La sua creazione è sicuramente legata agli astronomi e agli indovini dell’antichità Cinese.

I seguito la religione Taoista, ma anche il sistema Confuciano, ne hanno derivato i loro concetti fondamentali. Questi concetti sono il di Dao (o Tao) e quello di Yin e di Yang.

Queste nozioni si sono poi mantenute in tutto il corso della storia del pensiero cinese. Il termine Dao si può tradurre con “Via”, “Principio primario”, “Ordine supremo” o anche “Ordine universale”. Questo Ordine circola ovunque nell’universo e fa alternare due forze: lo Yin e lo Yang.

Yin e Yang sono le due forze apparentemente opposte ma complementari, tramite le quali si crea l’universo in tutti i suoi aspetti. Il giorno e la notte, le stagioni, la vita e la morte, il caldo e il freddo, il secco e l’umido, il pieno e il vuoto, il movimento e il riposo, il maschio e la femmina, ecc.

Quindi Yin e Yang: Il balletto cosmico perché tra loro sono interdipendenti, perché è un gioco d’alternanza, complementarietà, dualità. E tutto questo avviene nello spazio e nel tempo. Che sono a a loro volta rispettivamente Yin e Yang.

Prima che l’Universo fosse creato, esisteva il nulla. Questo nulla è chiamato WuJi (o Wu-Chi), dove Wu significa “non avere”, “mancanza”, “assenza” e Ji “polo”, “polarità”. Quindi una energia allo stato puro senza differenziazioni, senza spazio né tempo, senza nessuna espressione.

Lo Yin e lo Yang si sarebbero quindi originate dal WuJi, il nulla, dando poi origine al Tai-Chi, la prima forza dell’Universo, la Suprema Polarità.

Gli ideogrammi Yin e Yang, possono essere tradotti e resi quindi più comprensibili. Yin significa il lato in ombra, scuro, freddo di una collina. Invece Yang è il lato soleggiato, luminoso e caldo della stessa collina.

Già questo ci fa capire come la vita sia una alternanza continua di Yin e Yang. Infatti, quando il sole gira, i due versanti della collina si scambieranno. Quello che era al sole andrà in ombra, e quello che era in ombra si ritroverà soleggiato.

Il Taoismo prese forma gradualmente nel corso di una lenta gestazione, integrando
progressivamente diverse correnti del passato.
Più che una credenza o una dottrina il Taoismo è una pratica, e forse è proprio questo elemento a conferirgli un carattere particolare.
In tutta la sua storia il Taoismo è stato arricchito da nuove rivelazioni e contributi in perpetuo sviluppo ed evoluzione ed è difficile datarne la nascita, ma anche delimitarne i confini.
Il Taoismo è il più prezioso depositario di tutto il passato culturale della Cina, che ha mantenuto vivo e che ha saputo preservare anche quando questo passato era rifiutato dalle dottrine ufficiali.
I principi della Scuola dello Yin e dello Yang e dei Cinque Agenti o Cinque Elementi, forniscono al Taoismo la sua base teorica e la sua terminologia.
Si può dire che la Medicina Cinese e il Taoismo (inizialmente confusi) furono i campi in cui queste teorie furono maggiormente sviluppate e applicate.
L’Universo si auto-crea perpetuamente in un evoluzione costante, in perpetua genesi e divenire, a partire da una sostanza unica, il Soffio (o energia “CHI”) primordiale, che non è né materia né spirito.
Il CHI è il fondamento del mondo, dinamismo primordiale,è anteriore al mondo e ogni cosa è solo un aspetto e uno stato della sua maggiore o minore condensazione; rarefatto è la vita, condensato è potenzialmente indefinito ( questa è la definizione utilizzata in tutta la Cina Classica).
Il CHI è rappresentato come una forza che si espande e anima il mondo in un movimento
circolare,per mezzo del quale si divide e si distribuisce di volta in volta in ciascuna delle categorie di spazio e tempo.
Non è una sostanza che abbia un’esistenza individuale, gli strumenti o gli esseri attraverso cui si manifesta non sono altro che lo stesso CHI sotto una forma particolarizzata e quando spariscono ridiventano CHI.
Questo soffio ha cominciato a differenziarsi : lo Yin e lo Yang.
Lo Yin e lo Yang non possono veramente essere definiti, perché sono linee di forza, direttrici che hanno la proprietà di intersecarsi e di aggrovigliarsi, di agire l’una con l’altra, al fine di generarsi e darsi impulso,di annullarsi e di alternarsi, con la funzione di tracciare, una doppia struttura della polarità e dell’ambiguo. Ciascuna quando l’altra è giunta al suo estremo, non può sussistere, si riversa allora nel suo contrario; mai l’uno e l’altro nello stesso tempo, se non l’uno potenzialmente nell’altro.
Il ritmo e i principi degli scambi dello Yin e dello Yang sono essenziali in tutto il Taoismo.
Allo yin e allo Yang si aggiungono cinque sostanze, che sono i Cinque Agenti: Legno (o
vegetazione), Fuoco, Terra, Metallo (o minerale) e Acqua, i quali formano un sistema distinto costituito da tracciati strategici che reggono un’organizzazione del mondo in cinque gruppi.
Questi Agenti, come lo Yin e lo Yang, sono “Soffi”, principi dinamici; ciascuno, a seconda del ruolo, secondo della successione delle stagioni o del corso del sole durante la giornata, a suo tempo e luogo, attiva il suo settore.
Così l’universo è regolato da un equilibrio mutevole, in cui le diverse forze che lo animano non sono mai uguali, ma lo dominano di volta in volta in preminenze alternatisi. Tale equilibrio si instaura per mezzo di un bilanciamento tra i Cinque Agenti che ne fa un sistema di autocorrezione.
Su di esso poggia una fiducia nel corso normale della natura che si esprime per mezzo di una sfiducia verso l’intervento umano, dove si salda il principio taoista del ‘non agire’(wu-wei).
I Taoisti hanno molto approfondito il rapporto tra l’Uno e la Molteplicità , identificando i vari numeri (cifre chiave ) con relativi processi : l’Uno è il Tao, il Due rappresenta lo Yin e lo Yang, il Tre l’Uomo ( che è la riunificazione del Due, che dà vita sulla terra), etc.
L’Uomo è tra il Cielo e la Terra, che lo coprono e lo sostengono, lo inglobano, lo partoriscono e lo nutrono. Composto da questi due principi primordiali è l’elemento che li separa e li unisce.

In virtù dell’unità dell’Universo, come pure della sua sostanza, il Soffio, e della sua struttura in Tre e in Cinque, il mondo umano e l’Uomo stesso sono costituiti organicamente nello stesso modo e sono simili l’uno all’altro. Così la struttura dell’Uomo può essere essa stessa messa in rapporto con quella della società e con quella dell’universo: l’Uomo è un piccolo Universo.
Il suo sviluppo e il suo equilibrio seguono le stesse leggi dell’Universo e obbediscono alle regole che guidano il movimento delle ore e delle stagioni.
I suoi cinque ricettacoli (Zang, tradotti come visceri) – nell’ordine: fegato, cuore, milza, polmoni, reni e sono governati dai Cinque Agenti.
Molteplici testi Taoistici , come nella tradizione cinese, hanno la visione del corpo umano simile all’organizzazione di uno Stato, paragonando ogni organo a un funzionario di cui il cuore è sovrano.
La concezione Taoista del mondo e del tempo è ciclica, si vede un perpetuo ritorno con l’alternarsi delle due forze Yin e Yang e un unità ripetitiva e conforme a un modello di base.
Il Taoista si stabilisce al centro di questo mondo dinamico, costruito da lui. Egli dà significato al cosmo, non per intervenirvi ma per integrarvisi e farne un quadro e uno strumento filosofico.
Il ritorno all’Origine, per la quale Lao Tse è una fonte abbondante di citazioni, è uno dei temi costantemente dominanti nel Taoismo di tutte le tendenze.
Il proposito del Taoismo è quello di unire intimamente il mondo interiore al mondo esteriore, anche se esso parte dal mondo interiore. Questo mondo esteriore è inteso prima di tutto come la Natura, il Cosmo, il Mondo Naturale e secondariamente come società degli uomini.

 

Kyujutsu 弓 术 e Kyudō 弓道

Lo scopo della Via del Tiro è, armandosi di coraggio, correggendo se stessi e rendendo le proprie ossa e tendini saldi, colpire il bersaglio seguendo Hō (la Legge, cioè, la Legge del tiro o Shahō).

Urakami Sakae Hanshi

Urakami Sakae Hanshi – zanshin – SEIKOKU KYUDO KAI

浦上栄 “Sakae Urakami

 

Il Kyujutsu (弓 术) (“Arte del tiro con l’arco”), è la tradizionale arte marziale giapponese che studia l’utilizzo dell’arco (Yumi), come praticato dai samurai.

Anche se i samurai sono maggiormente noti per l’arte dell’utilizzo della spada (Kenjutsu), il Kyujutsu era considerato una competenza di vitale importanze per un lungo periodo della storia del Giappone.

Durante la maggior parte del periodo Kamakura, fino al periodo Muromachi (c.1185-c.1568), l’arco era quasi esclusivamente il simbolo del guerriero professionale, e lo stile di vita del guerriero è stato indicato come “la via del cavallo e l’arco” (Kyūba no Michi).

Una delle prime scuole formali di Kyujutsu, che ha introdotto un approccio scientifico al tiro l’arco, è stato il Ogasawara-Ryu, fondata nel 14 ° secolo.
L’arco (Yumi) in aveva una forma asimmetrica ed era di grandi dimensioni, tra i 6 e sette piedi (circa 1,80 m). L’arco era composto da una combinazione di legno e bambù, che lo rendevano resistente ed elastico allo stesso tempo. Le frecce erano di forma e materiali differenti, in base al loro utilizzo ed al luogo ove venivano fabbricate.

Con l’introduzione, nel 1543, in Giappone, del fucile a miccia, si ebbe un lento declino dell’uso dell’arco e la bravura nell’arte del Kyujutsu a poco a poco cominciò a declinare. A partire da questo momento, il Kyujutsu si sviluppò come arte marziale a sé stante, slegata dai risvolti bellici e praticata ancora oggi, finalizzata alla ricerca del proprio auto miglioramento ed il mantenimento della tradizione.

Urakami Sakae Hanshi – Hassetsu – SEIKOKU KYUDO KAI

 La parola Kyudō è composta da due ideogrammi, il primo 弓 significa arco e ha due possibili interpretazioni: Kyu e Yumi, il secondo 道 (Dō) significa invece Via.

Quest’ultimo ideogramma è comune a molte arti giapponesi e sottintende un concetto di sviluppo spirituale che ha radici comuni a tutte queste arti. Ad esempio Kendō è la via della spada, Chadō è la via del té, Shodō è la via della scrittura, e così via. Kyudō è quindi la Via dell’arco.

Il Kyudō, nel rispetto dell’antica tradizione giapponese, si pratica secondo un preciso rituale che prevede una sequenza di movimenti, Kata, apparentemente cerimoniali, in realtà funzionali a raggiungere la coordinazione necessaria al corretto scocco della freccia verso il bersaglio.

I gesti degli arcieri che aprono l’arco si ripetono uguali ad ogni tiro, ampi ed equilibrati, armonici, decisi. Praticando in modo costante, lo spirito e il corpo vengono a trovarsi nella pienezza e, al momento del tiro, chi osserva vede la freccia separarsi naturalmente dall’arco. L’aver centrato o meno il bersaglio è la verifica di quanto ogni arciere sia realmente presente a sé stesso, preciso e attento nei gesti, deciso nella realizzazione.

Pin on Budo

Il Kyudō si pratica con l’arco tradizionale giapponese, lo Yumi. Lo Yumi, unico nel suo genere, è eccezionalmente lungo (circa due metri e venti centimetri) e ha la particolarità di essere un arco asimmetrico: l’impugnatura anziché essere posta al centro come avviene in tutti gli altri archi del mondo, è posta a circa un terzo della lunghezza dell’arco a partire dal basso.

Il Kyudō, la via dell’arco, ha molto in comune con la cerimonia giapponese del tè (Chadō), con la calligrafia (Shodō), l’arte della spada (Iaidō) e le varie altre vie che così efficacemente rispecchiano il cuore e la mente del giapponese. Il Kyudō è ricco di storia e tradizione ed è tenuto in alta considerazione in Giappone. Molti lo considerano il più puro di tutto il Budō (Arti Marziali).

Nel passato, l’arco era usato per molti scopi: caccia, guerra, giochi di corte e rituali, cerimonie religiose e prove di abilità. Molti di questi giochi e rituali sopravvivono tuttora, ma l’arco giapponese ha da molto tempo perduto il suo valore pratico come arma. Oggi il Kyudō viene praticato soprattutto come metodo di sviluppo fisico, morale e spirituale.

Si dice spesso che il Kyudō è come la vita stessa: sfaccettato e paradossale. Come tale, esso non si presta a facili definizioni. Se chiedete ad un praticante novizio che cosa sia il Kyudō probabilmente vi verrà data una dettagliata spiegazione degli aspetti tecnici o mentali del tiro. Ma se chiedete la stessa cosa ad un maestro di quest’arte, egli risponderà con un semplice “Non lo so. Egli non sarà né evasivo né falsamente modesto. Al contrario, la sua risposta riflette una comprensione della complessità e della profondità del Kyudō. Egli si rende conto che anche dopo un’intera vita di studio, molto del Kyudō rimarrà enigmatico e inspiegabile.

Cosa, allora, spinge un uomo a spendere cinquanta, sessanta o anche settanta anni a praticare il Kyudō quando egli sa che mai riuscirà a comprenderlo veramente?

“La risposta, abbastanza semplice, è che egli studia non tanto per imparare l’arte quanto per conoscere se stesso”.

Estratto dal libro Kyudō. L’essenza e la pratica dell’arceria giapponese di Hideharu Onuma, Dan De Prospero, Jackie De Prospero

Scuole antiche

  • Ogasawara ryu 小 笠原 流
  • Heki Ryu 日 置 流
  • Heki ryu Sekka-ha 日 置 流 雪 荷 派
  • Heki ryu Dosetsu-ha 日 置 流 道 雪 派
  • Heki ryu Chikurin-ha 日 置 流 竹林 派
  • Heki ryu Izumo-ha 日 置 流 出 雲 派
  • Heki ryu Insai-ha 日 置 流 印 西 派
  • Heki ryu Yoshida-ha 日 置 流 吉田 派
  • Yamato ryu 大 和 流
  • Yoshida ryu 吉田 流
  • ryu Ikkan 一貫 流

Le maggiori Scuole di Kenjutsu (parte quinta) – Tenshin Shōden Katori Shintō-Ryū 天真正伝香取神道流

Tenshin Shōden Katori Shintō-ryū - Wikipedia

Il Tenshin Shōden Katori Shintō-Ryū (天真正伝香取神道流) è una delle più antiche scuole di Koryū (古流) Bujutsu (武術) tuttora esistente.

Fu fondato nel 1447 da Izasa Iienao presso il tempio di Katori dedicato a Futsu-nushi no Mikoto, divinità guardiana della sicurezza dello Stato, dello sviluppo del lavoro e del valore marziale. Per volere del fondatore, la scuola è sempre rimasta indipendente e non si è mai legata ad alcuna famiglia nobiliare.

L’istruzione impartita è basata sullo studio della Katana (Kenjutsu), che è considerata l’arma principale, e con essa vengono studiate varie altre armi. Il metodo d’insegnamento si basa sull’apprendimento dei Kata, una serie di movimenti codificati di attacco e difesa tra il maestro e l’allievo; di norma il maestro utilizza una Katana di legno (bokken) e l’allievo, di volta in volta, le varie armi previste dalla scuola: Bokken, Bō, Naginata e Yari.

Fanno parte degli insegnamenti della scuola anche l’uso degli Shuriken, il combattimento a due spade (Ryoto) nonché tecniche di strategia militare e aspetti della cultura tradizionale giapponese.

Shinki Kenbukan | Tenshin Shoden Katori Shinto ryu

Iizasa Ienao 飯篠 長威斉 家直

Iizasa Ienao nasce nel 1387 nel villaggio di Iizasa nella prefettura di Chiba. Si tratta di una regione a Est di Tokyo, affacciata nella stessa baia della metropoli, un territorio che, dalla riva del mare si protende verso l’interno, in direzione Nord-Est. Oggi il villaggio si chiama Tako-machi e si trova sulla moderna strada che da Narita porta verso il capo Inubo. Il padre di Ienao era un “Goshi”, un guerriero appartenente ad una famiglia collocata tra le piccole nobiltà di campagna; per questo Ienao sensei fu presto addestrato al maneggio delle armi, distinguendosi, ancora giovanissimo, nella spada e nella lancia. Divenne rapidamente un modello tra tutti i Samurai del clan Chiba e, impiegato sul campo di battaglia, non conobbe alcuna sconfitta in tutti i suoi combattimenti. Il suo nome divenne noto e rispettato per tutto il Giappone, cosi fu chiamato a Kyoto, l’antica capitale, per diventare insegnante di scherma del futuro Shogun Ashikaga Yoshimasa. La carica di Maestro di spada a corte era un incarico di grande prestigio e di forte influenza politica. Ienao sensei si dimostrò ben all’altezza, soddisfacendo il suo prestigioso allievo che gli offrì di riconoscere il suo stile ufficialmente, appena divenuto lui stesso Shogun. Ma, salito al potere, Yoshimasa si distinse subito per inoperosità e cattivo governo, per cui Ienao sensei decise di staccarsi e, rifiutando onori e ricchezza, si ritirò nelle sue terre. Ci troviamo nel pieno del periodo Muromachi (1338-1573), il periodo più caotico e sanguinoso della storia giapponese, contraddistinto da una guerra continua tra i vari signori locali. Tra gli Shogun Ashikawa, Yoshimasa fu uno dei più imbelli, come politico e statista. In compenso, fu un grande mecenate per le arti. La provincia di Chiba fu coivolta in una lotta per il potere scatenata da un altro Ashikaga. Il clan a cui apparteneva Ienao sensei fu sconfitto e distrutto. Allora si ritirò dalla vita politica attiva, a circa cinquantasei anni, possessore una florida ricchezza. Infatti, nel ritirarsi, usò le sue risorse per donare un migliaio di koku (un koku = 180 litri – reddito annuale di una famiglia di contadini) di riso al santuario di Katori ed eresse il tempio Shintokusan Shinpuku-ji a Myamoto-mura presso Otsuki, ed anche a questo concesse una dote di un migliaio di koku di riso. La formazione religiosa e culturale di Ienao sensei è legata alla tradizionale religione giapponese SHINTO (la via degli Dei), ma anche al buddhismo esoterico della setta “SHINGON”, dottrine che influenzeranno molto tutte le sue future opere. Iizasa Ienao sensei si ritirò nella campagna di Umekiyama, vicino al grande santuario Shinto di Katori. Cinquantasei anni erano una età avanzata e venerabile per quei tempi, segnati dalla durezza e violenza della vita. Il guerriero non immaginava di certo che la parte più meravigliosa e produttiva della sua esistenza dovesse ancora venire.

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I Kami nello Shintoismo

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Amaterasu-ō-mi-kami (天照大御神 letteralmente “Grande dea che splende nei cieli”)

Kami è la parola giapponese per indicare una divinità, un nume, o uno spirito soprannaturale. Sebbene la parola sia talvolta tradotta con “dio” o “divinità”, i teologi shintoisti specificano che tale tipo di traduzione può causare un grave fraintendimento del termine. È stato usato per descrivere la mente (心 霊), Dio (ゴ ッ ド), l’essere supremo (至上 者), una delle divinità scintoiste, un’effige, un principio e tutto ciò che è adorato. Lo Shintoismo nacque come una delle varie antiche religioni popolari animistiche del Giappone, e divenne una religione unificata a seguito delle influenze di altre religioni portate in Giappone dall’estero. Conseguentemente, la natura di ciò che può essere chiamato Kami è molto estesa ed abbraccia molti differenti concetti e fenomeni.

Raijin è il kami di fulmini, tuoni e tempeste. Fujin è il kami del vento.

Sono gli spiriti o fenomeni che sono venerati nella religione Shintoista. Possono essere elementi del paesaggio, forze della natura, così come gli esseri e le qualità che questi esseri esprimono; possono anche essere gli spiriti dei morti venerati. Molti Kami sono considerati gli antichi antenati di interi clan (alcuni antenati diventarono Kami alla loro morte se fossero in grado di incarnare i valori e le virtù degli stessi Kami nella vita). Tradizionalmente, grandi o sensazionali leader come l’Imperatore potrebbe essere o è diventato Kami.

Nello Shinto, queste Entità sono parte integrante della natura, e come i fenomeni ad essa collegati  possiedono caratteristiche positive e negative, rispecchiando il concetto del bene e del male.

Sono manifestazioni di Musubi* ( 結び ) , l’energia di interconnessione dell’universo, e sono considerati esemplari di ciò che l’umanità dovrebbe tendere.

I Kami  abitano un’esistenza complementare che rispecchia la nostra chiamata Shinkai神界 , “il mondo dei Kami”) . Per essere in armonia con gli aspetti straordinari della natura è necessario essere consapevoli di Kannagara no Michi随神の道o惟神の道 , “La Via Mistica dei Kami”) .

Alcuni degli oggetti o fenomeni definiti  Kami sono qualità della crescita, fertilità e riproduzione; fenomeni naturali come vento e tuono; “fenomeni” della Creazione come il Sole, le montagne, i fiumi, gli alberi e le rocce; alcuni animali (come la volpe e il Tanuki, il cane procione); e spiriti ancestrali. Fra questi possono essere annoverati, per esempio, gli spiriti degli antenati della Famiglia Imperiale Giapponese, ma anche degli antenati di nobili famiglie così come degli antenati della gente comune.

Leggende giapponesi: il cane procione Tanuki - ProjectNerd.it

Il Tanuki

Ma anche altri spiriti vengono denominati Kami, come ad esempio, gli spiriti guardiani della patria, della casa e delle virtù; gli spiriti di eroi giapponesi, di uomini di azioni o che possedevano virtù fuori del comune, e di coloro che hanno contribuito alla civilizzazione, alla cultura ed al benessere dell’umanità; di coloro che sono morti per la patria o per la comunità e di quanti sono morti pietosamente (Vedi Yōkai)

Bisogna notare però che possono essere considerati Kami nello Shinto non soltanto gli spiriti superiori all’uomo, ma anche quegli spiriti che suscitano un sentimento di pietà o che vengono ritenuti deboli.

Il concetto di Kami  ha iniziato a  mutare  fin dall’antichità, a volte alcune qualità  dei  Kami dallo Shintoismo “antico” non vengono accettate e riconosciute  in quello “moderno” (Lo Shintoismo “moderno” comincia da quando venne formalizzato in una religione unificata in sincretismi con religioni straniere come il Buddhismo).

Anche per quanto riguarda lo Shintoismo “moderno” ,  non ci sono criteri che definiscano cosa debba o meno essere venerato come Kami. La differenza fra lo Shintoismo “moderno” e le antiche religioni animistiche del Giappone è fondamentalmente un raffinamento del concetto di Kami, più che una differenza in termini di definizioni.

Nelle antiche religioni animistiche, i Kami erano concepiti semplicemente come le divine forze della natura. I cultori della religione nel Giappone antico veneravano le creature della natura che ispiravano un particolare senso di bellezza e potere, come le cascate, le montagne, le rocce, gli animali, gli alberi, le erbe e persino le risaie. Credevano fermamente che gli spiriti o i Kami meritassero rispetto.

Sebbene questi arcaici concetti siano ancora presenti, nello Shintoismo “moderno” molti sacerdoti considerano i Kami anche come spiriti antropomorfi, con nobiltà e autorità. Fra questi vi sono anche figure mitologiche come Amaterasu, la dea solare del pantheon shintoista. Anche se questi Kami possono essere considerati delle divinità, non sono ritenuti onnipotenti né onniscienti.

Nel mito di Amaterasu, per esempio, si dice che la dea non era in grado di vedere gli eventi del mondo umano. E per vedere il futuro doveva praticare rituali divinatori.

I Kami possedevano tradizionalmente due aspetti, uno gentile (nigi-mitama) ed uno aggressivo (ara-mitama). Questa forma di Kami, umana ma potente, era ancora divisa in amutsu-kami (“divinità” del mondo ultraterreno) e in kunitsu-kami (“divinità” del mondo terreno). Un Kami si comporterebbe in modo diverso in base a quale “anima” si trova come soggetto in un preciso momento. In molti modi, ciò rappresentava gli improvvisi mutamenti della natura e spiegherebbe perché c’erano Kami per ogni evento meteorologico e non: neve, pioggia, tifoni, inondazioni, lampi e vulcani.

Gli antenati di una particolare famiglia possono anche essere venerati come Kami. In questo caso, venivano venerati a causa dei loro poteri benefici, per una qualità o un valore particolare. Molti altari (hokora) furono eretti in onore di questo tipo di Kami, che erano regionali. In molti casi, quindi, i morti possono essere divinizzati; un esempio di ciò è il Kami Tenjin, che fu Sugawara no Michizane (845-903) in vita.

Sugawara no Michizane, 845-903, evoking a thunderstorm on Mt ...

Sugawara no Michizane, 845-903 divenuto il Kami Tenjin 天神

Anche l’Imperatore (天皇 tennō, letteralmente “sovrano celeste”) del Giappone venne considerato un “Kami” vivente fin dal primo Imperatore Jinmu, definito personaggio della mitologia giapponese. Conosciuto anche come Kamu-yamato-iwarebiko no mikoto, secondo gli antichi scritti storici Kojiki e Nihongi fu il primo imperatore del Giappone.

Simbolo della nazione Giapponese e dell’unità del suo popolo in realtà non aveva niente di trascendentale, salvo le origini della sua famiglia,  aveva però una sacralità che gli consentiva di fare da tramite tra il mondo terreno ed i Kami. Formalmente questa sacralità non ce l’ ha più, infatti nella sua trasmissione radio del 1946 Ningen sengen, l’Imperatore Hirohito dichiarò di non essere un akitsumikami (kami terreno, manifesto). Tuttavia, dopo questa dichiarazione, Hirohito chiese il permesso alle forze occupanti statunitensi di venerare i suoi antenati e, una volta ottenuto il permesso, venerò Amaterasu, che implicava dunque che egli fosse di discendenza divina.

* Nella cosmologia Shintoista tutto l’esistente è pervaso da un’energia primordiale, che  alimenta e compone tutta la materia e tutte le sue manifestazioni, è il Musubi.

Questa forza mistica è paragonabile al “Gokumi” di cui si parla anche nel buddhismo Zen, un’energia cosmica che concentra in sé tutti gli elementi e che dà origine al tutto e causa l’evoluzione del tutto, attraverso l’eterno ciclo dell’esistenza.
Esso è il legame intimo che c’è tra tutte le cose, l’elemento comune a tutto ciò che fa parte del cosmo.
Il Musubi è inoltre la forza armonica e universale che lega indissolubilmente il mondo fisico umano al mondo spirituale.

Il Tempio dei Kami – Kamiza 上座 e Kamidana 神棚

Kami (神) è la parola giapponese indicante gli oggetti di venerazione nella fede Shintoista. Sebbene la parola sia talvolta tradotta con “dio” o “divinità”, i teologi Shintoisti specificano che questo tipo di traduzione può causare un grave fraintendimento del termine.

In alcune circostanze, come nel caso di Izanagi e Izanami, i Kami sono identificati come vere e proprie divinità, simili agli dei dell’antica Grecia o dell’antica Roma.

In altri casi invece, come avviene riguardo il fenomeno della crescita, degli oggetti naturali,  degli spiriti che dimorano negli alberi, o delle forze della natura, tradurre Kami con “dio” o “divinità” sarebbe una, ma a causa del fatto che nella lingua giapponese normalmente non distingue il numero (singolare/plurale/duale) nei nomi, non è talora chiaro se Kami si riferisca ad una singola entità o ad entità multiple.

Quando è assolutamente necessario un concetto di pluralità, viene usato il termine kami-gami (神々), che è una ripetizione della stessa parola (Kami diventa gami per eufonia).

A volte ci si riferisce a Kami “femminili” col termine megami (女神).

Si dice poi spesso che ci sono Yaoyorozu-no-Kami (八百万の神), ossia “otto-milioni-di-Kami”; in giapponese, questo numero spesso porta con sé il concetto di infinito, errata interpretazione.

Abbiamo quindi visto che i Kami svolgono anche un ruolo di protettori, come per esempio di un rapporto coniugale o di un gruppo di persone, di un clan oppure ancora, di un fenomeno naturale o di un luogo. Possono anche essere persone venute a mancare o spiriti o oggetti. E’ certo che per lo Shinto, senza Kami non c’è via spiritualità e senza spiritualità non c’è via o precetti da seguire.

Il Kamiza 上座 è il luogo d’onore in cui sono posti gli antenati e i Kami, sia nelle abitazioni private ma anche all’interno del Dōjō (il luogo Sacro dove si impara la via Marziale), si trova generalmente collocato a nord o più facilmente sul lato opposto all’ entrata, un Kamidana   ed il Kamiza.  In esso, rappresentate con ordine e pulizia, vi si trova la sede del protettore e di solito, rappresenta anche il posto in cui si pone il Sensei  nel rituale del saluto

Nel Kamiza si trovano oggetti particolari che proteggono il Dōjō e che sono la sede dello spirito, tra i quali è possibile trovare una foto o un ritratto del fondatore della disciplina praticata oppure ancora il Mon del Dōjō stesso.

Il Kamidana 神棚, letteralmente “mensola dei kami” è un piccolo altare Shintoista che ha la struttura di un santuario shinto (Jinja) in miniatura, e  viene solitamente posto in alto su di una mensola. Secondo le credenze Shintoiste il Kamidana è uno dei tanti luoghi dove risiedono le divinità, e possederne uno significa ospitare gli dei nella propria casa o Dōjō,ed essere grati ad essi ogni giorno. Rivolti verso il Kamiza si praticano preghiere di vario tipo,attività meditative,riflessioni,ringraziamenti e offerte alle divinità, o ai cari, o a maestri deceduti,celebrazioni e riti Shintoisti, nonchè saluti (rei) e Dōjō Kun (regolamenti morali e pratici di un Dōjō) per iniziare e concludere le lezioni di discipline marziali. Tutto ciò rende il Kamiza, e l’area in prossimità di esso, una zona spirituale e sacra.

Shinden ossia la struttura principale, identificata come la miniatura di un comune santuario o jinja. Un Kamidana può essere composto da un solo shinden, ma in alcuni casi può averne tre o addirittura cinque. Alcuni Shinden sono provvisti di ringhiere e scale, oppure di un cassetto porta incensi,o nulla. Nelle varie evoluzioni artistiche il tetto, le ringhiere, le scale, i piedi e le decorazioni assumono le forme più svariate, ma in generale un Kamidana di tipo tradizionale ha una struttura semplice e minimale e il colore è quello naturale del legno usato.

11 Best Kamidana images | Shinto, Shinto shrine, Japanese architecture

Shinden

Ofuda お札  è una sorta di talismano o pergamena in carta di riso o in legno sul quale viene scritto il nome di un Kami, e dove è impressa l’essenza di quel Kami ; la presenza di quel Kami viene infatti richiamata proprio attraverso l’Ofuda che viene sempre posto all’interno dello Shinden.

新年の御札(おふだ) | 賀茂神社

Esempi di Ofuda お札

Kagami 鏡: il Kagami (lett. specchio) o Shintai神体  è appunto uno specchio a forma di disco che può essere anche di metallo lucido, posizionato su un supporto di legno opportunamente decorato.

lo specchio è uno tra gli elementi più importanti di un kamidana.

Rappresenta una specie di portale tra la dimensione materiale e quella spirituale-divina, ed è dentro di esso infatti che risiede il Kami.

Il kagami viene posto all’interno dello Shinden davanti all’Ofuda quando le porte sono chiuse, quando invece sono aperte andrà posizionato subito fuori lo Shinden in cima alle scale.

Divine SACRO SPECCHIO Kagami Piccola Giapponese Kamidana ALTARE ...

Kagami 鏡

Ciotole di acqua riso e sale : sono queste le principali offerte ai Kami che simboleggiano gli elementi essenziali della vita, e che si mettono subito dopo le scale,nel seguente ordine da sinistra verso destra guardando il Kamidana : acqua,riso,sale. l’acqua andrà cambiata tutti i giorni mentre il sale e il riso più di rado. tradizionalmente le ciotole sono fatte di ceramica.

Shimenawa 注連縄: E’ una corda in canapa e paglia di riso ed ha la funzione di indicare come sacro quell’oggetto o quel posto dove è posizionato. Anche questo è un elemento non obbligatorio nel Kamidana, ma la troviamo sempre nei santuari e nei templi a grandezza naturale, a volte all’ingresso, o attaccata alle estremità del tetto, o sul Torii. Come detto prima a volte lo Shimenawa indica come sacra anche altre cose per motivi storico-culturale, come ad esempio una Katana,o uno Yoroi (armatura), o un opera calligrafica col nome di un Kami, o addirittura in alcuni casi, uno scoglio o un albero.

神棚に飾るしめ縄の向きは?~牛蒡締めと大根締め~ | 神棚と日本

Shimenawa 注連縄

Shide 紙垂, 四手 : Simili a stelle filanti a forma di saetta fatte di carta; sono di solito bianche, sebbene possano essere anche d’oro, d’argento o di una miscela di vari colori.

Sono spesso legate allo Shimenawa, o ad una becchetta di legno formando il cosiddetto Gohei (御幣) utilizzati per rituali Shintoisti. Il sacerdote del tempio o la fanciulla che vi lavora (detta Miko) fanno uso del Gohei per benedire o santificare una persona o un oggetto, per purificare un luogo sacro nei templi e per esorcizzare qualsiasi cosa da un’energia negativa.

紙垂 SHIDE | SHIBATA KEN | Flickr

Shide紙垂, 四手

Piccoli vasetti con sakè e sasaki : sono queste altre offerte secondarie che si possono mettere ai lati del  Kamidana. Due muizure (vasetti o piccole bottiglie) con del sakè all’interno vengono messe ai lati delle ciotoline con le principali offerte, mentre altre due muizure con Sasaki (ramoscelli di piante sempre-verdi) vengono messe più esternamente ai lati dello scinde, anche in questo caso i vasetti secondo la tradizione devono essere di ceramica.

 

Le maggiori Scuole di Kenjutsu (parte quarta) – Tennen Rishin Ryū 天然理心流

Tennen Rishin Ryu Kondo Isamu

Foto di Kondō Isamu, Yondaime della scuola e comandante degli Shinsengumi

La Tennen Rishin Ryū 天然理心流 è una scuola di arti marziali tradizionali giapponesi (koryū) codificata da Kondō Kuranosuke Nagahiro intorno al 1790, durante l’Era Kansei (1789-1801). Tra le arti che lo studio della Scuola contempla, il Kenjutsu  è sicuramente quella che costituisce la parte più sostanziosa della stessa. La Tennen Rishin Ryū divenne celebre, ad Edo, con il Sōke di 3ª generazione, Kondō Shūsuke, il cui Dōjō di nome Shieikan si trovava ad Ichigaya Yanagichō; qui si allenarono molti dei più forti spadaccini del Bakumatsu, primo fra tutti lo stesso figlio di Kondō Shūsuke, Kondō Isamu (conosciuto anche con il nome di Isami). Fu proprio con quest’ultimo che la Scuola acquisì fama in tutto il Giappone. Egli, dopo aver ereditato il titolo di Caposcuola nel 1861, divenne, nel 1863, comandante della Shinsengumi, uno speciale corpo di polizia istituito dal Bakufu che operò a Kyōto tra il 1863 ed il 1868, il cui compito era quello di proteggere la città dal clima di estrema violenza che si era venuto a creare in quegli anni. Molti dei membri che crearono la Shinsengumi erano praticanti della Tennen Rishin Ryū, dunque compagni d’allenamento dello stesso Kondō Isamu.

Non a caso la Scuola venne denominata “Makoto no Ken”, ossia “la spada della sincerità”; l’ideogramma che indica il concetto di “sincerità” (makoto), appunto, è l’emblema stesso della Shinsengumi, i cui uomini sono considerati eroi per essere stati i protettori di Kyōto.

In occidente, il binomio Shinsengumi-Tennen Rishin Ryū ha originato la falsa credenza secondo cui la Shinsengumi adottò come Scuola di spada quella di Tennen Rishin poiché essa prevedeva nel proprio curriculum delle tecniche studiate per il combattimento di gruppo. La Tennen Rishin Ryū, come tutte le altre scuole tradizionali, insegna a fronteggiare uno o più avversari, ma sempre combattendo da soli senza l’ausilio di altre persone; dal Kirigami al Menkyo non vi è nessuna tecnica che debba essere eseguita insieme ad un proprio compagno.

Il legame tra la Tennen Rishin Ryū e la Shinsengumi è puramente casuale in quanto il corpo di polizia nacque oltre settanta anni dopo la codificazione della Scuola, la quale venne adottata come sistema di combattimento non per particolari esigenze ma soltanto perché Kondō Isamu divenne comandante della Shinsengumi.

Kondō Kuranosuke Nagahiro fu dunque Kaiso (fondatore) di questo Ryūha. Su di lui si hanno poche informazioni; sappiamo che fu originario del Paese di Tōtōmi (che oggi corrisponde alla parte occidentale della Prefettura di Shizuoka), ma la data di nascita è sconosciuta. Visitò molti Paesi come praticante di arti marziali, ed in particolare fu allievo della Kashima Shintō Ryū di cui divenne 19° Sōke (caposcuola); tuttavia, invece di continuare la tradizione della Scuola del Tempio Kashima, decise di uscire da quest’ultima intenzionato a creare un nuovo stile di combattimento con la spada. Organizzò, quindi, tutto ciò che aveva appreso durante i suoi studi in un rinnovato sistema di insegnamento e trasmissione; ecco perché, sebbene codificata durante l’epoca Edo, la Tennen Rishin Ryū eredita appieno la tradizione delle Koryū giapponesi, essendo una Scuola completa che include kenjutsu (nel quale rientrano anche Battōjutsu e Iaidō), Bōjutsu (arte del bastone), Jūjutsu (arte del corpo a corpo) e Kiaijutsu. Egli codificò questo stile immaginando continuamente un combattimento reale, insegnando sempre una pratica che aveva come fine ultimo la vittoria ottenuta rimanendo impassibili davanti a qualsiasi avversario. Alla fine del suo addestramento come guerriero, Kuranosuke si recò ad Edo; mentre organizzava un dōjō a Yagenbori, sembra che si recasse continuamente ad insegnare sia a Sōshū che a Bushū, nella cittadina di Tama. Poiché proprio Tama fu il luogo d’origine del Caposcuola di 2ª generazione (Kondō Sansuke), di 3ª generazione (Kondō Shūsuke) e di 4ª Generazione (Kondō Isami), è molto probabile che ciò sia avvenuto realmente. Sebbene non si conosca l’anno di nascita del fondatore, si sa con certezza che morì nel 1807.

Kondō Kuranosuke Nagahiro divise i livelli di apprendimento della Tennen Rishin Ryū nel seguente modo: KirigamiMokuroku (alcune volte chiamato anche Jo Mokuroku), Chūgokui MokurokuMenkyoShinan Menkyo ed Inka.

Il primo livello si otteneva, generalmente, dopo circa sei mesi dall’entrata nella Scuola; in base alla propria abilità si poteva anche superare il livello di Mokuroku e ricevere direttamente i diplomi di Chūgokui Mokuroku e Menkyo allo stesso tempo.

Sebbene quest’ultimo livello indicasse il grado di Gokui Kaiden (totale conoscenza dei segreti), esso non permetteva di avere allievi. Anche se si era maestri della Scuola, non si poteva insegnare. Al fine di divulgare la stessa come un proprio stile si doveva essere certificati con la licenza di Shinan Menkyo, il più alto grado nella Tennen Rishin Ryū; solamente a chi la otteneva venivano consegnati gli scritti di Inka i quali, oltre a spiegare gli aspetti più profondi della Scuola, riconoscevano un praticante come Maestro.

La Tennen Rishin Ryū è una scuola ancora attiva con radici molto profonde. Più volte è stato detto che le tecniche praticate oggi non sono le stesse che venivano studiate ai tempi di Kondō Isamu e della Shinsengumi, ma sono state invece reinventate; questa affermazione è tuttavia priva di senso, soprattutto alla luce delle vicende legate alla Scuola.

È certo che diversi waza siano andati perduti a causa della morte in battaglia dei più grandi praticanti dello stile, ma sulle tecniche trasmesse non vi è assolutamente alcun dubbio in merito alla loro autenticità.

La Scuola è al giorno d’oggi diretta da Hirai Taisuke, sōke di decima generazione. Membro della Nippon Kobudō Kyōkai, presidente dell’associazione per le ricerche sulla Tennen Rishin Ryū (Tennen Rishin Ryū Kenkyūkai) e membro dell’associazione per la salvaguardia della Tennen Rishin Ryū (Tennen Rishin Ryū Hozonkai), Hirai Taisuke prosegue al giorno d’oggi la tradizione della scuola di spada della Shinsengumi ereditata dal suo Maestro Katō Isuke, caposcuola di ottava generazione.

Sotto la sua guida la Tennen Rishin Ryū ha preso, e prende tuttora, parte ad esibizioni marziali di importanza nazionale; primi fra tutti gli enbu che ogni anno si svolgono allo Isejingū ed al Nippon Budōkan di Tōkyō. Frequenti sono anche le dimostrazioni in quelle zone di Tama nelle quali una volta era presente un Dōjō della Scuola e nei luoghi legati alla Shinsengumi. Nello Honbū Dōjō di Mitaka il caposcuola di decima generazione è coadiuvato da suo fratello Hirai Masato, Shinan Menkyo e quinto dan di Kendō.

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Periodo Sengoku –La battaglia di Azukizaka, L’assedio del castello di Toda e L’Assedio del castello di Kawagoe

Battaglia di Azukizaka (1564) - Wikipedia

Azukizaka no tatakai 小豆坂の戦い

La battaglia di Azukizaka (小豆坂の戦い Azukizaka no tatakai) avvenne nel 1542 tra i clan Oda e Imagawa.

In risposta alle mosse del clan Oda nel Mikawa occidentale, Imagawa Yoshimoto spostò le sue forze a Ikutahara nell’agosto 1542. Oda Nobuhide lasciò la sua posizione nel castello di Anjō e attraversando il fiume Yahagi prese posizione a Kamiwada, e, in ottobre, si scontrò con gli Imagawa ad Azukizaka, a sud-est del castello di Okazaki. L’avanguardia degli Imagawa era guidata da un guerriero di nome Yuhara della provincia di Suruga, e Nobuhide era affiancato dai suoi fratelli Nobuyasu, Nobumitsu e Nobuzane. La battaglia fu rapidamente vinta dagli Oda, con il merito dato a sette samurai, conosciuti come le sette lance di Azukizaka.

L’assedio del castello di Toda (月山富田城の戦い Gassan Toda-jō no Tatakai) fu una battaglia avvenuta durante il periodo Sengoku in Giappone. Avvenne nel 1542–1543 e fu il primo di tre tentativi di conquista del castello, roccaforte del clan Amago. Gli altri due assedi avvennero nel 1565-1567 e nel 1569, anno in cui il castello cadde definitivamente nella mani dei Mōri.

Gli Amago, dopo essere stati sconfitti nell’assedio di Kōriyama, si ritirarono nella loro provincia di Izumo; Ōuchi Yoshitaka cercò di sfruttare l’occasione e ne invase la provincia, assediando il castello di Gassan-Toda approfittando anche della morte di Amago Tsunehisa, ex Daimyō Amago in ritiro, avvenuta nel novembre 1541.

Le forze Ōuchi partirono per la provincia di Izumo all’inizio del gennaio 1542. Yoshitaka guidava l’armata supportato dai sui migliori generali tra i quali Sue Harukata, Sugi Shigenori, Naitō Okimori, Reizei Takatoyo e Hironaka Takashi. Dopo una pausa per le preghiere di vittoria al santuario di Itsukushima, si unirono alle forze di Mōri Motonari e entrarono nella provincia di Izumo in aprile. Dopo piccole vittorie in luglio, arrivarono al castello di Gassan-Toda nel marzo 1543 ponendolo sotto assedio. Ma l’assedio diventò subito arduo, per la tenacia della resistenza Amago e per la guerriglia esterna che tagliavano l’approvvigionamento agli assedianti. Alla fine numerosi servitori Ōuchi cambiarono schieramento e si unirono agli assediati e l’assedio venne abbandonato.

Nel mese di maggio le forze Ōuchi iniziarono a ritirarsi. Yoshitaka ritornò a Yamaguchi (Suō) mentre Motonari, ritornando nella provincia di Aki, per poco non venne catturato dalle forze Amago che lo incalzavano.

Yoshitaka, dopo la sconfitta, iniziò a disinteressarsi della guerra e pose le basi per la sua successiva caduta.

L’Assedio del castello di Kawagoe (河越城の戦い Kawagoe-jyō no tatakai) o battaglia di Kawagoe fece parte di un tentativo fallito del clan Uesugi di riconquistare il castello di Kawagoe dal clan Hōjō durante il periodo Sengoku. Uesugi Tomosada del ramo Ogigayatsu del clan Uesugi fu raggiunto nella battaglia dal suo parente più potente Uesugi Norimasa e da Ashikaga Haruuji, il Kantō kubō di Koga, e da una serie di Daimyō anti-Hōjō del Kantō.

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Honmaru del castello di Kawagoe

Nonostante una forza assediante travolgente di circa 85.000 uomini, i 3.000 soldati della guarnigione del castello, guidati da Hōjō Tsunashige, resistettero fino all’arrivo dei rinforzi. I rinforzi, di soli 8.000 uomini, erano comandati dal fratello di Tsunashige, Hōjō Ujiyasu, ed un singolo guerriero fu inviato a sgattaiolare attraverso le linee d’assedio Uesugi per informare la guarnigione che i rinforzi erano arrivati. Sebbene ancora fortemente in inferiorità numerica, delle spie Ninja informarono gli Hōjō che gli aggressori, Ashikaga Haruuji in particolare, erano poco vigili a causa della loro eccessiva fiducia nella vittoria.

Allora gli Hōjō provarono una tattica rischiosa, coordinando un attacco notturno tra la guarnigione ed i rinforzi. Andando contro le usanze dei samurai, gli fu ordinato di lasciare gli equipaggiamenti pesanti che li avrebbero rallentati e forse rivelati, e di non preoccuparsi di prendere le teste dei loro nemici sconfitti. Questo negava ai guerrieri molto onore perché i loro trionfi non sarebbero stati notati, ma la lealtà intensa dei samurai Hōjō fece loro eseguire gli ordini.

La tattica riuscì e gli Hōjō sventarono l’assedio. Questa sconfitta portò quasi all’estinzione del ramo Ogigayatsu-Uesugi.

Kuji Kiri 九字切り e Kuji In 九字印

Avvertenza, questo articolo NON E’ VOLUTAMENTE ESAUSTIVO data la delicatezza dell’argomento trattato. Il Sanmitsu (I Tre Gioielli) deve essere praticato con la supervisione di un Insegnante prima di poter essere eseguito da soli come Metodo di Meditazione e Pratica.

Nella Kuro Kumo Ryu Ninjutsu si utilizza il Sanmitsu come parte del Ninja Seishin così come ci è stato trasmesso dal Rev. Jomyo Tanaka del Buddismo Esoterico Shingon.

 

Kuji In 九字印 – I Nove caratteri sigillo, (che non è il Kuji Kiri 九字切り Nove caratteri taglio) sono una sequenza di particolari mudra (posture delle mani) aventi significati simbolico/esoterici in alcune discipline e religioni orientali.

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Kuji Kiri 九字切り

Il suo nome (in lingua giapponese) deriva dai termini ku nove, ji carattere e In Sigillo.

KUJI IN E ARTI MARZIALI

Il Kuji In è compreso sia nella scuola Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu (dichiarata Tesoro Nazionale Vivente del Giappone) che tra i metodi di Raffinamento Spirituale del Ninpō, l’insieme di tecniche e specializzazioni militari di combattimento praticate nel Giappone feudale dai Ninja.

Ai nove segni, spesso differenti, e segreti, nelle varie scuole, veniva attribuita la capacità di influenzare le condizioni personali, il comportamento degli avversari e persino e l’ambiente circostante.

KUJI IN E RELIGIONE

La prima citazione del Kuji In la troviamo nel libro fondamento della corrente Mahayana del Buddismo, al capitolo XXVI: Dharani – Formule Magiche.
Ulteriormente, secondo i principi del Taoismo, le dita delle mani corrispondono ognuna ad uno dei meridiani considerati dalla medicina cinese e la pratica del Kuji In costituisce una sorta di stimolazione di tutto il sistema energetico attraverso la creazione e la gestione del Ki.
Nella visione religiosa i nove segni vengono creati dalla gestualità di entrambe le mani, la mano sinistra “Taizokai” possiede una valenza ricettiva (Yin), e la mano destra “Kongokai” emettitrice (Yang). Nel Kuji Kiri o Nove Caratteri Taglio,  Rito di inizio o di apertura, si enfatizza il taglio dell’ignoranza del Velo di Maya (ovvero il mondo sensoriale ingannevole) tramite la Spada della Saggezza. In questo modo, secondo la dottrina del Mikkyo, branca dell’esoterismo buddhista giapponese (sette Tendai e Shingon), si verrebbe a creare una sorta di “porta” (Kekkai)  nel mondo quotidiano che servirebbe ad accedere ad un diverso stato di coscienza, indispensabile ad una giusta concentrazione ed un giusto utilizzo delle proprie risorse energetiche.

ESECUZIONE DEI KUJI IN

I Kuji In venivano eseguiti con una posizione precisa delle mani; ognuna con un significato ed uno scopo ben precisi ed erano i seguenti:

Secondo le diverse scuole, formando ognuno dei Mudra, il praticante deve pronunciare il solo nome del mudra stesso (come nel Ninpō), oppure recita uno specifico Mantra come nella Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu e nelle discipline religiose tutte.

 

Di derivazione Taoista qui discusso e acquisito dall’ Onmyōdō,  si cita l’utilizzo di una tecnica nominata per la prima volta in un testo del III secolo di Ge Hong 葛 洪(conosciuto in Giappone come Katsu Kō), prolifico autore di testi sul Taoismo, sull’alchimia e sulla ricerca dell’immortalità. La tecnica in questione è usata come strumento di protezione ed è chiamata Kuji Goshinpō 九字護身法, letteralmente “tecnica di autodifesa dei nove caratteri”. Questa tecnica, impiegata dagli Onmyōji in molte delle loro funzioni, viene eseguita tramite l’unione di cinque “strumenti”. Questi sono: un’espressione parlata, chiamata mantra, costituita proprio dalle nove sillabe (九字 kuji , “nove caratteri”); posizioni delle mani, o mudra; focalizzazione su una determinata parte del corpo, chiamata chakra; una visualizzazione mentale, utilizzando il  mandala; un concetto filosofico sul quale ponderare.

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Kuji In 九字印

I “nove caratteri” sono:
1. Rin 臨. Corrispondente al mantra «On bai shi ra man ta ya sowaka», è usato per
fortificare la mente e il corpo;
2. Hyo (Pyo,Kyo)兵. Corrispondente al mantra «On isha na ya in ta ra ua sowaka», è usato per attivare il flusso di energia del corpo e dell’ambiente circostante;
3. Tō 闘. Corrispondente al mantra «On je te ra shi ita ra ji ba ra ta no-o sowaka», è
usato per sviluppare una relazione con l’ambiente circostante, ed eventualmente con l’intero universo;
4. Sha 者. Corrispondente al mantra «On ha ya bai shi ra man ta ya sowaka», è usato per aumentare la capacità del proprio corpo di guarire;
5. Kai 皆. Corrispondente al mantra «On no-o ma ku san man da ba sa ra dan kan», è usato per sviluppare l’intuizione e la consapevolezza;
6. Jin 陳. Corrispondente al mantra «On aga na ya in ma ya sowaka», è usato per aprire la mente e sviluppare le abilità intellettive;
7. Retsu 烈. Corrispondente al mantra «On hi ro ta ki sha no ka ji ba tai sowaka», modifica la percezione dell’energia dell’ambiente circostante;
8. Zai 在. Corrispondente al mantra «On Chi ri Chi i ba ro ta ya sowaka», è usato per stabilire una relazione con le componenti naturali dell’universo;
9. Zen 前 . Corrispondente al mantra «On a ra ba sha no-o sowaka», mira a raggiungere l’illuminazione, la condizione più alta della mente.

Ricordo che il Sanmitsu è l’unione di tre fattori di meditazione – I Mitsu, Ku Mitsu e Shin Mitsu. Meditazione attraverso la visualizzazione del Mandala mentre avviene l’intreccio delle dita con l’esecuzione delle Mudra (o Inzō) e la vocalizzazione dei Mantra (o Jūmon).

Gli Yamabushi 山伏, 山臥

YAMABUSHI

Con il termine Yamabushi (山伏, 山臥 letteralmente: “colui che si trova/si nasconde tra le montagne”) si indicano monaci asceti giapponesi che vivevano come eremiti tra le montagne e che un’antica tradizione considerava guerrieri invincibili, addirittura dotati di poteri soprannaturali. Essi seguivano principalmente la dottrina Shugendō, una combinazione di elementi buddhisti e shintoisti. Per lo più solitari, formavano confederazioni sparse, talvolta associate a certi templi, e occasionalmente parteciparono anche a battaglie e scaramucce a fianco dei Sōhei, dei Ninja e dei Samurai. Le loro origini possono essere fatte risalire agli “Hijiri” solitari dell’VIII e del IX secolo.

Hiromasa Ikegami nel suo “The Significance of Mountains in the Popular Beliefs of Japan”, distinse cinque tipologie di culto: a) le montagne meta di pellegrinaggio strettamente associate agli spiriti dei morti b) le montagne venerate per se stesse in quanto costituiscono il “corpo della divinità”; non vi si sale, ma le si onora dal basso c) le montagne su cui inerpicarsi, allo scopo di congiungersi con la divinità sulla cima d) le montagne presidio delle anime dei defunti e) le montagne proprie dello Shugendō: pendii di ascesi ed eremitaggio. Questi territori mistici sono gli spazi di solitudine e silenzio conquistati e prescelti dai monaci pellegrini per intraprendere il loro percorso ultramondano. La scalata dei monti non viene vissuta dai monaci solamente come un tracciato verso l’illuminazione, la salita in sé si sostanzia nell’illuminazione, è un’ascesi: diviene il compimento di un cammino volto alla trasumanazione. Lungo il sentiero l’eremita lascia dietro di sé le scorie della civilizzazione, le sue corruzioni, i suoi vizi e le sue pulsioni, abbandona altresì il suo essere uomo, andandosi a congiungere in un amplesso mistico con il circostante. Lo Yamabushi non è in cammino per giungere sulla vetta, egli diviene la vetta.

Nell’uso giapponese moderno, il termine Yamabushi si riferisce ai praticanti dello Shugendō, una religione sincretista che, come già accennato, mescola elementi buddhisti (nella versione esoterica della setta Shingon) e Shintoisti, ponendo grande enfasi sull’ascetismo e sulle pratiche di resistenza fisica. Gli Yamabushi dalle tuniche bianche, con indosso una tromba Horagai (ricavata dalla conchiglia dello strombo), sono ancora una visione comune vicino al luogo santo dello Shugendō di Dewa Sanzan e tra le montagne sacre di Kumano e Omine.

Gli Yamabushi iniziarono come Yamahoshi, gruppi (o individui) isolati di eremiti, asceti e “santoni” delle montagne, che seguivano la via dello Shugendō, una ricerca di poteri spirituali, mistici o soprannaturali ottenuti mediante l’ascetismo. Non si conosce il fondatore di questa tradizione, sebbene molti miti la attribuiscano a En no Gyoja, una sorta di Mago Merlino giapponese la cui reale esistenza è però contestata. Gli uomini che seguirono questa via divennero conosciuti sotto vari nomi, compresi Kenja, Kenza e Shugenja. Questi mistici della montagna giunsero ad essere rinomati per le loro abilità magiche e le loro conoscenze occulte, ed erano ricercati come guaritori o medium, alla stessa maniera delle Miko (termine che designa propriamente donne sciamane).

La maggior parte di questi asceti, oltre alla loro devozione allo Shugendō, studiavano gli insegnamenti della setta Tendai del Buddhismo, o della setta Shingon, fondata da Kōbō Daishi nell’VIII secolo. Lo Shingon fu una delle principali sette del Mikkyō (密教) o Buddhismo Esoterico, secondo il quale l’illuminazione si trova attraverso l’isolamento, lo studio e la contemplazione di sé stessi, nonché della natura e di immagini esoteriche chiamate Maṇḍala. Sia la setta Shingon che quella Tendai vedevano le montagne come il luogo ideale per questo tipo di isolamento e e per la contemplazione della natura.

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Nei loro ritiri di montagna, questi monaci studiavano non solo la natura e testi e immagini religiosi o spirituali, ma anche una varietà di arti marziali. È dubbio se essi sentissero la necessità di difendersi dai banditi, dagli altri monaci o dagli eserciti dei samurai, ma l’idea di studiare le arti marziali come mezzo per migliorarsi mentalmente e spiritualmente, e non soltanto fisicamente, ha sempre avuto un posto centrale nella cultura giapponese, al di là dei principi specifici di una setta religiosa o di un’altra. Così, al pari dei Sōhei, gli Yamabushi divennero tanto guerrieri quanto monaci.

Mentre la reputazione dei loro poteri e conoscenze mistiche cresceva, e la loro organizzazione diventava più salda, molti dei maestri delle discipline ascetiche cominciarono ad essere nominati ad alte posizioni spirituali nella gerarchia della corte. i monaci e i templi iniziarono a guadagnare influenza politica. Verso il Periodo Nanboku-cho, nel XII e XIV secolo, gli Yamabushi avevano formato coorti organizzate chiamate Konsha, le quali, insieme ai Sōhei e ad altri monaci, cominciarono ad assumere la direzione dei templi centrali delle loro sette. Essi assistettero l’imperatore Go Daigo nel suoi tentativi di rovesciare lo Shogunato Kamakura, dimostrando che le loro abilità di guerrieri erano all’altezza della sfida di combattere gli eserciti professionali dei Samurai.

Parecchi secoli dopo, nel Periodo Sengoku, gli Yamabushi si potevano trovare tra i consiglieri e gli eserciti di quasi tutti i più importanti contendenti per il dominio sul Giappone. Alcuni, guidati da Takeda Shingen, aiutarono Oda Nobunaga contro Uesugi Kenshin nel 1568, mentre altri, compreso l’abate Sessai Choro, consigliarono Tokugawa Ieyasu.

Molti combatterono accanto ai loro compagni monaci, gli IkkōIkki, contro Nobunaga, che alla fine li annientò e mise fine all’epoca dei monaci guerrieri.

Fin dai tempi medievali, gli Yamabushi svolsero anche la funzione di Sendatsu, o guide spirituali, per i pellegrini che percorrevano il Kumano Kodō verso il Kumano Sanzan, tra i quali vi erano anche imperatori a riposo e aristocratici.

Come gli altri tipi di monaci guerrieri, gli Yamabushi erano abili nell’uso di un’ampia varietà di armamento. Non deve perciò sorprendere trovare riferimenti che li mostrano mentre combattono con arco e freccia, o con spada e pugnale. Tuttavia, al pari dei Sōhei e degli Ikkō-Ikki, l’arma di elezione per gli Yamabushi era la naginata.

yamabushi | Japanese monk, Art of fighting, Warrior

In aggiunta alle loro abilità spirituali o mistiche, gli Yamabushi erano spesso ritenuti abili praticanti del Ninjutsu, l’arte dei Ninja. Si sa che i monaci della montagna ingaggiarono i Ninja per combattere al loro fianco e per aiutarli in vari modi, più clandestini. E si sa anche che i Ninja si travestivano spesso da monaci o asceti della montagna, in modo da passare più facilmente inosservati in certi ambienti. Molto probabilmente, questa può essere stata l’origine della confusione tra le due figure; sembra infatti improbabile che un numero elevato di Yamabushi fossero stati addestrati nel Ninjutsu dai clan Ninja delle isole giapponesi.

In realtà, secondo talune ipotesi, lo stile di vita e l’organizzazione dei clan ninja sarebbero derivati da quelli degli Yamabushi, rielaborati alla luce delle particolari concezioni del Ninpō (la forma più alta del Ninjutsu) e di altre influenze di tipo popolare.

 

I Ponti dei Kami – I Tori-i鳥居

I Tori-i鳥居 sono porte che simbolicamente separano la zona profana dalla zona sacra del tempio, segnando l’ingresso nell’area del santuario che porta ad un Jinja (tempio Shintoista). É formato da due colonne di supporto verticali, 柱 hashira e due traversi orizzontali in cui 笠木 kasagi è la traverso superiore mentre貫 nuki è  l’inferiore, il gesto di passarci sotto è un modo per purificare l’anima, atto necessario per poter pregare i kami (gli spiriti) ospitati nel tempio.

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La loro apparizione in Giappone risale al 922, anno a cui risale il primo testo antico in cui sono menzionati, ma le loro origini sono ancora misteriose e incerte. Nonostante vi siano strutture simili in molte altre zone dell’Asia, come, per esempio, in India (Torana dell’architettura Buddista e Induista), in Cina (p’ai-lou), in Corea (hong-sal mun), in Thailandia, in Nepal e altrove. La ragione e le circostanze per cui questi portali siano stati importati anche in Giappone non sono conosciute.
La mitologia giapponese collega i Tori-i al mito di Amaterasu, ma questa associazione, che intenderebbe dare un’origine indigena dei Tori-i, è ritenuta frutto di leggende.

Anche sull’origine del nome, non c’è chiarezza: molti collegano il nome Tori-i al vocabolo giapponese “Tori” (uccello) e quindi, in origine, il Tori-i sarebbe stato un enorme trespolo per gli uccelli che, secondo lo Shintoismo, sono messaggeri degli dei. Altra ipotesi lo fa derivare dal termine nipponico “tori-iru” (entrare).

Come abbiamo detto i Tori-i si trovano all’entrata dei luoghi sacri (templi, tombe) e non sempre da soli, ma in gruppi di tre o anche più. Nel grande tempio dedicato al dio della fertilità, o del riso, Inari, a Fushimi, ci sono, addirittura migliaia di Tori-i che, messi uno dietro l’altro, formano un tunnel che il pellegrino deve attraversare, purificandosi, per raggiungere la parte più sacra del tempio.

Torii rossi in giappone, Fushimi Inari | Via che si va

Fushimi Inari Tori-i

Altro Tori-i famoso, e usato spesso per attirare turisti in Giappone, è la porta che è posta davanti al tempio Shintoista di Itsukushima posto sull’isola di Miyajima.

La porta sacra, notevole anche dal punto di vista visivo, è posto in modo tale da essere circondato dal mare in occasione dell’alta marea facendolo sembrare sospeso sull’acqua.

Santuario di Itsukushima - Wikipedia

Il torii del santuario di Itsukushima

Queste particolari strutture, non si trovano solo davanti a templi, ma indicano anche l’accesso alle tombe imperiali come quella davanti alla tomba dell’Imperatore Showa (Hirohito). Non possiamo poi non citare il grande Tori-i presente sulla strada che porta al santuario dedicato all’Imperatore Meiji a Tokyo.

Dal punto di vista architettonico, i Tori-i, sono abbastanza semplici; due pali piantati per terra collegati, all’estremità superiore da uno o due travi che possono essere di sezione circolare o quadrata. Ce ne sono di vari stili ; di solito sono di colore rosso e il materiale usato è il legno. I Tori-i più moderni possono essere fatti anche d’acciaio o di cemento.
Comunque, indipendentemente dallo stile, dal colore e dal materiale, le porte sacre costituiscono, indubbiamente, uno degli elementi di maggior fascino della cultura del Giappone.

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Esempi di Tori-i

 

Classificazione fondamentale dei Tori-i

—  Tori-i dritti

Shinmei tori-i  神明鳥居
Shimei tori-i (神明鳥居)
Ise tori-i (伊勢鳥居)
Kasuga tori-i (春日鳥居)
Hachiman tori-i (八幡鳥居)
Kashima tori-i (鹿島鳥居)
Kuroki tori-i (黒木鳥居)

—  Torii ricurvi

Myōjin Tori-i 明神鳥居
Inari tori-i (稲荷鳥居)
Sannō tori-i (山王鳥居)
Miwa tori-i (三輪鳥居)
Ryōbu tori-i (両部鳥居)
Mihashira tori-i
Mitsuhashira tori-i (三柱鳥居)