KOHŌ JŪNIN NO NARAI – I dieci metodi di occultamento e spionaggio secondo lo Shoninki.

Esistono Dieci efficaci metodi per 10 metodi di occultamento e spionaggio

1 – ONSEI NIN: Questa è l’arte di nascondersi con il metodo del rumore e la confusione, come la musica o i nitriti dei cavalli.

2 – JUN NIN: Questo è seguire le persone con spontanea naturalezza senza modificare nulla nel circostante.

3 – MUSEIHO NIN: In tempi difficili è necessario essere pronti a sacrificare tutto, anche in una situazione senza uscita. Il nemico può essere accecato dalla pietà o sopraffatto da altri sentimenti, che ti garantiranno la possibilità di scappare.

4 – NYOGEN NIN: Non importa quanto sia confusa la situazione. Dovresti riconoscere subito il Principio (del Nin) e trarne profitto per ottenere un vantaggio.

5 – NYOEI NIN: Non separarti dalle persone per nessuna ragione; attieniti saldamente al tuo obiettivo.

6 – NYOEN NIN: Approfitta dei momenti in cui le persone non sono caute o sono negligenti per entrare nelle loro case e nei loro cuori.

7 – NYOMU NIN: Essere in grado di giudicare gli individui.

8 – NYOKO NIN: esamina il territorio del nemico e adattati ad esso.

9 – NYOKA NIN: Studia le profondità più profonde del nemico e impara i recessi più intimi del suo cuore. In queste circostanze, per non comportarti in modo sospetto, devi agire in modo naturale o sotto mentite spoglie.

10 – NYOKY NIN: Se un avversario ha scoperto di essere spiato, ogni sforzo per sconfiggerlo sarà vano. È MOLTO IMPORTANTE NON lasciare MAI traccia quando si sta spiando.

Questi sono i 10 metodi di spionaggio di base o Kihon trattati nello Shoninki. Ancora una volta questa è considerata una conoscenza di base dello Shinobi storico e dovrebbe essere padroneggiata e insegnata da TUTTE le scuole di Ninjutsu.

The Practice of Disguise. Classically, the groundwork for the… | by Luke  Crocker | Classical Martial Arts | Medium
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Il Soprannaturale in Giappone – Le Epoche Kamakura e Muromachi

Durante i periodi Kamakura e Muromachi, caratterizzati dalla forte componente militare dello shōgunato, la produzione in cinese passò dall’essere predilezione dell’aristocrazia colta alle mani dei monaci buddhisti. Pertanto, come accennato in precedenza, al suo arrivo durante il periodo Muromachi lo JDXH fu prerogativa della casta buddhista e non conobbe larga diffusione all’infuori dei templi. Tuttavia, si stava già predisponendo l’ambiente culturale adatto alla ricezione e all’apprezzamento dell’opera anche da parte della componente laica della società. Lo sviluppo del commercio e dei rapporti tra i membri della classe guerriera portò ad una vasta diffusione della letteratura in giapponese, che coinvolse tutti i ceti sociali. Un ruolo importante in questa diffusione lo ebbero i cantastorie, che erravano per il paese raccontando ai pellegrini storie tratte dal vastissimo repertorio dei setsuwa, ma anche spiegazioni di principi buddhisti o altre pratiche religiose. Da ricordare, tra gli altri, le monache di Kumano, conosciute come kumano bikuni 熊野 比丘尼, e i biwa hōshi 琵琶法師, monaci ciechi che accompagnavano la narrazione di gunki monogatari 軍機物語 (“racconti di guerra”) con il suono del biwa . Anche il nascente genere degli otogizōshi trovò larga diffusione per via orale: si trattava di storie derivate dalla tradizione popolare, raccontate con uno stile semplice e colloquiale. Il termine, che significa “tenere compagnia”, trae origine dalle storie raccontate ai signori durante gli interminabili assedi ai castelli, nel periodo finale dell’epoca Kamakura. Sono strettamente collegati al genere dei setsuwa, ma l’intento moraleggiante è meno evidente. Grazie alla larga diffusione orale, che rese possibile anche alle fasce meno abbienti della società l’accesso alla cultura, ebbero un ruolo molto importante nel passaggio alla letteratura di epoca Edo.

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Il Soprannaturale in Giappone – L’Epoca Heian (Terza parte)

L’epoca Heian fu caratterizzata dalla nascita di una raffinata aristocrazia nella circoscritta corte della capitale, l’odierna Kyōto, ambiente in cui si sviluppò una fiorente produzione letteraria. Le opere che videro la luce in questo periodo riflettono la vita di corte in tutti i suoi aspetti, trascurando quasi completamente tutto ciò che accadeva all’infuori di essa.

Il corpus letterario comprendeva raccolte di poesie in cinese e in giapponese (che iniziava proprio allora a distinguersi dalla scrittura in cinese, mediante l’invenzione dei sillabari hiragana e katakana), i neonati generi dei monogatari e dei nikki 日記, i diari delle dame di corte.

Massima espressione del monogatari è considerato il Genji monogatari, che si estende in 54 capitoli: i primi 41 narrano la storia di Hikaru Genji 光源氏 (“Genji lo splendente”), il figlio dell’Imperatore in carica e di una delle sue concubine Kiritsubo 桐壺, con particolare enfasi sulle numerose avventure amorose; gli ultimi 13 costituiscono una narrazione a parte, con protagonisti i due eredi Kaoru 薫 e Niou 匂. Murasaki Shikibu è stata in grado di descrivere la vita di corte in modo minuzioso e realistico, con le sue regole di etichetta e abitudini, mediante la creazione di personaggi fittizi e di una storia che aveva il puro scopo di intrattenere i lettori, in una fusione di elementi reali e non che rimarrà costante nella narrativa delle epoche successive.

Altra importante caratteristica dell’opera è l’inserimento di numerosissime poesie waka 和歌 e la presenza permeante del buddhismo che caratterizza i comportamenti e il modo di pensare dei personaggi .

Per quanto riguarda l’elemento soprannaturale, il ruolo chiave è rappresentato dal personaggio di Rokujō 六條, una delle numerose amanti del protagonista. Stanca di essere trascurata e della natura libertina del suo amante, compirà una tremenda vendetta, accecata dalla gelosia.

I primi segni della sua decadenza si trovano nel capitolo nove, “La festa delle foglie di aoi”.

L’umiliazione subita per aver dovuto cedere il passo alle carrozze di Aoi 青, moglie di Genji e sua storica rivale in amore, sarà l’inizio di un percorso degenerativo che la porterà a possedere ed uccidere, seppur inconsciamente, l’inerme consorte del principe: “Alla residenza del Ministro della Sinistra la giovane signora appariva sofferente, come se uno spirito malvagio si fosse impossessato di lei e, nel turbamento che coinvolgeva tutti, Sua Signoria non aveva tempo per i suoi incontri segreti e si recava di rado anche a Nijō. […] [Egli] fece celebrare riti di purificazione e preghiere per liberarla dalle presenze maligne e assicurarle una gravidanza serena. Fra gli spiriti, forse di morti, forse di esseri viventi, che si manifestarono trasferendosi sul medium e dichiarando alcuni il proprio nome, soltanto uno rifiutò caparbiamente di allontanarsi dall’inferma e pur senza provocarle sofferenze particolari, non volle lasciarla neppure per un attimo. Era un’ostinazione fuori dall’ordinario, capace di resistere anche al potere di asceti di grande fama.

Si cominciò a sospettare che potesse essere lo spirito vivente di qualcuna delle dame che egli frequentava in segreto. […] La Signora di Rokujō ne fu allarmata, dicendosi che per quanto si fosse lamentata per il proprio infelice destino non si era mai augurata che l’altra soffrisse, ma forse, chissà, era davvero possibile che uno spirito tormentato costretto ad allontanarsi dal corpo agisse in tal modo.

Per lunghi anni aveva conosciuto la sofferenza, ma senza mai giungere a tanta angoscia, eppure da quel giorno della purificazione sul Kamo, quando per un banale incidente era stata umiliata e ignorata, la sua mente non era riuscita a pensare ad altro e il suo cuore non aveva più trovato pace, e forse proprio per questo, quando si concedeva un attimo di sonno, spesso le capitava di vedere in sogno se stessa mentre si recava a casa di una donna molto bella, che forse era proprio la consorte di Sua Signoria, e in preda a un’ira violenta e spaventosa che non aveva riscontro nella realtà la colpiva e la trascinava qua e là, ed era una cosa terribile, agghiacciante, ma se davvero il suo spirito avesse abbandonato il corpo?”.

Allo spirito vendicativo di Rokujō è inoltre attribuita la morte di un’altra amante di Genji, Yūgao 夕顔, narrata nel capitolo quarto, “il fiore di yūgao”, prima ancora che il personaggio della gelosa donna fosse introdotto al lettore.

La tematica della possessione, che in epoca Heian rappresentava la spiegazione più plausibile e diffusa per gli eventi di cui non si comprendeva la ragione, diventerà da questo momento un vero e proprio topos letterario, associato spesso allo spirito vendicativo e geloso di una donna.

Da notare tuttavia l’alone di mistero e incertezza in cui l’autrice presenta la vicenda: nessuno pare sia in grado di capire di cosa soffra Aoi e nemmeno Rokujō è pienamente consapevole di ciò che sta succedendo.

La scelta di inserire la descrizione della possessione in una dimensione onirica alimenta notevolmente lo struggente dubbio della donna, che non può far altro che continuare a interrogarsi sulla veridicità dei fatti.

L’autrice crea in questo modo un grande coinvolgimento emotivo del pubblico, che condivide l’incertezza dei personaggi nei confronti della situazione, anticipando la tendenza di epoca Edo di utilizzare elementi soprannaturali per intrattenere o suscitare curiosità nel pubblico.

Gli elementi soprannaturali rappresentavano ancora solamente avvenimenti singoli all’interno di una trama più ampia, e anche nel Genji monogatari questa antica tendenza non fa eccezione, tuttavia la loro presenza si espande iniziando a delineare un topos letterario. La vasta produzione di kaidan di epoca Edo abbonda di storie di donne possedute da spiriti malvagi: sebbene la paura non rappresentasse una caratteristica fondamentale del genere, indubbiamente molteplici opere inserirono nei loro racconti elementi terrificanti, in modo da incuriosire ed attirare i lettori.

Il Genji monogatari fu probabilmente tra le prime opere a sfruttare il potenziale della sfera soprannaturale per creare questo tipo di interesse nel lettore. Accanto alla ricca produzione legata all’ambiente ristretto della corte, si sviluppò un genere di opere riguardanti la vita che si svolgeva fuori da essa: si tratta dei setsuwa.

Questo nuovo genere, cui ci si riferisce anche con “letteratura aneddotica”, comprende un vasto repertorio di leggende, favole, racconti moraleggianti, storie di mitologia, folklore e principi religiosi contenuti in raccolte. Le storie sono caratterizzate dalla brevità e dal fine di raccontare eventi fittizi ed interessanti, spesso di derivazione straniera (non a caso si ricollegano alla tradizione cinese dei chuanqi, con cui condividono le tematiche trattate e il legame con la tradizione orale, come successe anche in Cina durante la dinastia Song).

Come succedeva anche in Cina, i personaggi delle vicende erano descritti come realmente esistiti, il tempo e il luogo rigorosamente precisati. Nonostante si trattasse di trame fittizie, l’insieme era presentato al pubblico come se fosse realmente accaduto; ancora meglio se la storia era farcita di elementi fantastici e misteriosi, poiché non facevano che alimentare l’interesse e la curiosità del lettore: infatti il pubblico recepiva queste opere nello stesso modo delle antiche cronache come il Kojiki, ossia senza mettere in dubbio la veridicità dei fatti, per quanto potessero sembrare fuori dal normale.

In ciò risiedeva la differenza fondamentale tra i setsuwa e i monogatari, in cui il lettore era conscio della non veridicità dei fatti narrati.

Le principali raccolte di setsuwa appartengono alle epoche Heian, Kamakura (1185 – 1333) e Muromachi; il genere iniziò a perdere di popolarità già in quest’ultimo periodo, anche per l’avvento del nuovo genere degli otogizōshi, racconti brevi che trattavano di temi molto eterogenei tra loro (in cui non mancavano le storie del soprannaturale), trasmessi oralmente e oggetto di una diffusa opera di stampa durante il XVIII secolo.

I setsuwa possono essere suddivisi in due filoni, religioso e secolare: il primo comprende storie legate alla tradizione buddhista e ai suoi principi, mentre nel secondo rientra tutto il resto, ossia le storie di carattere non religioso, tra cui spiccavano favole conosciute oggi in tutto il paese, come Urashimatarō 浦島太郎, e storielle divertenti di carattere prettamente umoristico.

A prescindere dal filone, tutte le storie prevedevano l’insegnamento di una morale, spesso tradotta con il principio del kanzen chōaku 勧善懲悪, la premiazione del bene e la punizione del male. Tra le opere più influenti del filone religioso si ricordano Shasekishū 沙石集 (“Collezione di sabbia e sassi”, 1279 – 83) del monaco Mujū 無住, Hosshinshū 発心集 (“Raccolta di aneddoti per risvegliare la mente”, 1208 – 16) di Kamo no Chōmei 鴨長明 (1153 – 1216) e soprattutto il Nihonryōiki 日本霊異記 (“Resoconto di eventi straordinari avvenuti in Giappone”), opera del monaco Kyōkai, risalente all’823.

Il matrimonio dei Topi – 鼠嫁入り | 壺 my tsubo
Shasekishū (沙石集) – Il Matrimonio dei topi

Quest’ultimo è la collezione di storie buddhiste più antica compilata in Giappone e tratta soprattutto degli effetti positivi e negativi del karma. Inoltre, è spesso considerata come la prima vera raccolta di storie soprannaturali.

Per quanto riguarda il filone secolare, si ricorda l’opera Ujishūi monogatari 宇治拾遺物語 (“Storie raccolte a Uji”, prima metà del XIII secolo), che comprende 197 racconti ambientati in India, Cina e Giappone e caratterizzati da una forte vena umoristica.

La collezione di setsuwa più conosciuta e importante, continua fonte d’ispirazione e di rimandi per tutta la letteratura successiva, è rappresentata dal Konjaku monogatarishū 今昔物語集 (“Raccolta di storie di un tempo che fu”), risalente al tardo periodo Heian.

Comprende oltre mille racconti di autore incerto, ma l’analisi dello stile suggerirebbe la stesura da parte di un unico compilatore.

L’opera è suddivisa in tre parti: la prima riguarda l’India, la seconda la Cina e la terza il Giappone, intendendo ripercorrere la diffusione del buddhismo dal suo paese d’origine a quello nipponico.

La sezione sull’India è composta da storie concernenti la vita di Buddha e dei suoi discepoli, oltre che storie sulla fondazione di templi.

I racconti tradizionali buddhisti continuano nella sezione dedicata alla Cina, arricchiti da aneddoti sulla pietà filiale.

L’ultima sezione è composta sia da racconti religiosi, che continuano la narrazione di storie buddhiste, sia da racconti di stampo laico, in cui prevalgono l’elemento soprannaturale e la rappresentazione di ogni classe sociale presente nella società giapponese dell’epoca.

Interessante e insolito anche il fatto di aver menzionato quasi tutte le province del paese, presentando per la prima volta un quadro di ciò che avveniva fuori dalla capitale.

La lingua usata per la stesura è il kanji kana majiribuntai 漢字仮名交じり文体, uno dei molti stili ibridi sino-giapponesi, creato all’inizio dell’epoca Heian e in cui erano usati sia kanji che caratteri fonetici, inizialmente man’yōgana 万 葉仮名, poi katakana e hiragana, quest’ultimo più raramente.

kaidan | 百物語怪談会 Hyakumonogatari Kaidankai
Hyakumonogatari Kaidankai 百物語怪談会

I setsuwa ebbero il merito di dare un impulso allo sviluppo della scrittura mista kanji-katakana e il Konjaku monogatarishū in particolare, situandosi in una posizione intermedia tra la scrittura usata nei setsuwa e l’antica scrittura del senmyōgaki 宣命書き, condurrà alla standardizzazione del cosiddetto wakan konkōbun 和漢混文 nel periodo successivo.

Alla formazione di questa scrittura ibrida (base della scrittura giapponese moderna), contribuirono ampiamente sia il kanbun kundoku che il senmyōgaki, per aver avviato la pratica di utilizzare insieme caratteri fonetici e ideogrammi.

Il Konjaku monogatarishū ebbe inoltre un ruolo importantissimo per lo sviluppo dei kaidan: fornì elenchi dettagliati di luoghi considerati infestati e degli orari in cui era più probabile comparissero creature soprannaturali. Inoltre, in maniera quasi analoga alle liste di fatti anomali compilate anticamente in Cina, si propose di stilare una classificazione delle creature soprannaturali giapponesi, dando loro un nome e descrivendo il loro aspetto.

In particolare, l’opera suddivide queste creature in cinque categorie principali, spettri (rei 霊), demoni (oni 鬼), spiriti (sei 精), animali (dōbutsu 動物) e divinità (kami 神).

La distinzione non era sempre chiara, ma in linea generale il termine rei designava le anime dei defunti, mentre sei quella di cose inorganiche, come gli spiriti dei fiumi o altri elementi naturali, ad esempio.

I demoni erano creature spaventose e violente, mentre il generico “dōbutsu” si riferiva a volpi, tanuki 狸 (cane-procione) o altri animali ritenuti in grado di utilizzare trucchi per sbeffeggiare gli esseri umani.

Non si tratta di un elenco completo dei termini usati in riferimento alla sfera soprannaturale, ma fu un primo tentativo di sistematizzazione e organizzazione di questo vasto patrimonio. In questo modo ’opera diventò una miniera d’oro di informazioni sul soprannaturale, a cui tutta la produzione seguente attinse per la creazione di nuove storie. Fine terza parte.

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Il Soprannaturale in Giappone – Seconda parte

L’epoca Nara Prima capitale fissa del Giappone, la città di Nara fu costruita seguendo il modello dell’allora capitale cinese, Chang’an. Sia per affermare la propria supremazia sugli altri clan presenti allora in tutto il paese, sia per presentarsi alla Cina come paese unito, il governo formato dal clan Yamato 大和 ordinò la compilazione di due storie nazionali: si trattava del già citato Kojiki e del Nihonshoki 日本書紀, opera del 720 in cui il principe Toneri 舎人, insieme ad altri funzionari, narra la storia del Giappone dalle sue origini al regno dell’imperatrice Jitō 待統 (690? – 697).

Le due opere incorporarono in un unico sistema tutte le divinità tradizionali del paese per affermare la discendenza diretta dei sovrani dagli dei, legittimandone il potere.

Nel Kojiki sono narrate le origini del Giappone, dalla sua creazione fino al regno dell’imperatrice Suiko 推古 (554 – 628).

La prima parte è dominata dalla nascita delle isole giapponesi e di un’infinita serie di divinità, frutto dell’unione di Izanami e Izanagi, a loro volta discendenti delle divinità ancestrali.

Sono in seguito narrate numerose vicende riguardo le divinità, imperatori quasi leggendari, storie sulla nascita di miti e toponimi .

Sempre all’epoca Nara risale la compilazione, richiesta dall’imperatrice Genmei 元明 (661 – 721) nel 713, dei cosiddetti fudoki 風土記, ossia documenti in cui erano raccolti numerose informazioni riguardo la topografia, l’economia, le leggende e il folklore di ogni regione.

Ne sono giunti solamente tre fino ai giorni nostri in forma pressoché completa, lo Harima fudoki 播磨風土記, lo Hitachi fudoki 常陸風土記 e l’Izumo fudoki 出雲風土記. Nella sezione delle leggende nei fudoki erano narrate vicende con protagonisti divinità che compivano gesti sotto spoglie umane, ma anche semplici storie di liti o relazioni tra persone semplici . Una caratteristica importante di queste opere è il modo in cui erano lette e recepite: la mitica creazione del Giappone da parte degli dei, le numerose leggende riguardo le infinite schiere di divinità e i primi imperatori erano considerate veritiere in tutto e per tutto.

Come si potrà verificare nel paragrafo successivo, fu solo a partire dallo sviluppo dei monogatari 物語 (“cose narrate”) che si svilupperà la fiction in letteratura, intesa come elemento fittizio riconosciuto come tale sia dallo scrittore che ne faceva uso sia dal lettore che lo recepiva. Il capostipite del genere è considerato il Taketori monogatari 竹取物語 (“Storia di un tagliabambù”), storia dai tratti fiabeschi del ritrovamento della principessa della luna da parte di un comune tagliatore di bambù. L’opera, anonima, risale agli inizi del X secolo.

Taketori monogatari | Arte japonesa, Gravuras japonesas, Produção de arte
Scena tratta dal Taketori Monogatari 竹取物語

Le antiche cronache furono compilate principalmente per intento politico, ma di fatto inserirono la nascita del paese in una dimensione mitica e crearono un legame indissolubile della storia con la dimensione sacro-religiosa, favorendo la concezione del soprannaturale come appartenente alla sfera del quotidiano. Fine seconda parte)

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Quinta battaglia di Kawanakajima, 1564

Negli anni successivi, il confronto tra Kenshin e Shingen si evolve su diversi altri fronti. Nel 1564, Shingen riesce a far aderire alla sua causa il clan Ashina della provincia di Mutsu, vicino alla provincia di Echigo. Il nuovo alleato attua un’offensiva nelle terre di Kenshin, coordinandosi con gli attacchi di Shingen nella provincia di Shinano. L’obiettivo finale è quello di chiudere in una tenaglia la capitale di Kenshin, Kasugayama. Il 18 maggio, con l’aiuto di forze ribelli locali, viene catturato il castello di Warigadake sul lago Nojiri; nel periodo a seguire, le truppe di Shingen cominciano a condurre incursioni nei territori di Echigo.

Le truppe del clan Ashina, tuttavia, sono sconfitte da Kenshin, e la strategia del clan Takeda diventa inattuabile a causa della perdita dell’alleato. Kenshin decide di muovere nuovamente il suo esercito verso Kawanakajima per contrastare Shingen: riconquista il castello di Warigadake e, il 4 settembre, schiera le sue truppe sulla collina presso il Zenkō-ji.

Uesugi Kenshin - Wikipedia

Takeda Shingen decide di non prendere alcuna iniziativa e Kenshin, spazientito, effettua la prima mossa verso la valle di Saku. All’inizio di ottobre Shingen decide di intervenire, ed il suo esercito giunge da ovest a Fukashi. Ancora una volta le grandi doti tattiche sviluppate dai due generali non concederanno il predominio di una parte: la posizione di Kenshin è ben difesa, ma Shingen gli impedirà di portare a termine ogni azione pericolosa. Dopo 60 giorni di scontri, Kenshin si ritira lascia la regione di Kawanakajima definitivamente nelle mani di Takeda Shingen.

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Buddismo esoterico in Giappone

Il Buddismo Esoterico (Mikkyō esoterico) è la versione giapponese del Vajrayana, o Buddismo Tantrico. Ha avuto origine in India nel VI secolo e poi si è diffuso rapidamente in tutta l’Asia.

Mikkyō: Storia e Arte Buddhista esoterica nel periodo Heian | Prima parte •  Rivista Il Sileno Onlus

Il Buddismo Esoterico non è stato formalmente introdotto in Giappone fino al all’inizio del IX secolo, ma varie forme esoteriche che riguardano Kannon e altre divinità erano già entrate in Giappone (attraverso la Cina) durante il VII e l’VIII secolo.

Insieme all’Hinayana e al Buddismo Mahayana, il Vajrayana è una delle tre forme base di Buddismo praticate in Asia oggi. È particolarmente praticato in Giappone e Tibet, ed è strettamente connesso con l’ utilizzo dei Mandala.

In Giappone, le principali sette esoteriche sono Shingon e Tendai: entrambe introdotte in Giappone dalla Cina all’inizio del IX secolo (vedere i dettagli di seguito).

Tutte le altre forme di Buddismo sono note come Buddismo Esoterico (Kenkyō ), che rappresentano le tradizioni ortodosse delle antiche scuole, comprese le sette zen giapponesi e le sette Amida della Terra Pura Il termine Kenmitsu Bukkyō si riferisce sia alle tradizioni essoteriche che a quelle esoteriche.

Introduzione formale di pratiche esoteriche

L’era Heian (794-1185) fu un periodo rivoluzionario nel buddismo giapponese e nell’arte buddista, con due nuove sette introdotte nelle originali Sei Antiche Sette di Nara.

Successivamente comparirono le sette esoteriche Tendai e Shingon, entrambe originarie della Cina, portate dalla Cina in Giappone dai sacerdoti giapponesi Saichō, (766-822), fondatore della setta giapponese Tendai; noto anche come Konpon Daishi Nemoto e Dengyō Daishi Dengyō Daishi o il suo contemporaneo Kūkai (774-835), fondatore della setta giapponese Shingon, nota anche come Kōbō Daishi.

Saichō - Wikipedia
Saichō 最澄, conosciuto anche come Dengyō Daishi 傳教 大師

Entrambi avevano visitato la Cina e riportato gli insegnamenti. Entrambi hanno svolto ruoli fondamentali nella fusione delle credenze shinto-buddiste (Kami-Buddha) e lo sviluppo di tradizioni e arte esoteriche. Quest’ultima è esemplificata da dipinti di mandala e da statue di divinità irate con più teste e braccia, in particolare il Myō-ō Dainichi Buddha (in sce. = Mahavairocana), la divinità centrale delle sette esoteriche giapponesi e l’incorporazione di numerose divinità indù nel pantheon giapponese. Quasi tutte le divinità buddiste si presentano sia in forme esoteriche che in forme essoteriche.

File:Mahavairocana.jpg - Wikimedia Commons
Mahavairocana

Una volta introdotte nel suolo giapponese, entrambe le scuole fiorirono con l’innovazione. La setta Tendai di Saichō tentò una sintesi di varie dottrine buddiste, tra cui la fede nel Sutra del Loto, rituali esoterici, adorazione di Amida (Terra Pura) e concetti Zen.

Tendai ottenne un grande favore di corte, ascese al successo nella tarda era Heian. Il complesso tempio-santuario di Tendai si trova intorno al monte Hiei  (Prefettura di Shiga, vicino a Kyoto). Il tempio principale è Enryakuji e il santuario centrale è il Santuario Hie Jinja Hiyoshi (chiamato anche Hiyoshi) Taisha Hiyoshi.

Enryaku-ji - Wikipedia
Enryaku-ji 延暦寺, Tempio di Enryaku

Lo Shingon, al contrario, era prevalentemente esoterico. Le sue dottrine erano mistiche e occulte e richiedevano un alto livello di austerità. Furono sviluppati rituali elaborati e segreti per aiutare i praticanti a raggiungere l’illuminazione.

Nonostante le sue pratiche complesse, la pratica Shingon esercitò un profondo impatto sull’arte religiosa. Il tempio principale di Shingon è Kongōbuji o Kongomineji, situato sul monte Kōya (Koya) Takano nella prefettura di Wakayama. Inoltre, il giapponese Shugendō  (culti della montagna fondati dall’attore En no Gyōja del 7 °secolo) incorporavano molte credenze e pratiche esoteriche.

Kongōbu-ji - Wikipedia
Kongōbuji 金剛峯寺

L’affermazione principale del buddismo esoterico è che consente a una persona di ottenere l’illuminazione in una sola vita, invece di passare attraverso innumerevoli vite prima di raggiungere la salvezza. Per raggiungere questo obiettivo vengono utilizzate visualizzazioni mistiche, una miriade di simboli e divinità, e complicati rituali segreti che possono essere appresi solo studiando con un maestro .

La pratica esoterica pone grande enfasi su mantra (incantesimi), mudra (gesti delle mani), mandala (diagrammi delle divinità e delle forze cosmiche), cerimonie rituali (pregare per la pioggia, la sicurezza nazionale, il benessere dell’imperatore, ecc.), nonché sulla magia e su una molteplicità di divinità.

Kūkai (alias Kōbō Daishi) Uno dei santi più amati del Giappone

Kūkai era il patriarca della setta Shingon del buddismo esoterico. La divinità più importante di Shingon è Dainichi Buddha, il cui simbolo è il vajra (quindi Vajrayana, il termine sanscrito per Veicolo di Diamante).

Kūkai - Wikipedia
Kūkai 空海

Chiamato postumo Kōbō Daishi il Grande Insegnante, Kūkai rimane uno degli insegnanti buddisti più amati del Giappone: il folklore dice che raggiunse la Buddità prima della morte. I suoi ritratti abbondano. I giapponesi oggi tendono a ignorare le differenze dottrinali quando lo onorano. Kūkai viaggiò in Cina nell’804 e fu iniziato agli insegnamenti esoterici dal sacerdote cinese Huiguo.

Kūkai tornò nell’806 e nell’816 ottenne l’approvazione imperiale per costruire il suo monastero sul monte Kōya, un luogo sereno sulla penisola di Kii ancora considerato un Terra Santa e uno dei luoghi di pellegrinaggio più popolari del Giappone moderno.

Svolse un ruolo attivo in molti campi, eseguendo rituali per l’imperatore, costruendo un grande acquedotto a Shikoku per la gente comune e fondando la prima scuola per cittadini. La sua leggenda è piena di leggende.

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Jimotsu or Jibutsu 持物 – Gli oggetti tenuti nelle mani delle Divinità Buddiste. Seconda parte

Tetsupu 鉄斧 o Teppu 鉄斧 Ascia

閉店】イスム谷中店 en Twitter: "【千手観音の持物 その30】 鉞斧(えっぷ) →鉄斧(てっぷ)とも。魔性を断ち切る斧で、法に触れる難を避けてくれる。  ”まさかり”って”鉞”と書くのですね!… "

官難を除き平和をもたらすScongiura la calamità; aiuta a raggiungere l’armonia. Rappresenta l’eliminazione dell’ignoranza, ed è spesso ritenuto dalle irate divinità giapponesi Myō-ō per simboleggiare l’abbattimento di tutti gli ostacoli che bloccano il percorso verso l’illuminazione.

Hōin 宝印  Sigillo sacro

File:India Sauwastika-Swastika.jpg - Wikimedia Commons

色々な弁説. Porta eloquenza nella parola o abilità nel parlare. Il 卍 è un simbolo originario dell’India e noto come Kyōji (Kyoji) 胸 字 in Giappone. Trovato frequentemente in India sul petto del Signore Vishnu. In Giappone è usato come simbolo della fede buddista, uno che si trova frequentemente sulle statue del Buddha, Tathagata (Jp. = Nyorai) e Bodhisattva (Jp. = Bosatsu), e uno dei 32 marchi del Buddha. Rappresenta il “possesso di tutte le virtù” in Giappone.

Seikairen 青開蓮

Simbolos e Objetos Budistas (Mão Direita) – Asura Lotus

Fioritura dei loti (Aperto, blu) Loto Blu Seiren 青蓮 Le parti blu e bianche di questo loto (un tipo di ninfea) rappresentano gli Occhi di Buddha.

十方浄土に往生する.Rinascita nella Terra Pura. Il loto blu simboleggia la saggezza e la vittoria dello spirito sui sensi.

Monju Bosatsu (la voce della legge buddista e la personificazione della saggezza) è strettamente associata al loto blu (principalmente è spesso un sutra), così come Hannya Bosatsu.

 Il loto è un simbolo di purezza e illuminazione, e in tutte le tradizioni buddiste, le divinità sono tipicamente mostrate sedute o in piedi su un loto o con in mano  un loto. Sebbene sia un bel fiore, il loto cresce dal fango sul fondo di uno stagno.

Le divinità buddiste sono esseri illuminati che sono cresciuti dal fango del mondo materiale.

Come il loto, sono belli e puri anche se sono cresciuti nel mondo materiale “melmoso”. Il fiore aperto rappresenta la possibilità di salvezza universale per tutti gli esseri senzienti.

Il loto è uno dei simboli più conosciuti del buddismo. È anche uno dei segni ai piedi di un Buddha e l’attributo principale di Kannon (Signore della Compassione).

Nyoirin Kannon (una forma esoterica di Kannon) è spesso raffigurato mentre tocca un trono di loto, che rappresenta un voto per salvare quelli nel regno degli Asura, e tiene in mano un bocciolo di loto, che rappresenta un voto per salvare quelli nel regno umano.

Hōzen 宝箭 l’Arco

Buddha's Arrow: Why the Answer is not Always the Solution | by David M. |  Medium

良き友に巡り会う. Riconnettersi con buoni amici o incontrare veri amici. Anche un’arma contro i nemici del buddismo, quella che simboleggia la distruzione delle passioni. In Giappone, Aizen Myō-ō (Conqueror of the Passions, God of Love) è particolarmente associato all’arco e alla freccia, che simboleggiano un’intensa concentrazione. L’unione dell’arco e della freccia, dice la Guida Flammarion, “può anche simboleggiare l’amore”. (p. 68)

Budō 葡萄 Grappolo d’uva

Yakushi Nyorai (Bhaisajya Buddha). The Medicine Buddha, Healing Buddha

五穀豊穣、自然の恵みをえる.Fertilità di cinque chicchi. Rappresenta le benedizioni della natura.

Yōryū 楊柳 Ramo di salice

Simbolos e Objetos Budistas (Mão Direita) – Asura Lotus

病難を除く. Scongiura o cura le malattie. Questo oggetto è strettamente associato a Yōryū Kannon), noto anche come Yakuō Kannon 薬 王 観 音 (Re della Medicina) e una delle 33 Forme Kannon. A gennaio di ogni anno, il Tempio Rengeō-in 蓮華 王 院 (Sala del Re del Loto) a Kyoto tiene il Rito del Salice (Yanagi no Okajidaihōyō 楊枝 の お 加 持 大法 要), che ha avuto origine nel periodo Heian, in cui i fedeli vengono toccati sulla testa con un ramo di salice sacro per curare e prevenire il mal di testa, e per pregare per un altro anno di buona salute.

Kobyō 胡瓶 o Kebyō Vaso

Simbolos e Objetos Budistas (Mão Direita) – Asura Lotus

平和を得る. Porta rapporti cordiali / pacifici con gli altri. Il vaso contiene il “nettare” della compassione di Kannon – calma la sete di coloro che pregano Kannon per ricevere assistenza. Dice Meher McArthur: “Il vaso è un simbolo di abbondanza spirituale. Il simbolismo deriva probabilmente dall’idea di conservare il cibo e può essere correlato al concetto universale di vaso inesauribile. Nel buddismo, rappresenta l’adempimento dei desideri spirituali “.

Shimikairen 紫未開蓮 o Shirenge 紫蓮華 Loto Viola

Simbolos e Objetos Budistas (Mão Direita) – Asura Lotus

十方浄土の諸仏を見る. Consente di vedere o entrare in comunione con la miriade di Buddha della Terra Pura. Il loto viola è il “loto mistico”, una metafora per gli insegnamenti mistici e le pratiche del Buddismo Esoterico (Tantrico), che presumibilmente consentono ai praticanti di raggiungere l’illuminazione in una sola vita – piuttosto che passare attraverso innumerevoli vite prima di raggiungere lo stato finale.

Per raggiungere questo obiettivo, il buddismo esoterico incorpora visualizzazioni mistiche, miriadi di simboli e divinità e complicati rituali segreti che possono essere appresi solo studiando con un maestro, spiegando così il termine “esoterico”.

La pratica esoterica pone grande enfasi su mantra (incantesimi), mudra (gesti delle mani) e mandala (diagrammi delle divinità e forze cosmiche), nonché sulla magia e su una molteplicità di divinità.

Juzu 数珠 Rosario

数珠 Juzu Rosario Giapponese da Preghiera Legno Ebano Occhio Del Tigre +  Cofanetto | eBay

仏手を蒙る. Fornisce protezione e viene utilizzato per la preghiera e l’invocazione. Una serie di grani o un rosario, usati per la preghiera e l’invocazione buddista. Associato in particolare a un canto che ripete il nome di Amida Buddha.

Il numero e la forma delle perle varia, ma il tipo più comune ha 108 perle. I rosari furono introdotti in Giappone con il buddismo. Originariamente rari e preziosi, i grani di preghiera divennero ampiamente utilizzati dopo la diffusione del buddismo nel periodo Heian (VIII-XII secolo) e nel periodo Kamakura (XII-XIII secolo).

 Il permesso di commercio dei rosari durante il periodo Edo (XVII-XIX secolo) li ha resi disponibili al grande pubblico. Kyoto ha molti templi principali di varie sette buddiste e le tecniche per fare i rosari sono state tramandate di generazione in generazione.

Il numero “108” è un numero sacro in molte tradizioni buddiste. Si dice che rappresenti il ​​numero di passioni e desideri terreni che ci accecano e ci deludono, intrappolandoci nei  Sei Stati di Esistenza (la ruota della vita, il ciclo del samsara, il ciclo della sofferenza e della reincarnazione). Alla fine di ogni anno, nei templi giapponesi si suona una grande campana per 108 volte allo scopo di svegliarci simbolicamente dalle nostre illusioni. Questa tradizione del suono delle campane è chiamata Joya-no-Kane 除 夜 の 鐘. Nyoirin Kannon (una forma esoterica di Kannon) viene spesso mostrato con in mano un rosario, che rappresenta il voto di Nyoirin di salvare coloro che sono nel regno animale.

Semui-in 施無畏印 Mudra

Harry's view / TOKYOex-Harry's view-

怖れを去る. Mudra dell’impavidità e concessione di protezione. Aiuta ad alleviare l’ansia. Si dice che sia il Mudra di Shaka Nyorai (Buddha storico) subito dopo aver raggiunto l’illuminazione. Associato anche con Amoghasiddhi Buddha (Jp. = Fukūjōju; non si trova spesso nella scultura buddista giapponese). Amoghasiddhi significa “inevitabile successo”. L’episodio si riferisce al Buddha storico che, mentre era in profonda meditazione in forma umana, fu protetto per sette giorni dalla pioggia e dal vento tempestoso da Mucilinda, il re serpente a sette teste che distese le sue teste sopra il Buddha storico. Mucilinda è uno dei Naga, un gruppo di potenti esseri serpenti, incluso il drago, che si convertì al buddismo dopo aver ascoltato gli insegnamenti di Shaka (Buddha storico). In Giappone, i Naga sono membri degli Hachi-Bushū (Otto Legioni), un gruppo di creature soprannaturali che proteggono il buddismo.

Hōhatsu 宝鉢 Ciotola (tenuta in due mani in grembo)

Ritual Objects, Symbols, & Weapons in Japanese Buddhism

腹病を治す.Cura i disturbi di stomaco, allevia il mal di stomaco.

Tradizionalmente usato dai monaci quando chiedono cibo ed elemosina.

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Jimotsu or Jibutsu 持物 – Gli oggetti tenuti nelle mani delle Divinità Buddiste.

Shakujō 錫杖

錫杖|Finial of a Buddhist Monk's Staff (Shakujō) — Google Arts & Culture

Bastone o Scettro, spesso con Sei Anelli, noto anche come Bastone del Pellegrino

よい願いをおこす、善心を発する.Genera bontà risvegliando il cuore compassionevole del Bodhisattva.

I sei anelli sono intimamente associati ai sei regni della rinascita karmica e ci sono Sei forme Kannon per assistere gli esseri in ciascuno dei sei regni. Jizō Bosatsu è anche comunemente raffigurato con in mano un bastone a sei anelli , poiché Jizō assiste allo stesso modo coloro nei sei regni.

Nelle tradizioni buddiste in Cina e Giappone, monaci itineranti, pellegrini e mendicanti portavano bastoni con diversi anelli penzolanti in cima, il che significava emettere un suono e spaventare così eventuali insetti, serpenti In alcune tradizioni cinesi, Jizō scuote i sei anelli per aprire le porte tra i vari regni.

Hōkyō 宝鏡 Lo Specchio

Simbolos e Objetos Budistas (Mão Direita) – Asura Lotus

智恵の眼. Suscita intelligenza per liberare la mente.

Riflette anche la lezione che la vita è illusione, poiché lo specchio non rappresenta la realtà, ma fornisce semplicemente un riflesso della realtà.

Lo specchio è quindi una metafora per la mente non illuminata illusa dalle semplici apparenze.

Vedi anche la famosa parabola buddista cinese conosciuta in Giappone come Enkō Sokugetsu tradotto come ” Catturare il riflesso della luna “, racconta una storia simile della mente non illuminata delusa dalle apparenze.

Anello lunare Gachirin月輪

noto anche come Getsurin, Gatsurin o Gesseimani Tsukisema月精摩尼

Nikkō Bosatsu and Gakkō Bosatsu - Chinese Buddhist Encyclopedia

熱や毒の病をいやすCura febbre e malattie.

Un cerchio perfettamente rotondo destinato a rappresentare la luna piena, un simbolo usato frequentemente nella pittura e nella scultura buddista. Rappresenta la conoscenza e la virtù del Buddha che sono considerate perfette e onnicomprensive.

Simboleggia anche le aspirazioni degli esseri senzienti.

Il disco lunare è anche un attributo comune di Gakkō Bosatsu (il Bodhisattva del chiaro di luna o riflesso lunare) ed è scolpito su innumerevoli statue di pietra e lapidi commemorative in tutto il Giappone. Inoltre, in Giappone, i talismani del disco lunare possono essere assieme ad un coniglio all’interno.

La lepre viene mostrata mentre macina il mochi (riso glutinoso).

Le persone che soffrono di febbre alta possono acquistare tali talismani (chiamati Gessei Manishu Tsukisema Nante), che si dice riducano la febbre e abbassino la temperatura  corporea.

Kyōbaku 経箔 Hōkyō 寶篋 la Scatola dei Sutra

Simbolos e Objetos Budistas (Mão Direita) – Asura Lotus

冥福をえる. Porta la felicità nell’aldilà. Una scatola dei sutra è un contenitore per le scritture buddiste (in sans. = Sutra) e gli insegnamenti, e quindi rappresenta il concetto di una scatola del tesoro. Anche Hōkyō 寶 篋, una scatola preziosa o una scatola contenente cose preziose.

Hōju 宝珠 o 寶珠

Gioiello che esaudisce i desideri

Japanese Mino Ware Pottery Unusual Open Work Koro of Hōju 宝珠 the Wish  Granting Jewel | Japanese incense burner, Japanese incense, Pottery

財宝を得る. Concede desideri, porta ricchezza. Spesso raffigurato come un singolo globo con una parte superiore appuntita, o come un set di tre gioielli, a volte con un’aureola di fiamma.

Questo raggruppamento di tre probabilmente rappresenta i Tre Gioielli (Sanbō 三宝) del Buddismo, che sono Buddha, il Dharma (legge buddista) e il Sangha (comunità di credenti buddisti).

Il gioiello appare in una vasta gamma di forme artistiche, ad esempio come ornamento del tetto del tempio, come oggetto tenuto dalle divinità buddiste o in cima alle armi che portano e come simbolo sacro nei dipinti di mandala.

Molte divinità sono comunemente mostrate in possesso di questo gioiello (sedic. = Cintamani), tra cui il Kannon dalle 1000 braccia, Jizō Bosatsu, Kokūzō Bosatsu e Aizen Myō-ō.

Conosciuto come hōju 宝珠 o hōju-no-tama 宝珠 の 玉 in Giappone, questo gioiello significa il conferimento di benedizioni a tutti coloro che soffrono, poiché esaudisce i desideri, quieta i desideri e porta una chiara comprensione del Dharma (legge buddista).

Ciò equivale alla “ricchezza” nella filosofia buddista.

Altre divinità buddiste raffigurate con in mano questo gioiello sacro includono Nyoirin Kannon (una forma esoterica di Kannon; il gioiello rappresenta il voto di Nyoirin di salvare coloro che si trovano nel regno dei fantasmi affamati) e Kichijōten (dea della fortuna, fortuna, bellezza e merito).

Daikokuten, uno dei sette dei della fortuna del Giappone, è spesso raffigurato con un gioiello che esaudisce i desideri all’interno del suo martello magico o all’interno della cintura.

Le immagini del gioiello che esaudisce i desideri si trovano comunemente anche sui tetti dei santuari shintoisti di Inari, o nella bocca o sotto la zampa del messaggero di Inari, la volpe.

Il gioiello che esaudisce i desideri è stato anche storicamente uno dei più importanti depositi del buddismo di reliquie buddiste: le ceneri, i ritagli di unghie, i capelli, le ossa o i denti del Buddha storico.

Furono realizzati in gran numero nell’Asia continentale e in Giappone e rappresentano l ‘”internazionalizzazione” degli insegnamenti buddisti, poiché ogni nazione che ha ricevuto le filosofie buddiste ha eretto numerosi stupa progettati con l’iconografia di gioielli o contenenti un gioiello che esaudisce i desideri.

Kebutsu 化仏 Emanazione del Budda

Jibo Kannon near Fushimi Inari | After a few hours of detect… | Flickr

開悟の証明を得る.Aiuta sulla via dell’illuminazione. Kebutsu significa letteralmente corpo di trasformazione, avatar o manifestazione del Buddha o del Bodhisattva.

In termini pratici, significa un’immagine buddista più piccola allegata a un’immagine più grande.

Trovato spesso con la statua di Kannon, dove una piccola immagine di Amida è posta in cima alla corona di Kannon o tenuta nella mano di Kannon – Kannon è considerata un’emanazione attiva di Amida in Giappone

Dokko 独鈷 o Kongōko 金剛杵 Vajira

Simbolos e Objetos Budistas (Mão Direita) – Asura Lotus

怨敵をくじく. Un’arma per scacciare il risentimento, allontanare i nemici e distruggere il male. Il Vajra è il simbolo principale del buddismo Vajrayana (tantrico), noto come Buddismo Esoterico 密 教 (Mikkyō) in Giappone. Rappresenta la fermezza dello spirito e il potere spirituale e si presenta in varie forme (con uno, due, tre, quattro, cinque o nove punte), ciascuna con il proprio distinto simbolismo.

Secondo la Flammarion Buddhism Guide (p. 65), il Vajra a un polo rappresenta probabilmente l’unione del mondo materiale e del mondo spirituale, così come quello dei due mandala principali del Buddismo Esoterico: il mondo Matrice e mandala del mondo Diamante .

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Gli Yōkai – Amazake babā 甘酒婆 あまざけばばあ

Lo Yōkai Amazake babā 甘酒婆 あまざけばばあ (tradotto come Amazake babā o anche Dolce zia del sake)appare come  una donna anziana scarna e macilenta, praticamente indistinguibile da una normale donna attempata, il che rende difficile  riconoscerla come Yōkai finché non è troppo tardi.

妖怪zin — Amazake babā 甘酒婆 あまざけばばあ

La Amazake babā appare nelle notti d’inverno e viaggia di casa in casa, bussa alle porte e grida: “Hai per caso un po’ di  amazake?* ” Chi le risponde, che risposta sì o no, si ammala gravemente.

Si dice che un ramo appeso alla porta impedisca all’Amazake babā di avvicinarsi alla tua casa.

Una variazione di Amazake babā della prefettura di Yamanashi è chiamata Amazake banbā. Viaggia di casa in casa cercando di vendere sake e amazake. Se ottiene risposta le conseguenze sono le stesse dell’ Amazake babā, ma il modo per tenerla a bada è leggermente diverso.

 Se appendi un cartello sulla porta d’ingresso che dice “non ci piace il sake o l’amazake”, ti lascerà in pace e andrà alla casa successiva.

Amazake-Babā | Yokai Wiki | Fandom

Originariamente lo Yōkai Amazake babā era considerato un dio della malattia, in particolare il vaiolo.

Durante le epidemie di vaiolo, ci fu un grande aumento degli avvistamenti di Amazake babā nei principali centri urbani in tutto il Giappone, non solo nel nord-est, il che aumentò la credenza che fosse proprio questo Yōkai a provocare questa terribile malattia.

 Voci di donne anziane che vagavano per le strade aumentava la paura verso il vaiolo ed era una delle principali preoccupazioni nei centri urbani che  contribuì fortemente alla diffusione delle leggende sull’ Amazake babā.

Nelle notti delle grandi città come Edo, Kyōto, Osaka e Nagoya, la vendita di sakè e la malattia andavano di pari passo.

Dalla sconfitta del vaiolo, la malattia diffusa da Amazake babā mutò dal vaiolo al comune raffreddore. Ancora oggi, le sue statue si possono trovare nelle città. Le madri visitano queste statue per lasciare offerte di sake e amazake in modo che i loro figli non si possano ammalare.

Amazake-babaa - Wikipedia

*(un tipo di sake dolce poco alcolico)

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Haragei 原村i 氣

Il Bushi (Guerriero Giapponese) doveva essere preparato ad affrontare la morte ogni giorno della sua vita.

Avere a disposizione tecniche di combattimento estremamente elaborate o armi ben equilibrate e costruite da Maestri spadai non era sufficiente per garantirsi né la vittoria né tantomeno l’incolumità.

Ciò che era veramente importante era la capacità di valutare una determinata situazione e di reagire in maniera immediata, distaccata ed efficace ai pericoli che egli avrebbe potuto incontrare.

Haragei – The Ronin Katsujinken Dojo

Così, oltre all’allenamento fisico e costante  per una preparazione ottimale al conflitto, venne da sempre posta grande enfasi su tutti quei metodi, fossero essi di derivazione religiosa o filosofica, considerati in grado di addestrare la mente e di garantire quel controllo interiore necessario ad affrontare il combattimento.

I maestri che nel Dōjō, affiancavano ai metodi di istruzione marziale esercizi mentali estratti dalle discipline spirituali dell’illuminazione, finirono per adattarli alle proprie particolari esigenze togliendo loro qualsiasi connotazione religiosa, filosofica ma propendendo ad una utilità pratica e realizzativa.

I due concetti comuni su cui si basarono pressoché tutti i metodi sono l’energia universale – Ki 氣- ed il concetto di centro addominale – hara 原村- che, insieme, diedero origine ad una vera e propria arte, l’Haragei, che contribuì, con il supporto ideologico e spirituale del Bushidō, alla formazione della personalità impassibile ed inflessibile che rese famoso il guerriero giapponese.

StrategiaDifensiva

Il concetto di Haragei (Ki氣 + Hara原村) venne inglobato nel Bujutsu, infatti il guerriero giapponese doveva continuamente migliorare le sue facoltà di concentrazione per avere una mente serena, indipendente ed un equilibrato giudizio nella sua realtà turbolenta Marziale; molti maestri di arti marziali facevano notare come nessun altra forma di attività era pari al combattimento , inteso come energia esplosiva, movimento e trasformazione (interpretata anche come morte)- quindi carica di vita: infatti in nessun altra forma di azione vi era tanta coordinazione, completezza e flusso di Ki per realizzarne i fini.

Furono elaborate, sulla scorta delle esperienze meditative oltre che in addestramento, delle metodiche di sviluppo di una iper-sensibilità in grado di potenziare all’estremo la capacità di percezione e di prevenzione del pericolo.

Il tipo di sensibilità sviluppato dall’Haragei non era basato su “sensazioni” ma da percezioni della realtà: non si tratta quindi di improvvisa fuggevole intuizione ma è come se esistesse un ricevitore in grado di acquisire sempre informazioni dall’esterno.

Una volta sviluppato l’Haragei esiste la ricettività ipersensibile ed una forza attiva quindi di trasmissione.

In riferimento alla percezione, l’Haragei sfrutta diversi concetti:

Mizu-no-kokoro -水の心 “Spirito come acqua tranquilla”, ossia una mente calma come la superficie di un lago che riflette ciò che esiste o che si muove nelle vicinanze senza dare rilievo a nulla, ma quando soffia il vento essa si increspa e le immagini, dapprima limpide vengono disperse in innumerevoli frammenti distorti e confusi

Tsuki-no-kokoro 月の心 spirito calmo come la luna ovvero un atteggiamento distaccato verso tutto ciò che circonda, come lo splendore sereno della luna sulle cose, quindi consapevole del paesaggio in generale e dei suoi dettagli ma che se passa una nuvola che la copre tutto diviene fosco e indefinito.

Mushin no Kokoro 無心の心 Significa cuore senza mente. Potrebbe significare che arrivare allo stato di Mushin (o non-mente / mente vuota) è il “cuore” di tutte le arti marziali.

 I Bushi dovevano rimuovere tutte le distrazioni della mente, del cuore e dello spirito. Per ottenere una mente pulita e libera da labirinti insensati, un cuore libero dagli ingombri del cuore che parla al lato emotivo dell’umanità e lo spirito o la mentalità che promuove la capacità di intraprendere azioni appropriate in un conflitto.

È lo stato ultimo della presenza del momento presente, il qui e ora 今この場で禅.

Essi servono per visualizzare l’atteggiamento mentale da sviluppare ed in entrambe le immagini il centro è questo: la mente percepisce e valuta il generale ed il particolare, il lontano come il vicino indipendentemente ma per fare questo deve essere centralizzata e quindi protetta da ogni distrazione e perturbazione.

La capacità della mente di percepire ogni singolo oggetto pur rimanendo vigile sul generale era anche base delle discipline dell’evoluzione per la liberazione suprema della mente dai fuorvianti fenomeni della realtà umana; il primo passo era quindi disciplinare la mente a concentrare i suoi poteri per avere un livello di indipendenza, pace ed armonia per esplorare l’essenza sociale e cosmica della personalità umana in espansione progressiva.

In giapponese queste metodiche si ricollegano alla facoltà chiamata Haragei, e correlata ad un particolare centro energetico.

Le tecniche di allenamento al buio, “in notturna” -spesso necessario per evitare le persecuzioni contro le arti marziali, come ad Okinawa ai tempi dell’editto Satsuma- conducono a sviluppare una sorta di sensibilità… di “preveggenza” dell’attacco (o del pericolo, quando non si è ancora in situazioni di combattimento), che i giapponesi chiamano “Spirito dell’Assassino” (Sakki).

Haragei | Sonic the Comic Wiki | Fandom

Si tratta chiaramente di applicazioni che potremmo ascrivere senza tema di smentita al campo della parapsicologia, si sa infatti che questi aspetti furono coltivati anche nell’ambito dello  Shinobi jutsu, ed anche in tutti quei contesti spirituali che vanno oltre quelli strettamente marziali.

Queste tradizioni di addestramento sono in realtà riservate alle cerchie più avanzate nell’addestramento delle varie scuole (a seconda dei differenti contesti marziali), non di meno sono state l’essenza della cultura marziale orientale).

I risultati evidenti dell’Haragei riguardano un livello intermedio di sviluppo del corpo sottile, e dello sviluppo dei sensi, con esiti che spesso sfociano nel campo del paranormale (nell’accezione più ampia del termine), il che evidenzia una competenza nella  pratica già estremamente molto avanzata assieme a  requisiti non comuni, che porterebbe ad un livello superiore,  che possiamo definire come stato tipicamente evolutivo ed auto-realizzativo avente finalità spirituali, una vera e propria”tecnica” di auto-elevazione secondo finalità che sono proprie alle grandi tradizioni iniziatiche ed esoterico-religiose.

Attraverso l’Haragei, come qualità di estrema sensibilità, un Bushi (o uno Shinobi) era in grado di riconoscere immediatamente un altro Bushi e di stimarne la pericolosità ed il livello spirituale, così come sapeva riconoscere un contadino vestito da Samurai o viceversa un Samurai vestito da contadino.

Questo dava il vantaggio di individuare il pericolo anche se era celato da un contesto apparentemente pacifico.

Shūbun No Hi 秋分 の 日- Equinozio d’Autunno

Il Giappone festeggia durante l’anno ben 24 Setsubun, festività che segnano dei momenti di transizione durante l’anno a simboleggiare le fasi della vita, e lo Shūbun No Hi 秋分 の 日 è uno di questi. Durante queste ricorrenze i Giapponesi celebrano la transizione rendendo omaggio ai defunti e contemplando la natura nel suo continuo mutare.

Équinoxe d'automne (秋分の日 - Shūbun no Hi) - Japon Pratique

La data è decisa dal governo giapponese con un calendario dell’Osservatorio Astronomico Nazionale del Giappone (国立 天文台: Kokuritsu Tenmondai).

Shūbun No Hi è divenuta nel 1948 una festività nazionale buddista. Il suo nome letteralmente significa «fiore dell’equinozio autunnale» e rappresenta il meglio la tradizione giapponese molto legata all’idea di una connessione superiore tra le fasi della natura e quelle dello spirito. Il simbolo di questa ricorrenza è l’acero, che con l’infiammarsi delle sue foglie sancisce l’inizio dell’autunno, talvolta definito dai giapponesi proprio come «grande pioggia di foglie d’acero».

Una settimana nel giorno dell’equinozio d’autunno, 3 giorni prima e dopo questa festività, è chiamata settimana di Ohigan (お 彼岸), che questa parola stessa significa “Mondo in cui vivono gli spiriti degli antenati” nel Buddismo.

Durante questo periodo della settimana, dal 19 al 25 settembre 2020, i giapponesi visitano le loro tombe, puliscono il Kamidana 神棚 (altare Buddista) a casa e depongono un’offerta.

JAANUS / kamidana 神棚
Kamidana 神棚

Nello stesso giorno si festeggia anche lo Tsukimi *, letteralmente «osservare una luna». Una festa dedicata all’osservazione del nostro satellite, pratica a cui i giapponesi si dedicano dopo il tramonto, imbandendo lauti banchetti e componendo anche musica e haiku. Questa tradizione ha origine cinese e veniva chiamata «Festa della Luna di Mezzo Autunno», dal momento che veniva festeggiata proprio il quindicesimo giorno dell’ottavo mese del calendario lunare giapponese.

Tsukimi ammirare la luna: laboratorio didattico per bambini e ragazzi

Anche in questo caso immancabile è la preparazione di dolcetti di forma tondeggiante che vengono lasciati sui davanzali a cogliere il chiaro di luna per poi essere consumati. Durante la cerimonia si può sentire una particolare ninna nanna cantata dai bambini, chiamata Tsuki,  che in italiano recita più o meno così:

La luna sta spuntando, la luna sta spuntando
larga e tonda, larga e tonda, tonda, tonda
bianca e tonda come un piatto sta spuntando

Si sta nascondendo, si nasconde la luna
Dietro le nubi, scure nubi, nubi nere nere
bianca e tonda come un piatto si nascondera presto

La luna appare e riappare,
larga e tonda, larga e tonda, tonda tonda,
come un piatto la luna pena apparirà.

*Tsukimi (月見) o Otsukimi (お月見 nella sua forma onorifica, dal giapponese tsuki, “luna”, e mi(ru), “guardare”, quindi per estensione “ammirare la luna piena”), detta altrimenti Festa della luna, è una celebrazione giapponese autunnale. L’origine della festa affonda le sue radici nell’epoca Heian (794-1185), pur trattandosi di una celebrazione di origine cinese, così popolare in Giappone che alcune persone ripetono il rituale per diverse sere dopo l’apparizione della luna piena durante l’ottavo mese lunisolare.

Le tradizioni dello Tsukimi, per celebrare la bellezza della luna, comprendono la realizzazione di decorazioni confezionate con il Susuki, una pianta ornamentale conosciuta in occidente come Miscanthus sinensis, ed il consumo di dolcetti di riso glutinoso, gli Tsukimi dango, la cui forma ricorda vagamente la luna piena.

In questo periodo prodotti stagionali vengono considerati delle vere e proprie offerte alla luna. Le patate dolci, per esempio, vengono offerte al plenilunio, mentre i fagioli o le castagne alla luna crescente. Lo Tsukimi viene chiamato anche con altri nomiː Imomeigetsu, “luna della raccolta delle patate”, Mamemeigetsu, “luna della raccolta dei fagioli”, e Kurimeigetsu, “luna della raccolta delle castagne”.

La festa della luna si festeggia il quindicesimo giorno dell’ottavo mese del calendario lunare giapponese, mentre il plenilunio dell’ottavo mese veniva anche detto “plenilunio delle patate”, in Giappone, una tradizione solitamente legata alle raccolte agricole.

Keiko – Yagai Geiko – Kaizen e Go Ji In

L’allenamento, nelle arti marziali giapponesi, si chiama “keiko”: questa parola è formata da due kanji (ideogrammi):

 “kei”, deriva del verbo “kangaeru” [考える], che significa “pensare”, “riflettere in merito a”;

古 “ko”, è un’altra lettura di “furu” [ふる], che significa “antico”, “passato”, “precedente”.

“Keiko”, quindi significa più o meno qualcosa come “prendere in considerazione ciò che è successo in precedenza”.

Keiko è una parola d’uso comune molto chiara, generalmente tradotta come pratica, praticare; allenamento; studio. 稽 significa pensare, meditare e 古 significa vecchio. Secondo il dizionario dei kanji, 古 è una piccola raffigurazione di un teschio recante un diadema. Assume anche la sfumatura di riverire i propri antenati.

Keiko ha un significato semplice: praticare (renshū) col fine di apprendere o acquisire conoscenza.



Quando andate a lezione e vi allentate, state facendo “keiko”, perché usate la vostra esperienza per migliorare quella futura – o meglio – usate l’esperienza che avete appena fatto, per migliorare quella che farete.

In questo c’è il concetto, sempre nipponico di “kaizen”, ovvero di “miglioramento continuo”

Gli ideogrammi che lo compongono sono:

  KAI = cambiamento, miglioramento
 ZEN = buono, migliore

… con questo termine quindi di solito si intende “cambiare in meglio”, “miglioramento continuo”.

Kaizen affonda le sue radici nella consapevolezza di chi, cosa e come siamo oggi  e proietta l’aspettativa che sia possibile apportare un miglioramento ed una evoluzione che avvenga attraverso ciò che facciamo per cambiare noi stessi.

E’ una presa di coscienza di ciò che siamo e di come vogliamo cambiare per migliorare ed evolverci spiritualmente e tecnicamente. Questa consapevolezza è fondamentale come affermava anche Sun Tsu quando scriveva:” Se conosci il nemico e te stesso, la tua vittoria è sicura”.

L’allenamento non è esclusivamente un fatto fisico ma parte dalla nostra volontà dal nostro impegno e dal fine che ci siamo posti.

Se non abbiamo la volontà di alzarci con qualsiasi tempo per andare a praticare manchiamo dell’Elemento Ka, del fuoco che ci trasforma dapprima rendendoci cenere, per poi forgiarci in un nuovo Spirito Guerriero.

Quando ci rechiamo in un posto per eseguire uno Yagai Geiko, dobbiamo sempre immergerci nell’ambiente prima con lo Spirito, poi con il corpo, tenendo sempre a mente il principio che dice “NINJA SEISHIN NINPŌ IKKAN GO-GYO SETSU” – Il Potere del Ninja deriva dai Cinque Elementi

Una volta scelto il posto si esegue sempre il GoJi In per entrare in sintonia con gli elementi che ci circondano e si recita il Gokui no Uta 極意の詩

E’ utile durante le esercitazioni in Yagai Geiko, se eseguiti da soli, concentrarsi  sul Kuji Ashi e Ninja Aruki, sondare tutti i tipi di terreno che si incontreranno durante il percorso e armonizzare movimenti e respirazione.

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Periodo Sengoku – La battaglia di Miyajima (厳島合戦 Itsukushima Kassen)

La battaglia di Miyajima (厳島合戦 Itsukushima Kassen) del 1555 fu combattuta nell’isola sacra di Miyajima; l’intera isola è considerata un santuario Shinto e nessuna nascita o morte è permessa nella sua terra. Un’intensa purificazione venne fatta sull’isola dopo la battaglia per pulire il santuario che era stato intriso dal sangue della battaglia.

Battaglia di Miyajima - Wikipedia

La battaglia fu il punto di svolta per il controllo del Chūgoku durante il periodo Sengoku. Mōri Motonari riuscì a prendere il controllo dell’intera regione cessando definitivamente il potere del clan Ōuchi.

Nel 1551 Sue Harukata rovesciò Ōuchi Yoshitaka e divenne di fatto il capo del clan Ōuchi attraverso una burattino, Ōuchi Yoshinaga. Nel 1554 Mōri Motonari insorse contro Harukata e sconfisse una forza Sue nella battaglia di Oshikibata a giugno. Nell’ottobre del 1555 Sue fu attirato a Miyajima (lett. “Isola dei Santuari”, nota anche come Itsukushima) da uno stratagemma da parte di Motonari: aveva ordinato la costruzione di un forte sull’isola (chiamato Miyao), quindi si lamentò pubblicamente che difficilmente avrebbe potuto proteggerlo a lungo.

Ōuchi Yoshitaka - Wikipedia
Ōuchi Yoshitaka (大内 義隆 18 dicembre 1507 – Nagato, 30 settembre 1551)

Harukata abboccò e comandò una flotta di navi mercantili preparando le sue truppe ad attraversare il canale. Nelle prime ore del 15 ottobre attaccò il castello di Miyao con un assalto frontale. Nel frattempo Motonari approfittò della sua assenza per impadronirsi del castello di Sakurao, il castello di Harukata sulla terraferma difronte a quello di Miyao, aiutato dalle forze di Murakami Takeyoshi, un abile comandante navale.

Con un punto di imbarco assicurato Motonari proseguì con il suo piano. Aveva arruolato pirati locali che accettarono di trasportare le sue truppe a Miyao. La flotta che trasportava le forze Mōri attraversò lo stretto durante un violento temporale. Il loro approccio fu così nascosto così Motonari, assieme a due dei suoi figli Kikkawa Motoharu e Mōri Takamoto, sbarcarono sul lato est dell’isola, nelle retrovie delle forza di Harukata.

Nel frattempo il terzo figlio di Motonari, Kobayakawa Takakage, navigò verso il castello di Miyao per far abboccare i soldati Ōuchi, quindi si ritirò in modo da poter essere in grado di tornare il giorno seguente, lanciando il suo attacco sincronizzato con l’assalto terrestre. All’alba Takakage e le sue 1.500 truppe sbarcarono sulla spiaggia davanti alla piccola fortezza, e il suono di trombe di proiettili segnalò che tutte le unità erano in posizione, dando inizio all’attacco. Le forze Ōuchi attaccarono Takakage alla spiaggia e Motonari e le sue truppe colpirono le posizioni di Harukata da dietro. Colti completamente di sorpresa, molte delle truppe Ōuchi si sparpagliarono nello scompiglio. Anche la guarnigione del forte uscì dal castello e circondò le forze di Harukata. Ci vollero due giorni di scontri furenti e alla fine centinaia di persone tentarono di nuotare verso la terraferma annegando. Molti altri videro che la sconfitta era inevitabile e commisero seppuku.

Il 18 ottobre 1555 la resistenza era terminata al costo di circa 4.700 morti tra l’esercito Ōuchi. Harukata fuggì dai confini del castello di Miyao, ma quando vide che non era possibile fuggire dall’isola, si suicidò.

Immediatamente dopo la battaglia Motonari ordinò che i corpi dei caduti fossero portati in terraferma, e poi ordinò che l’intero campo di battaglia fosse ripulito dal sangue versato, al punto che gli edifici furono lavati e il terreno inzuppato di sangue fu rimosso dall’isola. Il clan Mōri successivamente finanziò diversi progetti di costruzione o ristrutturazione sull’isola. I resti di Sue Harukata furono trasportati sulla terraferma e identificati nel castello di Sakurao prima di ricevere un funerale e una sepoltura nel cimitero di un vicino tempio buddista nell’odierna città di Hatsukaichi, nella prefettura di Hiroshima.

Si stima che le forze di Harukata a Miyajima fossero circa da 20.000 a 30.000 uomini, e sebbene le stime delle forze combinate sotto Mōri Motonari siano ampiamente comprese tra 4.000 e 10.000 truppe, è chiaro che i Mōri furono pesantemente in svantaggio. Questa vittoria portò il clan Mōri in una posizione preminente nel Giappone occidentale e consacrò la sua reputazione per la strategia e le tattiche navali.

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Gli Yōkai – Amanojaku 天 邪鬼

Gli Amanojaku ( o Amanjaku) sono mostri malvagi conosciuti da prima della storia scritta in Giappone. Sono descritti come Kami malvagi, Oni (Demoni) minori o Yōkai che causano malvagità e compiono azioni malvagie. In particolare, sono noti per indurre gli esseri umani ad agire in base ai desideri empi e malvagi sepolti nel profondo del loro cuore. Diffondono l’inquinamento spirituale ovunque vadano.

The Heavenly Demon (Amanojaku) + Bedtime Story! (Ep. 19)

Sebbene siano antecedenti al Buddismo in Giappone, gli Amanojaku sono spesso raffigurati nelle immagini Buddiste come simboli di malvagità sconfitta dalla rettitudine. In particolare, i Quattro Re Celesti sono raffigurati in piedi sopra i demoni, che li schiacciano: si dice che quei demoni schiacciati siano Amanojaku. Anche l’armatura del dio Bishamonten è decorata con facce demoniache, si dice che facciano parte di questi spiriti del male.

Gli Amanojaku hanno origine nella mitologia antica. Sebbene le loro vere origini siano un mistero, sembrano essersi estese da antichi racconti di malvagie divinità Shintoiste.

Gli Yōkai  chiamati Amanozako, Amenosagume e Amenowakahiko condividono tutti aspetti della natura perversa e tentatrice degli Amanojaku. È opinione diffusa che Amanojaku abbiano avuto origine da uno o anche da tutti gli spiriti maligni.

鬼ゴッコ遊び」の鬼のルーツ(大江山にて) | 雀のお家

La storia più famosa che cita gli  Amanojaku è quella di Uriko hime. Un giorno, una coppia di anziani senza figli trovò con grande sorpresa una bambina all’interno di un melone. La portarono a casa e la crebbero come fosse loro, e le diedero il nome di Uriko hime. Passarono gli anni e divenne una bellissima giovane donna, un bel giorno venne  richiesta in sposa e i suoi genitori, felicissimi, andarono in città per acquistare la sua dote e preparare il suo matrimonio. Prima di partire, l’avverono di non aprire la porta a nessuno, per nessun motivo.

Dopo qualche ora, Uriko hime sentì bussare alla porta. “Uriko hime, per favore fammi entrare!” Ma Uriko hime si rifiutò di ascoltare. A quel punto la voce rispose: “Se non apri la porta, almeno apri una fessura della finestra!”

A malincuore, Uriko hime aprì la finestra solo di pochi centimetri. Non appena lo ebbe fatto, un lungo dito artigliato scivolò nella fessura e spaccò la finestra. Era un Amanojaku! Il demone balzò verso Uriko hime, strappandole i vestiti, ella combattè con coraggio, mordendo e prendendo a calci il demone, ma non era abbastanza fortee l’ Amanojaku le spezzò il collo uccidendola.

A quel punto l’Amanojaku scuoiò la pelle di Uriko hime e la indossò come un vestito, nascondendosi nei suoi vestiti e apparendo così come la vera Uriko hime. Quando i genitori della ragazza tornarono a casa, credettero che la loro figlia fosse ancora viva.

Chapter XXV - Urikohime by Hallowie29 on DeviantArt

Arrivato il giorno del matrimonio, i genitori portarono L’Amanojaku “travestita” al suo futuro marito. Tuttavia, un corvo su un albero vicino gridò, avvertendo la coppia che la loro figlia non era quello che sembrava. Strinsero la sposa trattenendola, solo a quel punto la pelle della giovane sventurata non si staccò rivelando la vera identità dell’Amanojaku.

Il demone mostruoso scappò per salvarsi la vita, ma la coppia di anziani lo inseguì per avere la giusta vendetta e mano a mano che lo inseguivano si aggiunsero sempre più persone, finché un’intera schiera di abitanti inseguì il demone attraverso il villaggio. Alla fine, i paesani raggiunsero l’Amanojaku e lo colpirono con bastoni, pietre e zappe fino a maciullarlo uccidendolo.

Gen-Jutsu 幻術 – L’Arte Ninja di confondere il nemico attraverso le illusioni

Una delle specializzazioni che, agli occhi delle persone normali, rendono i Ninja così misteriosi è la capacità di ingannare i sensi. Nei film e negli anime vediamo spesso scene in cui, i Ninja lanciano incantesimi facendo segni simbolici con le dita, dopodiché volano in cielo e svaniscono, o scompaiono lasciando solo fumo…

I veri Ninja avevano davvero tali tecniche e, in tal caso, quale tipo di sortilegio usavano? La risposta è che in realtà usavano abilità chiamate “Genjutsu (幻術)”,  i cui principi non appartenevano al campo della Magia così come la intendiamo, ma erano esperti prestigiatori che adoperavano trucchi da saltimbanchi.

Nel “Bansenshukai (萬 川 集 海)”, non ci sono descrizioni o tracce sul Genjutsu.

Si dice che questa abilità non appartenga necessariamente all’addestramento del Ninjutsu, tuttavia è vero che ci sono molte leggende su episodi che dimostrerebbero come i Guerrieri dell’Ombra avrebbero realmente confuso i loro nemici attraverso l’illusione e l’inganno.

L’ipotesi è che potrebbero esserci stati alcuni Ninja che erano esperti nell’ingannare i nemici durante una  guerra reale. Tra queste persone, potrebbero esserci stati alcuni che padroneggiavano il “sangaku (散 楽)”, che era una sorta di “giocoleria” usata in Giappone. Potrebbe esserci quindi la possibilità che alcuni Ninja conoscessero tali tecniche e le utilizzassero anche assieme al Ninjutsu, prendendo il nome di Genjutsu.

Si può pensare che per i Ninja, che il Genjutsu era molto utilizzato quando erano travestiti da artisti di strada (Hokashi 放下 師) come “Sarugaku-Shi (猿 楽 師)”, (come prevede anche l’Hensōjutsu (変装術) Shichihōde 七 方 出 – i Sette travestimenti Ninja Vedi articolo – https://kojinnomichi.wordpress.com/2020/04/22/henso-jutsu-%E4%B8%83-%E6%96%B9-%E5%87%BA-i-sette-travestimenti-di-ninja/) piuttosto che nell’ingannare i loro nemici con l’illusione nella realtà delle battaglie.

Naturalmente, non possiamo assolutamente trovare alcuna teoria accertata sul Genjutsu in nessun documento storico, però possiamo usare la logica e le informazioni che già possediamo.

Dopo il periodo di massimo fulgore dei Ninja, e successivamente al loro declino, le loro gesta venivano spesso raccontate con esagerazione in storie raccontate chiamate  “Kōdan (講 談)*” e nei teatri “Kabuki (歌舞 伎)”, la visione del genjutsu doveva essere enormemente esagerata. Poteva succedere che  alcuni ninja senza ingaggio diventassero artisti di strada o saltimabnchi, ma le radici delle esibizioni di strada e della magia in Giappone esistevano già nel Sangaku.

Si dice che il “Sangaku (散 楽)” sia nato nelle regioni occidentali della Cina prima dello 0 aC. Come  un’insieme di molte tecniche usate per le esibizioni pubbliche come il mimetismo, le acrobazie, l’arte di muovere le marionette, la danza e gli spettacoli di illusione.

Si può pensare che il Sangaku sia stato creato da un insieme di molte arti performative popolari derivanti dall’antica Grecia, dall’antica Roma, dall’Asia centrale e dall’Asia occidentale.

Si dice che il Sangaku sia stato introdotto in Giappone nel “Periodo Nara (奈良 時代 710-794 dC)”. All’inizio, il sangaku era un intrattenimento pubblico nella corte giapponese, ma gradualmente l’esecuzione nella corte iniziò ad essere proibita perché si pensava fosse indecente. Passò quindi a diffondersi tra il pubblico e alla fine divenne la base di quasi tutte le arti tradizionali riguardanti lo spettacolo tradizionale del Giappone continuate fino ad oggi, prendendo i nomi di “Sarugaku (猿 楽)”, “Denraku (田 楽)”, “Nō (能)”.

“Sarugaku” è il termine dialettale per dire “Sangaku”). Come Sarugaku è la base del “Nō “, la specialità di Sarugaku consiste nelle sue imitazioni umoristiche e nei dialoghi. Il Nō era molto amato dai  Daimyō (大名) quindi nel periodo Sengoku, era molto conveniente per i Ninja travestirsi da Sarugaku-Shi perchè permetteva loro di avvicinarsi ai Daimyō sospettosi.

 È difficile distinguere la verità sull’uso del Genjutsu da parte dei Ninja, sembra però esserci almeno una storia interessante che vede proprio un Ninja di nome “Tobi” Katō Danzō – “Kato il volante” (加藤 段 蔵), un ninja che sembra avere fatto grande uso degli inganni.

Katō Danzō  加藤 段 蔵 era un Ninja solitario nel periodo degli Stati Combattenti, durante il XVI secolo. Si chiamava “Tobi-Kato”. “Tobi” significa “saltare” in giapponese. Per tenere fede al suo soprannome, Danzō  era molto versato nel Nobori Jutsu e nello Shoten no Jutsu, salti, arrampicate veloci e corse sui muri, usati nel Ninjutsu 忍術.

La biografia di Katō Danzō  non è nota nei dettagli, dove, quando e come ha imparato il Ninjutsu rimane un argomento misterioso, si sa solo che, secondo la leggenda, Danzō stava cercando il signore sotto cui lavorava.

Un giorno a Echigo (越 後), governato da un famoso e forte Daimyō, Uesugi, Kenshin (上杉 謙信), Danzō  radunò la gente e mostrò il suo Genjutsu. La leggenda vuole che avesse ingoiato  una mucca intera in un sol boccone. Lo spettacolo riuscì in pieno e tutto il pubblico rimase sbalordito dalla scena.

Ma un uomo seduto su un pino che aveva assistito alla scena, svelò il trucco tacciandolo come un’illusione. Danzō si arrabbiò e iniziò a lanciare boccioli di Fiori di Luna (Ipomoea Alba) con un ventaglio. Subito dopo, il gambo di un Fiore di Luna iniziò a crescere rapidamente verso l’alto è crebbe di circa 60 cm con fiori e frutti. Poi, non appena Danzō tagliò il calice del fiore con la sua spada corta, la testa  mozzata dell’uomo sul pino cadde a terra.

Grazie alla stupefacente dimostrazione, a Kenshin crebbe un grande interesse per Danzō e gli chiese una prova dopo averlo assunto come suo Ninja personale. Ordinò quindi a Danzō di rubare un tesoro custodito nella residenza di un certo diplomatico appartenente alla sua corte. Nonostante l’elevato numero di guardie, il Ninja riuscì a rubare il tesoro. Ma mentre rubava il tesoro,  ebbe una relazione sconveniente con una cameriera che lavorava per lo statista, perdendo così il credito con Kenshin che, a causa della relazione, venne bandito da Echigo.

Successivamente a questo episodio Danzō andò a Kai (甲 斐), città  vicina ad Echigo e governata da Takeda Shingen 武田 信玄, famoso come rivale di Kenshin. Danzō sperava di essere assunto da Shingen, ma Shingen non si fidava di Danzō e non lo assunse. Danzō rubò così un cimelio di famiglia della famiglia Takeda per vendetta. Ma questo gesto fu la sua rovina, venne infatti  ucciso da un altro Ninja a cui era stato dato l’ordine da Shingen. E questa fu la fine di “Tobi” Katō Danzō – “Kato il volante”.

*Kodan( 講談 , precedentemente noto come kōshaku (講釈)) è uno stile narrativo della tradizione orale giapponese . 

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Le abilità di salto dei Ninja e la tecnica “Musasabi-no-Jutsu” ム サ サ ビ の 術

A causa delle attività non convenzionali in cui i ninja erano coinvolti, essi dovevano necessariamente possedere un’agilità straordinaria.

Si racconta che un ninja tipico era in grado di saltare circa 5 m e 40 cm nel salto in lungo, circa 2 m 70 cm nel salto in alto e oltre a questo, si dice che i Ninja potessero saltare a 15 m da un punto alto. L’abilità del salto ninja era chiamata “Hi-jutsu (飛 術)” in giapponese.

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Se volessimo paragonare queste abilità con gli atleti olimpici di oggi, il record mondiale di salto in lungo è di 8 m 90 cm e per il salto in alto è di 2 m 39 cm.

Ovviamente il salto utilizzato dagli Shinobi non era “pulito” così come viene richiesto nelle discipline olimpiche, anche se erano superiori come distanza e prestazione non esisteva squalifica riguardo ai metodi utilizzati. Ad esempio, era valido per i Ninja saltare in alto e aggrapparsi alla cima di un muro, per poi arrampicarsi oltre. Questo significava che riuscivano a saltare oltre 3 m, qualsiasi metodo utilizzassero. Lo stesso discorso valeva per il salto in lungo, infatti potevano raggiungere la lunghezza necessaria utilizzando qualsiasi cosa come sostegno, sia come strumenti appositamente portati o oggetti trovati lungo la strada, in ogni modo le capacità atletiche di salto erano comunque fuori dall’ordinario.

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Ma come si allenavano i ninja per ottenere queste eccezionali prestazioni fisiche?

Riguardo ai salti inconsueti dei Ninja, possiamo trovare molti episodi scritti in vecchi documenti. Ad esempio, si narra che un Ninja dalla posizione  seduta a gambe incrociate, balzò in piedi appendendosi al soffitto. Un’altra dimostrazione era che un ninja poteva saltare sopra la testa di qualcuno di fronte a lui senza rincorsa.

Per capire come si allenavano per saltare in alto illustro l’esercizio chiamato “saltare oltre il buco”.

All’inizio, il Ninja scavava una buca rotonda nel terreno con una dimensione un po’ più ampia della sua larghezza per comodità di movimento. Per cominciare, la profondità del foro era di circa 10 cm e avrebbe cercato di uscire da lì  saltando da fermo. Ovviamente la buca era troppo stretta perché potesse usare sia una corsa di avvicinamento che guadagnare slancio. Mano a mano che aumentava la sua abilità nel saltare fuori dalla buca, aumentava anche la profondità della fossa. Quando le sue abilità progredivano, indossava dei pesi come l’armatura. Questo addestramento non richiedeva l’eccezionale abilità di un ninja, chiunque poteva imparare questo metodo, ma il punto più importante di questo esercizio è che doveva concentrarsi solo sull’uso delle dita dei piedi e cercare il più possibile di non usare le ginocchia e le caviglie, rafforzando così i suoi piedi.

Parte di questa pratica includeva la riduzione dell’impatto durante l’atterraggio, sia come metodo per non ferirsi ma anche per produrre meno rumore possibile nell’impatto col terreno. Successivamente, esamineremo come atterravano i Ninja dopo salti dall’alto.

Come già scritto in precedenza, questi Guerrieri dell’Ombra erano in grado di saltare da 15 m, questa altezza corrisponde a circa al 3° piano di un comune edificio. Inutile dire che, se una persona normale, molto probabilmente morirebbe a causa del trauma dato dalla caduta.

I Ninja tuttavia usavano (e usano) alcune tecniche per rendere possibile questa azione rimanendo incolumi.

Prima di ogni azione rischiosa, la cosa più importante è possedere una mente salda, la paura può diventare un terribile nemico. A causa della paura, si può perdere la stabilità psicofisica. Per evitare questo, prima di tutto era guardare in basso ogni volta che saltavano pianificando ogni gesto prima di saltare poi, una volta determinato il punto di arrivo, sarebbero saltati giù.

Quello che dovevano tenere a mente mentre cadevano era di mantenere l’equilibrio della loro posizione. Dovevano mantenere la postura di un animale a quattro zampe come un gatto o un cane. Quando colpivano il suolo, dovevano poggiare entrambe le braccia e le gambe a terra contemporaneamente. Ciò consentiva loro di distribuire l’impatto dell’atterraggio su più punti.

La Tecnica dello Scoiattolo volante “Musasabi-no-Jutsu” ム サ サ ビ の 術

Un Ninja afferra i quattro angoli di un grande involucro di stoffa con le  mani e piedi e si libra nel cielo. Potresti pensare che sia solo una scena di un film o una trama  di anime o di un manga, ma non è così….

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In realtà, nel Ninjutsu esiste una tecnica simile chiamata “musasabi-no-Jutsu” (ム サ サ ビ の 術).

In giapponese, “musasabi” significa  “scoiattolo volante”, questa tecnica poco consueta è  stato chiamata così proprio perché il Ninja prendeva la forma del volo di un musasabi.

Secondo le dinamiche di volo, è possibile aumentare il tempo di permanenza in aria prima dell’atterraggio mentre un ninja sta volando usando questa tecnica di musasabi-no-jutsu. Secondo la teoria della fisica, se un uomo saltasse da 58 m, il tempo dal suo salto all’atterraggio sarebbe di circa 3 secondi. Usando la tecnica “musasabi-no-Jutsu”, un Ninja poteva avere una durata di volo da 7 a 8 secondi.

Per riuscire nel “musasabi-no-Jutsu”, si devono soddisfare alcune condizioni. In primo luogo, il tessuto deve essere fissato bene con aste solide, in secondo luogo, il telo deve essere abbastanza ampio da poter permettere un afflusso di aria sufficiente al suo interno. Un esempio moderno della tecnica del musasabi-no-Jutsu può essere il deltaplano, ma ancora più simile nel concetto e nell’utilizzo è la tuta alare.

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Tutto quello che è stato scritto è frutto di studi storici su persone non comuni addestrate in modo non convenzionale. NON IMITATE QUANTO SCRITTO, PUO’ ESSERE MORTALE!

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La corsa dei Ninja – Hashi-Jutsu (走 術) Nanba – Hashiri (ナ ン バ 走 り)

Nel periodo degli Stati Combattenti, quando i Ninja erano molto attivi e il destino di ciascuna terra dipendeva dalla velocità delle informazioni trasmesse. I Ninja elaborarono molti metodi per trasferire le informazioni, ma a quell’epoca il modo più semplice per trasmettere le notizie era portarle di corsa, soprattutto nel caso di ordini ricevuti all’ultimo minuto, quella era certamente la strada.

I Ninja correvano molto veloci sia su brevi che su lunghe distanze, era naturale per loro perché erano  specializzati nel portare le informazioni. Il loro modo di correre si chiamava “Hashi-Jutsu (走 術)”. Secondo un certo documento, un ninja poteva correre per circa 200 km al giorno e riceveva un compenso 5 volte superiore ai Ninja comuni. Questa distanza è 5 volte quella di una maratona completa che si svolge ai giorni nostri. Un’altra fonte afferma che qualche ninja era in grado di correre per circa 240 km in 12 ore. Sebbene questi record fossero stati adatti a Ninja particolarmente talentuosi, si pensi che i ninja comuni correvano comunque molto velocemente. In quell’epoca la velocità di corsa decideva il destino tra la vita e la morte per lo stesso Ninja e anche quello del suo gruppo. Come aggravante alle difficoltà che un Ninja corriere doveva affrontare era, le condizioni davvero pessime delle strade in quei giorni rispetto a quelle di oggi.

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Inutile dire che non erano affatto asfaltate e il Giappone essendo particolarmente montuoso poteva offrire si, molti eventuali nascondigli, ma anche molte insidie, considerato questo si deve comprendere quanto fosse grande l’abilità di corsa di un Ninja. In termini di corsa a breve distanza, i ninja dovevano essere in grado di correre così velocemente perché se non ci riuscivano, venivano presto catturati dai loro nemici durante la fuga.

Ma come si allenavano solitamente i ninja per ottenere un’abilità di corsa così eccezionale?.

Il controllo della respirazione era la base di ogni tipo di antica tecnica fisica orientale. Le moderne tecniche fisiche orientali non lo applicano molto come il judo moderno (近代 柔道) o il karate full contact (フ ル コ ン タ ク ト 空手) ma quasi tutte quelle antiche apprezzano le tecniche di respirazione e in tutti i casi, un principiante imparerebbe prima il controllo della respirazione.

Japanese in Karate: Japanese in Karate 25 “kata” "ibuki"

Le principali fonti riguardanti i metodi di respirazione erano il Buddismo (仏 教), il Taoismo (道教), lo Yoga. La base di questi è la respirazione profonda e l’efficacia di essa è dimostrata anche dalla medicina moderna. Fornisce energia, stabilizza e crea equilibrio tra lo stato del corpo e quello della mente. Inutile dire che i Ninja adottarono tecniche di respirazione specifiche.

Nell’addestramento Shinobi, ci sono due criteri per padroneggiare il controllo della respirazione. Il primo è mantenere un corpo in forma in grado di sopportare tali sforzi fisici e l’altro era quello di non essere notato dai loro nemici dal loro respiro. La tecnica era chiamata “Seisoku-Hō (整 息 法)” o Kokyū Hō (呼吸 法)

IOSTK - ORGANIZACION INTERNACIONAL DE KARATE TRADICIONAL Y DEPORTIVO: LA  RESPIRACIÓN - Carmelo Marco 山苑Yamasono ( 2ª parte )

Nel controllo della respirazione orientale, espellere l’anidride carbonica attraverso l’espirazione, è più importante che inspirare aria. Per spiegarlo semplicemente, una persona deve passare più tempo a espirare l’anidride carbonica che ad inspirare. In giapponese, l’espirazione è chiamata “Ibuki (息 吹)”. Il metodo corretto per Ibuki è di seguito.

Il praticante si siede in seiza con la schiena dritta e fa un inspirazione profonda, poi trattiene il respiro e muovendo lo spirito tutto intorno al suo corpo. Dopodiché, si espira molto, molto lentamente dalle narici con la bocca chiusa. Il punto chiave in questo esercizio e la respirazione silenziosa, emettere cioè l’espirazione senza fare rumore. Per l’esecuzione di questo esercizio, si attacca una piuma sulla punta del naso e si cerca di rimanere fermi in modo che la piuma non cada. Alla fine dell’espirazione, si deve ripetere di nuovo lo stesso esercizio.

Una volta che ci si abitua alla pratica di questa respirazione, la si deve applicare durante una qualsiasi tecnica di Ninjutsu (忍術), (magari partendo dalle Kaeshi) per poi iniziare ad applicare la tecnica durante la corsa.

La Futae-Ibuki (二 重 息 吹)” era una tecnica di respirazione caratteristica dei Ninja. La Futae-Ibuki era per esercizi impegnativi e gravosi come la corsa a lunga distanza o l’arrampicata libera.

Si diceva che adottando come respirazione la Futae-Ibuki, i ninja potessero sopportare missioni difficili senza rimanere senza fiato. La procedura di Futae-Ibuki è descritta di seguito.

Per cominciare, ci si deve porre in Seiza come nell’Ibuki sopra descritta, e successivamente si deve seguire questa respirazione.

“inspirazione – espirazione – espirazione, inspirazione – espirazione – espirazione, inspirare – espirazione – espirazione “.

 

Senza  smettere si ripete lo stesso stile di respirazione con un ritmo regolare. Secondo la sua consuetudine, il Ninja lo faceva durante gli esercizi fisici così da abituarsi allo sforzo fisico in sintonia con la respirazione. Si ritiene che attraverso questa forma di respirazione, un Ninja poteva immagazzinare molto ossigeno con il fine di  non affaticarsi anche continuando a correre per molto tempo e per una lunga distanza.

Nel complesso,  la corsa dei Ninja messaggeri aveva quasi gli stessi movimenti di una passeggiata. Si chiamava “Nanba – Hashiri (ナ ン バ 走 り)”. Quando un ninja metteva il piede destro in avanti, faceva oscillare il braccio destro in avanti e poi spostava il piede sinistro con il braccio sinistro. Si dice che ci siano alcuni motivi per cui i ninja hanno usato questa forma. All’inizio, non solo i ninja, ma anche tutti i giapponesi, specialmente i Samurai in epoca pre-moderna, correvano in questo modo.

La base per questo è che i samurai avevano le loro spade in vita, non potevano fare a meno di correre in uno stile Nanba- Hashiri e in secondo luogo, si pensa che il Nanba- Hashiri non richiedesse nessun’altro movimento diverso del modo di correre di un corridore, quindi poteva conservare la sua resistenza e vitalità proprio grazie a questo stile. Il grande movimento della corsa normale è così pesante e evidente che un corridore può essere trovato facilmente dai suoi nemici. Forse è per questo che i ninja hanno scelto di correre nello stile Nanba-Hashiri.

Quindi come correvano esattamente i ninja? Prima di tutto, tiravano in dentro il mento. Quindi, iniziavano a usare la respirazione “Futae-Ibuki”. Grazie a questa sinergia tra movimento e respirazione, i Ninja potevano correre senza fatica. Altri ninja attaccavano un “Umeboshi (梅干 し)” – che è una prugna giapponese in salamoia – sui loro ombelichi mentre correvano. Non è chiaro quale tipo di influenza poteva avere l’umeboshi, forse una forma di placebo mentale.

La corsa dei Ninja doveva essere sempre veloce e discreta. A tal fine, i ninja pensarono a varie forme di allenamento. Secondo un certo documento, i Ninja si legavano una lunga corda al collo con una lunghezza di circa 10 metri e durante la corsa la corda non doveva toccare il suolo. Oppure mettevano un piatto di legno sul petto, iniziando a correre si dovevano assicurare che non cadesse. Questi erano gli allenamenti per acquisire capacità di corsa e resistenza, è ovvio che sono esagerazioni, in quanto la velocità per sortire questi effetti doveva essere troppo elevata.

 

 

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Ninja Yashiki 忍者屋敷 – Case Ninja

La maggior parte delle famiglie di ninja (Ninja Gumi 忍者組) vivevano in villaggi nelle profondità delle montagne. Il loro status sociale era fondamentalmente quello di clan e agricoltori. Quindi le loro case avevano anche la funzione di casa colonica. L’aspetto esteriore della loro casa era abbastanza simile a quello di una normale dimora rurale.

Shiga's Koka Ninja Village | Discover places only the locals know about |  JAPAN by Japan

Si trovavano al centro dei campi ma soprattutto la cosa più importante era che, essendo la casa di un ninja doveva essere progettata per lo spionaggio. Naturalmente, un ninja poteva avere molti nemici. Il che significava che aveva sempre la possibilità che la sua casa venisse assalita improvvisamente dai suoi avversari.

Esistevano molti tipi di case ninja (Ninja Yashiki 忍者屋敷), ma quello che si può dire in linea di principio è che quasi tutte erano piene di vari trucchi e trappole. In tempi di pace, un ninja lavorava come contadino, aveva bisogno di uno sgabuzzino per mettere dentro l’attrezzatura agricola e lì dentro, un ninja poteva nascondere documenti segreti, armi e polvere da sparo. I ninja erano specialisti della polvere da sparo che era la cosa più importante nel periodo degli Stati Combattenti (Sengoku Jidai) perché era l’arma più recente e più potente in quei giorni.

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Sostanzialmente, si può dire che una Ninja Yashiki era un magazzino abitabile pieno di trabocchetti e trappole adatta  per tutelarsi dagli attacchi a sorpresa dei suoi nemici.. Questo è il motivo per cui la costruzione di una Ninja Yashiki era così impostata. In questo articolo prendiamo in esame una Ninja Yashiki esistente nella regione di  “Iga (伊 賀)”, descrivendone la costruzione.

Ad un primo esame, una casa ninja sembrava una fattoria su un piano con un tetto di paglia, ma in realtà era un inganno in realtà, aveva tre piani. Nell’abitazione facevano parte della costruzione un soppalco e un secondo piano.

 

Ora guardiamo in dettaglio ogni trucco e trappola in una casa ninja.

 

 

1.La scala nascosta

 

Di solito una scala nascosta era posizionata lateralmente in modo che a prima vista si potesse pensare che fosse un armadio. Sul soffitto c’era una porta basculante che dava sul soppalco. Inoltre, sul soffitto del ammezzato, era installata una porta rialzabile in modo che in caso di emergenza un ninja potesse prendesse la scala nascosta dal muro posizionandola in piedi sul pavimento.

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Dopodiché, sarebbe salito sulle scale aprendo la porta rialzabile in modo da poter raggiungere il mezzanino. Quindi, avrebbe portato su la scala appoggiandola successivamente sul pavimento. Successivamente avrebbe chiuso la porta e aperto anche la porta rialzabile sul soffitto del secondo piano, trascinandosi al secondo piano. Con ciò, sarebbe potuto arrivare al secondo piano e nascondersi senza che i suoi nemici sapessero spiegarsi su come avrebbe potuto alzarsi dal primo piano.

 

  1. I passaggi segreti

 

In una Ninja Yashiki c’erano molti passaggi segreti che conducevano al pozzo nel cortile esterno. Quando un ninja riceveva un attacco improvviso dai suoi nemici, poteva arrivare al pozzo attraverso i passaggi segreti della sua casa e fuggire all’esterno scavalcando il muro di cinta. Un ninja poteva entrare nei passaggi segreti aprendo porte segrete. C’erano porte dappertutto in casa e le porte erano state realizzate in modo così abile che le persone non riuscivano a distinguere le porte e le pareti.

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  1. Il magazzino segreto

 

Un ninja aveva bisogno di nascondere cose importanti come documenti segreti, armi e polvere da sparo in luoghi che nessuno poteva notare e quindi scoprire, ed erano sotto il pavimento. Fondamentalmente, l’alcova in una casa in stile giapponese era costruita con assi di legno. I ninja approfittarono della costruzione. Fornirono alle assi di legno sul pavimento di un meccanismo, spingendo un angolo verso il basso, il lato opposto si alzava e c’erano delle cavità sotto il pavimento che servivano da nascondigli.

House of Ninja Tricks - Hidden Weapon Storage | Kathy | Flickr

I pavimenti erano così ben progettati che era impossibile pensare che potessero contenere segreti preziosi nascosti. Insomma, “erano essenzialmente invisibili perché superficialmente visibili”.

 

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