Daitō-Ryū Aikijūjutsu

Il mon (emblema) del clan Takeda

Il Daitō-Ryū Aikijūjutsu (大東流合気柔術 = Grande Scuola d’Oriente dell’Aikijujutsu) o brevemente Aikijujutsu è considerato, in Giappone, come una delle più antiche e nobili scuole di Bujutsu. Sarebbe stata fondata nel 1087 da Shinra Saburō Minamoto no Yoshimitsu (新羅 三郎 源 義光, 1045–1127), Samurai del Clan Minamoto, terzo figlio di Yoriyoshi Minamoto, discendente della quinta generazione dell’imperatore del Giappone, della dinastia Minamoto, Fujiwara Seiwa (850-881), e la sua evoluzione si sarebbe svolta in parallelo con la storia del Giappone.

Il clan Minamoto era uno dei maggiori del Giappone e Yoriyoshi Minamoto, principe militare ereditario (Daimyō) della provincia di Chinjufu era stato inviato dall’imperatore a sedare una rivolta del Clan Abe. La guerra durò per 11 anni (1051-1062) sino a quando Sadatou Abe fu sconfitto nella Battaglia di Yakata Koromogawa.

Successivamente i figli di Yoriyoshi combatterono nella Guerra Gosannen (1083-1087) contro il Clan Kiyohara. Minamoto Yoshiie (uno dei figli) era in difficoltà, fu raggiunto dal fratello Yoshimitsu e insieme espugnarono la fortezza di Kanazawa. Yoshimitsu era il signore del castello di Daitō (da cui deriva poi il nome dell’arte), ma il figlio Yoshikiyo al termine della guerra si trasferì a Takeda nella provincia di Kai dove assunse il nuovo nome di Yoshikiyo Takeda, dando così origine al Clan Takeda.

Gli insegnamenti marziali sarebbero stati trasmessi in segreto presso il clan Takeda, che le avrebbe tramandate fino ai giorni nostri.

Nel 1674 alcuni documenti segnalano che l’influenza del Nishinkan del clan Takeda si è espansa su tutto il territorio d’Aizu, intorno al quale fioriscono molte scuole marziali principali che insegnano solo ai Bushi del Clan Aizu. Si contano 5 stili di scherma, 2 di ju jitsu (la famosa Mizu no Shinto-ryu e Shinmyo-ryu) proprie del clan Aizu più una miriade di scuole private che insegnano anche ai samurai di minor rango: 22 di scherma, 16 di jujutsu, 16 d’armi da fuoco, 14 d’estrazione della spada, 7 di tiro con l’arco, 4 di lancia e 1 d’alabarda, falcetto con catena, bastone, lotta con l’armatura senza armi.

Per due delle scuole citate vige il divieto di fornire dimostrazioni in pubblico. Sono le due scuole segrete del clan Aizu – l’Oshikiuchi (già Aiki-in-yo-ho, poi Daito-ryu Aikijujutsu) del clan Takeda e il Kenjutsu di Misoguchi-ha Itto-ryu del clan Aizu.

Nel Periodo Edo (1600-1868) la città d’Aizuwakamatsu nel distretto di Aizu era nota per la potenza del castello Tsurugajo, fatto costruire nel 1384 (Periodo Ashikaga) da Ashina Naomori (all’epoca daimyō d’Aizu), e al tempo della rivolta guarnito dalle truppe del clan Aizu, addestrate dal clan Takeda che forniva anche i migliori samurai per la guardia dello shogun. Nel 1868 il nerbo delle forze bene resiste alle forze nemiche, contro cui combattono anche due formazioni di giovani Takeda addestrati nell’Oshikiuchi (il futuro Daito-ryu Aikijujutsu): la squadra Byakkottai (Tigri Bianche) e la squadra Joshigun (l’una maschile e l’altra femminile, entrambe formate da giovani tra i 15 e i 17 anni). Quando le armate Meiji si avvicinano al castello Tsurugajo difeso dal daimyoo d’Aizu Matsudaira Katamori, le due squadre accorrono in suo aiuto. Vedendo la struttura assediata e avvolta dal fumo e, pensando al peggio, essi compiono l’unico atto degno del bushido: il seppuku. Alle porte della città oggi sorge un monumento in memoria dei giovani Takeda suicidi.

La battaglia, benché ormai persa, in realtà continua altre quattro settimane, e il castello, che non era in fiamme come avevano creduto i giovani, è ancora in mano degli Aizu-Takeda. I superstiti, nell’esempio dell’eroismo delle giovani squadre scelgono di continuare a combattere sino alla morte, e come in passato, le famiglie commettono seppuku così che i loro mariti e padri non debbano preoccuparsi di loro in quanto la sconfitta è ormai inevitabile. Quando le armate dell’imperatore entrano nel castello non vi è un sol uomo vivo. In casa del capo-clan Takeda trovano 21 donne e bambini morti suicidi. Terminava così l’egemonia degli Shōgun. Ma termina anche un’era, quella dei veri samurai.

Inizia infatti il Periodo Meiji (1868-1912), la rivoluzione sociale che ne segue stravolge il concetto di caste e nessuno può più portare in pubblico il daishō (le due spade, lunga e corta, simbolo della classe militare dei bushi).

Pochi anni prima era nato un bimbo: Sokaku Takeda (1860-1943), che all’epoca aveva solo otto anni. Il padre, Takeda Soikichi, discendente della stirpe Takeda nel feudo di Aizu, lo aveva nascosto al sicuro, e ben presto il giovane Takeda oltre a studiare l’arte di famiglia, l’Oshikiuchi, inizia il suo musha shugyo (pellegrinaggio d’apprendistato): crescendo con quell’educazione era divenuto, senza volerlo, un rōnin, ovvero un bushi senza padrone – il nuovo governo aveva abolito le classi e tutta la struttura sociale dei buke. Studia in tutte le migliori scuole di spada, di lancia e di bastone del paese sino a divenire talmente abile che pur portando in pubblico sino alla morte le due spade simbolo della casta abolita dei samurai, nessuno ebbe mai il coraggio di disarmarlo.

Takeda Sokaku fu molto criticato per il carattere irascibile e scontroso, per i modi altezzosi e arroganti, e per il disprezzo che pubblicamente nutriva nei confronti del nuovo ordine sociale. La sua figura va però misurata nel contesto di un paese che soffriva d’una profonda rivoluzione, dove i valori radicati da millenni nell’animo dei bushi vennero gettati alle ortiche in pochi anni. Essi vedevano il mondo crollare sotto i loro piedi. Adeguarsi non era facile, soprattutto per le convinzioni morali e i condizionamenti così forti che avevano subito sin dall’infanzia ed alcuni reagirono.

Takeda Sokaku volle rinominare l’arte della scuola e la chiamò Daito-ryu Aikijujutsu per richiamarsi ai nomi e luoghi d’origine dell’arte e del suo clan: Il castello di Daito del principe Shinra Saburo Yoshimitsu Minamoto e la particella “Aiki” che derivava dall’antico nome “Aiki-in-yo-ho” dell’arte in epoca Edo.

Takeda Sokaku fu l’uomo che fece uscire l’arte dal riserbo e dal segreto secolare in cui si era tramandata, e la insegnò a moltissimi allievi. Benché analfabeta, teneva corsi e registrava tutto in appositi registri che faceva compilare e firmare direttamente agli allievi (registri conservati presso l’Honbū Dōjō di Abashiri) con minuziosità impressionante, che oggi ci permette di ricostruire molti eventi con un dettaglio incredibile.

Ebbe molti allievi importanti: ministri, ammiragli, generali, magistrati, potenti magnati dell’economia d’inizio secolo, forze di polizia e anche futuri maestri d’arti marziali tra i quali: Matsuda Hosaku, Takuma Hisa, Yoshi Sagawa, Yamamoto Kakuyoshi, Taiso Horikawa, Kodo Horikawa, Yoshita Kotaro, Morihei Ueshiba (fondatore dell’Aikidō) e suo figlio Takeda Tokimune (1915-1993).

Il 36° Sōke, Takeda Tokimune (1915-1993), decise di far conoscere al mondo le tecniche di difesa proprie di quest’arte marziale solo nel 1990, accettando i primi allievi stranieri e dando così il via alla sua diffusione nel mondo. Tutte le tecniche di Aiki-jūjutsu praticate all’interno della scuola costituirebbero l’eredità delle tecniche praticate dai bushi del clan Minamoto (XII secolo), poi dal clan Takeda (XVI secolo) e per ultimo (fino al 1868) dal Clan Aizu.

Tecniche

LivelloTecniche
1Elenco Segreto (秘伝目録 o 秘傳目録 Hiden Mokuroku)118
2L’arte di unire lo spirito (合気之術 Aiki-no-jutsu)53
3Misteri interni (秘伝奥義(の事) Hiden Ōgi (no Koto)36
4Tecniche di auto difesa (護身用の手 Goshin’yō-no-te)84
5Spiegazione dell’eredità (解釈相伝 Kaishaku Sōden)477
6Licenza di trasmissione completa (免許皆伝 Menkyo Kaiden)88

Di quasi ogni tecnica esistono le varianti omote, frontale o esterno (表), e ura, posteriore o interno (裏), più alcune variazioni a seconda delle leve articolari apportate o delle tecniche di proiezioneIn giapponese, 表 significa anche “esplicito”, e quindi mostrato in pubblico, e 裏 “segreto”, e quindi non mostrato in pubblico. Le tecniche ura, quindi, venivano raramente mostrate in esibizioni pubblicheLa scuola Takumai aggiunge altre tecniche dette Daito-ryu Aiki Nito-ryu Hiden.

La Takumai si basa anche su video e foto riprese durante degli stage di Tokimune e Ueshiba, un suo allievo che fonderà poi l’Aikidō, nel dojo della sede del quotidiano Asahi: I documenti sono riuniti in undici manuali detti Sōden. Il numero complessivo di tecniche documentate dall’ammiraglio Isamu Takeshita è di 10.987. Questi diari sono attualmente conservati presso l’Hombu Dojo (lo Shimbukan Dojo) del Maestro Kondo Katsuyuki, il successore designato dall’ultimo soke Tokimune Takeda, a Tokyo.

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Fuma Ryu Ninjutsu – Shinobi Dokurotai Dōjō riconoscimenti

Lo Shinobi Dokurotai Dōjō segue due tradizioni: la tradizione Rappa della Fuma Ryu Ninjutsu e la tradizione della Nara Ryu Mon Ogami di Bujutsu (Bugei e Budō).

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La Fuma Ryu è un’antica scuola Shinobi con una storia che risale all’era Sengoku del Giappone antico (probabilmente, anche più antica), che fu utilizzata già dai clan Hojō e Ogami nella campagna per unificare il Giappone (secolo XIV°).

La scuola si attiene alle tecniche tradizionali a all’etichetta dello Shinobi Fuma Ryu, e utilizza i gradi tipici dello stile militare medievale Giapponese.

In Italia Sensei Federico “Tsukahara” Fava ha delegato il M° Giorgio Barbagallo (Fukurou Ninja Dōjō) il M° Alberto Bergamini (Kuro Kumo Ryu Ninjutsu) ad aprire una Succursale della Shinobi Dokurotai Dōjō, la Fuma Ryu Italia, a cui si è aggiunto il M° Francesco Grasso ( Kuro Neko no Kai) come Deshi del M° Giorgio Barbagallo.

CHIUNQUE AFFERMI DI POSSEDERE TITOLI O SCUOLE DI DERIVAZIONE FUMA RYU NINJUTSU AFFERMA IL FALSO. CHIUNQUE DOVESSE METTERE IN DUBBIO L’AUTENTICITA’ DELLA FUMA RYU NINJUTSU DOVRA’ SOSTENERE CON LE DOVUTE PROVE STORICHE LE PROPRIE AFFERMAZIONI.

IN ENTRAMBI I CASI LA SHINOBI DOKUROTAI DŌJŌ SI RISERVERA’ OGNI AZIONE (ANCHE LEGALE) PER PRESERVARE L’AUTENTICITA’ DELLE PROPRIE ORIGINI STORICHE.

Jūkyu Renraku Shinobi Spia di Alta Classe 3° Dan
Ryodan-Chō Colonnello – 4°Dan
Kuro Kumo Ryu Ninjutsu lineage Fuma Ryu Shinobi
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1° Dan – Daitō-Ryū Aikijūjutsu Renshinkan

I risultati quelli belli! Un sentito ringraziamento e grande riconoscenza al M° Gian Piero Costabile per avermi assistito ed per avere fatto si che acquisissi il 1° Dan di Daitō-Ryū Aikijūjutsu Renshinkan! Ed un ringraziamento al mio Uke che ha reso possibile la propedeutica delle tecniche, l’Istr. Davide Bortolotti, mio ex Senpai Kuro Kumo Ryu Ninjutsu e creatore dello stile di combattimento “Free Dog”.

Ki Ken Tai ichi

“Quando viene fatto un taglio, fallo sempre con la giusta mente inamovibile, lascia che l’energia dello spirito riempia tutto il corpo e fluisca nella spada”.

Questo è il termine più comprensivo nell’arte della spada giapponese. Contiene tutte le complessità, le sfumature, i segreti, il morbido e il duro, Ura e gyaku, del Kenjutsu.

Il termine può essere liberamente tradotto come lo spirito, la spada e il corpo sono uno.

Iaido à Genève (The Way of Harmony in Existence) - Arts Martiaux à Genève -  Shung Do Kwan Budo

Se scomponiamo il termine nei suoi rispettivi kanji potremo notare subito che  Ki significa spirito e, nella lingua giapponese, spirito può anche significare cuore o mente.

Guardando il termine dal punto di vista dello spirito, allude agli aspetti esoterici dell’arte della spada giapponese. L’origine del taglio è lo spirito, l’energia dell’intento. Si può dire che la mente è un lago, l’energia che emana viene erogata in relazione diretta alla profondità del lago, la purezza dell’energia dipende dalla calma della superficie del lago.

Nell’arte della spada ci sforziamo di avere la superficie il più calma e speculare possibile. Una superficie increspata, distorce l’energia dell’intento e quindi ciò che verrà consegnato nell’eventuale taglio sarà distorto. Ora, come si lega il cuore allo spirito? Nella nostra civiltà occidentale, il cuore si riferisce simbolicamente al nostro stato emotivo.

Le nostre emozioni influenzano direttamente lo spirito e quindi l’energia che emana dallo spirito. Nell’arte della spada giapponese, la maggior parte delle emozioni può dare origine a quelle che chiamiamo le quattro malattie del Samurai, ovvero paura, dubbio, sorpresa e seduzione., dobbiamo imparare a ridurre al minimo le emozioni nell’uso della spada.

I giapponesi non mostrano molte emozioni e usano molto il  linguaggio del corpo, quindi potrebbe essere molto più difficile per un occidentale raggiungere questo stato d’animo.

Jae Holt : Communication and Kendo, Part 2

 Per riassumere finora, ci si allena per purificare lo spirito, o più specificamente l’energia che lo spirito emette, ci si allena per calmare il cuore perché la via della spada e le emozioni non vanno d’accordo, ci si allena per rendere la mente immobile, chiara e retta in modo che la nostra spada non debba mai essere sguainata. Il lago mentale dovrebbe essere sempre riflessivo e calmo.

Ken significa spada, sano oltre che imparare. Questi termini sono rappresentati da diversi kanji. La spada è lo strumento che il kenshi, spadaccino, ha scelto per affinare il proprio essere, al fine di rivelare gli intricati misteri di se stessi attraverso il processo di addestramento senza fine. Ci alleniamo sempre ad andare più in profondità nel sé, più in profondità nello spirito, per correggere i torti dentro di noi, per eliminare ogni impurità contenuta in noi stessi.

Usiamo la spada per imparare le lezioni non solo su come fornire il taglio perfetto, ma anche per vivere la vita più significativa. Nel trovare l’equilibrio nelle nostre vite, nell’avere la mente giusta, il giusto atteggiamento, raggiungiamo la salute e, si spera, una vita lunga e significativa.

Più ci alleniamo, più la spada diventa un’estensione di noi stessi, si connette al nostro spirito e cuore e riflette sinceramente l’intento del nostro spirito, se quell’intento è buono o cattivo, che dà la vita o no, si espande e produce o si consuma e distrugge. 

Quelques éléments techniques de Kenjutsu - Le blog de Besançon Académie des  Arts Martiaux

Questo processo di collegamento di spirito, cuore, mente e spada diventa la via della spada e può essere indicato come Katsujinken (spada che dà la vita) o Satsujinken (spada che prende la vita).

Tai significa, tra le altre traduzioni, corpo, forma o stile. Se lo spirito è l’origine del nostro intento, la spada lo strumento o misura di quell’intento, allora il corpo diventa la forma o realizzazione di quell’intento. Il cerchio è finalmente completato. Nell’unione di tutti e tre questi aspetti sta il segreto per perfezionare il taglio.

Nel Kendo questo taglio perfetto è chiamato yuko-datotsu, o colpo valido. Nella scherma tradizionale, questi tre aspetti si uniscono in perfetto equilibrio, non uno più dell’altro, non uno meno dell’altro, al fine di fornire il taglio perfetto, consegnato con la giusta distanza e con il giusto tempismo. Il corpo interiorizza le ore e le ore di allenamento, di forma e funzione e le immagazzina come schemi o tecniche perfettamente ripetibili, chiamate anche waza.

Ichi significa uno. In questo contesto si fa riferimento al perfetto equilibrio. Tutto in parti uguali. Consegna parallela e simultanea dell’intento, del movimento e del taglio come uno. Questa unità è uno degli aspetti più difficili da raggiungere nell’arte della spada giapponese.

Un ulteriore fattore che entra in gioco nei livelli più avanzati di scherma è l’unità con il nemico. In effetti, questa unità con il nemico è spesso definita come nessun nemico, nessun sé, nessuna spada. Questo è un concetto molto avanzato che è stato veramente compreso solo dalla manciata di veri saggi della spada vissuti nei molti secoli di scherma.

La combinazione di più waza in una sequenza ripetibile diventa una forma o kata. I Kata sono progettati per insegnare al kenshi tutti i movimenti rilevanti che compongono un certo stile, scuola, ryu di scherma. Non ci sono scorciatoie in questo processo.

Una tecnica efficace può essere appresa e interiorizzata solo attraverso ore e ore di allenamento ripetitivo. Questo allenamento non serve a meno che le tecniche ripetute non siano corrette, precise ed efficaci. Quello che facciamo nel Dōjō, diventa le nostre abitudini e se nel Dōjō vengono coltivate cattive abitudini, allora la nostra abilità con la spada sarà inefficace e così anche il nostro spirito e la nostra spada saranno inefficaci.

Corsi di Ninjutsu/Ninpō/Bujutsu presso Kuro Kumo Ryu Ninjutsu

Corsi di Ninjutsu/Ninpō/Bujutsu – Corsi di Sanmitsu e studio del Mikkyō – Corsi di avviamento di Ninjutsu per bambini – presso la Scuola Kuro Kumo Ryu Ninjutsu Sede Principale Honbū Dōjō Ko Shin Kai Italia – Via Domenico Rambaldi, 56 44122 Ferrara

Il Periodo Sengoku – Dopo la battaglia di Sekigahara (関ヶ原の戦い

Dopo la battaglia Ieyasu si assicurò la vittoria e il suo obiettivo iniziale fu il castello di Ishida così il 22 ottobre continuò la campagna dirigendo le sue forze a Sawayama. A Kobayakawa Hideaki fu dato l’onore di guidare l’attacco e alla testa di 15 000 uomini, costituiti principalmente da coloro che avevano disertato a favore dei Tokugawa, mise d’assedio il castello. Ishida Masazumi, fratello di Mitsunari, al comando del castello, capitolò e si suicidò il secondo giorno, dando alle fiamme il castello.

Conseguenze

Ieyasu e Mōri Terumoto si scambiarono numerose lettere mentre l’esercito Tokugawa si avvicinava al castello di Ōsaka. Ieyasu, il quale aveva segretamente trattato con Kikkawa Hiroie (sottoposto di Terumoto), risparmiò il comandante dei Mōri e permise loro di tornare nelle loro terre anche se gran parte delle stesse vennero confiscate. Ironia della sorte, a Hiroie furono date gran parte delle terre confiscate di Terumoto, e il valore delle terre dei Mōri passò da 1 200 000 a 320 000 koku. Poiché Hiroie aveva intrattenuto trattative segrete senza l’approvazione o la conoscenza del clan, una volta che gli eventi vennero alla luce, fu sottoposto a intensi attacchi da parte del suo stesso clan per il suo futuro a venire.

Mōri Terumoto - Wikipedia
Mōri Terumoto

Konishi Yukinaga venne consegnato a Kuroda Nagamasa, un altro Daimyō Cristiano. Yukinaga rifiutò di commettere seppuku e venne consegnato a Ieyasu. Mitsunari e Ankokuji Ekei vennero catturati e consegnati ai Tokugawa. Quando Mitsunari, Yukinaga ed Ekei furono scortati nel campo di esecuzione di Kyoto, un cittadino offrì loro dei cachi da mangiare. Mitsunari, al contrario, rifiutò, dicendo che sarebbero stati dannosi per la sua digestione. Yukinaga fece notare ironicamente che, dato sarebbero morti entro un’ora, la digestione dovrebbe essere l’ultima cosa a cui pensare. “Al contrario”, rispose Mitsunari, “non importa quale sia la situazione, non si può mai sapere come andranno le cose.”

Ukita Hideie fuggì dal campo di battaglia e si nascose a Satsuma, la casa degli Shimazu. Il suo feudo e le tre province di Okayama furono assegnate ad altri Daimyō. Nel 1603 Shimazu Iehisa rivelò il suo nascondiglio a Ieyasu, il quale prontamente condannò a morte Hideie. Però dopo una valutazione, lo Shōgun lo mandò invece in esilio permanente sull’isola di Hachijō-jima. Morì lì nel 1655 all’età di 84 anni. Fu l’ultimo a morire dei Daimyō che parteciparono alla grande battaglia.

Ukita Hideie - Wikipedia
Ukita Hideie

Al clan Shimazu fu permesso di governare le terre che possedevano.

Ieyasu dovette fare attenzione sul futuro del giovane Toyotomi Hideyori. C’erano molti Daimyō che avevano combattuto per i Tokugawa che dovevano ancora molto al padre di Hideyori. Per loro la guerra era stata contro Mitsunari, non contro i Toyotomi. Ieyasu installò Hideyori nel castello di Osaka e gli diede le province di Settsu, Kawachi e Izumi, con un reddito di 650 000 koku. Dodici anni dopo le tensioni tra Toyotomi e Tokugawa arrivarono al culmine e sfociarono nell’assedio di Osaka.

Uesugi Kagekatsu fu trasferito dal dominio di Aizu (1 200 000 koku) a quello di Yonezawa (300 000 koku).

Nel 1602 Ieyasu confiscò i feudi dei suoi principali nemici e ridusse quelli delle famiglie le quali gli avevano dato poco o nessun supporto o che, come gli Uesugi, sarebbe stato imprudente ridurre troppo . Gli elenchi seguenti mostrano i membri principali di ciascuna categoria.

Feudi confiscati

Vennero confiscati 90 feudi, per un totale di 4 307 000 koku; di questi, 78 feudi erano sotto i 100 000 koku, per un totale di 1 880 000 koku. Quelli sopra i 100 000 furono i seguenti:

La riorganizzazione del territorio portò nel 1602 a un numero di 188 feudi oltre i 10 000 koku per un totale di 16 552 000 koku, a cui vanno sommate le proprietà di leyasu (che furono valutate 2 557 000 koku nel 1598). Quindi il valore totale delle proprietà era di circa 19 109 000 koku. Questi feudi, tuttavia, non includono le proprietà della famiglia Imperiale o delle istituzioni religiose.

Perdite

Armata dei Toyotomi

  • Ishida Mitsunari: riuscì a scappare da Sekigahara, ma fu catturato una settimana più tardi e decapitato a Kyōto da Tokugawa
  • Konishi Yukinaga: consegnato dai contadini del villaggio in cui si era nascosto, fece la stessa fine di Ishida
  • Shima Sakon: morì per proteggere la ritirata del suo signore, Ishida Mitsunari
  • Shimazu Toyohisa: morì per salvare lo zio daimyō di Satsuma, Shimazu Yoshihiro
  • Ōtani Yoshitsugu: commise seppuku quando le sue truppe furono attaccate da quelle di Kobayakawa

Armata di Tokugawa

  • Ii Naomasa: morì due anni dopo per un’infezione della ferita al braccio sinistro subita in battaglia

Cronologia

Di seguito una cronologia degli eventi che portarono alla battaglia finale di Sekigahara:

  • 7 Maggio – Ieyasu chiede spiegazioni a Uesugi Kagekatsu per le sue costruzioni militari.
  • 8 giugno – Ieyasu chiama i suoi alleati per punire gli Uesugi.
  • 12 luglio – incontro a Osaka per pianificare la punizione degli Uesugi, vi partecipano Date Masamune, Mogami Yoshiaki, Satake Yoshinobu e Nanbu Toshinao.
  • 26 luglio – Ieyasu lascia il castello di Fushimi dopo un incontro con Torii Mototada.
  • 16 agosto – Mitsunari incontra Ōtani Yoshitsugu e lo convince a schierarsi contro i Tokugawa.
  • 17 agosto – Ankokuji Ekei, Ōtani Yoshitsugu, Ishida Mitsunari e Mashita Nagamori si incontrano a Sawayama e concordano nel chiedere a Mōri Terumoto a diventare comandante in capo dell’alleanza. Nagamori invia segretamente notizie a Ieyasu sull’incontro.
  • 22 agosto – Mōri Terumoto arriva al castello di Osaka e prende il comando dell’alleanza occidentale.
  • 27 agosto – il castello di Fushimi viene messo sotto assedio.
  • 29 agosto – Ieyasu stabilisce a Oyama il suo quartier generale per discutere con gli alleati la strategia.
  • 6 settembre – caduta di Fushimi.
  • 7 settembre – Maeda Toshinaga (alleato Tokugawa) attacca suo fratello, Toshimasa, e assedia il castello di Daishoji. Il comandante della guarnigione, Yamaguchi Munenaga, commette suicidio.
  • 10 settembre – Ieyasu torna al castello di Edo.
  • 15 settembre – Mitsunari arriva al castello di Ogaki.
  • 29 settembre – Nabeshima Naoshige e altri generali dell’esercito occidentale assediano il castello di Matsuoka. L’esercito orientale occupa le altezze di Akasaka, assediando il castello di Ogaki. Tokugawa Hidetada si dirige verso Mino.
  • 29-30 settembre – caduta del castello di Gifu nelle mani della coalizione orientale.
  • 30 settembre – Mōri Hidemoto pone sotto assedio il castello di Annotsu.
  • 1 ottobre – Mitsunari ritorna al castello di Sawayama da Ogaki, chiedendo a Terumoto di muoversi.
  • 7 ottobre – Ieyasu lascia Edo alla testa di 30.000 uomini.
  • 9 ottobre – Hidetada raggiunge Komoro e, contro gli ordini di suo padre, devia le sue forze verso Ueda.
  • 12 ottobre – Ieyasu raggiunge Shimada a Suruga. Hidetada si accampa nel villaggio di Sometani per assediare Sanada Masayuki nel castello di Ueda.
  • 13 ottobre – Ieyasu raggiunge Nakaizumi a Tōtōmi. Mōri Hidemoto e Kikkawa Hiroie entrano a Mino e si accampano vicino al Monte Nangu. Mōri Motoyasu, Tachibana Muneshige e Tsukushi Hirokado assediano il castello di Ōtsu, tenuto per Ieyasu da Kyōgoku Takatsugu.
  • 14 ottobre – Ieyasu riceve un messaggero segreto di Kobayakawa Hideaki, il quale gli offre supporto.
  • 16 ottobre – Hidetada interrompe l’assedio del castello di Ueda e si dirige nuovamente verso Mino.
  • 19 ottobre – Ieyasu entra al castello di Gifu. Hosokawa Yūsai si arrende al castello di Tanabe.
  • 20 ottobre – Ieyasu arriva ad Akasaka. Le due coalizioni entrano in contatto dietro a Kuisegawa, vicino ad Akasaka. La coalizione occidentale si dirige a Sekigahara partendo dal castello di Ogaki.
File:Masamune Riding Statue.jpg - Wikimedia Commons
Date Masamune
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Gli Yōkai – Bakeneko 化 け 猫 ば け ね こ

Traduzione: gatto mostro, gatto fantasma

Questo Yōkai vive nei paesi come nelle città cibandosi di  pesci, uccelli, piccoli animali e anche occasionalmente umani.

Questi Yōkai in forma felina , si possono trovare in tutto il Giappone. Vivono nelle case come animali domestici, nelle fattorie come disinfestatori o nelle città e nei paesi come randagi. Come già visto nel folklore Giapponese nel caso di molti animali, anche i gatti, quando vivono fino a tarda età, sviluppano poteri soprannaturali e si trasformano in Yōkai.

I Bakeneko iniziano la loro vita soprannaturale mostrandosi come un normale gatto domestico, poi  con il passare degli anni iniziano a camminare sulle zampe posteriori e mano a  mano che invecchiano e i loro poteri aumentano, possono davvero diventare grandi, fino alle dimensioni di un umano adulto.

Bakeneko - Wikipedia

I Bakeneko possiedono grandi capacità di mutare forma e possono trasformarsi da gatti più piccoli o da umani, a volte assumendo anche l’aspetto dei loro stessi padroni. Molti imparano a parlare le lingue umane. Mentre sono travestiti, sono noti per travestirsi da umani con asciugamani avvolti intorno alla testa. In questa forma i Bakeneko ballano allegramente.

Anche se questo suona frivolo e persino piacevole, i Bakeneko sono una minaccia per qualsiasi casa in cui vivono o nelle vicinanze. Possono divorare corpi molto più grandi di loro e possono anche mangiare alimenti velenosi senza difficoltà. È possibile per un Bakeneko mangiare il proprio padrone e poi assumere la sua forma, vivendo al suo posto.

Se non uccidono direttamente i loro proprietari, possono far cadere grandi maledizioni e disgrazie. Possono evocare palle di fuoco spettrali e sono noti per avviare accidentalmente incendi domestici mediante le loro code che si comportano come torce che incendiano qualsiasi materiale infiammabile in casa. Questi  Yōkai hanno anche l’inquietante capacità di rianimare cadaveri freschi e usarli come burattini per i propri scopi funesti.

I Bakeneko possono nascere per diverse cause, ma le ragioni più comuni sono l’essere longevo (oltre 13 anni), crescere fino a una certa dimensione (oltre 3,75 chilogrammi) o leccare grandi quantità di olio per lampade. Si ritiene che un segno rivelatore della trasformazione di un gatto in  un Bakeneko sia una coda eccezionalmente lunga.

Qualche definizione inerente al Ninjutsu

Pronuncia: Shinobi o Nin

Significato: La forma base di Nin che consiste in ‘lama’ sopra un ‘cuore’ ha il duplice significato di

‘Furtività’ o ‘Perseveranza’.

Informazioni: questo è la versione più comune della parola Shinobi come viene scritta oggi.

Storicamente era usata per riferirsi all’attività di strisciante o furtivo e anche come riferimento a

persona.

Questo è anche l’elemento base della maggior parte delle parole connesso con la parola Ninja; è il Kanji  fondamentale che si può usare in quasi tutte le desinenze verbali per descrivere attività simili a Ninja.

Per esempio, Shinobi-Iru (忍び入る ) per entrare in modo furtivo o Shinobi-Iku (忍び行く ) per procedere in modo discreto.

带你了解什么是真实的日本忍者!_上忍

忍者

Pronuncia: Ninja o Shinobi no mono

Significato: questa è la forma base di Nin con la desinenza di “persona” o una persona che “ruba”

Informazioni: questo è il Kanji  più utilizzato per il personaggio del Ninja, è la versione iconica e

ora l’unico usato per significare Ninja in lingua moderna Giapponese.

Alcuni storici affermano che si tratta di una versione moderna ma in realtà questa parola era già conosciuta nel 17° secolo e usata nel manuale Shoninki.

忍者是个什么玩意儿?没那么神通广大,而且很多并不会所谓的忍术_电竞主播网

忍術

Pronuncia: Ninjutsu o Shinobi no jutsu

Significato: “L’arte di rubare o arte del perseverare”: Nin è il Kanji che significa “Furtivo o Perseveranza”

e jutsu, come è noto, significano “arte “.

Informazioni: la lettura originale per questo è” Shinobi no jutsu” ma in alternativa può essere letto come Ninjutsu che ora è più popolare. Questo termine viene  usato per descrivere le Abilità del Ninja o per una persona che può usare le Specializzazioni Ninja.

Quindi, il praticante non doveva essere un Ninja per definizione ma  poteva anche  essere un samurai che aveva appreso alcuni metodi e questo termine si riferisce all’uso di questo abilità. Ricordiamo che questa è l’azione in se di e non la descrizione per la persona stessa.

忍法

Pronuncia: Ninpō

Significato: La via del Ninja

Informazioni: il Kanji per “Pō” di solito significa “Leggi o morali che dovresti seguire” o “modo di fare

qualcosa”. Quest’ultimo è più pragmatico e si riferisce a il modo “di fare, di agire”.

Tuttavia, dobbiamo ricordare che il Ninjutsu NON è un’arte marziale e usare ‘Pō’ qui ha poca o minima differenza con ‘Jutsu’.

E’ seppur vero che il secondo Volume del Bansenshukai 萬川集海(scritto nel 1676) chiamato Seishin (Cuore corretto) si parla di “Mente corretta” quindi di metodi filosofici per il raffinamento Spirituale.

Questo Kanji può essere interpretato come “leggi del Ninja” o ‘principi del Ninja’ o potrebbe essere semplicemente un modo alternativo di esprimere il Ninjutsu.

Anche questo termine appare anche nello Shoninki e quindi risale almeno al 1681.

Ninniku no Yoroi忍辱の鎧: Rivestirsi di Perseveranza. – Suzaku Bujinkan Dojo

忍兵

Pronuncia: Ninpei

Significato: Soldati Shinobi

Informazioni: questa è una versione inconsueta e antica del termine Ninja che veniva utilizzato solo in forma scritta. È raro perché era scritto da persone di alto rango quando si riferivano a persone inferiori.

Il secondo Kanji 兵 veniva  usato per i fanti dai élite militare.

Sappiamo dal manuale Gunpō che un esercito medio di circa 4000 avrebbe avuto  circa 20 Ninja al loro seguito che venivano utilizzati e integrati con i Samurai, sempre che non si trattasse di Samurai che usavano il Ninjutsu.

Samurai – Ninja – Ronin e altri: le 7 Classi di Guerrieri Feudali  Giapponesi – Vanilla Magazine

窃盗 o 竊 nella vecchia forma del primo carattere)

Significato: ci sono due Kanji qui, il primo 窃 (o竊) significa “sgusciare o spiare” il secondo 盗 significa

‘furto, furto o ladro’, così potrebbe essere tradotto come “persona che ruba e spia”: è interessante

notare che si pronuncia anche come Shinobi, la parola originale per Ninja.

Informazioni: questa versione di Shinobi risale almeno all’anno 1615 e rafforza l’interpretazione di “ furto” a cui i Ninja era originariamente legato, intorno all’inizio dell'”età d’oro” del Ninja.

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Fuma Ryu Italia!!!

Sono onorato di annunciare la nascita dell’organizzazione Fuma Ryu Italia, ramo diretto della Shinobi Dokurōtai Dōjō di Federico “Tsukahara” Fava Sensei. La struttura organizzativa vede Giorgio Barbagallo Sensei per il Sud Italia e Alberto Bergamini Sensei per il Nord Italia.

Mon della Kuro Kumo Ryu Ninjutsu
Mon della Fukurou Ninja Dojo

Kamon della Kuro Kumo Ryu Ninjutsu nella Tradizione Shinobi Dokurōtai Dōjō – Fuma Ryu Ninjutsu

E’ con grande riconoscenza che ringrazio Soke Federico Fava della Shinobi Dokurōtai Dōjō – Fuma Ryu Ninjutsu per avermi donato il Mon che dichiara l’avvenuta unione con la mia Scuola Kuro Kumo Ryu Ninjutsu sotto i suoi insegnamenti e avermi onorato del titolo di Rappresentante per l’Italia, assieme a Giorgio Barbagallo Sensei.Ora la Kuro Kumo Ryu Ninjutsu potrà insegnare Koka Ryu Ninjutsu – Tradizione Toushinkai Koka Ryu Ninjutsu School e Fuma Ryu Ninjutsu – Tradizione Shinobi Dokurōtai Dōjō

Es con gran gratitud que agradezco a Soke Federico Fava de Shinobi Dokurōtai Dōjō – Fuma Ryu Ninjutsu por darme el Mon que declara la unión con mi Escuela Kuro Kumo Ryu Ninjutsu bajo sus enseñanzas y honrarme con el título de Representante de la ‘Italia , junto con Giorgio Barbagallo Sensei.Ahora Kuro Kumo Ryu Ninjutsu podrá enseñar Koka Ryu Ninjutsu – Tradición Toushinkai Escuela Koka Ryu Ninjutsu y Fuma Ryu Ninjutsu – Tradición Shinobi Dokurōtai Dōjō

忍道場道場のソラマメ・ソラマメに感謝します。フマリュウ忍術は、私の黒雲竜忍術学校との合同を宣言する月を彼の教えの下で与えてくれ、イタリア代表の称号を与えてくれました。 、ジョルジオバルバガッロ先生と一緒に。
これで、黒雲竜忍術は甲賀流忍術-東神会の伝統甲賀流忍術学校と風間竜忍術-忍道場道場の伝統を教えることができるようになります
Shinobu dōjō dōjō no soramame soramame ni kansha shimasu. Fumaryuu ninjutsu wa, watashi no kuro Unryū ninjutsu gakkō to no gōdō o sengen suru tsuki o kare no oshie no shita de ataete kure, Itaria daihyō no shōgō o ataete kuremashita. , Jorujiobarubagarro sensei to issho ni. Kore de, kuro ryū ninjutsu wa kōkaryū ninjutsu – tōshin-kai no dentō kōkaryū ninjutsu gakkō to Kazama Ryū ninjutsu – Shinobu dōjō dōjō no dentō o oshieru koto ga dekiru yō ni narimasu

Onmyōdō e Onmyōji

L’Onmyōdō (陰陽道, anche In’yōdō, letteralmente “La Via dello  Yin e dello Yang”) è un sistema di scienze naturali, astronomia, almanacco, divinazione e magia che si sviluppò in modo indipendente in Giappone sulla base delle filosofie cinesi di Yin e Yang e Wu-xing (cinque elementi). La filosofia dello  Yin e dello Yang e Wu Xing * venne introdotta in Giappone all’inizio del VI secolo e fu  influenzata dal Taoismo, dal Buddismo e dal Confucianesimo, evolse nel primo sistema dell’ Onmyōdō intorno alla fine del VII secolo. Nel 701, il Codice Taiho stabilì i dipartimenti e le cariche di Onmyōji che praticavano l’Onmyōdo alla corte imperiale, a quel punto l’Onmyōdō venne istituzionalizzato.

A partire dal IX secolo durante il periodo Heian, l’Onmyōdō interagì con il culto Shintoista e per placare l’ira dei Goryō (御霊信仰)** in Giappone e si sviluppa in un sistema unico del Giappone.  Abe no Seimei, attivo durante il periodo Heian, è il più famoso Onmyōji  della storia giapponese ed apparvein varie pubblicazioni giapponesi negli anni successivi. Onmyōdō era sotto il controllo del governo imperiale, e in seguito i suoi cortigiani, la famiglia Tsuchimikado, fino alla metà del 19° secolo, a quel punto divenne proibita come superstizione.

Nel V e VI secolo, i principi dello Yin-Yang e dei Cinque Elementi furono trasmessi al Giappone dalla Cina  fino a Baekje (Baekje o Paekche fu un regno sorto nel sud ovest della penisola di Corea. Fu uno dei tre regni di Corea, assieme al regno di Shilla e Goguryeo ) insieme al Buddismo e al Confucianesimo, in particolare dall’oscuro monaco coreano Gwalleuk.

La filosofia dello Yin e dello Yang e i Cinque Elementi, così come le divisioni dell’apprendimento a cui erano collegati – astronomia, creazione di calendari, calcolo del tempo, divinazione e studi basati sull’osservazione della natura – furono amalgamati nella predizione del futuro.

Questo sviluppo nel giudicare i segni di buono o cattivo auspicio o dannosi presenti nel mondo naturale, è stato accettato nella società giapponese come una tecnica per predire la fortuna o la sfortuna nel mondo umano. Tali tecniche erano conosciute principalmente dai monaci buddisti dell’Asia continentale, che erano esperti nella lettura e nella scrittura del cinese. Nel corso del tempo, la richiesta da parte dei membri della corte imperiale che credevano che la divinazione Onmyōdō sarebbe stata utile nel processo decisionale, rese necessario che i laici eseguissero l’arte e l’Onmyōji iniziò ad apparire intorno alla metà del VII secolo. Tramite  il Codice Taiho (大宝律令 Taihō-ritsuryō) emanato all’inizio dell’VIII secolo, i dipartimenti della Corte Imperiale a cui appartenevano gli Onmyōji furono definiti dalla legge.

Il monaco coreano Gwalleuk

A partire dal IX secolo durante il periodo Heian, l’Onmyōdō si integra e si mescola con il culto shintoista e in Giappone e si sviluppa in un sistema unico.  Fino ad allora, Onmyōdō utilizzava la divinazione per le decisioni politiche da parte di alti funzionari governativi, ma dal periodo Heian, l’Onmyōdō enfatizzò i servizi magici e religiosi come allontanare il male per prevenire disastri naturali ed epidemie e per favorire  la produttività del grano, così come le maledizioni contro avversari.

Poiché lo shintoismo attribuisce importanza alla “purezza”, ai sacerdoti shintoisti era richiesto di eseguire Misogi (purificazione rituale) e il digiunare prima di svolgere questi servizi religiosi, quindi le loro attività erano limitate. D’altra parte, poiché gli Onmyōji non dovevano eseguire Misogi o digiunare, erano in grado di affrontare più facilmente il Kegare (impurità) ampliando le loro attività oltre il supporto dei sacerdoti shintoisti.

Si diffuse gradualmente dalla corte imperiale al grande pubblico. Nel X secolo Kamo no Tadayuki (賀茂 忠行) e suo figlio Kamo no Yasunori (賀茂 保典), fecero grandi progressi nell’Onmyōdō, nell’astronomia e nella scienza del calendario. Tra i loro studenti emerse Abe no Seimei (安倍清明), che mostrò abilità superiori nelle arti divinatorie dell’Onmyōdō, grazie alle quali ottenne una non comune fiducia da parte della società di corte.

Tadayuki e Yasunori trasmisero le loro abilità in astronomia a Seimei mentre i loro progressi nella creazione di calendari andarono al figlio di Yasunori. Dalla fine del periodo Heian al Medioevo, l’astronomia e la scienza del calendario furono completamente incluse nell’Onmyōdō, e le famiglie Abe e Kamo arrivarono a dominare l’arte alla corte imperiale.

Il misogi (禊) – antica pratica dello Shintoismo |
Misogi

Gli Onmyōji  (陰陽師, anche In’yōji) erano specialisti in magia e divinazione. Le loro responsabilità di corte andavano da compiti come tenere traccia del calendario, a doveri mistici come la divinazione e la protezione della capitale dagli spiriti maligni.

Onmyōji era una delle classificazioni dei dipendenti pubblici appartenenti al Bureau of Onmyō nell’antico sistema giapponese ritsuryo. Le persone con questo titolo erano praticanti professionisti di Onmyōdō.

Potevano divinare influenze di buon auspicio o inluenze infauste sulla terra, ed erano strumentali nello spostamento dei capitali. Si dice che un Onmyōji potesse anche evocare e controllare gli spiriti Shikigami. Durante il periodo Heian la nobiltà organizzava la propria vita attorno a pratiche raccomandate da Onmyōji. La pratica delle “direzioni fortunate e sfortunate” ne fornisce un esempio. A seconda della stagione, dell’ora del giorno e di altre circostanze, una direzione particolare potrebbe portare sfortuna a un individuo. Se la propria casa si trovava in quella direzione, a tale individuo veniva consigliato di non tornare direttamente a casa sua ma di dover “cambiare direzione” (katatagae), andando in un’altra direzione e alloggiandovi. Una tale persona non oserebbe andare nella direzione proibita, ma rimaneva dov’era, anche se ciò comportava un’assenza dalla corte o un rifiuto di inviti da parte di persone influenti.

Tra i famosi onmyōji si ricordano Kamo no Yasunori e Abe no Seimei (921-1005). Dopo la morte di Seimei, l’imperatore Ichijō fece erigere un santuario nella sua casa a Kyoto.

Come abbiamo già visto in precedenza l’Onmyōji ebbe una forte influenza politica durante il periodo Heian, ma nei tempi successivi, quando la corte imperiale cadde in declino, il loro patrocinio statale andò completamente perso.

Shikigami - Wikiwand
Shikigami

Nel Giappone moderno gli Onmyōji sono definiti come un tipo di sacerdote, e sebbene ci siano molti che affermano di essere medium e spiritualisti (adattandosi ai tempi moderni) , gli Onmyōji continuano ad essere una figura occulta caratteristica.

* I Wu Xing (五行) (denominati anche i cinque elementi) sono un concetto tipico della cultura cinese che viene utilizzato in svariati campi, dalla medicina tradizionale cinese alle arti marziali.

Risalente presumibilmente al periodo delle primavere e degli autunni (春秋時代, Chūnqiū Shídài), che copre un arco della storia cinese dal 722 a.C. al 481 a.C., la dottrina dei cinque elementi fu esposta per la prima volta dal filosofo cinese Chou Yen (ca. 350-270 a.C.). Essa consiste in una visione sistematica dell’antica filosofia taoista cinese, ampiamente utilizzata nella medicina tradizionale cinese, nella Feng Shui, nella numerologia, nella filosofia e nella divinazione.

** Il nome è composto da due Kanji: 御 (go), che significa “onorevole”, e 霊 (ryō), “spirito” o “anima”.

Le storie del periodo Heian ritengono temibile la loro furia, in grado di perpetuare la loro vendetta tramite bufere e altri cataclismi sui i loro nemici in vita. Secondo le leggende, l’unico modo di placare questi spettri è l’intervento di Onmyoji o di uno Yamabushi.

 Sette tecniche di utilizzo del Ninja Tō: Nonaka-jinbari-no-ho, Tabimakura-no-ho e Nagatsukadori-no-ho

Nonaka-jinbari-no-ho era il nome delle tecniche usate per accamparsi e ripararsi in un luogo. Il Ninja usava il Sageo per fare la tenda (Tipo tarp) per una pausa o per la notte legata agli alberi o semplicemente congiungendosi ai rami.

Tabimakura-no-ho è la tecnica speciale per dormire all’esterno durante il tragitto

La tecnica consisteva nel legare il Wakizashi e il Ninja Tō insieme con il Sageo, a quel punto il Ninja si  sdraiava sopra la il Sageo.

Nel caso in cui avesse subito un attacco durante il sonno per essere disarmato, il Ninja è stato in grado di rialzarsi grazie al movimento del Sageo  e rispondere immediatamente colpendo l’aggressore con il Wakizashi nascosto vicino al corpo.

Nagatsukadori-no-ho è la tecnica per afferrare e disarmare l’avversario

Legando insieme la Saya e la Tsuka con l’aiuto del Sageo, il Ninja era solito approfittare di questa tecnica per intrappolare efficacemente l’avversario. Il Sageo veniva utilizzato per attorcigliare l’arma più lunga con la spada e la Saya, per sconfiggere un attacco. Nel caso in cui Saya o spada lasciata cadere, il Ninja poteva raccoglierla tirando a se il Sageo.

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Sette tecniche di utilizzo del Ninja Tō: Sageomakijime-no-ho e Tsurigatana-no-ho

Sageomakijime-no-ho è la tecnica per strangolare e stringere

Il  Sageo veniva usato per uccidere strangolando per l’avversario o come la una sorta di “benda” per stringere un arto ferito bloccando un’ emorragia, poteva anche essere usato come cintura nel caso in cui doveva sostituire l’Obi. Era anche utile per legare il nemico, quando necessario.

Tsurigatana-no-ho è la tecnica dell’oscillazione della spada

Il Ninja era solito scalare il muro stringendo il sageo tra i denti usando la spada, in particolare la Tsuba

come supporto, e la spada veniva poi ritirata tramite il Sageo.

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Sette tecniche di utilizzo del Ninja Tō

Jasaguri-no-ho: La tecnica del frugare

Quando il Ninja sospettava un probabile attacco, afferrava la tsuka del Ninja Tō lasciando scoperta la lama per 2/3 con una estremità del sageo tra i denti mentre  l’altra estremità era ancora legata al fodero.  La tecnica consisteva che mentre il Ninja procedeva accovacciandosi e allungando le mani in avanti spostando la spada verso sinistra e verso destra, così facendo esplorava il luogo in cui i nemici si nascondevano. Quando colpiva contro qualcosa di morbido, la punta del sageo schiacciata tra i denti, veniva lasciata cadere, liberando e di conseguenza la lama. La tecnica continuava con una trafitta e poi un taglio il bersaglio.

Yojinnava-no-ho: La tecnica del Sageo difensivo

Un guerriero Ninja poteva  usare il Sageo come trappola in varie occasioni:

• Il Sageo  teso sotto la porta per evitare che un estraneo entrasse nel luogo dove il

Ninja stava dormendo.

• Il Sageo  teso mentre il Ninja era in attesa  che l’avversario inciampasse

• Il Sageo  veniva fissato ma non teso (ad esempio, sul percorso della guardia che cammina

avanti e indietro), e veniva tirato quando il nemico passava per farlo cadere.

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Gli Yōkai – Bakekujira 化鯨 ばけくじら

Il nome di questo Yōkai si traduce all’incirca come “Balena fantasma” o Hone kujira, “balena di ossa” e vive nel Mar del Giappone.

Gli Yōkai Bakekujira sono scheletri di balena animati che navigano vicino alla superficie del mare, sollevandosi come facevano in vita quando emergevano dalle acque.

Sono accompagnati da una miriade di uccelli inquietanti e strani pesci e compaiono nelle notti di pioggia vicino ai villaggi costieri di balenieri.

Nei tempi antichi, quando le balene erano ancora abbondanti nel Mar del Giappone, l’avvistamento di balene era una benedizione per gli abitanti dei poveri villaggi di pescatori. Un villaggio potrebbe raccogliere enormi quantità di ricchezza dalla carne e dall’olio ricavato da una singola balena.

Tuttavia, una tale ricompensa non è arrivata senza un prezzo. Molti pescatori hanno affermato che le anime di queste balene tornavano come Yōkai, in cerca di vendetta contro gli umani che le avevano tolto la vita. Coloro che vedevano  una Bakekujira venivano colpiti dalla sua orribile maledizione, che trasmettevano ai loro villaggi quando ritornavano  a casa. La maledizione della balena morta portava carestia, peste, incendi e altri tipi di disastri.

Dread Lévi Studios auf Twitter: "The final day of Youkai March with the new  print: The Bake-kujira! Orders for this new print will be opening up in  April. I hope you guys
Bakekujira 化鯨 ばけくじら

Narra una Leggenda che in  una notte di pioggia, molto tempo fa, alcuni pescatori che vivevano nella penisola di Shimane videro un’enorme forma bianca al largo della costa nel Mar del Giappone.

Strizzando gli occhi, sembrava loro una balena che nuotava al largo. Eccitati per la cattura, radunarono i cittadini, che afferrarono le loro lance e gli arpioni e salirono sulle loro barche per dare la caccia e catturare la loro preda.

Raggiunsero presto la balena, ma per quanto si sforzassero di  scagliare gli arpioni, nessuno di loro fu in grado di colpirla. Quando guardarono più da vicino, attraverso la superficie dell’acqua scura e spruzzata di pioggia, capirono perché; quello che pensavano fosse una balena bianca era in realtà uno scheletro enorme che nuotava nel mare, non solo un pezzo di carne rimaneva sulle ossa.

In quel momento il mare si animò di una miriade di strani pesci che nessuno aveva mai visto prima. Il cielo era brulicante di uccelli inquietanti che nessuno fu in rado di riconoscere e che non erano mai stati visti prima.

La balena fantasma si voltò bruscamente verso il mare e svanì rapidamente nella corrente, portando con sé tutti gli strani pesci e uccelli, per non essere mai più vista.

Gli abitanti del villaggio terrorizzati tornarono a casa, rendendosi conto che lo scheletro di balena doveva essere un Bakekujira, una balena trasformata in un fantasma vendicativo. Mentre il Bakekujira non fu più avvistato, anche i villaggi vicini a Shimane furono colpiti dalla maledizione della balena con infezioni e incendi misteriosi.

1 Dan (Shodan) di Daito Ryu Aikijujutsu Renshinkan

Il 18 Settembre inizia il primo corso per l’acquisizione del 1 Dan (Shodan) di Daito Ryu Aikijujutsu Renshinkan tenuto dal M° Gian Piero Costabile

Palestra Hedonism. Via Panebianco 452

Riconoscimento in Giappone e in Italia.Un grazie di cuore al Maestro Kancho Michio Takase e a tutta la grande e importante famiglia della Renshinkan.

Nessuna descrizione della foto disponibile.

Gli Inugami -犬神 “Cane Divino”

Nella mitologia giapponese gli Inugami (犬神 Inugami, “Cane Divino”) sono una classe di Shikigami (numi tutelari evocati da un Onmyoji) dall’aspetto di cane, e spesso nati da esso, generati generalmente con scopi di vendetta o come guardiani da parte di un Inugami-mochi (犬神持ち “possessore di Inugami”). Una volta generati, però, gli Inugami sono esseri completamente indipendenti e possono rivoltarsi contro il loro possessore o usare i loro poteri per scopi diversi da quelli previsti. Sono inoltre capaci di possessione demoniaca.

Inugami - Wikipedia

La credenza comune è che per creare un Inugami occorra seppellire un cane fino al collo e porre del cibo che non possa raggiungere; ci vorranno giorni perché il cane muoia, e durante questo tempo il padrone ripete al cane come la sua sofferenza sia insignificante in confronto alla propria. Quando il cane muore, il suo spirito rinasce come Inugami, e poiché il suo ultimo desiderio sarà stato quello di mangiare, il cibo posto intorno al suo corpo servirà a placarlo e a renderlo obbediente.

Secondo una leggenda un’anziana donna, in cerca di vendetta, seppellì il suo cane lasciando la testa fuori, e dicendo “se hai un’anima, fai la mia volontà e io ti venererò come un dio” gli segò la testa con una sega di bambù (terribilmente doloroso); il cane rinacque come Inugami ed eseguì i suoi comandi, ma per vendicarsi della sua morte dolorosa perseguitò la donna.

Molti piccoli villaggi giapponesi hanno almeno un’anziana donna che si pensa possieda il potere di Inugami-mochi.

Come nella gran parte delle culture, anche in Giappone il cane è generalmente visto come un compagno gentile e fedele, feroce verso i nemici del suo padrone; nel folclore giapponese, i cani stessi sono considerati creature magiche, e secondo una leggenda un tempo sapevano parlare, ma persero questa abilità. Secondo gli Ainu di Hokkaidō, però, i cani sono creature selvagge, pericolose, ma in qualche modo simili agli umani.

Nelle Isole Oki, gli Inugami rivestono il ruolo che nel resto del Giappone si attribuisce alle Kitsune; si crede che a un Inugami-mochi siano concessi grande fortuna e successo, e che i favori che fanno gli siano restituiti con gli interessi. Però, gli Inugami-mochi sono temuti dalle altre persone, e hanno difficoltà a sposarsi; devono anche stare molto attenti a non offendere i loro Inugami, perché questi potrebbero infuriarsi e rivoltarsi contro di loro.

Inugami - Wikipedia

Per diventare un Kami, un Inugami deve abbandonare il suo originale corpo canino, e questo lentamente si deteriora e infine va in putrefazione come ogni comune cadavere; se quando la sua missione è conclusa l’Inugami non può tornare a occupare il proprio corpo cercherà di trovarne un altro, non di rado quello del suo padrone.

Si dice che essere posseduti da un Inugami renda molto forti, fisicamente più robusti e in buona salute, curando ogni malattia precedente; però il posseduto in genere si comporta come un cane.

Il concetto di “Shingyōsō” nell’Hōjō Jutsu

È interessante notare come le pratiche su come legare l’avversario con la corda presentano uno degli esempi più chiari di Shingyōsō *(livelli di formalità; 真行草) disponibili nelle arti marziali.

Sebbene applicabili alla maggior parte delle forme di arresto e imprigionamento con la corda durante il periodo Edo, ci sono alcune Ryūha che in particolare facevano uso dello Shingyōsō in modo abbastanza esplicito, come la Ichiden-ryū (一傳流), la Taishō-ryū (大正流), la Kentoku-ryū (劍徳流), la Sasai-ryū (笹井流) e la Hōen-ryū (方圓流), dove molti dei nodi ed incroci hanno variazioni che sono aumentate in complessità poiché erano considerate più formali.

Hoen-ryu-hojojutsu-shingyoso
Keisotsu kusa sō Sumi (軽卒草総角), Shikō agemaki (士行総角), and shōma agemaki (将真総角) of Hōen-ryū (方圓流)
ichiden-ryu-hojojutsu-shingyoso
”Shingyōsō no Honnawa Funyū-ban” (真行草之本縄不入番) of Ichiden-ryū (一傳流).
Taisho-ryu-kentoku-ryu-hojojutsu-shingyoso
Koshō nawa (小姓縄) of Taishō-ryū (大正流) and Kentoku-ryū (劍徳流).
sasai-ryu-example
Ōyū baku Yō no Shingyōsō no koto (大用縛陽之其行草之事) of Sasai-ryū (笹井流).

Come si può vedere sopra, ciascuno degli esempi delle precedenti cinque Ryūha riesce a esprimere la progressione dall’informale al formale attraverso il posizionamento e la complessità delle Nawagata (forme di corda; 繩型) sul prigioniero.

In alternativa, per alcune Ryūha, gli intrecci delle corde erano suddivise in base alla durata della prigionia, dove Sō era per le annodature  temporanee da usare con l’Hayanawa, mentre Shin era la categoria per le annodature  più durevoli eseguite usando l’Honnawa, e ovviamente le annodature Gyō erano per le occasioni che si trovavano nel mezzo.

  • * Shin 真 rappresenta il più formale o strutturato simmetricamente. Per l’urbanistica si intendono le città che hanno perimetri rettangolari e assi ortogonali e sono considerate città formali. Nella cerimonia del tè, quando si offre il tè a un nobile, o in un santuario o in un tempio, viene utilizzata una serie abbinata di utensili in bronzo provenienti dalla Cina con uno specifico portautensili. Questi sono davvero utensili (formali). Nel caso della calligrafia, questo sarebbe riconosciuto per essere piuttosto nitido e simile a un font, spesso con “serif” nitido   mentre altre volte senza tali svolazzi. Questo sarebbe usato per situazioni più clericali come la documentazione amministrativa del tempio.
  • Gyō 行 rappresenta una presentazione semi-formale dell’arte in questione. per gli insediamenti urbani tradizionali in Giappone,  gyō  sarebbe la città castello. Queste città di solito hanno una combinazione degli altri due stili e possono essere chiamate città ‘ Gyō ‘. L’area centrale nelle città castello segue solitamente la curva del fossato del castello, mentre il perimetro può essere più rigido o rilassato. [1] Per la cerimonia del tè, questo rappresenterebbe utensili tra la ceramica giapponese e il bambù e quello dell’acciaio cinese, e come tale è semi-formale. infine, per la calligrafia, sarebbe l’equivalente della calligrafia generale che si trova in inglese, comunemente usata per la comunicazione quotidiana, per prendere appunti e illustra un po’ il carattere dell’autore.
  • Sō 草 è completamente informale e, sebbene possa non essere il benvenuto in molti luoghi di alta etichetta, è comunque apprezzato per le sue   qualità e il suo carattere Wabi-sabi . Le città situate più nell’entroterra si sono sviluppate lungo le vie d’acqua e rispondono alle curve che si trovano nei fiumi e nei corsi d’acqua. Queste città sono dunque Il carattere di “mu” (nulla; ) scritto nei tre livelli di formalità.
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